I Fratelli Musulmani? Appoggiati da “The Economist”.

Vote for the Brother

A Muslim Brother is better than a Mubarak crony

…così titolava “The Economist” qualche giorno fa. Il quotidiano “liberal” per definizione appoggia – pur dissociandosi da una certa loro intolleranza (ci mancherebbe) – una delle principali associazioni islamiste su scala globale. Questo stesso movimento sta assumendo un ruolo centrale nella rivolta siriana come riferito anche dal “Washington Post” ( Syria’s Muslim Brotherhood is gaining influence over anti-Assad revolthttp://www.washingtonpost.com/world/syrias-muslim-brotherhood-is-gaining-influence-over-anti-assad-revolt/2012/05/12/gIQAtIoJLU_story.html ).

Ma andiamo alle parole del celeberrimo periodico londinese:

Such a chaotic debut for democracy would tempt ordinary Egyptians to pine for the brutal certitudes of Mr Mubarak’s rule. Better that the vote take place—and that Mr Morsi, the Muslim Brother, become president of the Arab world’s biggest country.

Conclusione:

Egyptians now can at least say what they want and vote for whomever they like. If they opt for Mr Morsi and the Brothers, they face a future full of risks. But that is better than a return to the oppressive past under Mr Shafiq.

fonte: http://www.economist.com/node/21556941

Breve carrellata su “The Economist” tratta da Wikipedia:

Nelle ultime elezioni in Gran Bretagna The Economist si è schierato a favore sia del Partito Laburista che di quello Conservatore, ed ha sostenuto i candidati alla presidenza americana sia repubblicani che democratici. Per quanto riguarda le tematiche politiche e sociali ha sostenuto le seguenti cause:

•matrimonio degli omosessuali

•legalizzazione della prostituzione: “Tutti devono avere il permesso di vendere e comprare qualsiasi cosa, compreso il proprio corpo.

•passaggio dalla monarchia alla repubblica. (Ottobre 1994)

•guerra in Iraq

•inasprimento delle leggi sul possesso delle armi negli Stati Uniti

•ingresso della Turchia nell’Unione Europea

•esplorazione dello spazio da parte di organizzazioni private come Scaled Composites SpaceShipOne, al posto della NASA o della ESA

•regolamentazioni di governo nei settori in cui i rapporti economici non sono proficui o non esistono (per es. l’ambiente)

•donazioni da parte di privati e del governo, ma condanna di gran parte della beneficenza fatta dalle grandi compagnie che le considerano un “vantaggio creditizio” (per esempio, sono favorevoli al fatto che sia Bill Gates, e non la società Microsoft, l’organismo internazionale (Bill & Melinda Gates Foundation) da cui proviene gran parte della beneficenza

•sovvenzioni a favore dell’istruzione scolastica

In uno dei suoi articoli più controversi il settimanale ha anche sostenuto la teoria del voluntary human extinction in un futuro non prevedibile.[7]

The Economist è contrario a:

•pena di morte

•ogni tipo di discriminazione

•settimana lavorativa di 35 ore

•corresponsione di un salario minimo ai lavoratori inglesi

•la politica economica del Presidente del Venezuela, Hugo Chavez

•l’elezione e la politica di governo di Silvio Berlusconi

•la Costituzione Europea

C’è bisogno di aggiungere altro?

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