“La libertà”: sovversione una e trina

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Continua il dibattito transalpino, e non solo transalpino, sulla legalizzazione giuridica , e quindi morale essendo dai tempi più remoti la legge specchio dell’etica ( non a caso la carica più alta nel popolo padre della legge, il romano, è stata la censoria), nell’istituzione del matrimonio delle relazioni sodomitiche.

Pur non essendo un filosofo, né uomo di pensiero, né uomo rivestito di alcuna particolare virtù , mi piacerebbe astrarre per un attimo dalla questione per fare un dialogo più ampio (massì… sui massimi sistemi), andando a ricercare oltre alle origini di tale fenomenologia della sovversione dell’ordine ,in questo caso dell’ordine di natura, anche le prospettive future  , direi di futuro ormai prossimo , che  ci si prospettano .

Chiaramente i sostenitori della violenza di stato sulla natura , si fregiano giustamente di nomi quali “progresso”, e” modernità” ,accusando più o meno implicitamente i loro avversari di essere ottusi conservatori e retrogradi di modi antichi ora, però, per quanto riguarda la questione specifica, il problema di fondo è un altro, il problema è che la natura, per definizione non cambia, essendo sostanziale e non accidentale, assumendo la pretesa che lo stato possa legiferare contro natura implica di per sé una libertà dello stato stesso , e degli individui che lo compongo , non essendo altro lo stato moderno che la sommatoria aritmetica delle libertà e opinioni individuali ( vedi di qui la celeberrima volontà generale à la Rousseau o il più modesto stato liberale à la Locke estraneo all’etica, allo spirito, a qualunque teleologia), dalla natura stessa apertamente tacitata, con la sua bocca cucita da un tratto di penna ( pare che si sarà genitore 1 e genitore 2 oppure meramente partner in odio ai più prosaici e poco egalitari padre e madre).

Insomma sembra apparire uno smodato trionfo della libertà, libertà dal senso biforcuto (leggi luciferino), non sembra essere infatti la libertà evangelica, non libertà dalla morte e dall’afflizione, non libertà in primissimo luogo dal peccato, non libertà conseguenza e non conseguente della Verità ( celeberrimo la Verità vi renderà liberi)  ottenibile quindi solo tramite sottomissione ( portate il mio giogo), non libertà quindi dal male, come invocato nel Pater Noster ( sed libera nos a malo ), ma libertà del male, di fare il bene o il male a piacimento (consistendo così la tentazione dell’Eden sempre viva e presente).

Il percorso tramite cui si sia arrivati a tale degenerazione sembra piuttosto ben marcato nella storia del pensiero moderno, se infatti la distorta e insensata libertà significa in primo luogo emancipazione dall’autorità, l’uomo moderno si è in primo luogo emancipato dall’autorità più evidente e che ci è più prossima , e che quindi doveva sembrargli più odiosa e la prima da eliminare, si parla dell’autorità dell’essere in sé, delle cose che esistono, quelle che non sono fatte da noi ma trovate da noi, secondo cui non possiamo quindi che adeguarci, S. Tommaso chiama la verità adeguatio intellecti ad rem, la cosa ciò che semplicemente esiste non può che essere che oggetto di “adeguazione” dell’intelletto umano, sappiamo bene come Cartesio abbia voluto rompere il rapporto di dipendenza essere intelletto, pensando di annullare la quasi lapalissiana norma Veritas sequitur esse.

Libertà quindi dell’intelletto dall’essere, ben rappresentato, in diverse maniere, dai vari io e superio alla Fichte, Schelling , da Sartre che vede un assurdo conflitto tra l’uomo intelligente e il suo creatore essere assoluto.

