IL MATRIMONIO OMOSESSUALE ED IL CALENDARIO DEL DUCE

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Tempo fa ho scritto un articolo sul matrimonio omosessuale (del quale mi pento parzialmente per le ragioni che vado ad illustrare), intitolato “il Matrimonio di Serie B” (anche se poi qualcuno della redazione di Radio Spada lo ha rinominato “Matrimonio 2.0”), esponendo il principio “date mihi indissolubilitatem, dabo vobis culimonium”, ovvero sostenendo che la Chiesa e/o i cattolici potrebbero smetterla di opporsi in maniera pregiudiziale al c.d. “matrimonio” omosessuale, a due condizioni: prima, che l’eventuale “unione civile” fra persone dello stesso sesso non si chiami “matrimonio” ma diversamente (io avevo proposto “unione nuziale”) visto che in tal modo non si originerebbe una “famiglia fondata sul matrimonio” godente di tutti i diritti previsti dalla Costituzione (art. 29) e quindi si eviterebbe che – il giorno dopo – la Corte Costituzionale dichiari illegittima e discriminatoria qualsiasi norma (o prassi o mancanza di norma) tesa ad impedire, da parte di tale “famiglia”, l’adozione di minori; secondo, che i cattolici ottengano in cambio, almeno in forma “opzionale” e “per chi liberamente la scelga” la “indissolubilità” anche civile per il proprio matrimonio, in modo da debellare l’idea stessa di divorzio ed il vizio del consenso che – in molti casi – alberga nelle coscienze degli sposi al momento di pronunciare il fatidico “sì” (con possibili drammatici risvolti di “nullità” del sacramento). (1)

Infatti, dicevo, una volta accettata l’omosessualità come fatto “normale”, quale “danno” in più potrebbe arrecare alla società il fatto di consentire la celebrazione dei “contratti nuziali omosessuali”? E dunque, per lo meno, si cerchi di “ridurre il danno”, da un lato guidando il processo in modo da evitare una inevitabile sentenza della Suprema Corte pro-adozione (ed io infatti interpreto da questo punto di vista – e dunque non negativamente – la proposta dell’on. Galan (2) del PDL su questo tema) dall’altro chiedendo qualcosa in cambio (cioè l’indissolubilità opzionale).

Tutte queste considerazioni rimangono valide e “realiste” in una Italia che si va sempre più scristianizzando e nella quale il cattolicesimo, già passato da “religione di Stato” a “religione maggioritaria”, deve forse prepararsi ad una battaglia difensiva tipica delle minoranze (forse a breve anche “perseguitate”).

 

Però l’altra sera, in pizzeria, ho assistito ad una discussione tra il pizzaiolo, che aveva appeso nel suo locale un calendario del Duce, ed un avventore – evidentemente antifascista – che protestava per la presenza di tale “gadget”. La discussione, che fra intellettuali si sarebbe dispiegata per ore ed ore, si è – invece – conclusa rapidamente con la seguente affermazione del pizzaiolo: “Ehi, quante storie!!! Che quei calendari si vendono dal giornalaio!”. Discussione terminata.

Il fatto stesso che il calendario si venda dal giornalaio ha tolto ogni arma dialettica all’avventore antifà. “Si vende dal giornalaio”, ergo non c’è nulla di male. Ciò che è reale è razionale. Anzi, ciò che è legale è morale.

L’intellettuale lo sa che non è vero. Noi lo sappiamo che ci sono un sacco di cose LEGALI che però sono IMMORALI e dunque il fatto che lo Stato italiano regolamenti le “unioni nuziali omosessuali” non ci farebbe “né caldo né freddo”. Ma, per l’uomo della strada, sarebbe come sapere che si vendono dal giornalaio…

 

Pierfrancesco Palmisano

 

 

(1) cfr: http://radiospada.org/2013/01/08/matrimonio-2-0-punti-fermi-e-paradossi/

(2) cfr questo articolo di Repubblica: 

http://www.repubblica.it/politica/2013/05/28/news/unioni_gay_ecco_la_proposta_del_pdl-59801921/ ; si noti che quando l’on. Galan afferma: «Equiparazione con le nozze etero ma CON DUE sostanziali differenze: non c’è la parola matrimonio e non sono previste le adozioni»  in realtà bisognerebbe correggerlo e dirgli che la differenza è solo UNA: se ci fosse la parola “matrimonio” ci sarebbero inevitabilmente e conseguentemente anche le adozioni.

2 Commenti a "IL MATRIMONIO OMOSESSUALE ED IL CALENDARIO DEL DUCE"

  1. #duxcunctator   13 giugno 2013 at 1:54 pm

    E’ questa, infatti, la conseguenza più nefasta di tutte le “legalizzazioni” illegittime: la deformazione causata in quelle coscienze che non sono sufficientemente forti per discernere il “legale” dal “legittimo”.

    E questo sia i “dissolutori” che gli “acceleratori” nel modo che Dio ha in abominio: lo sanno benissimo.
    Ed è per questo che impediscono l’azione della pur infinitamente potente preghiera di Gesù, Figlio di Dio e Dio Figlio, mentre veniva crocifisso: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

    Costoro, lo sanno benissimo quello che fanno.
    E non potranno godere del perdono del Padre, amministrato dal Figlio (a cui è stato rimesso ogni Giudizio): a meno che non si pentano di pieno cuore e non sconfessino esplicitamente le loro opere.
    Che è cosa ben difficile, quando si è compiuto il peccato imperdonabile.

    Maranathà

  2. #Matteo   14 giugno 2013 at 9:19 pm

    Bisogna andare fino in fondo e portare alle naturali conseguenze
    logiche la riflessione razionale che l’articolo avvia:

    Quello che è legale non corrisponde con quello che è giusto.

    Legalità e moralità non sempre coincidono e comunque non coincidono mai necessarimente, anzi nei regimi democratici dove le leggi vengono fatte per compiacere le masse e non per fare quel che è giusto (in democrazia è giusto quello che vuole la massa) capita con grande facilità che legalità e giustizia siano tragicamente ed inesorabilmente divergenti.

    E’ per questo che quando capita, (e purtroppo è capitato e capiterà ancora) il cattolico non può e non deve rinnegare Cristo per rimanere nella legalità, anzi dove la scelta divenisse cruciale dove opporsi alla legalità arrivando persino a combatterla se fosse questo il prezzo da pagare per seguire Nostro Signore Gesù Cristo.