I danni della pornografia

Nella mia esperienza di terapeuta sessuale, ho appurato che qualsiasi persona che si masturba regolarmente con l’ausilio di pornografia rischia di diventare, nel tempo, un tossicodipendente sessuale, condizionando sé stesso ad assumere una devianza sessuale e/o a turbare un rapporto consolidato con il coniuge o con la fidanzata. Un effetto collaterale frequente è che si riduce drasticamente la loro capacità di amare (ad esempio, ne risulta una dissociazione del sesso dall’amicizia, dall’affetto, dalla cura e da altre emozioni sane e caratteristiche che aiutano i rapporti coniugali). Il loro lato sessuale diventa in un certo senso disumanizzato. Molti di loro sviluppano “un ego straniero” (o lato oscuro), il cui nucleo è una lussuria antisociale priva della maggior parte dei valori. Nel frattempo, l’aumento di masturbazione ottenuto mediante il consumo di pornografia diventa più invadente nelle relazioni della vita reale. Il processo di condizionamento masturbatorio è inesorabile e non regredisce spontaneamente. Il decorso di questa malattia può essere lento ed è quasi sempre nascosto alla vista degli altri. Di solito, è una parte segreta della vita dell’uomo, e come un cancro continua a crescere e a diffondersi. Raramente è reversibile, ed è anche molto difficile da trattare e guarire. La negazione da parte del tossicodipendente di sesso maschile e il rifiuto di affrontare il problema sono tipici e prevedibili, e questo quasi sempre porta alla disarmonia di coppia e coniugale, a volte il divorzio e, a volte, allo smembramento di altre relazioni intime”

 

Tale citazione, tratta dal saggio Pornography’s Effects on Adult and Child (Gli effetti della pornografia su adulti e bambini) del Dr. Victor Cline, mi sembra la più adeguata per dare inizio ad una breve esamina dei danni che il materiale pornografico (una volta difficilmente reperibile, oggi invece alla portata di tutti, minorenni inclusi) provoca nei confronti di chi ne fa abitualmente uso.

 

Essa infatti, oltre a proporre una visione completamente disumanizzata dell’atto sessuale, è in grado di causare nell’ignaro utilizzatore una serie di problematiche, tra le quali alcune di particolare importanza. Come premessa vanno tenuti in considerazione gli studi del Dr. Jason Carroll e dei suoi colleghi (ampiamente citati nel Journal of Adolescent Research), i quali esaminando i dati provenienti da cinque università mettono alla luce che l’87% dei maschi e il 31% delle femmine fa uso di materiale pornografico. La nuova generazione ha posto la pornografia come cardine per la propria educazione sessuale, l’uomo e la donna sono conseguentemente divenuti semplicemente delle droghe visive usa-e-getta, ed il sesso viene ridotto al mero piacere auto-provocato. Espressa questa premessa, cercherò di esaminare brevemente i principali danni che la pornografia causa:

 