Libertà eppure dell’intelletto che si immagina però ancora razionale, anzi che pensa di essere la razionalità stessa, senza comprendere di aver già minato il suo naturale fondamento, si pensava, nell’arroganza del positivismo e del razionalismo, d’instaurare un presunto governo della ragione, ormai apertamente idolatrata alla Robespierre o alla Comte, eppure anche tale degenere condizione sembra ben distante da quella che osserviamo nel mondo attuale, quale ragione può permettere che l’istituto del matrimonio, finalizzato intrinsecamente al concepimento, il sostentamento, l’educazione della porle,  sia esteso a chi verso la prole è intimamente avverso ( e questa è sola una delle molte possibili argomentazioni contro il presunto matrimonio sodomitico) si, quale ragione può in ultimo dimostrare una logica interna al delirio stesso ?  Io credo nessuna, infatti  viviamo oggi in un mondo che dopo l’essere ha rinnegato anche l’intelletto , probabilmente non poteva essere diversamente visto che una razionalità senza l’essere è agonizzante ( è , grossolanamente, un pesce senza l’acqua , un artista senza oggetto ,né canone , né modello, cioè è un’arte degenerata come quella moderna ampiamente detestabile per ogni uomo di buon senso e cultura ) non avendo argomentazioni sensate a favore si invoca il sentimento, nuova divinità idolatrata, si invoca il sentire personale, non si invoca più l’opinione ( che non compare neanche più , non essendoci neanche riflessione intellettuale, neanche quella erronea), ma la voglia , chiaramente individuale , verso cui lo stato, lo stato vuoto , lo stato che non educa ma che si fa educare (assurdo: come se i genitore dovessero apprendere la parola dall’infante), che ha abdicato alla missione di ogni stato, ovvero il perseguimento della virtù ,si invoca la volontà come norma assoluta , anche la volontà del vizio, anche la volontà senza senso né ragioni alcuna , la volontà e basta .

Libertà quindi non solo dall’essere ma anche dall’intelligenza (cosa possibile poiché minata alla fondamenta), libertà minore e non maggiore della volontà, questa la condizione dell’umanità moderna.

Una sovversione quindi trinitaria che sfigura, rompendone l’unione, a livello si dirà solo sociale , non essendoci imposizione personale alcuna ignorando però il dato incontrovertibile della naturale socialità, inscritta nella natura, degli uomini, facenti parti tutti e in tutto in istituzioni più ampie del mero individuo che non vi compare che come molecola, col divino fattore,il volto d’Adamo somigliante a quello di Dio, specchio nel suo esistere e quindi essere nella sua intelligenza nella sua volontà dell’unica trinità divina.

La prospettiva prossima futura a cui mi riferivo è quella di una umanità ancora , per il momento, ignota ,ancora inimmaginabile poiché non abbiamo le categorie del nulla applicabili agli uomini almeno in maniera così radicali, una umanità ormai anche priva di volontà , una umanità amebica e spenta, molle e indolente .

Come, insorgerete, come è possibile ? Non v’è il trionfo delle voglie? Non v’è il trionfo delle passioni?

Sì, certo ma un tempo non era il trionfo della ragione?  E oggi non trionfa l’irrazionale?

Spento il lume della Rivelazione per la libertà d’ esser ciechi, perché non si potrà spegnere il lume della Ragione per libertà  d’esser ancora più ciechi e una volta rimasti ciechi totali, ciechi dalla nascita, ciechi contenti, grassi, pasci, tranquilli, quieti, gai, non potremmo anche perdere il desiderio stesso del colore, di qualunque colore ?

Filippo Deidda

2 Commenti a "“La libertà”: sovversione una e trina"

  1. #Emanuele   9 gennaio 2014 at 11:45 pm

    Ho sempre definito come irrazionale quell’abito, in genere figlio della qualsivoglia ideologia, che ha bisogno di censurare qualcosa della realtà pur di affermarsi.

    Ma stavolta la censura è elefantiasica.
    E l’abominio irrazionale commesso è didascalia degli atti osceni della pratica omosessuale. È la vistosa e menzognera censura della natura umana, del fatto che è dalla differenza che nasce qualsiasi dinamismo. La censura della diversità sostanziale, genetica (XX e XY), prima che psicologica e genitale. La diversità sublime che fa andare avanti il mondo e che rimanda alla bellezza del Creatore.

    Mistificazioni. Gay? Omosessuali? Non esistono. Esistono persone con DISTURBO della condotta sessuale. Esattamente come riferivano chiaramente i manuali di psichiatria prima dell’attuale contesto ideologico. Punto.
    Anzi, può esistere perfino la perversione.

    Omofobia?
    Noi non siamo persone con la paura del diverso. Noi disprezziamo l’uguale.

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