Costantino e la nascita della Societas Christiana (parte 3 di 3)

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Conclusione

 

Seppur con i suoi limiti umani, con le sue ingerenze su questioni interne di fede, talvolta con prepotenza volta ora a conservare le proprie prerogative ora ad un esagerato zelo, Costantino resta uno degli strumenti che in mano a Dio ha dato frutti abbondanti. Non si può dire, come i modernisti,  che taluni problemi generatisi dal felice connubio Chiesa-Stato debbano portare a rinunciare a questo sano principio di dottrina dove lo Stato si preoccupa del vero bene dei suoi cittadini, ovvero la loro eterna salvezza, prestando ossequio d’obbedienza e promessa di difesa a Dio e al Sacro Deposito rivelato affidato alla Chiesa Cattolica.

 

 

Negare questo e quindi propugnare la separazione Chiesa – Stato e l’indifferentismo religioso di stato (il laicismo) equivarrebbe a violare le divine disposizioni da sempre esplicitate dal magistero petrino fino ai tempi recenti. Gli illuminanti ed infallibili insegnamenti, che non abbisognano di ulteriori commenti, di Pio IX nella sua enciclica dell’ 8 Dicembre 1864, la Quanta Cura, riassumono tutto il patrimonio dottrinale e teologico della Chiesa sui rapporti Chiesa-Stato; tali insegnamenti parlano della libertà di coscienza e si esprimono nei seguenti termini: «Contro la dottrina delle sacre Lettere, della Chiesa e dei santi Padri (gli odierni riformatori) […] non temono di caldeggiare l’opinione, sommamente rovinosa per la cattolica Chiesa e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI, di venerata memoria, chiamata delirio, cioè la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo, che si ha da proclamare e stabilire per legge in ogni ben costituita società, ed i cittadini aver diritto ad una totale libertà, che non deve essere ristretta da nessuna autorità […] E mentre ciò temerariamente affermano, non pensano e non considerano, che così predicano la libertà della perdizione ».

 

 

Ricordiamo che per  San Tommaso, ciascun regno particolare è una nave fornita del suo equipaggio e di tutti i suoi attrezzi. Il re ne è il nocchiero. Lanciata in alto mare la nave veleggia verso il porto: tal porto è il fine per cui il regno è stato creato. Lucidamente così spiega l’Angelico Dottore «[…] Il Re cui appartiene questa direzione suprema è Colui che non è soltanto uomo, ma Dio nel tempo stesso, nostro Signore Gesù Cristo, che facendo gli uomini figli di Dio li conduce al regno celeste […] Ed affinché le cose temporali e le spirituali non si confondessero insieme, questa suprema direzione è stata commessa non ai re, ma ai sacerdoti, e specialmente al Sommo Sacerdote, al successore di San Pietro, Vicario di Gesù Cristo, il Romano Pontefice, al quale tutti i re del popolo cristiano debbono essere sottomessi come al figliuolo stesso di Dio. Tale è l’ordine: il meno si riferisce al più, l’inferiore è sottomesso al superiore, e tutti pervengono al loro fine .”

L’editto di Milano resta dunque un fatto provvidenziale che creò i presupposti per il proseguo della miracolosa e straordinaria diffusione della fede appena rinvigorita dalla Grazia e dal sangue di tanti gloriosi martiri, per l’affermazione pratica della regalità sociale di Nostro Signore, per l’esplicitazione dei dogmi e per la immediata loro difesa contro le eresie e infine per la messa in opera di quel tessuto omogeneo, oramai eroso sotto i colpi del modernismo, che ha reso veramente grande per grazia divina e orientata verso la beatidune eterna, pur con i suoi umani limiti,  un’intera epoca: la societas cristiana . Il cui compimento è, per concludere con Sant’Agostino “Quella Civitas Dei, società perfetta dove l’accordo di tutte le volontà opera e contempla lo stesso bene cioè l’amore per l’unica verità, quella di Cristo, la cui essenza è la fede in Cristo, il quale  regna dove è la fede […]L’ esistenza di essa è fondata sulla dottrina […] Alla città terrena compete l’errore e l’indifferentismo, essa non può essere approvata dalla Città di Dio ma biasimata e condannata […] Affinchè lo spirito umano, tormentato dal desiderio di conoscere, non cada per debolezza nella miseria dell’errore, è necessario un divin magistero cui egli obbedisca “ (De Civitate Dei XIX)

 

Roberto Bernardi

 

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