Eroi d’Europa: Monsignor Umberto Benigni

 

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Umberto Benigni nasce a Perugia il 30 marzo 1862, sacerdote nel 1884, cresce e si forma intellettualmente sotto il pontificato di Leone XIII Pecci, e pubblica sin da ragazzo piccoli opuscoli di erudizione storica. Dal 1887 al 1892 dirige il giornale diocesano di Perugia, il “Piccolo monitore”, poi “Monitore Umbro”, distinguendosi come penna ferocemente intransigente nei confronti dell’italietta postunitaria e dei suoi principali fautori politici. Già da allora si intravedono le principali linee direttrici della sua azione culturale: intransigenza antiunitaria, fedeltà al Papato, lotta contro liberalismo, socialismo, massoneria internazionale e suoi mandanti, lotta contro i cattolici liberali e conciliatoristi, veri infiltrati della “Setta” nel campo di Dio. Sulla scorta degli studi e dell’attività del Drumont, dello Stocker e del Lueger ma che dei padri gesuiti Rondina e Oreglia di Santo Stefano, ha sin da subito una posizione chiara sulla “Questione ebraica”in Europa. Nel 1892 fonda e dirige sino al 1903 (pur con varie trasformazioni) la Rassegna Sociale di Perugia ma ormai la sua fama di studioso e polemista si accresce.

Viene allora chiamato nel 1893 come redattore capo de “L’eco d’Italia” di Genova sino al luglio 1895. In quel momento per il giovane Benigni si aprono le porte della Biblioteca Vaticana dove funge per un po’ da bibliotecario. Mandato per alcuni anni a Berlino si perfeziona ulteriormente negli studi storici. Qui infatti, nel 1898, pubblica la sua prima opera importante in tedesco: la confutazione serrata di uno scritto dell’accademico prussiano Nau contro la politica agraria dei Papi e della Curia.

Tornato a Roma diventa redattore e poi direttore dell’importante giornale papalino “La voce della Verità”dall’ottobre 1900 sino all’agosto 1904. Concomitantemente all’impegno pubblicistico, insegna storia ecclesiastica al Pontificio Seminario Romano, poi al Collegio Urbano di Propaganda Fide, poi al Seminario Vaticano e infine dal 1909 “Storia ecclesiastica e stile diplomatico” all’Accademia dei Nobili ecclesiastici. Cessata la pubblicazione della “Rassegna sociale di Perugia”, pubblica una nuova rivista la “Miscellanea di Storia Ecclesiastica” che negli anni successivi cambia più volte denominazione. Nel 1907 Benigni la chiuderà, iniziando la pubblicazione a volumi di una monumentale “Storia sociale della Chiesa”(interrotta con la sua morte nel 1934). Anche dal punto di vista curiale il Benigni progredisce: il 28 novembre del 1902 un anzianissimo Leone XIII lo nomina membro della commissione storico liturgica. Sotto il pontificato di san Pio X, nel 1904 diventa Minutante preso la Congregazione de Propaganda Fide del cardinal Gotti, poi Sottosegretario per la Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari dal 1906 al marzo 1911.

Proprio in questo importantissimo incarico, quinto in grado nella Segreteria di Stato, Monsignor Benigni si trova a dover far fronte alla tempesta del Modernismo. Proprio nel modernismo, e in pieno sintonia col magistero di San Pio X, egli intravede chiaramente la sintesi assoluta e perfetta di tutte le eresie anticristiane e antisociali del passato, l’orrida sentina dove si raccolgono e si compattano tutte le forze ostili all’Autorità divina, alla Tradizione e all’Ordine sociale, pronte per infiltrarsi e per diffondere ogni dove il proprio contagio intellettuale e morale. Contro questo nemico “brutale o ipocrita, ma sempre implacabile”, per usare le parole stesse del Benigni, egli impegnerà tutto se stesso, fondando varie agenzie stampa antimodernistiche come la “Corrispondenza di Roma” nel 1907, poi l’Agenzia internazionale Roma nel 1912, tutte con bollettini plurilingue, favorendo e appoggiando poi la formazione e la diffusione di stampa periodica e quotidiana antimodernistica. Possiamo citare “La Vigie” in Francia, la “Correspondance Catholique” in Belgio, la “Mys Katolycka” in Polonia e indirettamente la vicentina Riscossa dei fratelli monsignori Scotton, “La Liguria del popolo“di don Boccardo, la “Critique du Liberalisme” di Don Barbier.

Fonda anche il Sodalitium Pianum (o Lega di San Pio V), una pia unione di sacerdoti, religiosi e laici cattolici integrali, diffusa in vari stati europei e legata alle direttive papali, ovvero una specie di rete internazionale riservata di controllo delle attività ereticali dei modernisti e dei loro sostenitori (anche con scaltre modalità di controspionaggio e trasmissione di informazioni attraverso cifrari). Il tutto per poter monitorare maggiormente l’attività dei gruppi modernistici, raccogliere il maggior numero di informazioni da trasmettere alle congregazioni romane e organizzare forti contrattacchi a livello pubblicistico e culturale. Si trattava di un progetto entusiasmante ed ambizioso (forse troppo) e che ovviamente scatenò violentissime critiche da parte dei governi massonici europei e da quella parte del mondo cattolico, o già infetta, a vario titolo, dalla lue modernistica, o (peggio) ostinatamente e a volte ridicolmente cieca di fronte al pericolo, sul modello del Don Ferrante manzoniano.

