Il mosaico di Dio

Dio è Misericordia, Bontà infinità, ma anche Giustizia. Perciò, Dio usa i mezzi più adatti per farci comprendere come l’unico nostro fine sia quello di lodarLo, riverirLo e servirLo e, mediante questo, salvare la nostra anima.

I mezzi della Provvidenza, spesso, sono incomprensibili all’uomo: una malattia, una sofferenza, la morosa che ti lascia non sono mai belle cose (se le si guarda con occhio puramente umano). Tutto, però, rientra in quello splendido mosaico che Nostro Signore ha voluto per te: ogni secondo della tua vita è una minuscola tessera di questo mosaico. Ora, mentre sei in vita, non puoi capire ciò che è raffigurato. Sei troppo vicino all’immagine e tutte le tessere paiono rappresentare un oggetto informe. Solo con la morte sarai alla giusta distanza per ammirare questo mosaico: l’immagine della tua vita.

Tutto questo per dire che Dio ci dà delle grazie anche quando noi pensiamo che siano delle disgrazie. Non a caso, Manzoni definì le peripezie di Ermengarda «provvida sventura».

L’improvviso ricovero di un nonno, proprio mentre si sta per partire per gli Esercizi spirituali, può provocare – e provoca – il pianto, la sofferenza e lo sconforto. I ricordi si affastellano nella mente: i primi “giochi” che ti comprò il nonno (zappa, pala e un piccolo trattore a pedali) per darti un insegnamento fondamentale: la terrà è come un cuore puro: ti dà ciò che tu le dai. Non abbandonarla.

La prima volta che ti portò a caccia e ti insegnò la bellezza del silenzio, necessario per essere concentrati ed attenti a ciò che si sta facendo, e mille altri insegnamenti “pratici”: gli unici che valga la pena di sapere.

E, mentre gli esercizi si aprono con la meditazione sul peccato, la morte e il giudizio, tu non puoi non correre con la mente a tuo nonno, inchiodato a letto. Forse, Dio ti ha fatto questa grazia: essendo di animo piuttosto leggero e scherzoso, non avresti mai potuto meditare questi misteri se non avessi avuto lì, accanto a te, un Cristo sofferente. Non avresti potuto comprendere il più grande sacrificio della Storia  – quello di Gesù Cristo in Croce – se tuo nonno, con quella delicatezza che lo contraddistingue, non avesse deciso di abbracciare la sua piccola Croce della malattia.

Gli Esercizi spirituali terminano con la riforma di vita, ovvero con i cambiamenti e i tagli necessari che bisogna compiere per lodare, servire e riverire Nostro Signore e, quindi, salvare la nostra anima. È uno dei momenti più difficili degli Esercizi perché bisogna soppesare ogni amicizia ed ogni affetto terreno. Bisogna decidere, ovvero compiere delle cesure, anche dolorose.

Mio nonno non sapeva nulla di tutto questo, eppure, non appena sono andato a trovarlo in ospedale al termine degli Esercizi, mi ha detto: «devi misurare ogni cosa, devi pensare, devi essere paziente prima di prendere una decisione. Fa’ come ha fatto tuo nonno». E tu non sai se tuo nonno ha stretto un patto con Dio – forse il suo nome, Angelo, può averlo aiutato – e ha deciso di prender su di sé la Croce proprio per insegnarti queste verità eterne e “pratiche”. Quello che puoi fare è ringraziare Nostro Signore perché sia successo. E puoi ringraziare quella piccola ostia bianca che, da un letto di ospedale, ti ha insegnato tutto questo.

Testo di anonimo, raccolto a cura di Piergiorgio Seveso