Sanremo: Italia 2013 (prima parte)

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Marco Mengoni: virtuoso, lezioso, menoso, un po’ penoso, tedioso, altezzoso, legnoso, non vincerà.

Raphael Gualazzi: tremenda lagna la prima canzone, vagamente più intensa e partecipata la seconda ma con asperità jazz inadatte alle sonorità sanremesi. Persino la tromba di Fabrizio Boggio sembrava meno amalgamata con l’insieme musicale.

Simona Molinari e Peter Cincotti: nel primo motivo si sente la mano del defunto Luttazzi, i due cantano, ammiccano, sorridono, occhieggiano. Il risultato è meno indecente di altri.

Daniele Silvestri: Canzone “impegnata” la prima, tutta incentrata su tematiche care alla sinistra, la seconda è un onesto divertissment, una specie di “Salirò” undici anni dopo. (migliore della prima e ovviamente scartata dal voto degli “esperti”)

Marta sui Tubi: delirio cacofonico, essere sperimentali e da “centro sociale” non esclude i doveri dell’intonazione. Il pentagramma vale per tutti: dovrebbe ricordarlo il solista dei “Marta sui tubi”. Per il festival “Tenco” ci si ripresenti tra qualche settimana.

Maria Nazionale: fa il suo compito con diligenza e senza particolare entusiasmo. Lievemente più apprezzabile la prima canzone con testo di Enzo Gragnaniello. Mi scuso per la notazione stilistica: l’abito più adatto al festival di Positano che al festival di Sanremo.

Chiara: voce fresca e intonata, la prima canzone più decorosa, la seconda con testo un po’ tetro e sensuale. Indubitabilmente la migliore della (tragica) serata.

A margine lunghissimo e ripetitivo intervento di Crozza, scoppiazzato da altre trasmissioni, apologia del “matrimonio omosessuale”, visita dell'”amico” di Lucio Dalla, apoteosi di Toto Cotugno e dell’Armata rossa: insomma le solite cose, forse peggio del solito.

a cura di Piergiorgio Seveso della Redazione di Radio Spada

Un commento a "Sanremo: Italia 2013 (prima parte)"

  1. #Luca   13 febbraio 2013 at 6:31 pm

    Meglio fare altro… ieri sera ho visto solamente un piccolo scampo di trasmissione ed è stato uno spettacolo davvero imbarazzante. Ormai nella conduzione, nelle scelte di scaletta, negli ospiti e anche nella musica è il trionfo della banalità e della mediocrità.