Hegel dottore del modernismo

Siamo abituati o rassegnati a ragionare in modo dialettico. E’ uno dei frutti della società contemporanea, fecondata da Lutero, partorita dall’Illuminismo e svezzata dall’Idealismo: schemi penetrati anche negli ambienti cattolici assieme ai berretti dei bersaglieri.

Karl Martini e Biffi, Tettamanzi e Negri, Focolarini e Opus Dei o anche Famiglia Cristiana e Il Timone, Pax Christi e Il Foglio, cioè Progresso e Conservazione, in altri termini Innovazione e Identità. Quella che qualcuno evoca è dunque una “chiesa hegeliana” dove destra e sinistra si scontrano ed incontrano, dove tutto in fin dei conti “si tiene”, dove un “centro” incombe sempre come luogo della mediazione, del compromesso e del moderatismo.           

La Sintesi della dialettica sarebbe demandata ad una gerarchìa, “di centro”, magari un pò lenta a capire secondo alcuni, ma che col tempo si adegua e ratifica le istanze del “popolo-di-dio” reinserendole nell’alveo della Tradizione e “avanzando” nel cammino verso quella Chiesa di Cristo che sarebbe sempre di là da venire. Ecco perchè, da quando il Terzo Partito nel concilio traghettò il neomodernismo nella Chiesa, fa comodo pensare che vi sia un terzo Stendardo da seguire (in barba a sant’Ignazio), una Terza Città da edificare (in barba a sant’Agostino), annullate e superate la “destra” e la “sinistra”, gli errori per eccesso e per difetto. Teoricamente tutto ciò non sarebbe per forza erroneo se le posizioni fossero davvero tutte cattoliche con sfumature tonali, ma una cosa è il cattolicesimo, altra cosa il ‘democristianesimo’.

La verità è molto semplice e cruda: vi sono o i cattolici o gli impostori e gli impostori non si nobilitano con nessuna strategìa di assorbimento, né con i compromessi al ribasso. Quali sono i riferimenti culturali che ri-fondano questa strana chiesa, attraverso una concezione di fatto accettata dalla moltitudine dei cristiani occidentali? Uno potrebbe essere G.W.F. Hegel.  Con la “chiesa hegeliana” torna in voga quel neo-cabalismo tenebroso ma ben mimetizzato di cui Il Meinvielle parlò abbondantemente. Lo stesso Julio Meinvielle infatti rilevò la vicinanza del pensiero hegeliano col cabalismo nel suo Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano (pag. 105 S.F.A.i.U. 1995):

“Dio per esistere è obbligato ad alienarsi da sé… Hegel immagina un Dio che evolve e in questa evoluzione si separa e si lacera… La stessa creazione del mondo non è altro che una necessaria immolazione che completa Dio… il male secondo Hegel si manifesta immediatamente come elemento necessario senza il quale Dio non si svilupperebbe… (è il solito discorso cabalistico: Dio ha bisogno del mondo e quindi dell’uomo, per redimere se stesso).” Il clima ottantanovesco e visionario del neomodernismo haprodotto una concezione per cui l’uomo è “la sola creatura voluta per se stessa” secondo Gaudium et Spes (n°24) e mai può essere un “mezzo per raggiungere uno scopo” (K.Wojtyla in Amore e responsabilità), mentre per il Concilio Vaticano I (Sess. III, cap. 1) e San Tommaso (I, 44,4): “Dio è la causa finale di tutte le cose” e “chi nega che il mondo sia stato creato a gloria di Dio sia anatema”. In buona sostanza, per la neo-religione “ecumenista-idealista-positivista-personalista”, Dio si identifica con l’Uomo e la realtà è immanente al pensiero dell’uomo: la religione diventa un atteggiamento provvisorio dello spirito umano ancora non giunto alla piena coscienza di sé. La verità si relativizza assieme alle esigenze del soggetto perché si conforma continuamente ad esse, mentre la Fede degrada in fideismo: da assenso dell’intelletto alla verità per l’autorità di Dio rivelante, ad atto della volontà dovuto ad esigenze affettive o latenti nella subcoscienza. Questa dialettica esoterica sembra sempre presente negli ambienti ecclesiali, continuamente in subbuglio e in confusione. Affermazione drastica? Se è vero che lo stesso San Tommaso d’Aquino insegnava che bisogna partire dai dati sensibili per risalire alla Origine, occorre chiedersi dopo aver notato sensibilmente lo stato delle cose, se i chierici del nuovo ordine sembrano ammaestrati dalla Luce o se sono piuttosto disorientati dall’Ombra. Fermi, sereni e forti nella fede o invece agitati da un continuo affanno di ripensamenti, pervasi dalla frenesìa di fare prima che di essere?

 

Vi è anche l’aspetto essoterico, quello percepito al livello delle masse, ormai evidente nuovo “luogo comune”. Curzio Nitoglia evidenzia il ruolo di “padre conciliare” del filosofo tedesco, con la sua opera Critica del pensiero filosofico alla luce della metafisica tomistica (Noctua 2006): “… (per Hegel n.d.r.) la contraddizione (tesi, antitesi e sintesi) è l’anima della realtà e il reale è intrinsecamente contraddittorio… tesi e antitesi da soli non sono il reale… ma i momenti astratti della sintesi concreta… la contraddizione è l’anima del mondo… Accentuando il motivo dell’Incarnazione, Hegel divinizza il mondo e la storia: in quanto l’Infinito si è incarnato nel finito, Dio e uomo – uniti in Cristo sono coessenziali. Lo stesso insegna Gaudium et Spes (n°22) !!! … Hegel cerca di “salvare” Gesù (in chiave dialettica n.d.r.): Il cristianesimo (Sintesi) riconcilia l’impulso passionale greco o Io (Tesi), con la Legge Antica o Non Io (Antitesi).

