L’Americanismo come religione civile (terza parte)

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Continuiamo la pubblicazione, in sette parti, la relazione L’americanismo come religione civile: teoria, miti, prassi, frutti del prof. John Rao (Università di St. John, New York), che si è tenuta presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone, 23 agosto 2012) al XL convegno annuale degli “Amici di Instaurare”.

Grassetti, corsivi, sottolineati e “titoletti” sono a cura della redazione di Radio Spada

La costruzione di una Nuova Gerusalemme.

La carriera di religione redentrice dell’America iniziò con la descrizione offerta dai Padri Pellegrini della loro fuga dalla cattiva Europa cattolica, fuga che avrebbe portato alla costruzione di una Nuova Gerusalemme, luce al servizio del mondo intero. Molti Puritani che persero la loro fede nel Dio cristiano trasferirono questa convinzione religiosa nella prospettiva dell’illuminismo moderato, vedendo la mano di Dio nella nascita del nuovo sistema americano. 

Abraham Lincoln contribuì enormemente al processo di divinizzazione, enfatizzando i precedenti appelli di Benjamin Franklin per una “religione civile” che avrebbe dovuto sottolineare il carattere sacro dell’esperimento americano. Lincoln cercò di santificare i Padri Fondatori ed i documenti di fondazione della nazione – la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione – in templi laici con fiamme eterne che bruciavano in loro onore. La sua religione civile predicò il messaggio che attraverso l’America, Dio e i Fondatori avevano fornito “l’ultima, migliore speranza per il genere umano”, sia per un ordine sociale pacifico, sia per la libertà individuale. 

Purtroppo, la fede nell’America nascose il fatto che l’ordine che essa aveva stabilito era quello in cui gli individui e le fazioni più appassionati e più volenterosi erano avvantaggiati rispetto a chi continuasse a giocare secondo le regole, apparentemente immutabili, di buon senso che il sistema dichiarava ancora, comunque, di difendere. Pace e libertà furono sì riconciliati, ma ciò avvenne assicurando la costruzione di uno pseudo-ordine che garantiva la vittoria del più forte sul più debole 

Un passo fondamentale nell’evangelizzazione di questa pragmatica religione civile americana ha avuto luogo nel 1890. Le dichiarazioni del presidente Woodrow Wilson riguardanti gli obiettivi della Prima Guerra Mondiale nel 1917 e il 1918 resero assolutamente chiara la realtà di tale evangelizzazione a tutti quelli che non erano riusciti a percepirne la crescita prima del conflitto. 

È vero che la diffusione del messaggio americano rallentò negli anni Venti e Trenta, principalmente a causa del desiderio di depurarlo da qualsiasi contaminazione che avrebbe comportato il coinvolgimento con un’Europa devastata dalla guerra, rivoluzionaria ed empia. Ma tutto questo cambiò a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli americani, in genere, assunsero finalmente, come dato indiscutibile, il ruolo evangelico della nazione, come guida pratica dell’universo, e si prepararono a portare la luce nelle oscure caverne straniere.

A quel tempo, molti abitanti del Vecchio Mondo prostrato sembravano concordare sul fatto che il messaggio degli Stati Uniti fosse irresistibile. Dopotutto, la vittoria, per la maggior parte degli uomini, è un argomento sufficiente per sedare dubbi circa la superiorità di un vincitore, chiunque egli sia. Inoltre, il conquistatore americano arrivò con il sostegno entusiasta dei suoi cittadini – molti dei quali spiccavano come ferventi cristiani – e con la reputazione di essere capace di garantire l’ordine, la libertà e una prosperità illimitata agli “affaticati, ai poveri, alle masse accalcate, ai miserabili”.

 

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