Giovanni Lindo Ferretti

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C’è una cosa che durante l’adolescenza mi ha tormentato . Ma è una di quelle cose che tieni per te per non sembrare quello che non ha capito niente, anche se ti sembra di aver capito tutto. Con il passare del tempo, con l’evolversi degli eventi e crescendo ti rendi conto che avevi ben ragione. Ci vuole fatica per riprendersi la propria autonomia mentale superata l’adolescenza. Il vero dramma è quando il conformismo livellatore diventa lo status quo. Tornando al tema ,questa cosa che mi tormentava è legata a Giovanni Lindo Ferretti. Per i più distratti è un personaggio che da trent’anni è protagonista autorevole di quell’area della cultura ufficiale che vive appena sotto il livello del mainstream. Uno che parla in maniera radicale e profonda riuscendo a tenere banco anche in ambienti cosiddetti “di massa”: Si perché nonostante le origini punk ed il proseguo nell’ambito della musica d’autore , Ferretti non è mai stato indifferente alle masse e sicuramente ha attirato l’attenzione del circuito culturale e musicale ampio. Ferretti è stato leader di quel ensemble punk chiamato CCCP, un nome che negli anni ottanta evoca irrimediabilmente l’orizzonte lontano di un potente idealismo politico. L’estetica e le tematiche di CCCP portano in una dimensione totalmente altra dagli anni ottanta delle TV private e del “pensiamo sempre all’America” di Eros Ramazzotti . Con la fine della reale CCCP finisce anche l’avventura della band che esattamente come la confederazione di stati indipendenti trasforma il suo nome in CSI, orientandosi verso una versione elettrica e alternativa (che parolaccia) di Battiato. In questo lungo periodo Ferretti è sinonimo di sinistra radicale dall’aspetto umano e intimista . Ed è esattamente questo che ha sempre fatto emergere mille dubbi in me, ma continuiamo. Con il tempo l’avventura CSI termina e si sviluppa la carriera solista di Ferretti ma soprattutto ad un certo punto avviene una svolta (???) che spiazza quelli che dovrebbero essere stati i fan più affezionati e delude quelli che con scarsa attenzione lo consideravano un baluardo appartenente alla galassia chiamata sinistra radicale. Ferretti dichiara il suo “ritorno” alla religione Cristiana, alla tradizione, ai campi ,alla montagna ,al Papa ,a Giuliano Ferrara e ad un ambito solitamente considerato patrimonio della destra storica. Ed è li che sboccia finalmente libero quello che è sempre stato il mio sgomento riguardo questa storia. Ma quando mai Ferretti ha parlato realmente con la voce della sinistra? E soprattutto quando mai Ferretti è cambiato? Impossibile vedere un cambiamento ma tutt’al più una conferma di quello che è sempre stato. Un pensatore della tradizione e dell’identità. E’ impossibile , anche sforzandosi , trovare qualcosa di diverso da questo in tutto il lavoro di Ferretti. Ma allora mi chiedo, davvero l’universo di una certa sinistra è cosi superficiale? O è forse colpa di quella manichea tendenza di dividere a categorie per semplificazione? I testi dei CCCP come quelli dei CSI sono pieni zeppi di riferimenti religiosi legati alla tradizione popolare, all’eroismo dell’azione perduto nell’individualismo capitalistico, al disappunto per una società appiattita dal pensiero unico , all’identità dei popoli prima dell’identità delle idee ma soprattutto totalmente presente è la dimensione del sacro, cosa totalmente incompatibile con l’aridità spirituale della sinistra.
Mentre il resto delle band “militanti” di sinistra pensavano ad attaccare un confusamente multiforme quanto inesistente fascismo , Ferretti lodava Mishima e Majakowskji, parlava della forza del popolo Mediorientale, delle radici profonde e della tradizioni contadine. Senza contare che i riferimenti all’URSS si condensavano in un rigoroso immaginario di gloria nazionalistica e di marce militari, universo ben lontano dal caotico e libertario mondo della sinistra Europea. Attenzione, questo non significa che il Ferretti degli anni ottanta non abbia mai messo la crocetta sul simbolo del PC ma non è questo il punto, come il fatto che oggi voti Lega o qualche partito di centro non è affatto importante. Bisogna ricordare che il categorico mondo della politica non ha nulla a che vedere con le sensibilità delle persone. E dunque dov’è la novità di Ferretti cristiano e tradizionalista? Ma solo a me Ferretti è SEMPRE stato tradizionalista e identitario? Fortunatamente no. Proprio sulla rivista BlowUp di Gennaio 2013 c’è una bella intervista ai Disciplinatha, band degli anni ottanta anch’essa vittima della stessa superficialità. Comunemente associati all’immaginario dell’estrema destra per motivi noti solo ai soliti furbi, nel retro di un album piazzarono una frase fantastica per il sui cinismo. Un attacco alla superficialità di una certa sinistra (e non solo) Italiota: “Non siamo di destra, anzi siamo buoni” . Frase paradossale e infantile che sottolinea quanto superficiale e puerile sia l’interpretazione delle cose con il metodo bianco/nero, buono/cattivo. Come dice proprio Ferretti “la sinistra è binaria”. Alla luce di tutto questo, l’intervista in questione è da standing ovation: “La gente deve catalogare tutto,agli occhi di un certo pubblico ora Ferretti ha cambiato idea e alcuni vanno persino a scrivergli offese sotto casa, ma Giovanni è sempre stato quello che è ora, se in questo paese c’è stato un gruppo veramente di destra quello è stato CCCP, un gruppo di estetica filo-sovietica che portava avanti dei valori di destra in quanto gruppo identitario, territoriale […] siamo un un paese molto superficiale in cui l’abito fa il monaco ” Ma allora davvero l’istinto di dividere dicotomicamente le persone è una tendenza radicata nella mentalità Italiana? La superficialità è davvero segno di quanto il pensiero unico post sessantottino abbia appiattito le menti a favore solo di uno status immobile e tutt’altro che vivo? Per quanto mi riguarda Ferretti finalmente libero e prosecutore di se stesso senza la zavorra di personaggi superficiali e ragazzetti fan di Capossela, è oggi come ieri una vera luce nel pantano Italiano.

Federico Franzin

Un commento a "Giovanni Lindo Ferretti"

  1. #LUCA   9 maggio 2013 at 3:48 pm

    A parte il riferimento alla “superficialità” di Capossela e dei suoi fan ti faccio i complimenti per il tuo scritto. Quello che sostiteni è quello che per gran parte penso anche io, nel senso che sento che il filo conduttore del percorso di Ferretti sia la sincerità verso se stesso che sottende il suo percorso. Sinteticamente: quando ultimamente dice di mettersi al tavolo e pianificare le date dei suoi concerti in funzione del bisogno di denaro è per me un atto di grande sincerità verso di sè e chi lo andrà ad ascoltare. Altro elemento per me decisivo è la sacralità che si respira in ogni suo atto.
    Detto questo aggiungo anche che l’andare a sviscerare la biograifa di un artista è una attività di cui non ho mai capito la necessità, la poesia e l’arte rimangolo le (uniche?) cose importanti.
    Paradossalmente, tornando alla sincerità, se questa fosse invece solamente una mia impressione e non un atto autentico nulla cambierebbe nella mia fruizione artistica.

    Citando lo stesso Ferretti :”Pensare agli uomini per categorie è un atto blasfemo”.

    Grazie e saluti
    Sandri Luca

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