Luci e ombre di Joseph de Maistre


deMaistre

“Trascendere le diversità confessionali, e sfociare in un ecumenismo grandioso. Ecco ciò che affascinava il giovane, inquieto dinanzi alla marea montante dell’irreligione. E sebbene solidamente ancorato alla Chiesa, non sempre soddisfatto del suo insegnamento, nell’attesa di conoscenze più alte, capaci di nutrire meglio il suo fervore.”

  • A. Faivre, Ecrits maçonniques de Joseph de Maistre et de quelques-uns de ses amis francs-maçons, pag. 20

 

Profondamente ammirato come il padre di quello che sarà il pensiero cattolico contro-rivoluzionario, ben pochi sono a conoscenza delle numerose ombre che inevitabilmente cadono sulla figura del Conte savoiardo Joseph de Maistre. Se da un lato bisogna riconoscergli di essere rimasto saldo sulle sue posizioni anche quando personaggi come Lamennais si lasciavano infatuare dai fuochi fatui del liberalismo e di essersi opposto come meglio poteva prima al giacobinismo e successivamente a Napoleone, dall’altro non si possono nascondere i limiti di un pensiero che in un’ottica cattolica risulta fortemente compromesso.

Innanzitutto va citata l’affiliazione giovanile del Conte alla loggia massonica “Aux trois Mortiers” di Chambery, fatta passare dai suoi sostenitori come un’errore giovanile ampiamente ritrattato successivamente. Tale tesi è però smentita dagli studi di Dermenghen del 1923 e di Jean Rebotton del 1983, illustranti la profonda influenza che l’esoterismo ebbe nella sua opera e nella sua vita.

Secondo le opere del Dermenghen infatti il pensiero di de Maistre viene svelato dai suoi Diario
intimo del Savoiardo
, Illuminés e Mémoire au duc Ferdinand de Brunswick-Lunebourg (il Brunswick era Gran Maestro della Massoneria scozzese). Il filosofo Attilio Mordini ebbe da scrivere riguardo all’ultima opera da me citata: “Ultimo grande massone cattolico, il conte Giuseppe de Maistre, scriveva al duca di Brunswick, ricordando le remote origini cattoliche della massoneria e prevedendone il rapido declino se non fosse subito tornata in grembo alla Chiesa di Roma. Le previsioni di de Maistre si sono avverate sino all’esattezza. Divelta dalla Chiesa, la massoneria ha perduto ogni senso di unità, non solo cadendo nel sincretismo, ma anche nella separazione della speculazione dall’opera, della pratica dalla teoria intesa nel suo vero senso di contemplazione della verità.”. Stando sempre al sovracitato lavoro di Demerghen, l’ortodossia cattolica del Conte savoiardo sarebbe stata minata nelle fondamenta dal suo sincretista tentativo di conciliare esoterismo massonico e Cattolicesimo, mettendo in luce con la sua opera “l’influsso sul pensiero maistriano, dell’esoterismo, dell'”illuminismo”, della “teosofia” dell’epoca maistriana e dell’occultismo”.

 

Altri importanti scritti che vanno a smontare il mito costruito attorno al de Maistre si possono rinvenire nei lavori di Jean Rebotton risalenti al 1983, anno in cui curò un’edizione de  Ecrits maçonniques de Joseph de Maistre et de quelques-uns de ses amis francs-maçons di Antoine Faivre. In tale saggio il Faivre sostiene che il Conte avesse una forte infatuazione “per la metafisica dei numeri, e reputava che la profezia, lungi dal dover essere chiusa o confiscata da un’istituzione, resta possibile tra gli uomini e permette al cristianesimo di svilupparsi sempre di più, e di restar fedele alla propria tradizione. Elementi che, messi insieme, costituiscono la teosofia cristiana”,  venendo inoltre esposta la tendenza al sincretismo (di chiara derivazione massonica) propria del pensiero di De Maistre: “[è necessario] sormontare l’opposizione apparente delle confessioni, mediante una riflessione, fondata su un’attività simbolica coerente e ricreatrice, alla quale nessuno potrebbe accedere, senza la mediazione della conoscenza – nel senso stretto gnosi – o dell’iniziazione. Là risiede il carattere insostituibile, di una massoneria concepita come mediazione tra la Chiesa e il potere politico, capace come tale, di palliare alle insufficienze di entrambi, e di assisterle nella loro missione temporale e spirituale, senza sostituirsi mai né all’una né all’altra.” . Risulta ben chiaro a questo punto perché il Faivre affermasse che le oscillazioni giovanili del Conte tra eclettismo e Ortodossia Cattolica non si risolsero con l’annientamento dell’uno in favore dell’altro, ma in una sorta di mix non troppo ben riuscito e dal retrogusto massonico.

 

Il Faivre non mancherà inoltre di citare gli autori da cui il De Maistre trasse spunto per lo sviluppo del suo pensiero religioso: il cavaliere de Ramsay, il Vescovo François Fénelon, Martinez
de Pasqually, Jean Baptiste Willermoz e Claude de Saint-Martin. Ramsay era uno scozzese protestante successivamente convertitosi al Cattolicesimo e fondatore della Massoneria scozzese. Fénelon fu il vescovo di Cambrai (dal 1695 al 1715) che venne condannato da Papa Innocenzo XII il 12 marzo 1697 come prossimo all’eresia quietista. De Pasqually è noto per essere stato un esoterista francese studioso di teurgia teorica e pratica. Willermoz era un’occultista strettamente legato alla Stretta Osservanza (una loggia massonica) e più genericamente alla Massoneria europea. De Saint-Martin invece è conosciuto per essere stato un filosofo illuminista che propose una rilettura dei testi cristiani alla luce delle scienze occulte e del neoplatonismo, rigettando la scolastica e mettendo gli accenti sul misticismo. Tali furono gli autori che influirono sul pensiero religioso di Joseph de Maistre.

Tornando al lavoro precedentemente considerato del Demerghen, in esso viene affermato che in molti, per difendere il Conte, “hanno trascurato, o negato i suoi rapporti con le suddette dottrine sospette, oppure rinunciano a cercare di studiare e capire come un uomo così serio abbia potuto avere un trasporto e un’inclinazione per il mistero e certe cattive amicizie.”.

 

Alla luce di tutto ciò si può tranquillamente affermare che non a caso il pensiero del De Maistre troverà come naturale sbocco l’inserimento nel solco del “tradizionalismo” di matrice esoterica, pagana e più o meno direttamente anti-cristiana tracciato prima da Guènon e successivamente da Evola, e non certo in quello degli autori della contro-rivoluzione cattolica che lo seguirono.

 

Testo segnalato da anonimo e raccolto a cura di Piergiorgio Seveso 

Fonte: articolo “Joseph de Maistre esoterico?”, di Don Curzio Nitoglia

 

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