L’americanismo come religione civile (quarta parte)

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Continuiamo la pubblicazione, in sette parti, la relazione L’americanismo come religione civile: teoria, miti, prassi, frutti del prof. John Rao (Università di St. John, New York), che si è tenuta presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone, 23 agosto 2012) al XL convegno annuale degli “Amici di Instaurare”.

Grassetti, corsivi, sottolineati e “titoletti” sono a cura della redazione di Radio Spada

 

Roma e l’Americanismo.

Roma non salutò la nascita del sistema americano come se esso fornisse una risposta universale ai tumulti politici e sociali. Tuttavia, il papato era troppo distolto dai problemi europei, dalla rivoluzione radicale alle Guerre Culturali liberali e al modernismo teologico, per mettere al centro delle sue preoccupazioni considerazioni a lungo termine su ciò che stava accadendo negli Stati Uniti…

[Tuttavia] i critici di ciò che allora si chiamava “americanismo” non mancavano… [e] iniziarono un’accurata analisi sostanziale del messaggio di questo pragmatico “sistema per soppiantare tutti gli altri sistemi”, esprimendo serie preoccupazioni sulle sue conseguenze materialistiche… Convinto… che stava accadendo qualcosa di spiacevole, e che l’orientamento “pragmatico” e anti-intellettuale dell’“American Way” rendeva difficile ai suoi sostenitori capire i possibili errori dogmatici, Papa Leone XIII condannò ciò che veniva sostanzialmente identificata come una “possibile eresia” in due encicliche: Longinquina Oceani (1895) e Testem benevolentiae (1899).

Tuttavia, il lavoro di questa prima ondata di critiche fu interrotto dell’ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale… Il periodo isolazionista tra le due guerre fu caratterizzato da un’intensa educazione alla religione civile americana… Quando l’America sicura di sé del secondo dopoguerra fu pronta a diffondere il messaggio americanista in modo coerente e autorevole, i credenti si unirono con entusiasmo nella proclamazione dei benefici dell’americanismo, sottolineando il suo valore cattolico, oltre che laico. Per imitazione, gli stessi credenti propagandarono l’“American Way” come l’unica difesa possibile contro il comunismo ateo, e, quindi, come l’ovvio baluardo della Chiesa universale.

Ma la libertà e l’ordine che i cattolici americani avevano ottenuto attraverso la religione civile nazionale erano stati, ancora una volta, una “libertà” e un “ordine” basati peculiarmente e in modo spesso decisamente contraddittorio sull’illuminismo moderato calvinista e sugli elementi whig materialisti, che formano e influenzano reciprocamente la cultura americana. Sotto la loro guida congiunta, un cattolico scopriva che la sua libertà era duplice.

Da un lato, era la libertà individualista radicale che… “suonava cristiana” perché era ancora molto spesso elogiata con il linguaggio biblico protestante. D’altro lato, era una libertà che non poteva disturbare l’ordine naturalista pragmatico voluto dai pensatori illuministi moderati e dai grossi proprietari, una libertà che evitava il “pensiero conflittuale” e “rendeva integrale” chi la praticava ad una concezione puramente materialistica della vita.

Tale libertà distrusse la libertà delle comunità. Ogni tentativo da parte della Chiesa di utilizzare la propria libertà per mantenere un’autorità sociale cattolica divenne un vero e proprio attacco alla libertà. Vera libertà significava solo concedere ai singoli credenti comuni la libertà di indebolire le strutture ecclesiastiche, di moltiplicare le fazioni all’interno della Chiesa e di impedirle di avere qualsiasi serio impatto nella sfera pubblica. Ma una Chiesa che agiva “pragmaticamente” in questo tipo di società libera, era destinato a diventare nient’altro che l’impotente ramo cattolico della più ampia “Chiesa” americanista.

 Inoltre, anche la libertà dei singoli cattolici era spiritualmente e intellettualmente impoverita e limitata. Ciò era dovuto al fatto che la loro libertà personale di pensiero era stata separata dalla loro libertà personale di azione. L’americanismo dice agli uomini che possono pensare ciò che vogliono, ma non agire di conseguenza, in quanto un’azione basata sul pensiero potrebbe ingenerare divisioni in un mondo, come il nostro, che è caratterizzato da una diversità inevitabile e crescente.

 

 [Fine quarta parte]