Sulla scienza e sui suoi limiti

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Capita spesso di trovarsi a discutere con uomini di scienza legati indissolubilmente a quello che è il metodo scientifico e al concetto di dimostrazione, di evidenza scientifica e di razionalità ( parola magica evocata spesso a sproposito ) riguardo la volontà superiore individuabile come causa prima di tutte le cose. Si parla ovviamente del “riscontro” di Dio nella natura delle cose. Esiste innanzitutto il dovere di difendere il vero valore di quello che è uno dei più grandi doni fatti all’ uomo cioè la ragione e le sue manifestazioni tra le quali la più potente ovvero la scienza. Nell’epoca dell’aridità nella quale stiamo vivendo anche la scienza si trasforma in una sorta di culto dove l’arroganza e la mancanza di profondità hanno fatto si che il metodo scientifico assuma spesso l’aspetto di una sorta di idolo cinicamente autocompiaciuto capace di innalzarsi da mezzo a fine ultimo. L’ingenuità della totale e cieca fiducia nella scienza quindi umilia ogni spinta verso la dimensione spirituale rendendo miopi verso la natura della scienza stessa. Il migliore strumento dell’uomo per comprendere il “come” delle cose ma che nulla può riguardo il “perché” delle cose stesse. Come espresso luminosamente da Papa Pio XII nell’enciclica “Humani Generis” , riguardo la tematica della teoria evolutiva di Darwin , la suddetta tesi può spiegare alcuni meccanismi ma non certo la ragione ultima dell’esistenza della vita . Questo è un concetto perfettamente valido per ogni emanazione della ricerca scientifica. La ricerca nel campo dell’infinitamente piccolo, la fisica ha portato ad osservare (parzialmente) la composizione intima della materia. I vari modelli applicabili alla struttura della materia e al suo comportamento (quello standard e quello corpuscolo/ondulatorio) delineano una delicatissima struttura e una relazione tra particelle e forze a dir poco complessa che va a comporre appunto tutto ciò che esiste.  Un equilibrio che si spinge sempre di più verso l’abisso dell’infinitamente piccolo, oltre alle possibilità d’osservazione umana. Tutto questo sottostà a logiche di difficile comprensione le quali permettono e mantengono la realtà esattamente come la conosciamo. Ora, per quanto la scienza si sforzi di determinare come tutte queste leggi bastino a spiegare se stesse e che il caso è talmente inintelligibile da avere parvenza di logica dal nostro limitato punto di vista, è impossibile respingere la sensazione di una elevatissima struttura che assomiglia da vicino a quello che sembra una sorta di percorso definito, di indirizzamento escatologicamente specifico della realtà materiale nell’autocoscienza di sé. In parole povere , impossibile non scorgere l’immagine fisica del riflesso di una specifica volontà finale. Anche nel campo della biologia, la scoperta della funzione del DNA ha dell’incredibile riguardo la complessità e la completezza finale nella scrittura di un destino, teso in tutto e per tutto allo sviluppo di determinate caratteristiche esistenziali. Pezzi unici vibranti nell’eternità immobile. Lo sguardo della scienza verso l’universo e i movimenti cosmici ci ha portato a riconoscere il concetto di eternità come un concetto ben concreto . Gli interminabili spazi che circondano il nostro pianeta delineano una realtà ancora quasi completamente oscura all’uomo, galleggiante a prescindere dal suo limite e destino finale , in un eterno mistero di indeterminatezza che tale rimarrà nelle sue manifestazioni oggettive. L’assenza di un motore immobile determinerebbe l’emergere casuale dell’ordine perfetto delle cose direttamente dal caos, senza un motivo apparente ne una causa primigenia se non appunto il caos stesso. Tutto questo nonostante il divenire delle cose in un aggregarsi e il dipanarsi teleologicamente concreto nella linea del tempo.
In uno mondo senza strade ne guide osservato da una prospettiva totalmente nichilistica la scienza sarebbe la spiegazione solo di se stessa , completamente autosufficiente a spiegare e dimostrare la realtà dal limitato punto di vista della dimostrabilità . Necessario che tutto cada sotto le regole di questo gioco, altrimenti semplicemente non è. Questa è una prospettiva decisamente insufficiente. La maggior parte delle confutazioni verso tesi riguardanti il cosiddetto intelligent design riguardano la non dimostrabilità oggettiva secondo metodo scientifico dell’eventuale progetto divino. Un’altra confutazione sta nella non dimostrabilità del fatto che la realtà è integralmente concepita cosi com’è , tanto da perdere la propria essenza nel momento in cui una minuscola parte della realtà non esistesse o fosse differente. Una confutazione che si racchiude nell’intimo gioco della logica e non nello sguardo profondo verso la completezza della realtà, dato che la realtà è interamente concepita irrimediabilmente come quella che si da e non può essere soggetta a ipotesi di realtà alternative. Queste confutazioni di fatto sembrano ignorare volontariamente il quadro più grande, concentrandosi nel particolarismo. Non sottostare alle fredde regole del gioco scientifico comporta il prezzo del rifiuto e a volte anche il dileggio e lo scherno , anche quando è evidente che tutto quello che considerato come dimostrabile è il come delle cose mentre totalmente mancante è sempre la necessità del perché . E badiamo bene che non si sta parlando di palesi fantasie e storie di fantasmi come magari qualche acido uomo di scienza vorrebbe lasciare intendere rendendo chiaro come alcune confutazioni siano in realtà argomentazioni ad hominem. Qui si parla di un significato profondo radicato nella radice di tutte le cose, nella spinta verso una direzione nell’evoluzione della materia e del suo aggregarsi , del divenire delle cose e nell’evoluzione della vita , fino ad arrivare all’evidenza dell’ intelligent design per antonomasia, cioè l’esistenza che riflette su se stessa, l’esistenza che concepisce se stessa e ciò che la circonda e infine l’esistenza che concepisce il “totalmente altro da sé” cioè il concetto di infinito e di eternità . Ovvio per tutto questo non c’è esperimento che tenga, eppure non è negabile la sussistenza di tutto ciò. Innegabile è l’anomalia della vita rispetto all’indifferenza del resto del creato . In un eterno oscillare e divenire delle cose l’emergere della coscienza umana determina ed evidenzia la direzione teleologica delle cose ben lontana dall’essere un casuale germinare dell’ordine da un caos privo di storia ne ragion d’essere. Questa finestra verso la realtà , che è lo sguardo dell’uomo , rappresenta la manifesta incapacità di una certa scienza di riconoscere se stessa come strumento atto a comprendere i meccanismi delle cose delle quali però non può far altro che riconoscere come estranee alla logica scientifica e alla comprensione umana le motivazioni e le fonti dell’esistenza stessa. In verità la stessa esistenza della riflessione umana) è la manifestazione chiara e teleologica della composizione e del divenire della realtà.

Federico Franzin

4 Commenti a "Sulla scienza e sui suoi limiti"

  1. #Nia   15 gennaio 2013 at 8:26 pm

    Grazie Federico per il tuo articolo prezioso.

    Pace e Bene a te.

  2. #Francesco   16 gennaio 2013 at 1:52 am

    La teoria evolutiva è una favola per adulti suvvia…

  3. #Luca   16 gennaio 2013 at 10:44 am

    Molto bello… complimenti !

  4. #antoniomartin   17 gennaio 2013 at 7:17 pm

    Bene Federico, il “come” e il “perchè” si avvicinano a una sola idea. Meno d’accordo sul divenire della realtà , antoniomartin