Frecce per Radio Spada: Domenico Giuliotti

L’uomo moderno… avendo rinnegato Dio… muore, idrocefalo, farneticando in un ciclone di turpitudini. L’uomo moderno, che gira su se stesso, come un ubriaco sul proprio vomito, cercando invano un puntello a se stesso in se stesso, è colui che ha spento nel proprio cuore il timor di Dio, ch’è fiamma di scienza, per accendervi un fuoco che non riscalda né illumina: un fuoco opaco, freddo, velenoso che lo impiaga: l’orgoglio.

(…)

In generale si crede che la ribellione sia forza e l’umiltà religiosa debolezza. Ma l’opposto è vero. (…) Uccidere l’orgoglio significa tagliare il nodo che ci lega alla bestia; significa esser trasportati, sull’ali immense della croce, verso l’originaria innocenza, per veder ogni cosa dall’alto e nell’alto, quasi con l’occhio stesso di Cristo. Ecco l’aspirazione dell’un per dugentomila dei cristiani contemporanei. Ed ecco la spiegazione dell’agonia del mondo.

(L’ora di Barabba, Roma 1982, p. 281)

 

L’amore che offende l’odio, per amor dell’Amore, è impossibile che non si serva della parola come d’un coltello. L’amore che non odia il non amore, non è amore. La carità cristiana, nonostante il contrario avviso degl’imbecilli, è nemica dell’acqua tiepida. Amare, per chi vive in Cristo, significa bruciare. (Tizzi e fiamme, Firenze 1925, p. 117)

Rubrica a cura di Marco Massignan