Valentino da Terni: il santo che non fu degli innamorati

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Valentino nasce a Interamna Nahrs, oggi nota come Terni, nel 176 d.C.

Fu il primo vescovo della sua città natale, nonché grande promulgatore della fede in Cristo espressa con zelo e, stando ad un documento ecclesiale del VI secolo in proposito, anche con diversi miracoli.

Il più noto fra tutti sembra essere quello a beneficio del figlio di un oratore romano, Cratone, che manifestava frequentemente forti attacchi epilettici.

Nel 270 d.c.,  infatti, Valentino si reca a Roma su invito di Cratone stesso che, benché non cristiano, sapeva della fama di taumaturgo del vescovo.

Il vecchio Valentino (stando alle più antiche fonti agiografiche ormai novantatreenne) non solo guarì il figlio dell’illustre oratore, ma lo convertì anche al Cristianesimo, innalzandosi così a “protettore degli epilettici” per i secoli a venire.

Nei tre anni in cui si trovò a Roma, Valentino avrebbe inoltre svolto un’attività di evangelizzazione sulle elite intellettuali romane, proprio tramite il grato Cratone.  

A Roma, però, la sua attività pastorale, ritenuta “sovversiva” dalle autorità imperiali, non passò inosservata, tant’è che venne arrestato da Claudio il Gotico il quale sembra avergli ordinato personalmente di abiurare la fede cristiana.

Valentino ovviamente non accettò ed anzi tentò di convertire al Cristianesimo l’imperatore stesso.

Forse per una momentanea indole compassionevole o forse per stima, Claudio decise di graziare il vescovo di Terni affidandolo alle “cure” di una famiglia patrizia.

Il vescovo però perseverò nel suo pontificare, provocando il malcontento degli alti vertici romani ora guidati da Aureliano, appena succeduto a Claudio.

Purtroppo per Valentino, il nuovo imperatore non aveva mano leggera con i suoi oppositori e condannò a morte l’anziano vescovo seduta stante.

Sempre stando alle documentazioni più antiche, Valentino fu sottoposto ad una vera e propria “patio”: portato fuori dalle mura cittadine, fu flagellato lungo la via Flaminia per essere infine decapitato il 14 febbraio 273, giorno in cui si commemora la sua memoria liturgica.

 

La figura dello zelante primo vescovo di Terni è contornata da molti tratti leggendari, motivati anche dalla scarsità di notizie e fonti biografiche a disposizione.

Certamente morì martire e quelle che si ritengono essere le sue spoglie riposano nella basilica a lui dedicata a Terni, nel luogo in cui sarebbe stato martirizzato.

Altresì, è di remota memoria il suo legame con gli affetti di epilessia, di cui risulta “protettore” fin dalla canonizzazione.

Totalmente leggendario è invece ciò per cui paradossalmente è più noto: l’essere stato un “protettore degli innamorati”, cosa di cui non si trova alcun riferimento nel materiale agiografico attualmente in nostro possesso.

Tutto questo è abbastanza comprensibile comunque, considerando che Valentino da Terni “fu fatto” patrono degli innamorati.

Il complesso di aneddoti riguardanti il santo e gli “innamorati” vanno infatti presi per quello che sono: aneddoti di carattere “mitico”, dovuti probabilmente a una presunta citazione del ternano“Bene tu fai, Amore, a celebrare la tua festa solenne nel virginal febbraio.”

Gelasio I (papa dal marzo 492 al novembre 496), infatti, si servì del gradito alone leggendario di Valentino per contrastare culturalmente la diffusione dei Lupercalia, riti di antica matrice iniziatica ed esoterica, diventati nella tardo antichità in poco più che orge.

Ma al di là di qualsivoglia leggenda o “ritocco” biografico, è  più che giusto considerare Valentino da Terni un protettore degli innamorati; di Cristo e della sua Parola nello specifico.

 

Lorenzo Roselli