L’uomo non deve chiedere perdono ad un Padrone fuori di sé, ma la forza vitale guarisce le sue ferite facendolo riavvicinare a se stesso.” Insomma se lo spirito germanico e l’idealismo crearono Lutero, il “liberatore” del popolo dalla Chiesa creatrice di dogmi e regole morali, il concilio cosa avrebbe generato?  Dal basso “popolo di Dio in cammino”, “carismatici e veggenti”, “cattolici adulti e laici critici” sono pertanto la ANTITESI (impulso al “cambiamento vitale”), laddove dall’alto invece, la Tradizione Cattolica e il “passato” rappresentano la TESI (“ingessamento”, “sclerosi”, “chiusura”). La gerarchìa assume quindi un ruolo “positivo” nella dialettica, se si fa portatrice della SINTESI (democratismo-cristiano) in un continuo divenire, o un ruolo “negativo” se difende e promuove la Tradizione. In realtà è la Santa Tradizione ad essere vitale proprio perché trasmessa dalla Fonte increata e sviluppata dal Magistero infallibile perché divinamente assistito. Pertanto la contraddizione con la Tradizione lungi dall’essere necessaria per la sua stessa esistenza, risulta invece inaccettabile non potendosi considerare “hegelianamente” come sviluppo omogeneo in vista di qualche Sintesi, ma come errore da rigettare.

La gerarchìa però non può permettersi il lusso di smentirsi in modo grossolano, quindi, lasciando la resa dei conti tra progressisti e tradizionalisti al di fuori del proprio recinto, assume il ruolo equidistante e continuista suffragato da un nuovo magistero che considera solo come “apparenti” le contraddizioni interne. Gli attuali occupanti i sacri palazzi, perseverando nel non restaurare la verità tutta, illudono i cattolici “entristi” sull’imminente chiarimento definitivo con dei contentini o delle promesse.

Invece di negare l’esistenza della contraddizione col diversivo delle “ermeneutiche”, la gerarchìa potrebbe e dovrebbe semplicemente rigettare la ANTITESI e l’idea stessa di trovare SINTESI attraverso “dialoghi costruttivi” coi nemici della Chiesa, distruttivi per antonomasia. L’unica funzione positiva che la Provvidenza storicamente ha assegnato all’errore, è quella di stimolo a restaurare meglio la Verità stessa, come Lutero fu occasione per la Controriforma, il laicismo per la Quas Primas. Ogni eresìa per la Fede. La destra della Action Francaise per cui la religione è istrumentum regni o la sinistra del Sillon per cui i Vangeli sarebbero il prologo del grande racconto democratico, furono condannate dalla Chiesa perché comunque negatrici della Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo mentre oggi vi è un’estensione della comunione da mons. Fellay a Kiko Arguello!  

La gerarchìa visibile si dirà che è questa e sappiamo pure che la Chiesa solo “spirituale” è un errore dei protestanti. Si dirà allora che mai si può essere separati dalla Chiesa, ma chi si è davvero separato da essa? Sono i modernisti ad essersi separati dal Papato anche se diventano “papi”. Sono i chierici del novus ordo ad aver fatto scisma dalla Fede, che è condicio sine qua non per stare nella vera Chiesa. La Chiesa è (Catechismo di San Pio X) la società dei battezzati che professano l’autentica fede e la retta dottrina, partecipando ai medesimi sacramenti sotto la guida del Papa….ecco: se proprio dal Soglio di Pietro vengono promosse e legittimate le eresìe, le apostasìe, l’errore, promulgando un cattolicesimo svuotato, è evidente che tutto ciò non diventa cattolico perchè c’è il timbro del “papa”. Il Papa è per la Fede, non è la Fede ad essere per il Papa.

Se quindi non viene più insegnata la retta dottrina come si fa a rimanere cattolici? Custodendo la fede di sempre coi sacramenti di sempre e la Messa di sempre non in comunione col presunto vicario fino a quando esso non restaurerà integralmente la verità. Fino a quel momento la Sede è da considerarsi formalmente vacante anche se materialmente occupata e l’impossibilità di un contraddittorio atto di fede rende impossibile la comunione rebus sic stantibus. E’ Ratzinger ad essersi separato da Pietro. ….Anche Caifa sedeva materialmente sulla Cattedra di Mosè…. Il filosofo Hegel diventa così implicitamente e suo malgrado un Dottore della nuova chiesa, più accreditato dello stesso San Tommaso anche se ancora non elevato ufficialmente e solennemente.

Pietro Ferrari

Un commento a "Hegel dottore del modernismo"

  1. #Andrea Sandri   24 novembre 2015 at 12:03 pm

    A questo punto il dottor Ferrari dovrebbe ascendere la Montagna Incantata e bussare alla porta del gesuita Nafta che certamente detesta Ratzinger. Il dialogo sarebbe avvincente e da riprodurre su queste pagine. Articolo azzeccato, anche se bisognerebbe avere il coraggio di ascendere alle prime fonti moderne per esempio alla seconda scolastica, soprattutto a Francisco de Vitoria. Hegel è in fondo un Münchausen che tenta di salvarsi in mezzo a una corrente ormai irrefrenabile.

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