Ci eravamo tanto sbagliati: risposta a Raniero La Valle

Chi soffre di problemi di cuore, chi è dotato di pacemaker o chi ha il sistema nervoso ipersensibile è pregato di non leggere oltre. Queste precauzioni – tanto noiose quanto indispensabili – dovrebbero apparire su ogni testo che tratti di Raniero La Valle. 

Il 12 ottobre scorso, sul cattolicissimo Il Manifesto, l’ancor più cattolicissimo Raniero La Valle ha pubblicato un articolo per spiegare come il Concilio Vaticano II non rappresenti semplicemente un evento, ma «il modo in cui esser cristiani oggi».

Già, perché il pensiero che serpeggia sotto le righe di La Valle è che la «Chiesa di ieri» (quella che, sostanzialmente va dal 33 al 1958) fosse una Chiesa cupa e oscura. Dal Vangelo secondo Raniero: «era la Chiesa che alla Rivoluzione francese addebita tutti i mali degli ultimi due secoli, dalla libertà di coscienza al terrorismo; era una Chiesa che giustamente parlava latino, perché tanto le preghiere della liturgia non doveva capirle chi li faceva, ma Dio a cui erano rivolte; una Chiesa che odiava il mondo pensando così di preservare se stessa, una Chiesa tutta Papa e niente vescovi e popolo, una Chiesa senza Sacra Scrittura, perché ai cattolici non venisse in mente di cercarne il senso al di là di quello letterale o allegorico consentito».

Un cattolico, per definirsi tale, dovrebbe quindi candidamente dire che la Chiesa – per duemila anni circa – si è sbagliata. Il sangue dei martiri, la fermezza dei Pontefici, i folli voti dei Santi sono stati surclassati da un Concilio che – finalmente – ha sviluppato l’autocoscienza della Chiesa (autocoscienza è un termine del “conciliese” che non significa assolutamente nulla, ma che piace molto ai radical-chic conciliari).

Proseguiamo con il La Valle pensiero: «i detrattori del Concilio dicono che a causa sua le chiese oggi sono vuote, i seminari deserti e i monasteri sono diventati troppo larghi. Ma queste statistiche parlano della secolarizzazione, assai più che della Chiesa del Concilio. Le vere statistiche non si possono fare, ma secondo la specifica finalità della Chiesa, dovrebbero chiedersi non se le chiese sono più vuote, ma se i cieli sono più pieni, cioè in che misura l’offerta di salvezza arriva agli uomini di oggi. Secondo la Chiesa rimpianta dai tradizionalisti la maggior parte degli esseri umani ne sarebbe esclusa: ebrei, musulmani, atei, modernisti, liberali, comunisti, divorziati, coppie di fatto, tutte le donne della pillola e degli aborti, e anche tutti i bambini, di famiglie cristiane o no, morti senza battesimo. La Chiesa di cui è detto che ciò che lega in terra è legato anche in cielo, aveva molto stretto i legami, rischiando non tanto i seminari deserti, ma i cieli deserti».

Nonostante una gravissima miopia che mi accompagna ormai da anni, posso dire che la mia debole vista riesce a precepire i seminari vuoti, le chiese diventate bordelli, le Messe ridotte a party (che, tra l’altro, risultano noiosissimi) e così via. Certo, l’immagine dei cieli più pieni è molto romantica e, davanti a un colpo di genio di tal fatta, non possiamo non complimentarci con La Valle. Ma chi gli ha detto che è realmente così?  Gli è forse apparso il Padreterno per fornirgli le statistiche del Paradiso? Noi – miopi cronici – vediamo che nessuno prega più. E questo, di certo, non è un fattore positivo perché «chi prega si salva, chi non prega si danna».

La Chiesa – nonostante La Valle pensi il contrario – non può contraddire se stessa: non può far sì che «l’ortodossia di ieri sia l’eresia di oggi». Questo, purtroppo, è quello che sta accadendo nella Chiesa contemporanea e che viene spacciato come l’unico «modo in cui esser cristiani oggi».

Testo di anonimo, raccolto a cura di Piergiorgio Seveso