Dei cattivi maestri: Julius Evola (parte 2 di 3)

150px-Evola2

La concezione politica di Evola

Vi sono certamente degli elementi positivi nella concezione politica evoliana. Per esempio la critica mossa al “liberal-liberismo” come filosofia economica che tende a sminuire gli ideali dell’uomo portandoli sempre più verso valori fisici, meccanici e materiali e facendo di essi un fine quando non sono che un mezzo (anche se da non disprezzare, si badi bene, come insegna la Chiesa).

Il Socialismo a sua volta, secondo Evola, non è assolutamente alternativo al Super-capitalismo, poichè entrambi nascono dalla medesima radice culturale: la PLUTOMANIA, il culto dell’ORO. Anzi il Super-capitalismo liberale non può che accelerare il processo socialista che ha bisogno di sfruttatori e di sfruttati per fomentare l’odio e servirsi del proletariato come forza che scatena la Rivoluzione permanente ed universale. Inoltre sia il Super-capitalismo che il Socialismo inverano il sogno dei talmudisti di diventare gli unici padroni del mondo; infatti il Supercapitalismo da una parte concentra le ricchezze nelle mani di poche famiglie di ascendenza giudaica o di ispirazione massonica; il Socialismo d’altra parte, espropriando la proprietà dei gojim e consegnandola nelle mani di un unico proprietario (lo Stato), che è governato in massima parte da giudei, rende realmente il talmudista padrone del mondo.

Evola, a questo proposito, ha un’intuizione brillante e parla di Super-capitalismo liberale (PRIVATO) e di Super-capitalismo socialista (DI STATO), che conducono entrambi ad un’unico traguardo: la massificazione e la spersonalizzazione. Occorre però notare che con questa teoria egli si rifà alla Guerra Occulta di Leon de Poncins e di Malynski, due autori cattolici controrivoluzionari (30). Per Evola i concetti liberisti di prosperity e di benessere non sono poi molto diversi da quelli marxisti dell’utopia escatologica di un messianismo terreno, propriamente talmudico. In entrambi i casi il valore economico “sacrifica” quello spirituale, accrescendo e moltiplicando artificialmente i bisogni materiali dell’uomo, che diventa così schiavo di Mammona e del Vitello d’oro. L’epoca liberal-socialista è perciò caratterizzata dal primato del fare, del consumare, dell’agitazione caotica rispetto ai bisogni dello spirito. L’errore evoliano, anche in questo campo, è il peccato di un eccessivo elitarismo che disprezza la realtà materiale, gnosticamente, come qualcosa di cattivo in sè; la Chiesa invece insegna a gerarchizzare, a subordinare ciò che è inferiore, senza mai disprezzarlo, nè tantomeno a erigersi a semidèi.

L’Europa del dopoguerra secondo Evola

Nel pensiero evoliano l’Europa è divenuta, dopo l’esito disastroso della seconda guerra mondiale, da soggetto di politica mondiale, un oggetto condizionato dall’Imperialismo dell’URSS e degli USA.

Secondo Evola, per sfuggire alla dominazione sovietica l’Europa ha dovuto scegliere l’Alleanza Atlantica. Fino a che l’Europa non si ricompatterà, non solo economicamente ma politicamente e spiritualmente, dovrà scegliere l’influenza americana come il male strategicamente minore, per evitare di cader vittima della ben più nefasta influenza del mondo comunista.

Evola e il fascismo

Il nostro Autore vedeva nel Fascismo una deficienza di Tradizione aristocratica (o di èlite tradizionale). Il suo intervento nel Fascismo ha una finalità correttrice: renderlo un movimento che si ispiri alla concezione idealistico-magica ed esoterica, propria del “filosofo proibito”, ovvero una sorta di super-Fascismo. Il suo intervento si concretizzerà in una serie di articoli, pubblicati in: Vita Nuova, Il Lavoro d’Italia e Critica Fascista, tutte riviste di primo piano. Gli articoli del Nostro sono tutti imperniati a dimostrare l’incompatibilità tra Fascismo e Cristianesimo. Essi però scatenarono una forte reazione da parte del Vaticano ed Evola fu “scaricato” dal Partito. Il filosofo cercò quindi di crearsi uno spazio proprio, pubblicando nel 1928 Imperialismo paganoIl Fascismo di fronte al pericolo eurocristiano. «Evola dichiara, senza mezzi termini, l’inconciliabilità dell’etica fascista… con la Religione cattolica. Di conseguenza il Fascismo deve percorrere, con coerenza, fino in fondo, la via ghibellina che conduce… lo Stato a subordinare ai proprii tutti gli altri interessi, specie quelli della Chiesa. Lo Stato non deve oltrepassare i limiti di una generica tolleranza nei riguardi della Chiesa Cattolica: al contrario deve assumersi la responsabilità di dichiararsi pagano» (31). Ma l’appello evoliano resterà lettera morta, il 1929 è l’anno del Concordato.

 

[…]

 

Razzismo “spiritualista”

Evola scriverà quattro saggi dedicati al problema della razza: Tre aspetti del problema ebraico (1936); Il mito del sangue (1937) e Sintesi della dottrina della razza apparso assieme a Indirizzi per una educazione razziale (1941).

