La barca di Pietro nella tempesta

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CLERICOMASSONERIA

Paolo M. Siano nel suo “Un manuale per conoscere la massoneria”, 2012, ci ricorda la storia del massone Earl Brennan (33° RSAA), che come capo dell’OSS in Italia (assieme al “fratello” Frank Bruno Gigliotti che ricuciva i rapporti tra massoneria italiana ed americana), lavorò con la mafia italo-americana per preparare lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Earl Brennan grazie ad un personaggio della Segreteria di Stato del Vaticano, ottenne mappe di obbiettivi strategici giapponesi dalla Nunziatura Apostolica di Tokyo. Tale personaggio era G.B. Montini, il primo Papa ad essere elogiato dalla Massoneria tramite il Gran Maestro Gamberini, con un elogio funebre. G.B. Montini, colui che depose la Tiara, così viene ricordato proprio da OR. del 06/08/10: “…officiando in Duomo il Te Deum di ringraziamento per la “liberazione” di Milano dagli austriaci, l’arcivescovo ammise di riconoscere nelle vicende del Risorgimento italiano “quel carattere superlativo che pure chiamiamo provvidenziale”. Bisognerebbe pertanto ringraziare la Carboneria per aver liberato la Chiesa dal fardello del potere temporale!

La fascinazione delle gerarchie ecclesiali per Cavour, Mazzini e compagnìa cantando, si rafforza con l’agognata stesura di DH, che rifiuta il concetto stesso di Stato Cattolico. Mons. Luigi Bettazzi (presunto massone come pubblicato da Mino Pecorelli il 12/09/78 da L’Osservatore Politico) nel suo libro del 2006 riguardo la persecuzione anticattolica nel cosiddetto “Risorgimento” (visto positivamente come “cammino di laicità…”), sostiene che:“l’anticlericalismo è stato una reazione al clericalismo, ossia all’eccessivo influsso della Chiesa nella società …   i nemici di Gesù erano clericali sicchè Gesù è stato anticlericale”. Insomma il solito desiderio di confinare il cattolicesimo nelle catacombe!! Il Card Ersilio Tonini, è stato elogiato da Gustavo Raffi (GOI) come uomo che auspica una collaborazione tra Chiesa e Massoneria per il benessere dell’umanità. Come accennato da Mons Luigi Negri nella prefazione al libro “I Papi e la Massoneria” di A. Pellicciari, Esilio Tonini sarebbe assai vicino alla Massoneria; peccato che lo stesso Mons Luigi Negri abbia rapporti col Rotary di Montefeltro! Per una disamina approfondita della questione si consiglia il libro: “La Massoneria alla conquista della Chiesa” del magistrato C.A. Agnoli.

Appare chiaro come questo Nuovo Umanesimo sia il collante tra “chiesa conciliare” & Loggia, che trova ai livelli di base del laicato “cattolico” già da tempo, una sintesi operativa coi massoni come sostiene il prelato filo-massone Rosario Esposito. Il massone Pierre Simon (GLDF), ossìa l’alfiere dell’avanzata laicista nella legislazione francese, fu proprio colui che negoziò la visita in Loggia di Mons. Pezeril e Padre Riquet, evidentemente in ossequio ad una nuova concezione dei rapporti tra Massoneria e Chiesa, “al di là del Bene e del Male”, verso la Coincidenza degli Opposti o lo svuotamento dogmatico del cattolicesimo. Avanzano agnosticismo e autocompiacimento nella “ricerca” spirituale, come aspetti inquietanti aventi anche coloriture esoteriche. In tal senso fu emblematica una frase di Joseph Ratzinger ad Assisi 2011 riferita agli atei:

“Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta.”
Intanto chi lo dice che i non credenti cercano la verità e che pertanto cercano il vero Dio? Anche se fosse, ma non è dimostrabile, come si può affermare che questa ricerca sia difficile per il modo abituale in cui si pratica quella religione non cattolica? Esiste quindi un modo “raro” di praticare religioni non cattoliche per recuperare la nitidezza totale della “immagine” divina? E chi ce lo insegna, la Kabala nelle Logge o Gesù cristo?

