Siria: poche e chiare parole

judgement_day_by_gutku

Quello che succede in Siria non è di facile e di immediata comprensione . Questo è sicuro e proprio per questo è difficile crearsi una idea solida e precisa del sanguinoso conflitto interno al paese mediorientale . C’è da dire però che a creare una solida e precisa idea della condotta atlantica nei confronti di una determinata serie di nazioni considerate stati canaglia, c’è una lunga serie di precedenti . Alla luce di questi è necessario avere dubbi riguardo alle recenti certezze di USA e UE. Da parecchio sventolare il fantasma delle armi chimiche è il segnale e il pretesto diretto per giustificare l’inizio di una guerra . E’ stato cosi con la seconda e decisiva guerra contro l’Iraq e contro Saddam Hussein. E’ bene ricordare che il pretesto per l’attacco furono cosiddette prove del possesso di armi chimiche da parte dell’esercito di Saddam . Suddette armi chimiche non furono mai trovate . Si parlò di notevoli quantità di gas nervino ma l’unico gas nervino trovato fu quello dei campioni standard lasciati dagli USA per i test. Senza contare gli 8.500 liti di Antrace mai trovati . Una delle prove chiave erano i cosiddetti “laboratori mobili delle armi di distruzione di massa”. Esibite da Colin Powell, le foto di questi camion che dovevano essere stazioni mobili per la preparazione di armi chimiche si rivelarono presto ( ma tardi dal punto di vista della formazione di una opinione pubblica ) generatori di idrogeno per palloni sonda metereologici.  Powell dichiarò tra le altre cose che l’Iraq aveva acquistato dei tubi speciali d’alluminio il cui uso probabile era l’impiego nelle centrifughe d’arricchimento dell’uranio. Esibì anche delle foto di alcuni siti considerati veicoli di decontaminazione . L’ispezione delle Nazioni Unite che seguì l’invasione verificò che si trattava di veicoli anti incendio . Powell parlò di rampe di lancio nascoste in Iraq Occidentale. Ovviamente non fu trovato nulla. Si parlò di grandi quantità di testate a lungo raggio ma oltre a nessuna prova ad avallare queste convinzioni non fu mai trovato nulla. Gli ispettori dell’ONU trovarono testate esplosive da 122mm che secondo Powell contenevano agenti chimici ma nella realtà dei fatti erano vuote e senza riscontro di aver mai contenuto suddetti agenti chimici. Nel 2003 furono presentati dei documenti secondo i quali l’Iraq stava acquistando ossido di uranio dalla Nigeria. Aldilà del fatto che l’Iraq possedeva giacimenti suoi , quindi senza bisogno di acquistare tali sostanze da uno stato estero, si riscontrò in seguito la totale falsificazione di suddetti documenti. Anche riguardo Gheddafi furono paventati rischi chimici nonostante la convinzione AIEA dell’assenza di armi di distruzione di massa in Libia. Sempre l’antrace e il gas nervino. Insomma la volontà falsificatrice come pretesto di fronte all’opinione pubblica è una arma già vista e già usata . Oggi ci troviamo di fronte ad un evento previsto almeno dalla compilazione della lista degli stati canaglia: L’attacco militare alla Siria. SI parla oggi dell’uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare Siriano. Ancora le armi chimiche quindi. E mentre gli USA parlano di “pochi dubbi “, dubbi in realtà ce ne sono tanti. Anzi tantissimi. Si potrebbe partire dalla Del Ponte, membro della commissione ONU indagante crimini di guerra in Siria, che non si allinea alle convinzioni USA e UE . Le testimonianza raccolte dalla commissione portano a puntare il dito sui ribelli riguardo l’uso di gas Sarin. Philip Giraldi, ex agente CIA ed esperto di terrorismo sottolinea come l’uso di armi chimiche sia assurdo e inutile da parte del Governo di Damasco (a che pro tra l’altro l’uso sui civili ? ) mentre utilissimo alla causa dei ribelli dato che porterebbe a loro il sostegno incondizionato dell’Occidente. Si dovrebbe anche per lo meno ascoltare le parole di Antranig Ayvazian , portavoce dei cattolici armeni che dal palco del meeting di Rimini sottolinea come il 90% delle notizie riguardanti il governo Siriano siano mistificazioni e bugie mirate alla costruzione dell’ accettazione di un possibile intervento che porterebbe
all’abbattimento di una nazione dalla sorprendete tolleranza religiosa in favore del jihadismo dei ribelli. Ma poi chi sono i ribelli? Sono una unione di diverse milizie fondamentaliste Islamiche . Secondo fonti dell’intelligence Tedesca solo il 5% dei ribelli è Siriano. Recente la notizia di un Italiano convertito all’Islam morto tra le fila dei ribelli. Anche questa enorme totalità estera dei ribelli dice molto a riguardo considerando la volontà aperta degli USA di armare suddetti ribelli, amici di oggi ma probabili nemici di domani . Ripeto. E’ molto difficile avere idee chiare a riguardo di una situazione tanto lontana e tanto complessa ma quello che è indispensabile oggi è avere dubbi. Farsi domande di fronte all’ennesima veloce costruzione di impalcature che portano al consenso verso l’attacco di un paese che tutto è stato fino ad ora tranne un nemico dell’umanità è doveroso ed è quasi incomprensibile il contrario. E non temete che a pagare per l’attacco saranno gli stessi civili che oggi , compianti , servono a pretesto dell’attacco stesso.

Federico Franzin

2 Commenti a "Siria: poche e chiare parole"

  1. #Sonia Battaglia   28 agosto 2013 at 10:55 pm

    DOVRO’ VEDERE DISTRUGGERE TUTTO IL MONDO, PER AVERE “LA PACE”??
    🙁

  2. #Angheran   29 agosto 2013 at 12:47 pm

    Articolo esemplare. Se ci facciamo prendere per il bavero anche questa volta come cristiani è meglio che andiamo a nasconderci , chiudiamo tutto. Decenni di ‘esportazione di democrazia’ hanno ridotto il mediterraneo a un bagno di sangue. E’ ora di dire basta alla propaganda insulsa , “Obama è costretto” … “In Kosovo sapevamo quali fossero i nemici , qui no”..