Secondo il Fraquelli «…il tanto sbandierato razzismo “spiritualista” evoliano si rivela più un problema terminologico che non di sostanza… sotto l’alone spiritualistico si celerebbe quello che Di Vona definisce un “materialismo trasposto”. Lo studioso napoletano sottolinea infatti come Evola, pur cercando di distinguere il vero razzismo da quello biologico, in realtà non si discosti poi molto da quest’ultimo» (45). Contro tali scritti di Evola polemizzò Giorgio Almirante, da un punto di vista ancora più biologicamente razzista (46). Per trovar poi asilo presso degli ebrei torinesi, quando la prima Repubblica del Nord crollò, sotto l’offesa della razza.

Cavalcare la tigre

Nel 1961 Evola pubblica Cavalcare la tigre dove prospetta per “l’uomo in piedi tra le rovine” la difesa dei valori tradizionali sul piano interiore, senza coinvolgimento alcuno sul piano… dell’azione. Il libro è rivolto “a chi non può o non vuole staccarsi dal mondo attuale… senza però cedere interiormente” (47).

Anche qui si scorge la contraddizione mentale e morale del pensatore siciliano, che si illude di non farsi contaminare dal mondo moderno, pur restandovi attaccato. La sana ascetica cristiana e la S. Scrittura insegnano che “non si può camminar sul fuoco senza scottarsi”, e se non si vogliono evitare le occasioni prossime di peccato si è già commesso peccato. Così se qualcuno non vuol separarsi dal pensiero e dal modo di vita del mondo mderno, ne accetta implicitamente la filosofia e la prassi. E non mi si venga a dire che l’iniziato è talmente forte da non sporcarsi pur voltolandosi nel fango, non ci credo, per buon senso, perchè l’esperienza lo conferma e soprattutto perchè l’iniziato è molto più debole e depravato, intellettualmente e moralmente, dell’uomo comune. Infatti egli è un vulnerato che deve compensare un vuoto interiore, formandosi l’idea del super-uomo, che è una sorta di “complesso di… superiorità”.

Inoltre Apolitia significa per Evola partecipare alla realtà del mondo attuale, senza lasciarsi coinvolgere da esso, altra “quadratura del cerchio”; ma non significa affatto astensione dall’attività, anche politica. Anzi il compito del militante è proprio quello di “far precipitare la crisi”, di favorire e non arrestare, le forze della DISSOLUZIONE (48).

Vi sono alcuni aspetti politici, nel sistema evoliano, che, presi a parte, possono apparire controrivoluzionari, e che hanno attirato tanti giovani desiderosi di reagire contro la degradazione del mondo moderno. Presi però nell’insieme ed inquadrati nell’Idealismo magico-iniziatico, essi non costituiscono una vera reazione al processo rivoluzionario e gnostico, ma ne fanno parte ed anzi ne rappresentano una delle punte più avanzate.

Come tanti giovani di buona volontà, confondendo la causa palestinese con l’Islàm, si gettano con quest’ultimo per combattere il Giudaismo (quando l’Islàm non è che il prodotto di esso); così altri giovani con buoni ideali potrebbero essere ingannati dalle poche verità economico-politiche contenute nell’Evolismo e cadere nelle braccia del Cabalismo magico contro cui volevano lottare.

L’unica vera alternativa alla Modernità è, da un punto di vista naturale, il realismo della filosofia aristotelico-tomista e da un punto di vista soprannaturale l’insegnamento della Rivelazione biblica come è stato costantemente spiegato dai Padri, dai Dottori della Chiesa e soprattutto dal Magistero pontificio. Abbiamo un faro di luce, che è la Roma cristiana: se vogliamo davvero restaurare la società tradizionale non dobbiamo fare nient’altro che restaurare noi stessi, con l’aiuto della grazia di Dio. Di conseguenza potremo restaurare la famiglia e quindi la società secondo gli insegnamenti divini di Nostro Signor Gesù Cristo quali ci sono tramandati dal Magistero ecclesiastico, di epoca in epoca, fino alla fine del mondo (malgrado la crisi che la Chiesa sta attraversando attualmente, ma dalla quale uscirà sicuramente, perchè è di costituzione divina).

Tratto da: http://www.doncurzionitoglia.com/juliusevola.htm

Testo segnalato da anonimo e raccolto a cura di Piergiorgio Seveso

3 Commenti a "Dei cattivi maestri: Julius Evola (parte 2 di 3)"

  1. #Rocco Antonio Sergi   10 febbraio 2014 at 9:47 pm

    La vera ed unica sua opera, a mezzo libri e suoi adepti, fu catturare la mente ed il cuore dei giovani nostalgici del fascismo, e nemici degli angloamericani che avevano invaso l’Italia, per aizzarli contro i socialcomunisti in quegli anni di “Guerra Fredda”; ed anche per prepararli, attraverso uno spiritualismo da baraccone, alla nuova religione del supercapitalismo : la New Age ed il cabbalismo Gli uomini eretti sulle rovine avrebbero collaborato “cavalcando la tigre” alla creazione di più gravi rovine… Basta guardarsi in giro, leggere i giornali… Grazie Evola!!!…

    Rispondi
    • #guelfonero   12 febbraio 2014 at 4:03 am

      Grazie per l’intervento.

      Rispondi

Rispondi