In buona sostanza: E’ IL MODO SBAGLIATO DI PRATICARE LE RELIGIONI A DEFORMARE L’IMMAGINE DI DIO O SONO LE STESSE RELIGIONI IDOLATRICHE A FONDARSI SU DEFORMAZIONI DI QUELLA IMMAGINE? Appare evidente come Joseph Ratzinger abbia parlato a chi ha orecchie per intendere. Il “guenoniano” Jean Reyor sostiene la cattolicità dell’esoterismo “cristiano” templare

per cui occorre superare le forme “esteriori e rozze” della Fede per raggiungere la Conoscenza, il Principio Divino nel quale scompaiono tutte le distinzioni come nel 30° grado di Cavaliere Kadosch RSAA, nel quale vi è il calpestamento esoterico della croce. Ancora Joseph Ratzinger ad Assisi 2011: “Si è, invece, incapaci di ritrovarsi su quel confine tra i due cortili simbolici del tempio di Sion, l’atrio dei gentili e quello degli israeliti, quando ci si arrocca solo in difesa dei propri idoli.”

Non avrei mai pensato che la religione cattolica in se stessa e al di qua dei suoi confini, fosse una rocca eretta in difesa di idoli.

L’erroneo convincimento esaltato particolarmente dai “focolarini” che l’Unità debba essere trovata nel dialogo e che la “divisione” sia di per sè diabolica solo perché “diavolo” deriva dal greco “dia-ballein” (dividere), elude la vera natura di Satana (cioè l’Avversario) che è quella del mentitore, nemico della Verità. Anche la Verità divide: il Signore venne infatti “a portare la spada” (Mt X, 34). I traditori e gli spergiuri che rinnegarono il giuramento antimodernista sono pertanto “satanici” in quanto edulcorano o traviano la verità stessa, anche se in una prospettiva di umanitarismo immanentista lavorano “per unire” l’umanità. Ma non è forse questo uno degli obbiettivi della Massoneria? Questa è la tattica dei modernisti: non negano mai esplicitamente una verità ma la edulcorano col contrario: dicono una cosa e dopo due righe ammettono cose diverse o tollerano cose opposte negli scritti o nella prassi e una volta scoperti, scindono dottrina e pastoralità. Ecco come si ribadiscono timidamente (perché espunte dal nuovo codice di diritto canonico) le condanne alla Massoneria, ma se ne assumono i principii di fondo glissando assai sulle scomuniche da fare…

Dal disordine ascetico causato dai giochi pirotecnici di Medjugorie, siamo ormai giunti ad una sorta di neo-quietismo affamato di apparizionismo: tutto ciò fonda emotivamente la neo-religione Ecumenica. Cento anni fa un neo-convertito dal protestantesimo scrisse un romanzo emblematico quanto profetico. Il romanzo di Benson “Il padrone del Mondo” sembra ricordare il “cristo-umanità” dei Rosacroce, Giuliano Felsemburgh atteso al di là del bene e del male, “oltre” le religioni, dai chierici del nuovo ordine per una Nuova Era in una Nuova Umanità. Il nuovo clero “costituzionale” (oggi “conciliare”) ha però l’appoggio dell’autorità che invece scaccia i “refrattari”, scomodissime spine nel fianco perché specchi di una cattiva coscienza.

 

 

CATTOGIUDAISMO

E.M. Radaelli nel suo “Il mistero della sinagoga bendata” Effedieffe 2002 / Milano, denuncia i complici e i favoreggiatori di quei ladri ed assassini di Naboth, nel Patto Antico (1RE XXI 1,16) e dei vignaioli perfidi, del Vangelo (Matth XXI 34,36). Falsari della Santa Religione che cadono nel tranello di pensare (o pongono tale tranello a chi li ascolta) che sia l’antropologìa a produrre il divino, che Dio sia frutto e prodotto delle contingenze storiche ed ideali dei popoli, smascherando in modo limpido il cuore giudaizzante di troppi porporati tipo Carlo Martini o Etchegaray, ma anche dei vari Cantalamessa che spargono i semi di una nuova religione che ripudia implicitamente il Dio Trinitario. L’unico Dio E’ trinitario e pertanto la trinitarietà è coessenziale a Dio: senza di Essa Dio non è. G.B. Montini non si contraddistinse solo per tale vocazione verso “il Culto dell’Uomo”, ma anche per il suo ecumenismo quando parlò di cattolicesimo, giudaismo ed islamismo come di: “…tre espressioni che professano un identico monoteismo, attraverso le tre vie più autentiche”. E’ una frase contenente due falsità: una falsità metafisica, non avendo i cattolici elementi essenziali in comune con giudei e islamici essendo la nostra essenza proprio l’essere cristiani, non accidentalmente ma sostanzialmente; una falsità religiosa, in quanto per avere un “identico monoteismo”occorrerebbe escludere da parte nostra la Rivelazione stessa, il principio stesso della nostra religione e cioè Gesù Cristo, che rivela il mistero divino e che riassume in se stesso il Libro che rivela. Quale rapporto allora tra Chiesa e Sinagoga?