Nel frattempo, per potersi dedicare con maggiore impegno a queste operazioni, Benigni lascia il suo incarico alla Segreteria di Stato e San Pio X, per premiare il suo zelo, crea ex nihilo la carica di ottavo Protonotario Apostolico Partecipante. Lo stesso Papa invia al Sodalitium Pianum messaggi di benedizione e incoraggiamento in quegli anni e Monsignor Benigni mantiene un intenso carteggio col Cardinal De Lai della Congregazione concistoriale per il riconoscimento ecclesiale dell’associazione. Purtroppo la morte di San Pio X sopraggiunta nell’agosto del 1914 vanificava tutte queste trattative. Il pontificato di Benedetto XV, meno incline a percepire la gravità del pericolo modernistico, la terribile bufera della “Grande guerra”, le sempre maggiori calunnie sparse da ambienti cattolici liberali e modernizzanti, rendevano praticamente impossibile l’attività del Sodalitium Pianum che, su richiesta del Cardinal Sbarretti, veniva ufficialmente sciolto da Monsignor Benigni il 25 novembre 1921.

Pur se ormai da privato, egli continua con vigore la sua attività contro le tre grandi internazionali (la verde, quella massonica, la rossa, quella socialcomunista, la bianca, quella democristiana e liberale), non senza risparmiare attacchi ai nazionalismi pagani “invasati da nietzschismo etnico”. Nel 1923 fonda una nuova agenzia stampa, l’Urbs, pubblicando articoli sempre acuti e sferzanti sui bollettini periodici ad essa annessa, oltre che sulla rivista toscana “Fede e Ragione” diretta da Don Paolo De Toth.

Negli ultimi anni della sua vita, egli, oramai isolato, pensava forse (o meglio si illudeva) di poter utilizzare alcuni fascismi europei in chiave antidemocristiana e antimassonica. Monsignor Benigni muore il 27 febbraio 1934 a Roma, vero “cattolico integrale”, uomo di cultura e uomo d’azione che seppe leggere i “segni dei tempi” senza purtroppo avere forze e mezzi sufficienti per porvi rimedio.

Piergiorgio Seveso

Bibliografia

Monsignor Umberto Benigni “Arabia Primitiva” (Perugia 1885)

Idem “L’Africa biblica:Saggio storico del periodo egiziano dell’Africa biblica”, Perugia, Cantucci, 1887

Idem “Prolegomeni di storia ecclesiastica” (Siena 1892)

Idem “Compendio di sociologia cattolica”,Genova, Fassicomo, 1895

Idem “L’Economia sociale cristiana avanti Costantino, la dottrina, le eresie”, Genova, Fassicomo e Scotti, 1897

Idem “Die Getreidepolitik der Päpste”,Berlino, Issleib, 1898

Idem “Historiae ecclesiasticae Prolegomeni” (Siena 1900: seconda edizione)

Idem “Historiae ecclesiasticae propedeutica” (I volume Roma 1902; II:volume Roma 1905)

Edizione completa Roma 1916)

Idem “Historiae ecclesiasticae Repertorium” (Roma 1902)

Idem “Storia sociale della chiesa.”, 7 volumi, Vallardi, Milano,1907-1933

Idem “Manuale di stile diplomatico: specialmente ad uso del servizio ecclesiastico”, Barbera, Firenze, 1920

Idem (a cura di), “I documenti della conquista ebraica del mondo. I Protocolli dei Saggi Anziani di Sion. Il rapporto del Servizio Segreto Americano. I documenti bolscevichi dell’Ebreo-Russia”

Fede e Ragione, Firenze 1921 (già usciti sul periodico “Fede e Ragione” dal 27 marzo al 12 giugno 1921)

(con lo pseudonimo di Henri Brand), “Per la difesa sociale”, Fede e Ragione, 1923

(con lo pseudonimo di Henri Brand), “La morale d’Israele”, Lemurio, Acquapendente, 1926

(con lo pseudonimo di Enrst Brandt) “Ritualnoie ubiistv u Yevreiew”, Belgrado, 1926-1929 (tradotto in molte lingue)

“Sommarium additionale circa quasdam objectiones modum agendi servi Dei Pii Papae X respicientes in modernismi debellatione ex officio compilatum”, Roma, Vaticano, 1950, pp.196-296 (ristampato dal Centro Librario Sodalitium, Verrua Savoia, 2007)

Ion Motza, Corrispondenza col Welt-Dienst (1934-1936), Parma, All’insegna del Veltro, 1996

Pietro Scoppola “Umberto Benigni”, voce su “Dizionario biografico degli italiani” (sic!), VIII, pp.506-508

Emile Poulat “Umberto Benigni”, voce su “Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. I Protagonisti. ”

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