Recensione: Avrò Cura di Te di Padre Serafino Lanzetta

“Cristo fatto uomo ci unisce in sé stesso e immediatamente a Dio perché è il Verbo Incarnato. In Lui e solo in Lui c’è salvezza, in ragione del mistero dell’incarnazione che fa da ponte tra il cielo e la terra, tra Dio e l’uomo, tra il finito e l’infinito. Nella sua mediazione filiale, in virtù della sua santissima umanità, sacramento fontale di salvezza, possiamo arrivare a Dio: Cristo ha congiunto per sempre Dio e l’uomo. Nella sua umanità tocchiamo la divinità, la quale si è avvicinata alla nostra umanità. Il Figlio è mediatore e ha donato la sua vita in riscatto per tutti noi. Ha pagato per noi per ricondurci a Dio. Fuori di Cristo, perciò, c’è  il nulla. Fuori di Esso non c’è salvezza, non c’è verità.”

P. Serafino M. Lanzetta, Avrò Cura di Te, pag. 37

 

Questo breve scritto del Frate Francescano dell’Immacolata Serafino M. Lanzetta (noto per la sua precedente pubblicazione per le Edizioni Cantagalli de “Iuxta Modum – il Vaticano II riletto alla luce della Tradizione della Chiesa”) non è, come alcuni avrebbero potuto pensare, l’ennesimo romanzo rosa dal retrogusto zuccheroso con qualche vena strappalacrime, bensì un’appassionato elogio della vita nascente considerata come dono di Dio e come vocazione, conseguentemente sempre e comunque da difendere dagli attacchi dell’odierna mentalità secolarizzata che con le sue massicce iniezioni di edonismo, egoismo e fredda logica utilitaristica tende a schiacciare i più deboli che possano esistere sulla faccia della Terra, ossia coloro che essendo ancora nel grembo materno non hanno una voce per potersi difendere da chi li considera un peso dal quale sbarazzarsi al più presto, possibilmente in modo rapido e indolore, per la sola colpa di non essere stati “programmati” o di non avere quegli standard di “perfezione” che la materialista e neo-pagana società di oggi impone.

 

Partendo da un’acuta descrizione, per dirla alla Thomas Eliot, della waste land rappresentata da un mondo moderno che sembra aver perso ogni scopo e senso ultimo (e che parrebbe dar ragione a Gòmez Dàvila quando affermò che “I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia”) si passa attraverso la concezione della vita come dono di Dio da restituire a Lui attraverso il Sacramento del Battesimo per partecipare in futuro alla vita beata e si arriva all’ultimo capitolo dove si definisce la piccolezza del Bambin Gesù come misura della vita vissuta in pienezza, ossia della santità.

 

Insomma, non posso fare a meno di consigliare la lettura di questo breve saggio di 138 pagine, il quale manca inoltre della classica tara di molti scritti “pro-life”, ossia quella di opporsi a pratiche contrarie alla legge naturale (aborto, eutanasia, unioni omosessuali ecc. ecc.) solo per una visione più o meno cristianizzata di una cosìdetta “dignità umana” dal retrogusto vagamente illuminista e antropocentrico (e soprattutto facilmente utilizzabile anche dallo schieramento opposto) e non perché radicalmente antitetiche alla morale naturale e alla Legge di Dio.

  • Titolo: “Avrò cura di te”
  • Autore: Padre Serafino M. Lanzetta
  • Casa editrice: Fede & Cultura, collana “I libri del ritorno dell’Ordine”
  • Prezzo: 12.80

Recensione di anonimo, segnalata da Piergiorgio Seveso 

Rispondi