Gli ebrei, intesi come veri fedeli, popolo eletto e quindi custode delle promesse messianiche, credono a tal punto alla Forza della Parola da definirsi ‘figli della Legge’; infatti: “Nella benedizione di Isacco ai gemelli Esaù e Giacobbe è LA PAROLA a ribaltare l’ordine della natura e della storia per cui il primogenito deve cedere il primato al secondo … La VIS immateriale della Parola sovrasta quella del Sangue perché la prima è divina mentre l’altra caduca ed accidentale. GESU’ vero Verbum rompe i legami che congiungevano i giudei al padre Abramo: ‘Voi avete per padre il diavolo’ (Ioann. VIII, 44). Infatti Jesse, padre di Davide, non sarebbe padre del Messia nella carne e nella fede se non fosse stato sostenuto dalla Potenza del Figlio: non Cristo è ebreo perché nato da ebrei, come se la sua dignità fosse effetto della dignità loro; ma essi sono ebrei perché nati da Cristo e la loro dignità discende dalla Sua, la loro elezione dalla Sua, la loro santità  dalla Sua. Non è la Radice ad essere portata da Te ma è Essa che Ti porta. Eliminare la teologìa della sostituzione con l’invenzione dell’attesa parallela tra “fratelli minori e maggiori” significa ragionare come se la Rivelazione e la prima venuta fossero imperfette (rendendo scusabile l’incredulità) ed avessero assurdamente realizzato un nuovo Patto universale, perfetto e definitivo, ma lasciando ancora vivo quello Antico (compiutosi in quanto annunciante il Nuovo avvenuto), Patto ancora vivo nonostante l’apostasìa del Venerdì Santo che rifiutò la Rivelazione divina. Da quel momento è la Chiesa nascente il Vero Israele. Come ha ricordato anche Don Giorgio Maffei (“Il popolo deicida” – 1994): “…il primato salvifico diviene, col rifiuto, primato di condanna”, ribadendo quanto già la Sacra Scrittura con San Paolo aveva mostrato: ira divina sui giudei e loro accecamento fino a quando non si convertiranno al Signore (2Cor III 12, 16  – 1Ts II 14, 16).

 

Un punto centrale rimane quello dell’insegnamento dottrinale, in quanto (Matth, XXIII, 2): “sulla cattedra di Mosè si sono seduti scribi e farisei”. Chi si siede sulla cattedra di un altro è un usurpatore (Caifa) se il suo insegnamento è in contraddizione con l’altro: la cattedra garantisce proprio al popolo, che lo scambio accidentale della carne e della storia non muta la sostanza e cioè la continuità essenziale dello spirito, ma solo se non vi è usurpazione. La cattedra è di Pietro, è di Mosè in quanto Vicari di Gesù Cristo, uno seguente l’altro precedente di UNA cattedra. I giudei che erano figli di Abramo nella carne si illusero di essere giustificati quasi a titolo ereditario, mentre nello spirito erano “figli del diavolo”(Ioann VIII, 44). Pertanto i cattolici non devono illudersi di essere tali solo perché “materialmente” appartengono alla Chiesa, come se fosse un dato “storico-anagrafico-culturale” il loro tratto essenziale, ma devono esserlo per la Fede. In tal senso Santa Brigida di Svezia (Rivelazioni – Libro VII, 7): “…non avendo il Papa commesso eresia, la vera fede è credere che nonostante i numerosi peccati commessi, egli abbia comunque la piena facoltà e autorità di assolvere le anime, poiché tale potere gli è stato dato da San Pietro e affidato da Dio … similmente affermo che, malgrado i loro peccati li rendano indegni davanti al Dio di gloria, i sacerdoti sono veri sacerdoti – e quindi consacrano, somministrano l’eucaristia e gli altri sacramenti ai fedeli e con le loro mani sull’altare innalzano e toccano realmente il corpo di Cristo – purchè non siano eretici.”

 

 

Insomma, quella delle “tre religioni monoteistiche” non è solo una trovata giornalistica che riduce la religione a sociologìa d’accatto, ma una balla colossale spacciata per “verità” dalle gerarchie conciliari e postconciliari. Tale confusione sulle “tre religioni monoteiste” induce ulteriori confusioni o travisamenti che vanno a consolidare vecchi errori e pregiudizi,  come nel libro di Adriano Scianca “Riprendersi tutto – le parole di CasaPound: 40 concetti per una rivoluzione in atto” – SEB: “Non a caso il monoteismo religioso è figlio del deserto: fra le dune non c’è alcun Dio che possa manifestarsi attraverso la natura … piatta monotonìa che genera per riflesso un Dio che è Totalmente altro rispetto al mondo. La desolazione desertica rinvia alla solitudine metafisica di un Dio che non è afferrabile concettualmente né rappresentabile figurativamente”.Qualche risposta bisogna darla anche perchè Adriano Scianca ha in parte ragione.

