La trascendenza di Dio-Amore nel Mistero Eucaristico (SECONDA PARTE)

sacramento
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(da: Divo Barsotti, “Pasqua”, S. Paolo 2005)

Tutto il creato riunito a Dio in Cristo

Perché Dio ha creato tutte le cose? Perché, pur essendo infinitamente sufficiente a Se stesso, Egli ha voluto trarre dal nulla l’universo? Nessuna necessità da parte di Dio. Quale ragione?

Ce la dice la IV Preghiera Eucaristica: per effondere nell’abisso del nulla, nell’abisso della creazione (pura capacità vuota ad accogliere il dono di Dio) la Sua carità infinita, il Suo amore, la Sua luce… la creazione è soltanto la condizione dell’elevazione all’ordine soprannaturale.

 

[…] L’opera del peccato lavora ancora nel mondo. Quante volte, parlando ai preti, ho dovuto dire che non parlino tanto di pace, perché è demagogico parlare di pace… Non si può pretendere che ci sia la pace, fin tanto che esiste il peccato che ne è la causa. Finché c’è la causa, gli effetti non possono mancare.

È gettare soltanto della polvere negli occhi degli uomini parlare di pace senza parlare prima di pentimento, di riconciliazione, di liberazione dal male. È del tutto poco intelligente, per non dire di più, pretendere che vengano meno gli effetti, quando persiste la causa.

Quando vediamo un mondo che rovina sempre più nell’incredulità, quando vediamo un mondo che rovina sempre più nella violenza, è bestemmiare Dio credere di poter stabilire la pace nel mondo.

 

[…] Tutta la verità della vita del mondo, della storia degli uomini, non è che questa promessa di Dio, che lavora nell’umanità, la solleva e la lievita sempre più in una speranza viva, fin tanto che la parola di Dio non si compie nell’Incarnazione del Verbo.

Non c’è altro contenuto nella storia. Non vi è assolutamente altro contenuto, perché tutto precipita nel vuoto e nel nulla quello che si compie nel tempo, se Dio non trae a Sé la vita dell’uomo, assumendola nell’unità della Sua persona, come effettivamente l’assume in Cristo.

Una vera storia o è storia sacra o è vacuità […].

 

[…] Come, dunque, Dio in Cristo ha compiuto questa divinizzazione del mondo? Come, di fatto, in Cristo il Padre ha veramente realizzato il fine, che Egli dava alla creazione, di essere assunta nella gloria di Dio?

Ecco l’Eucaristia, miei fratelli. […] E, di fatto, nell’Eucaristia non siamo noi che riceviamo il Cristo, ma è il Cristo che ci riceve in sé, come dice San Cirillo Alessandrino nel commento al IV Vangelo: la comunione eucaristica (la sacra sinassi) non è che un processo d’incarnazione, per il quale il Cristo Figlio di Dio non assume più soltanto una natura singolare nel seno della Vergine, ma assume tutti noi per farci il Suo unico corpo.

 

[…] Al termine, non rimane che Lui: totus Christus, totus et solus, totus et unus: un solo Cristo.

 

[…] Egli rimane. Nell’atto della Sua morte rimane al di là di ogni tempo; il tempo non Lo tocca più. Ma io, mediante la fede, entro in questa presenza e, entrando in questa presenza, nel vivere la Messa anch’io esco dal tempo, da questa successione che mi rovina, da questa successione che fa sì che la mia vita fluisca fra le mie mani ed io non possegga mai me stesso. In lui io mi posseggo. In Lui io vivo.

 

[…] Diceva Origene che il Regno di Dio è Cristo Signore. È vero. Non c’è altro regno.

Dio non regna su qualche cosa che è al di fuori di Lui, perché al di fuori di Lui non vi è nulla. Ma tutta la creazione, assunta in qualche modo dal Cristo, diviene il Suo corpo, il Suo pleroma. E tutta la vita dell’universo non diviene più che il Suo atto: un atto di amore immenso, di amore infinito, che riunisce eternamente al Padre tutta la creazione.

A cura di Ilaria Pisa