  • La cosìdetta “impotenza da porno”, ossia la preferenza da parte dell’uomo di materiale pornografico invece che di una donna (fenomeno tragicamente in crescita). Questo fenomeno poc’anzi descritto ha contribuito al disastro demografico a cui assistiamo ai nostri giorni, infatti stando ai dati riguardanti la crescita demografica nel 1950 ogni Paese attualmente membro dell’Unione Europea aveva un tasso di fecondità superiore al 2.1, ossia quello necessario perché un popolo non si estingua. Attualmente tale tasso risulta utopistico nei medesimi paesi, dato che molti di essi sono in prossimità dell’1.3, altresì detto il più basso tasso di fertilità, dal quale è virtualmente impossibile risollevarsi. Va fatto notare che tale disastro demografico ebbe inizio tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, ossia dall’avvento della cosìdetta rivoluzione sessuale. Grande verità fu in questo ambito espressa dallo scrittore Tom Wolfe quando affermò che “Più la pornografia diventa grande, minore è il tasso di natalità”.
  • Altro aspetto interessante viene evidenziato dall’antropologo di Cambridge J. D. Unwin, il quale nel suo libro Sex and Culture esamina ben ottantasei culture differenti per quanto concerne gli effetti della promiscuità sessuale e della selettività sessuale. Egli ha dimostrato (in una prospettiva perfettamente laica) che senza eccezioni  le culture praticanti una monogamia stretta in vincoli coniugali hanno saputo tirar fuori quelle che lui chiama  “energie creative sociali”, e hanno raggiunto lo zenit della produttività. Al contrario, le culture completamente prive di un sistema di controllo sulla sessualità sono state sempre danneggiate dalla mediocrità e dal caos. Il pensiero di Unwin può essere sintetizzato in queste sue parole: “Nella storia umana, non c’è un solo esempio di società che abbia conservato le sue energie dopo una generazione completamente nuova che ha ereditato la tradizione di non insistere nella continenza pre e post-nuziale  […]. La prova è che in passato una classe sociale che aveva raggiunto una posizione di predominio politico a causa della sua grande energia e che, nel periodo della sua crescita, aveva regole sessuali molto severe. Mantenendo la sua energia, essa ha dominato la società nella misura in cui ha mantenuto la continenza pre e post-matrimoniale”. 
  • Stando a quanto afferma Janet Epp Buckingham, responsabile di diritto e public policy della Evangelical Fellowship of Canada ad Ottawa, la liberalizzazione dell’attività sessuale provoca devastazioni nei rapporti familiari, distruggendo matrimoni e causando problemi psicologici derivanti dall’infedeltà. A tali problematiche vanno sommate quelle espresse da Jill Manning (rappresentante del Heritage Foundation di Washington), il quale afferma che “Dalla ricerca emergono numerosi effetti sistemici derivanti dalla pornografia presente in internet, che stanno indebolendo la già vulnerabile cultura del matrimonio e della famiglia” e che “Inoltre, è molto difficile se non impossibile, per gli individui o le famiglie combattere da soli i numerosi effetti negativi messi in evidenza dalla ricerca”.
  • Facendo riferimento a diverse riviste scientifiche, vanno citate sei tendenze associate all’utilizzo della pornografia: minore intimità matrimoniale e appagamento sessuale; infedeltà; maggiore appetito per la pornografia e l’attività sessuale associata a pratiche violente, illegali o pericolose; maggiori difficoltà matrimoniali e rischi di separazione e divorzio; svalutazione della monogamia, del matrimonio, della paternità e della maternità; aumento del numero delle persone con comportamenti sessuali compulsivi e derivanti da dipendenza.

 

Risulta quindi evidente che nonostante sia un atto solitario quello connesso all’uso di materiale porno, l’impatto provocato da esso ricada sul nucleo familiare e sulla società intera. In poche parole, possiamo situare la pornografia nell’ottica di una vera e propria piaga sociale.

Per concludere, vorrei ricordare che teorie riguardanti una sessualità svincolata da qualsivoglia morale e limite furono postulate a suo tempo dal marchese de Sade, il quale prospettava l’apertura di bordelli nei quali fosse possibile dare libero sfogo ad ogni tipo di perversione che non mi dilungherò a descrivere per questioni di buon gusto. Ad ogni modo, rammenterei anche che il de Sade morì pazzo nel manicomio di Charenton.

Segnalato da anonimo e raccolto a cura di Piergiorgio Seveso 

11 Commenti a "I danni della pornografia"

  1. #emilianorizzo   4 novembre 2012 at 9:49 am

    Ottimo articolo. Però credo che l’abbassamento del tasso di natalità sia dovuto in gran parte alla legalizzazione dell’aborto. Ogni anno, solo in Italia, vengono fatti in media 140 mila aborti. Quindi dal 1978, anno dell’entrata in vigore della legge 194, mancano all’appello 5 milioni di bambini.

    • #Federico   4 novembre 2012 at 8:21 pm

      Penso ci sia stata una cooperazione tra i due mali per contribuire all’abbassamento del tasso di natalità.