Perché Dio non potrebbe manifestarsi nel deserto? E il miracolo della manna e del roveto ardente? L’autore ragiona come se Dio avesse bisogno per forza di una materia particolare per manifestarsi, palesando una concezione materialistica e immanentistica della divinità. Un “dio” totalmente altro e inafferrabile concettualmente, né rappresentabile figurativamente è invece quello a cui credono di credere (perché non esiste) giudei ed islamici, mentre Dio può essere “afferrato” (parzialmente ma esattamente) dalla ragione come insegna san Tommaso e può essere benissimo raffigurato, non come per giudei ed islamici, loro sì fratelli maggiori e minori, ma di un’altra famiglia. Se Dio non si identifica col mondo allora sarebbe irrimediabilmente Altro e Distaccato da esso? Questo secondo il neopaganesimo monista e immanentista che non conosce Dio come Padre. Dio E’ l’Essere stesso creatore di tutto per mezzo del Suo Figlio Unigenito, Sapienza incerata, il Verbum, generato ab aeterno dal Padre che contempla con Carità se stesso e viene contemplato ed amato ab aeterno dal Verbum con la Carità scambievole dello Spirito Santo, che quindi, procede da entrambi. La Trinità divina è relazione di Amore che viene comunicato all’esterno proprio perché, prima e da sempre, vissuta internamente. Quindi Dio può liberamente creare il mondo e l’uomo, facendolo Suo figlio adottivo nella fede per mezzo del battesimo, laddove un “dio” rigidamente “unico” e non trinitario (che non esiste in realtà) diventa Lontanissimo ed inafferrabile, distaccato dagli uomini che tutto saranno o potranno essere tranne che suoi figli. Dio è Altro dal mondo ma non è distaccato da esso, né dai destini umani che segue con la Sua provvidenza. Mi pare ovvio come l’aver insistito troppo sull’aspetto monoteistico scisso da quello trinitario da parte delle gerarchie ecclesiastiche, abbia consolidato anche in altri ambienti ostili al “monoteismo” la falsa idea dei “tre monoteismi”. Parafrasando il prof. Adriano Nardi, il cristianesimo comprese il significato della rivelazione divina, afferrandone il riferimento allo “eschatòn” ultraterreno, mentre l’ebraismo cadde in un fraintendimento interpretando lo “eschatòn” come accadimento storico intramondano, traducendo la verità palesatagli dalla manifestazione trascendente in una dimensione immanente … il giudaismo ha trasformato lo spirituale in materiale, la redenzione in riscatto, l’attesa in rivalsa, la promessa del paradiso ultraterreno nel perseguimento del dominio sulla terra; di Dio ha fatto lo strumento del suo potere. Tale concezione ebraica ha trionfato su quella cristiana ateizzandola, con la conseguenza per i “cristiani ateizzati” della perdita della fede nella salvezza ultramondana, trasformata nella “fede” in un riscatto nella storia verso un Eden terreno, con l’unica differenza però rispetto al giudaismo, che sarebbe condiviso da tutti senza distinzioni. Nei Paesi occidentali vi è una bassa percentuale di atei teorici (“devoti” e non…), mentre le masse vivono un ateismo pratico, un distacco dalla dimensione religiosa vista come per niente necessaria o poco importante per la propria esistenza; giudicata magari come retaggio di epoche “buie”. Tale ateizzazione di massa fatta da “credenti-non-praticanti”, è il frutto di una civiltà apostata che genera agnostici, cioè figure troppo immerse nei propri interessi e desideri, per porsi il fastidioso ed “ozioso” problema del senso stesso della loro esistenza. Ingranaggi dunque, di una macchina nullificante, che pretende un moto continuo ed implacabile: un “fare” senza mai “essere”. Non bisogna chiamarli “credenti-non-praticanti”, ma “agnostici che praticano l’ateismo”. Tutto ciò sembra impossibile ai più anche se la Chiesa ha avuto e sempre avrà dei nemici, esterni ed interni che combattono per corrompere il dono prezioso della Fede nelle anime; ma del resto non fummo forse direttamente avvisati da Cristo che disse: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, incontrerà ancora la Fede? (Lc 18, 8).

