Emma Bonino: l’eterno ritorno dell’uguale

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Tutti si sarebbero aspettati che la nuova compagine governativa fosse composta dai rappresentati di quei partiti che appoggiano il nuovo esecutivo. In parte è così. Certo i nomi dei nuovi ventuno ministri lasciano piuttosto interdetti: sorprese infatti non ce ne sono, se non il tentativo di dare una patina falso-giovanilistica o multietnica al solito e caro vecchio “inciucio”. Prendi un po’ di destra, un po’ di sinistra, aggiungi qualche donna, qualche giovane, qualche volto celebre, mischi accuratamente ed ecco fatto, il nuovo polpettone democristiano è pronto. Un inizio non certo promettente per quella che, giornalisticamente, viene ormai definita “Terza repubblica”. Niente di nuovo sotto il sole, è il solito vecchio sistema che un giornalista acuto come Buttafuoco ha definito come il principio base della democrazia moderna: due oligarchie che, di comune accordo, inscenano una maestosa pantomima per spartirsi il potere a turno.

Eppure il nuovo governo Letta una piccola grande sorpresa l’ha riservata. Infatti c’è un nome che non è affiliato a nessuno dei partiti di governo e a cui è stato assegnato il prestigioso dicastero degli esteri: si tratta di Emma Bonino, l’inatteso ma inevitabile ritorno dell’uguale.

Sì, perché la cara Emma spunta davvero dappertutto, come quella polvere che si è cercato di nascondere sotto il tappeto ma che ricompare nuovamente proprio nei momenti meno opportuni. La si credeva lontana dalla scena politica nazionale, relegata ormai in qualche bunker con i compagni pannelliani, intenta a trasmettere ingiurie alla partitocrazia romana  attraverso le frequenze di Radio radicale, e invece eccola di nuovo, come una grande star che ti sorprende sul più bello. Il capovolgimento è avvenuto; una catarsi democratica per cui gli sconfitti, alla fine, hanno trionfato sul nemico.

A questo punto verrebbe quindi da chiedersi chi è il nemico di Emma Bonino e la risposta, dati alla mano, è abbastanza evidente: si tratta degli elettori. Se infatti la lista “Amnistia, giustizia e libertà” ha ottenuto percentuali da prefisso telefonico nelle recenti elezioni politiche, la colpa non la si può imputare ad altri se non a tutti quei cittadini che, come la cara Emma, credono nel sistema democratico e, proprio per questo, hanno deciso di orientare la loro preferenza verso altri (ennesimo smacco dopo la clamorosa sconfitta alle regionali laziali a vantaggio della Polverini). Ma la Bonino non ci sta e il suo nome ricompare, come sempre – almeno da quando ho memoria politica – in occasione della scelta del nuovo presidente della repubblica. Inutile dire che, anche in questo caso, la vicenda si è conclusa con un nulla di fatto.

La domanda vien da sé: perché nominarla ministro? Parrebbe infatti, per utilizzare il lessico che tanto va di moda oggi, una scelta un tantinello antidemocratica. Manifestazioni, proteste, accuse di complotto… nulla di tutto questo. Il mondo politico e della militanza partitica ha taciuto. Anzi, in molti hanno accolto con entusiasmo la sua nomina. Come mai? Emma Bonino piace a tutti (almeno ai politici) per diverse ragioni.

Innanzitutto è portavoce di quel populismo annacquato che è il vero antidoto ad ogni tentativo reale di cambiamento nel paese. In questo i radicali si sono dimostrati da sempre dei veri maestri. Tuonavano dagli scranni del transatlantico contro la vergogna dei rimorsi elettorali salvo accaparrarsi denaro pubblico per la loro radio di partito. La Bonino è quindi una delle più significative rappresentazioni di quel partito di lotta e di governo che tanto affascina l’immaginario collettivo della politica e che ha permesso a compagini fintamente rivoluzionarie, come la Lega nord, di raccogliere consensi affamando la stessa gente che, nei loro comizi, si vantavano di difendere.

Però Emma è soprattutto la donna dei poteri forti. Non mi riferisco ad oscure logge o a fattucchieri della speculazione finanziaria, ma semplicemente al suo totale asservimento all’ideologia laicista, liberista e americanizzante che ha caratterizzato una delle fasi più bieche e banali della politica degli ultimi decenni, un’ideologia folle che, a vari livelli, è penetrata in ogni schieramento (straordinarie, in questo senso, sono infatti le molte analogie con il pensiero teocon). Si tratta infatti di una guerrafondaia straordinaria, sempre schierata dalla parte dello zio Sam, ritenuto baluardo invincibile della libertà ma che immancabilmente è sempre quello che bombarda gli altri, uccidendo centinaia di innocenti.

Celebri sono state anche le sue battaglie per i diritti della donna e, se da una parte ne preconizzava la liberazione dall’oscurantismo retrivo della cultura islamica, dall’altra non ha speso nemmeno una parola per condannare le torture subite dai prigionieri nel carcere di Abu Ghraib. Forse, ma è solo un’ipotesi, alla laica e superiore civiltà occidentale questi piccoli inconvenienti sono permessi, un scivolone scomodo a cui la Bonino sembra non aver dato troppa importanza.

La sua immeritata notorietà a livello nazionale ed europeo, l’abitudine a schierarsi a destra e a sinistra a seconda della convenienza, fanno quindi di lei il ministro perfetto. E i cattolici al governo? Nessuna reazione, come sempre, solo la prona ubbidienza di chi è soddisfatto di un’aiuola di potere.

 

Luca Fumagalli

2 Commenti a "Emma Bonino: l’eterno ritorno dell’uguale"

  1. #Giosafat   13 maggio 2013 at 9:41 pm

    Stai certa che tutti quelli che sostengono il diritto alla vita dal momento del concepimento, questo gesto che caratterizza questa tua foto, lo facciamo proprio per te. SCHIFATI !!!