Come volevasi dimostrare. Sulle Pussy Riot avevamo ragione noi. Pubblicità e contratti.

Come volevasi dimostare, o se preferite, Quod Erat Demostrandum.

Scrivevamo non più tardi di quattro giorni fa:

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Questo gruppo in cerca di pubblicità avrà accresciuto nei prossimi due anni il suo vittimismo e la sua notorietà uscendone non punito ma de facto premiato.

Pur non conoscendo l’ordinamento russo, ci permettiamo di far notare che questa gente desiderosa di continua visibilità può essere placata solo con consistenti ammende pecuniarie e con un prolungato allontanamento dal mondo dello spettacolo. La detenzione, sicuramente corretta, è necessaria ma non sufficiente. [per vedere l’articolo completo cliccare qui: http://radiospada.org/2012/08/18/non-possiamo-accogliere-con-favore-la-sentenza-relativa-alle-pussy-riot/ ]

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Passate poche ore dalla sentenza arriva la notizia: Le Pussy Riot registrano il loro marchio: Il brand darà il via alla produzione e vendita di merchandising ispirato al trio punk attualmente in carcere

Si può leggere: Stando ai critici musicali non sono un granché come punk band. […] Prima i concerti nelle strade, gli album (in realtà solo sei brani urlati e arrabbiati), poi le azioni di protesta nella cattedrale di Mosca. E da lì il mondo della musica, Madonna in testa, che si muove e le difende a spada tratta. Anche la carta ammiccante e patinata di Play Boy pare buttare un occhio oltreoceano: rumors dicono che la nota rivista sta pensando di immortalare in copertina la bella Nadia, la leader del trio punk.

T-SHIRT – In circolazione a Mosca e non, per ora magliette ispirate al movimento anti Putin. La notizia, però, ha fatto già parlare alcuni quotidiani russi di «capitalizzazione» della pena – grazie alla quale la popolarità di Nadia, Masha e Katia è salita alle stelle. Il quotidiano russo, Nezavisimaja Gazeta, ricorda le parole del marito di Nadia – Pietr Verzilov, anche lui attivista in prima linea – il quale aveva avvertito di recente che d’ora in poi, per produrre e commercializzare gadget e souvenir con il nome delle Pussy bisogna avere un’autorizzazione, pena la violazione del copyright.

PAURA PER L’ORDINE PUBBLICO – Il merchandising delle Pussy, però, è già iniziato. Sono numerose le iniziative che su internet vendono t-shirt di ogni fattezza e colore con la scritta “Pussy Riot libere” e le tre ragazze incappucciate con gli inconfondibili passamontagna colorati. […] (fonte: Corriere.it)

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In sostanza solo un effettivo allontanamento dallo show business, sommato ad una consistente ammenda e alla impossibilità di stipulare contratti per un certo lasso di tempo, avrebbero potuto attenuare questo premio mediatico.