Cattolicesimo ed americanismo a confronto (sesta e ultima parte)

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Concludiamo la pubblicazione, in sei parti, della relazione Cattolicesimo e americanismo a confronto: il problema politico contemporaneo del prof. Miguel Ayuso (Università Comillas di Madrid), che si è tenuta presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone, 23 agosto 2012) al XL convegno annuale degli “Amici di Instaurare”. Grassetti, corsivi, sottolineati e “titoletti” sono a cura della redazione di Radio Spada. Grazie per aver seguito le puntate precedenti 

Laicità e laicismo.

 

Questa è sempre stata la logica della laicità che, però, ora – passato il momento forte delle “religioni civili” – emerge in tutta chiarezza. Pertanto, dinnanzi alla falsa opposizione tra “laicismo e laicità” si deve proclamare “né laicismo né laicità”. Infine, due parole su laicità includente e laicità escludente. Riflesso, secondo molti, della precedente distinzione fra laicità e laicismo… Oggi la questione si pone in termini nuovi.

 

La laicità includente, infatti, considera e include il fenomeno religioso ma come diritto all’esercizio della libertà negativa, di modo che non è la natura (dell’uomo, delle cose) da cui derivano le istituzioni giuridiche o i diritti, ma – al contrario – è l’ordinamento giuridico che si pone come condizione del diritto. In altri termini… questo è nichilismo giuridico, a cominciare dalla libertà “di” coscienza intesa, questa, come facoltà vitalistica.

 

Ci si trova di fronte, pertanto, a due vie, la francese e l’americana. Benché entrambe siano espresse dall’esperienza contemporanea, la prima corrisponde al vecchio modello del laicismo, al quale si sarebbe amputata la sua militanza antireligiosa e subirebbe inevitabilmente l’attrazione della seconda, verso la quale tende senza consapevolezza.

 

La “via francese”, infatti, privilegia i diritti dell’identità collettiva e, pertanto, è soggetta a tensioni interne quando proclama, non senza enfasi, la libertà “di” coscienza: l’individuo secondo la laicità francese è libero nella libertà dello Stato e all’interno dello Stato. Ma lo Stato, per essere veramente laico, dovrebbe essere indifferente di fronte a ogni opzione e a ogni progetto

 

Questa impostazione ha aperto la “via americana” alla laicità: è l’individuo e non lo Stato che terrebbe il diritto di esercitare la libertà negativa; lo Stato sarebbe l’istituzione al servizio dei progetti della società civile e persino (nella versione radicale) degli individui. La neutralità dell’ordinamento giuridico, però, è impossibile, per la qualcosa anche questa via non è esente da limiti e contraddizioni.

 

La laicità, pertanto, imbocca una strada senza uscita. Da un lato, non solamente non risolve alcun problema politico o sociale, ma addirittura li aggrava. Dall’altro lato, la laicità includente finisce per essere più assurda della laicità escludente, poiché non cerca nemmeno come questa la pseudo-soluzione ideologica, che qualche aspetto positivo conservava fino a quando non è finita direttamente nel nichilismo.

 

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Non terremo lo stesso linguaggio sull’altro punto, concernente il principio della separazione dello Stato e della Chiesa, il che equivale a separare la legislazione umana dalla legislazione cristiana e divina. Non vogliamo fermarsi a dimostrare qui tutto ciò che ha di assurdo la teoria di questa separazione; ognuno lo comprenderà da se stesso. Quando lo Stato ricusa di dare a Dio ciò che è di Dio, ricusa per necessaria conseguenza di dare ai cittadini ciò, a cui hanno diritto come uomini; giacché, vogliasi o no, i veri diritti dell’uomo nascono precisamente dai suoi doveri verso Dio. Onde segue che lo Stato, venendo meno, sotto questo riguardo, al fine principale della sua istituzione, giunge in realtà a rinnegare se stesso e a smentire ciò che forma la ragione stessa della sua esistenza. Queste verità superiori sono sì chiaramente proclamate dalla voce stessa della ragione naturale, che s’impongono ad ogni uomo non accecato dalla violenza delle passioni.

 

LEONE XIII