San Marcellino Champagnat: la Rivoluzione dell’Istruzione

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Marcellino Champagnat nasce a Marlhes (piccolo villaggio nella valle della Loira, in Francia) il 20 maggio 1789.
Soltanto due mesi più tardi, nella non troppo distante Parigi, una sollevazione “popolare” assalterà e distruggerà la Bastiglia, segnando l’inizio della Rivoluzione francese.
Sono anni di profondi sconvolgimenti che toccano persino un mondo apparentemente estraniato dal tempo come la campagna.
Il regime del Terrore rivoluzionario, infatti, porta suo padre Jean Baptiste Champagnat ad essere sindaco del piccolo villaggio rurale di Marlhes.
Forse perché troppo impegnato nella burocrazia amministrativa, Jean Baptiste non ha tempo di educare i suoi otto figli ai valori della Rivoluzione liberale e razionalista, lasciando Marcellino sotto l’egida custodia della madre, la quale gli permette di conoscere la Chiesa cattolica e frequentare la parrocchia.
Come tutti i figli maschi delle famiglie piccolo borghesi, Marcellino viene mandato a studiare in una delle tante scuole pubbliche da poco istituite dal governo rivoluzionario. 

L’impatto con la scuola è però pessimo: neanche arrivato in classe, il maestro gli pone immediatamente una domanda di grammatica francese a cui Marcellino non è in grado di rispondere.
A quel punto, un suo compagno ha la malaugurata idea di alzarsi e dare la risposta al posto suo, ma senza aspettare che il maestro gli abbia dato la parola. 
In linea con i metodi pre-montessoriani, il bambino viene schiaffeggiato violentemente dall’insegnante per la sua impudenza e rimandato a posto con una democratica e laica mortificazione.

Marcellino torna a casa affranto e determinato a non mettere mai più piede in una scuola. 
Seppur con il biasimo del padre, infatti, il giovane non lascia mai Marlhes e si occupa principalmente del lavoro agricolo.

Dopo la morte del padre, però, Marcellino affronta una crisi esistenziale e si avvicina ulteriormente alla Chiesa. 
Su consiglio del parroco entra a soli 16 anni nel seminario giovanile di Verrièries da cui, non senza difficoltà, uscirà per andare al seminario di Lione, dove nel 1816 sarà ordinato sacerdote diocesano.
Ad ordinarsi con lui è anche il giovane Giovanni Maria Colin, che da seminarista ha riunito in un sodalizio, detto “Società di Maria”, un gruppo di chierici che vogliono indirizzare il loro ministero all’educazione della gioventù.
Marcellino non ha mai dimenticato l’immagine del maestro che lo allontanò dalla scuola e si convince che quello dell’Istruzione sia il primo campo in cui un sacerdote debba impegnarsi durante il suo apostolato.
A smuovere in tal senso il neo-sacerdote è anche un episodio avvenuto durante il suo servizio di vice parroco a St. Chamond: chiamato a dare l’Estrema Unzione ad un ragazzo agonizzante, scopre con orrore che questo non ha alcuna conoscenza della religione cattolica. 

<<Non avere paura, sono Padre Marcellino>> dice al ragazzo appena resosi conto della situazione: <<Ave Maria piena di Grazia, benedetto il tuo Figlio Gesù. Prega per noi, per me! Ripeti con me “Padre Nostro, Padre Mio, liberaci dal male”.>>
Marcellino realizza che moltissimi giovani in quella Francia travagliata non conoscono Dio e comprende che l’unica evangelizzazione possibile può avvenire tramite l’insegnamento.
Aderisce quindi alla Società di Maria di padre Colin, cercando fin da subito di darle una conformazione più ordinata e avvicinando ad essa più giovani possibile. 
Nel 1817 la Società di Maria prende la denominazione di “Piccoli Fratelli di Maria” o “Fratelli Maristi” ed apre una scuola presso la parrocchia di St. Chamond: l’embrione della futura congregazione si compone di diversi sacerdoti, ma anche di fabbri, falegnami, mugnai.
L’ambizione di Marcellino è quella di creare una scuola aperta a tutti e per tutti. 
Non soltanto una scuola “gratuita”, ma anche accogliente e perseverante dove ogni ragazzo possa essere stimolato ed ascoltato.
<<Educare bene un ragazzo è più sublime che governare il mondo>> ha modo di affermare verso la fine della sua vita.
Nel 1823 l’arcivescovo di Lione autorizza i fratelli maristi  a pronunciare i voti, mentre nel 1824 viene iniziata la costruzione dell’Hermitage di Saint-Chamond, che diviene sede generalizia dell’istituto.
In relativamente pochi anni, Marcellino riesce a costruire qualcosa di incredibile: una scuola pubblica cattolica con diverse ramificazioni nel territorio francese ed in Belgio.

Ciò che la Rivoluzione distrugge, lui lo ripara; chi è stremato dalla miseria, viene soccorso e tratto in salvo.
Impossibile non intravedere un parallelo con l’operato svolto circa un secolo prima da San Luigi Maria Grignion da Monfort in Vandea.
Riportare il Cattolicesimo nel cuore delle genti rieducandola, spiritualmente e culturalmente.

Marcellino motiva i giovani nell’insegnamento del Vangelo: vive insieme ad essi, come se fosse uno di loro.
Insegna loro a vivere come fratelli in una sorta di comunità monacale, affinché imparando possano divenire educatori anche loro. 
La scuola diviene qualcosa di più di una stanza in cui ricevere nozioni ed intimidazioni: per Marcellino è un luogo di affermazione ed incontro, in cui ogni ragazzo possa avere modo di dimenticare la propria miseria.

Nel 1825 l’Hermitage di Saint-Chamond è ultimato e può accogliere circa 150 persone, ne viene pertanto benedetta la cappella alla presenza del vescovo.
La gioia di aver fatto qualcosa di grande non può però compensare la fatica accumulata in anni di viaggi e di lavoro: nel 1837 Marcellino si ammala gravemente e, comprendendo già di non poter vincere anche questa battaglia, si fa succedere da un altro fratello, Francesco, costituendo così in maniera definitiva una congregazione laicale. 

Marcellino morirà il 6 giugno 1840, data della sua memoria liturgica. 
Verrà beatificato il 29 maggio 1955 da Papa Pio XII ed il 18 aprile 1999 canonizzato da Giovanni Paolo II. 

Oggi i suoi Fratelli Maristi delle scuole sono disseminati in tutto il mondo, costituendo una delle congregazioni religiose a fine didattico più note e diffuse.

Lorenzo Roselli