  2. #Vento dell'Ovest   4 novembre 2012 at 9:14 pm

    Segnalo agli autori e lettori la testimonianza di questo signore, l’ex-radicale Vincenzo Punzi, che per combattere contro la pornodipendenza (sua e altrui) ha creato anche un sito: http://www.ilgiornale.it/news/l-ex-radicale-libertario-si-confessa-ero-schiavo-sesso-su.html

  3. #Gabriella Tescaro   28 novembre 2012 at 10:03 am

    Sottoscrivo pienamente l’articolo. Una persona di mia conoscenza aveva un negozio di pornografia… Egli stesso ne era schiavo. Si fidanzo’ con una ragazza che gli fece convertire l’attivita in una sana e normale non volendo, sposandolo, dare questo tipo di pane ai loro figli… Si sposarono. Gli introiti andarono a zero. I fruitori dei precedenti articoli porno criticarono duramente la scelta fatta. Cominciarono le incomprensioni gravi della coppia fino alla separazione e il divorzio. Lui si era rivelato violento, maniaco, marcio in ogni sua sfera umana, sessuale, relazionale, Era un manipolatore nato, un denigratore, un un imbroglione… La ex moglie l’ha dovuto denunciarlo per percosse, abusi… Stalking.

  4. #marco   4 marzo 2015 at 3:12 pm

    Io credo che se una coppia vuole un figlio nel 2015 ci siano tante metodologie alternative per averlo,l’articolo ha molti aspetti reali anche se non tiene conto delle variabili della coppia.

    • #jeannedarc   4 marzo 2015 at 4:01 pm

      quali sarebbero le “modalità alternative”?!

    • #MarcoP   10 marzo 2015 at 4:47 pm

      Il punto è proprio il “volere un figlio”:un figlio non lo si vuole, ché non è una cosa, lo si chiede e se arriva lo si accoglie come dono, non è un diritto, ma è un dovere farne un cristiano, a gloria di Dio e per la salvezza della sua anima.
      Le “metodologie alternative” non sono altro che pornografia applicata (tanto per cominciare per ottenere il seme occorre masturbarsi; l’utero in affitto è un meretricio e via di questo passo), tutte: eterologhe, omologhe, fivet o non fivet, nessuna esclusa.

      Per tornare all’articolo, ottimo. La piaga della denatalità è il risultato derivante da tutta una serie di depravazioni e corruzioni di cui la pornografia fa parte.

  5. #bbruno   7 marzo 2015 at 8:13 pm

    piano giudaico-massonico attuato con pieno successo! Scopo: distruzione degli odiati popoli ‘bianchi’, rei di essere espressione della cultura e della tradizione romano-cristiana. A colmare il vuoto demografico, a livellare il tutto in un nuovo paesaggio ‘umano e culturale’, ecco la promozione incessante di una ‘immigrazione’ a valanga crescente. E questi popoli un tempo cristiani, così facilmente e senza reazione alcuna, e addirittura compiacenti, lasciatisi abbindolare, è giusta che scompaiano dalla faccia della tera, sommersi dall’onda dalla quale hanno voluto farsi travolgere. Amen..

  6. #Salvo   28 aprile 2015 at 2:27 pm

    Purtroppo è vero, soprattutto per noi uomini. Si arriva al punto che ogni donna di bell’aspetto che si incontra anche per strada la si vorrebbe… Beh ci siamo capiti. Ma come ci si può liberare da questa maledetta dipendenza ? Forse la soluzione migliore sarebbe una donna seria, magari credente che ci sorregga se cadiamo e ci insegni ad avere rispetto per noi stessi. Ma forse la mia è un’utopia…

  7. #Luigi   3 settembre 2016 at 4:10 pm

    Sono pienamente d’accordo sul contenuto dell’articolo ma dissento sulla questione natalità…forse non si ha troppo desiderio di essere genitori ma chi vuol esserlo incontra notevoli difficoltà: disoccupazione, disinteresse da parte dello stato e non in ultimo- se si riesce a lavorare- il datore di lavoro preferisce le donne che non abbiano figli

  8. #Matteo   4 settembre 2016 at 6:45 am

    I figli si fanno per l amore non si può pensare a una famiglia pensando al lavoro e hai maledetti soldi il denaro e l occupazione economica non sono pensieri che devono esistere nel progetto di generare figli quando si fanno le cose con desiderio fervente la divina provvidenza aiuta sempre . Non pensate allo stato e hai problemi politici pensate all amore e basta e a quello che desiderate voi