Il Muro 23 anni fa: un discorso da fare

di Roberto De Albentiis

Il 9 novembre (memoria della Dedicazione della Basilica Lateranense) del 1989 è una delle date più famose della storia moderna: crolla (o, meglio, vengono aperti dei varchi da parte dei cittadini berlinesi in quello che la propaganda tedesca dell’est chiamava “Vallo di protezione antifascista” – che strano, anche i muri israeliani in Terra Santa sono chiamati “valichi di protezione”, coincidenza?) il Muro che per 28 anni aveva diviso la capitale tedesca.

Questo blog, con cui ho il piacere e l’onore di collaborare, tratta prevalentemente (e ottimamente!) tematiche religiose, per quanto non siano ovviamente assenti articoli dedicati alla politica e alla storia; gli articoli storici hanno tutti un taglio revisionista (per quanto ciò sarebbe come dire “Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?”, visto che ogni scienza, dalla neurologia alla filologia passando per la chimica e la storia, deve per forza avere un approccio di continuo studio, dibattito e revisione dei dati a disposizione), e visto che questi presentano una sorta di “Parental Advisory” ogni volta che li si va a linkare e aprire, probabilmente saranno interessanti e ben fatti. Il mio non è un articolo storico in senso stretto, ma una serie di riflessioni che, all’approssimarsi del 9, lentamente ma gradualmente, mi sono venute in mente, riflessioni che, quindi, potranno ovviamente e certamente essere discusse e ì, se necessario, anche criticate e riviste…
Da dove cominciare? La carne da mettere al fuoco è davvero tanta, e anche un po’ disordinata, ma ci proverò, e se non riuscirò a produrre un discorso organico al 100%, spero che i lettori mi perdoneranno e saranno in grado loro, con gli spunti che gli avrò fornito, di produrre un discorso e farsi una loro idea.
Proviamo a cominciare dall’attualità: molto probabilmente, l’8 e 9 novembre, cominceremo a leggere sui giornali e a sentire al tg l’esaltazione acritica di quell’evento storico, evento che, come testimoniano le note e le parole della bella canzone degli Scorpions “Wind of Change”, era pieno di speranze e promesse, speranze e promesse che, a più di 20 anni da quell’evento, possiamo cominciare ad analizzare (o, almeno, a provarci) lucidamente: erano davvero tali, si sono realizzate, e, se sì, positivamente?
Gli eventi che portarono alla costruzione, in una notte dell’agosto 1961, del Muro, che divise per tanto tempo famiglie e amici delle due Berlino e delle due Germanie (divisioni frutto della spartizione del mondo che fecero a Teheran e Jalta gli Alleati “buoni” vittoriosi), si inseriscono pienamente nella logica della Guerra Fredda, e non è qui, quantomeno in questo articolo, che ne parleremo; suggerisco, però, per avere un quadro più ampio, oltre quello che viene detto nella maggior parte dei libri di storia o dei programmi televisivi, e per integrare quello che già possiamo sapere, la lettura della celebre e anche commovente autodifesa che un Erich Honecker (fino al 3 novembre del 1989 la massima autorità politica della Repubblica Democratica Tedesca) anziano e malato terminale pronunciò davanti al tribunale penale di una Berlino riunificata davanti a cui fu fatto comparire a forza.
Di sicuro, però, a più di 20 anni dagli eventi del 1989 (eventi, purtroppo, molto più complessi di come ci viene raccontato semplicisticamente, dall’una o dall’altra parte), credo sia giunto il momento di cominciare a riflettere seriamente su cosa furono e, soprattutto, su cosa hanno portato: nei Paesi dell’Est, alla caduta del Socialismo Reale, come sono davvero andate le cose? Sono migliorate, o, piuttosto, peggiorate? Si sono eliminate le ingiustizie, o, addirittura, sono aumentate, persino più che sotto la legalità socialista? Si è avuta una liberazione dalla tirannia o, piuttosto, si sono trasformati quei Paesi in immensi supermercati e bordelli a cielo aperto? Forse, le mie, sono domande retoriche, ma credo che le “libertà civili” (le prime delle quali sono, ma chissà perché, sempre la “libertà di commercio” e “del mercato”, e la “libertà sessuale” e “di autodeterminazione”) siano nulla senza un tessuto sociale e politico che aiuti e protegga la persona, la famiglia, il gruppo, dalle sue debolezze e difficoltà e dall’appetito vorace (mascherato troppe volte, come abbiamo imparato, con la “libertà” e il “diritto”) dei singoli, e credo anche che i ragazzi di Budapest, e di Berlino Est, Poznan, Praga, Brasov, non siano morti per vedere i loro magnifici Paesi divenire vittime del peggior capitalismo e del peggior relativismo…
E di sicuro, anche, credo che farà specie sentir parlare di “libertà”, “equità”, “solidarietà”, in questa odierna Europa “unita” in cui, sacrificati sull’altare del dio Mercato e della dea Stabilità, si lasciano milioni di persone nella fame e nella precarietà esistenziale e lavorativa e si uccidono i valori più saldi e sacri in nome di “nuove esigenze” e “nuovi diritti”…
Mi sia concesso, infine, un ultimo sassolino da togliere dalla scarpa: troppe volte capita di sentire cattolici che in nome dell’“anticomunismo” (e pazienza che oramai i sistemi politici socialisti de facto non esistono più, e pazienza che il loro è l’anticomunismo di McCarthy e Reagan e non quello di Pio XI o di Solzenycin) prendere però le parti del bieco liberalismo e del peggior capitalismo: a che serve dichiararsi anticomunisti, se poi si tessono le lodi di quel sistema (quello in cui viviamo, e che invece è, al momento, ancora vivo e vegeto) che produce tante ingiustizie, basato sull’edonismo, sull’ateismo e il materialismo non meno del tanto criticato comunismo, sull’individualismo egoista, criticato da Leone XIII, Pio XI, Pio XII, dal Beato Giovanni Paolo II e dall’attuale e regnante Pontefice Benedetto XVI?
Basta citare come novello Verbo le parole e le idee di Smith, Locke, von Mises, von Hayek, Friedman, davvero, basta! Abbiamo San Basilio, Sant’Antonio da Padova, l’Aquinate, i Beati Toniolo e Tovini, il Magistero pontificio, il professor Auriti; abbiamo il Discorso sul Monte e la Dottrina Sociale, abbiamo la storia delle comunità cristiane primitive e della Cristianità medievale (come insegnava Leone XIII nella “Rerum Novarum”, magnifica ed attuale!), abbiamo i corpi intermedi e la giustizia sociale, non abbiamo nessun bisogno di presunte libertà, presunte efficienze e presunti diritti da parte di filosofi e pensatori non cristiani, o addirittura anticristiani, non abbiamo nessun bisogno di scegliere tra due errori speculari!
Non so se sono riuscito a dare ordine a queste mie riflessioni, ma, come scritto prima, sono dispostissimo a rivederle, se necessario; spero, però, ed è la cosa che, nonostante la modestia del mio articolo, ritengo più importante, di aver lasciato qualcosa al lettore e di avergli fornito una possibile chiave di lettura alternativa diversa da quella che può aver sentito oramai tante, forse troppe, volte… 

 

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