«’l tacere è bello»

«In ogni travagliato capitolo della nostra storia vengono a galla

i fanatici pretini di sinistra, i pretini liberatori che agitano

con furore Crocifissi, schioppi e pugnali»

(Giovannino Guareschi)

Mentre don Giorgio de Capitani – sacerdote di Lecco protagonista del nostro ultimo articolo – si chiede quale dialogo sia possibile con «gli imbalsamatori di un Dio cadaverico», noi occupiamo il tempo in maniera più proficua, rispondendo direttamente all’interessato.

                De Capitani scrive che, nel mondo tradizionalista, si annidano i vizi più turpi e scabrosi perché i «pazzoidi fondamentalisti» (…) «reprimono gli spiriti liberi sviluppando, come reazione, gli spiriti più bestiali. Vedi pedofilia». Autogoal pazzesco di don Giorgio. Dati alla mano, si scopre che il più alto tasso di sacerdoti pedofili si trova laddove ci si è aperti al mondo e non tra coloro che si sono staccati  da esso. La spiegazione è logica: accettare il mondo significa anche accettarne i vizi e le aberrazioni (omosessualità, pedofilia, sessualità disordinata).

È triste elencare i misfatti del clero, soprattutto quando sono compiuti contro delle creature innocenti: i bambini. Ma siamo costretti a farlo per smentire i luoghi comuni di don De Capitani. Circa un anno fa fece scalpore l’iscrizione di tal padre van B. (grazie al Cielo conosciamo solo le iniziali di questo sacerdote) ad un movimento olandese favorevole alla legalizzazione della pedofilia. Una notizia grave, resa ancora più grave dalle affermazioni del superiore dei salesiani olandesi, Herman Spronck, che – candidamente – ha difeso van B.

Un altro caso, inquietante ma emblematico, è quello di Philippe Bär, vescovo di Rotterdam che avrebbe fornito – per ben dieci anni (dal 1983 al 1993) – dei bambini a dei club pedofili. E si potrebbe citare anche il caso di Roger Vangheluwe, vescovo di Bruges, che ha abusato di due ragazzini e altri centinaia di casi simili che sono accaduti nelle terre lambite dal Reno.

Nel 1967 il padre verbita Ralph Wiltgen pubblicò un libro, Il Reno si getta nel Tevere, per dimostrare come i cardinali e i vescovi dell’Europa centrale – imbevuti di modernismo e parecchio protestantizzati –avessero pilotato il Concilio Vaticano II per piegare l’assise conciliare ai loro. Ora, dalle rive del Reno, si diffonde la dissoluzione morale voluta da quegli stessi pastori che contribuirono alla demolizione della Chiesa e dai loro “degni” successori.

Oltre ad una mancata selezione dei candidati al sacerdozio tra gli anni ’60 e ’70, bisogna segnalare anche le sciagurate scelte pastorali di chi avrebbe dovuto salvaguardare l’integrità e la purezza della Fede. Il catechismo belga, voluto dal cardinale Danneels negli anni ‘90, ne è un esempio. Sfogliando le pagine di questo “catechismo”, si trova il disegno di una bambina che racconta le sue esperienze sessuali e i suoi desideri più intimi.

Abbiamo dovuto ricordare questi tristi misfatti di uomini di Chiesa per spiegare ai «pretini di sinistra» che, in certi casi, «’l tacere è bello» e che farebbero meglio a non aprire bocca quando si parla di pedofilia.

Don Giorgio accusa i cosiddetti tradizionalisti di essere «amanti di un Cristo cadaverico», in opposizione ai «credenti nel Cristo risorto». L’errore del parroco di Lecco non è isolato ed è bene analizzarlo perché riguarda gran parte dei sacerdoti contemporanei. Durante il Concilio, l’ottimismo invase la Chiesa: i preti cominciarono a pensare che l’umanità si fosse automaticamente salvata con il Sacrificio di Cristo. Che non si dovesse fare alcunché per guadagnarsi il Paradiso. Il Concilio avrebbe finalmente spazzato via il Cristo patiens della Passione per far sfolgorare il Cristo glorioso della Resurrezione.

Noi «cattolici cadaverici» non neghiamo l’importanza della Resurrezione, anzi…Ma non è possibile comprendere quest’ultima se non alla luce della Passione. Nostro Signore avrebbe potuto salvare l’uomo in qualsiasi modo. Dio è onnipotente e può quindi compiere qualsiasi cosa. Se, però, ha deciso che Suo Figlio dovesse patire le sofferenze della Croce è perché questa era la cosa più giusta. Dio, infatti, non può né ingannarSi né ingannarci.

Il Cristo sofferente, oltre a ricordarci qual è stato il prezzo necessario per riscattare i nostri peccati, ci è anche di consolazione. Nel Quarto d’ora a Gesù Sacramentato, Nostro Signore si rivolge a noi con queste parole: «per te, la mia fronte è stata coronata di spine, il mio corpo coperto di piaghe, dai miei piedi e dalle mie mani traforati sono sgorgati torrenti di sangue, affinché, tu, paragonando le tue pene e le tue sofferenze con le mie, le trovassi sempre molto leggere».

Questa consolazione è stata persa dai cattolici liberali, o del Cristo risorto (secondo l’accezione di don De Capitani). Per questo, i «pretini di sinistra» non sanno più accettare le sofferenze e le prove che il Signore concede loro.  Per questo «i pretini di sinistra» si buttano a capofitto nel sociale e nel tentativo utopico di realizzare un nuovo Paradiso terrestre in salsa sovietica: perché non sanno più abbracciare il dolce peso della Croce.

 

Testo ai anonimo, raccolto a cura di Piergiorgio Seveso

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