 

 

ET HOMO DEUS FACTUS EST

Martedì 11 Dicembre 2012 a Teramo si è tenuto un convegno dal titolo: “Fede e Cultura a cinquanta anni dal Concilio”. L’intento dell’iniziativa: dimostrare come il CVII abbia trasformato una “Chiesa del giudizio”, sono le parole dell’organizzatore dell’evento, il Sig. Attilio Danese, nella “Chiesa del dialogo”. Questo “miracolo” conciliare si sarebbe prodotto grazie al fatto che i Padri Conciliari avrebbero “rimesso al centro della dottrina cattolica la Persona Umana”, come se il “peccato” precedente fosse stato di aver messo al centro Dio.

Mons. Sanna ha bollato la Messa Tridentina come una “celebrazione di un’assemblea muta e passiva”, spiegando che con la riforma liturgica si sia passati “dal Dio dell’altare al Dio della vita … dal culto domenicale ed esteriore di sacrestìa a quello della testimonianza della carità cristiana”.

Il CVII, ha fatto eco Michele Seccia (vescovo di Teramo), nel suo breve intervento introduttivo: “ha fatto proprio il personalismo” che poco spazio aveva avuto in precedenza perché ovviamente corretto e in gran parte condannato dalla filosofia tomistica.  Veniva così elogiato il vescovo Abele Conigli che a Teramo abolì la processione del Venerdì Santo e che consegnò la direzione dell’organo diocesano “L’Araldo Abruzzese” ai laici (a seguito del Concilio il seminario aprutino fu chiuso per carenza di vocazioni!!!). Poi è stato il presidente della “Association des amis d’E. Mounier”, Guy Coq, ad esaltare nella sua relazione le idee del filosofo personalista francese rallegrandosi di quanto il Concilio le abbia recepite, prima fra tutte, quella sulla laicità dello Stato, accusando la Chiesa preconciliare di non aver compreso la differenza tra laicità e laicismo in quanto a suo dire: “il progetto di fondo del cristianesimo non è quello di costruire una civiltà cristiana”, occorrendo “il riconoscimento dell’autonomìa dei laici in materia di impegni temporali.”
Il professor Campanini ha ricordato in modo trionfale come gli intellettuali marginalizzati e condannati dai Papi, abbiano influenzato in modo decisivo il CVII con la “geniale intuizione della riconciliazione con la modernità … Mounier nel 1935 aveva parlato di rifare il Rinascimento … il Concilio fece propria la filosofia personalista e finalmente cancella dai propri documenti e dal proprio linguaggio parole come ‘Stato Cattolico’ e ‘Società Cristiana’…”. Quale differenza tra questi signori e sant’Ignazio di Loyola, che nei suoi Esercizi Spirituali invitava a rispondere alla Chiamata di Cristo Re, partendo da quella del Re temporale che aiuta appunto a contemplare quella del Re Eterno! Ebbene: “Troppo a lungo – asserisce il relatore – la Chiesa era stata legata alle strutture del potere … il Concilio libera la Chiesa da questo abbraccio mortale.”
Tutti concordi nella necessità di andare Oltre la post-modernità, così come E. Mounier voleva ripensare il Rinascimento. Insomma, non finisce qui! Con la vittoria del principii della separazione tra Stato e Chiesa i rivoluzionari non sono ancora soddisfatti: occorre che la Chiesa rinunci a concepire se stessa come Istituzione, per liquefarsi nel “popolo di Dio”, in un “popolo in cammino”. Insomma è stato davvero curioso vedere tanti detrattori della Chiesa “costantiniana e tridentina”, quasi desiderosi di tornare nelle catacombe o di essere offerti in pasto alle belve del Circo Massimo e constatare nel contempo che in fin dei conti, sono tutti stipendiati e riveriti, alloggiati e al sicuro, pronti ad apostatare senza neanche avere una ghigliottina che incombe sulla loro testa. E’ proprio questa la “chiesa” nata dal CVII: quella dei “preti” che sputano sulle glorie della Chiesa, che rinnegano con disinvoltura secoli di Santi e Martiri, che fanno gli indovini o gli psicologi in tivvù avendo perso la vocazione a guidare il gregge, quella della centralità della persona umana in chiave sentimentale o neo-umanistica col protagonismo dei Laici Illuminati. Una “chiesa” che sradica gli altari e mette i tavoli, non più confortata dalla forza e dalla centralità del Sacrificio di Cristo. Una “chiesa” che minaccia nuovi concilii per celebrare e “canonizzare” un domani nuovi errori. Una “chiesa” con la quale si può essere “Una Cum”, rimanendo cattolici?

 

Pietro Ferrari
24 maggio 2013
Nella festa di Santa Maria Ausiliatrice