Sulle differenze fra Inferi, Inferno, Limbo dei padri e Limbo dei non battezzati

Il Venerdì Santo, sulla Croce, Cristo realizza la suprema manifestazione del nome di Dio: “Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca» Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così. […] Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto»“. [1]

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Cosa successe dopo che Gesù spirò?

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù“. [2]

E’ importante riportare quanto ci è dato sapere e quanto la Chiesa Cattolica ha insegnato dogmaticamente, attingendo tali certezze dall’inerranza della Parola di Dio nella Scrittura. Prende vita così la Tradizione o depositum fidei.

1) “[…] Come infatti anima razionale e carne sono un solo uomo, così Dio e uomo sono un solo Cristo. Che patì per la nostra salvezza, discese agli Inferi, il terzo giorno è risuscitato dai morti“. [3]

2) “[…] patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, mori e fu sepolto; discese agli Inferi; il terzo giorno risuscitò da morte […]”. [4]

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 Gli Inferi e l’Inferno sono la stessa cosa?

Purtroppo, a distanza di quasi 2.000 anni dall’episodio, ricordato da Sant’Alfonso Maria de Liguori con l’espressione “Barbari, siete contenti?” [5] ed ancora “Poveri giudei! voi diceste allora: Sanguis eius super nos et super filios nostros. Voi stessi v’imprecaste il gastigo, il quale già vi è arrivato; i vostri figli già portano la pena di quel sangue innocente, e la porteranno sino alla fine del mondo” [6], ci sono alcuni che non hanno ben chiaro ciò che Cristo fece dopo essere spirato.

Gesù Cristo realmente morì; la divinità però rimase sempre congiunta al corpo e all’anima. [7]

Dal Catechismo di San Pio V. Dobbiamo credere che Gesù Cristo, dopo crocifisso, morì realmente e fu sepolto. Non senza motivo tale fatto è proposto separatamente alla fede dei credenti, essendosi da taluni negata la sua morte in croce. I santi Apostoli ritennero necessario contrapporre a tale errore questa dottrina di fede, sulla cui verità nessun dubbio è più consentito, avendo concordemente tutti gli Evangelisti asserito che Gesù Cristo rese il suo spirito (cf. Mt 27,50; Mc 15,37; Lc 23,46; Gv 19,30).

Del resto, essendo vero e perfetto uomo, Gesù Cristo poteva veramente morire. La morte dell’uomo, infatti, non è altro che la separazione dell’anima dal corpo. Riconoscendo che Gesù Cristo è morto vogliamo appunto dire che la sua anima si divise dal corpo. Non diciamo però che se ne separò anche la divinità, ma crediamo e riconosciamo fermamente che, separatasi l’anima dal corpo, la divinità rimase sempre unita al corpo nel sepolcro e all’anima discesa agli Inferi. Era del resto opportuno che il Figlio di Dio morisse, per sconfiggere attraverso la morte il diavolo, signore della morte, e affrancare coloro che il timore della morte teneva per tutta la vita nei ceppi della schiavitù (cf. Eb 2, 14.15).

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Cristo discendendo nel Limbo liberò le anime dei santi [8]

Gesù Cristo nostro Signore disceso nel Limbo, per condurre con Lui in cielo i santi Padri e tutti gli altri uomini pii, liberandoli dal carcere, dopo aver strappato al demonio la sua preda; il che fu da Lui compiuto in maniera ammirabile e con gloria grande.

Il suo aspetto sfolgorò […] su quei prigionieri una luce chiarissima e riempì le loro anime di letizia immensa e di gaudio; anzi elargì€ a esse ancora la più desiderabile delle beatitudini che consiste nella visione di Dio.

Così€ fu compiuta la promessa fatta al buon ladrone: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23,43). Questa liberazione dei buoni era stata molto tempo innanzi predetta da Osea con queste parole: “O morte, io sarò […] la tua morte; o Inferno, io sarò […] la tua distruzione” (Os 13,14); e dal Profeta Zaccaria: “Per te, a causa del sangue del tuo patto, io ritirerò […] i tuoi prigionieri dalla fossa senz’acqua” (Zc 9,11); nonché dal passo dell’Apostolo: “Egli ha spogliato i principati e le potestà, offrendoli a spettacolo e trionfando di loro” (Col 2,15).

Per meglio intendere il valore di questo mistero, dobbiamo sovente ricordare che per beneficio della passione di Cristo hanno ricevuto la salvezza non solo gli uomini pii, nati dopo l’avvento del Signore, ma anche quelli che lo avevano preceduto da Adamo in poi. Perciò […] prima che Egli morisse e risorgesse da morte, le porte dei cieli non si aprirono mai per alcuno, ma le anime dei buoni, uscite di questa vita, erano portate nel seno di Abramo (o Limbo dei Padri) o venivano purificare nel fuoco del purgatorio, come avviene anche ora a quelli che hanno qualcosa da lavare o da scontare.

V’è infine un’altra causa della discesa di Cristo signore negli Inferi, ed è la manifestazione della sua forza e potenza anche in quel luogo, com’era stato nel cielo e sulla terra, affinché si avverasse che al suo nome ogni ginocchio si piega in cielo, in terra e negli Inferi (cf. Fil 2,10). Chi non ammirerà‚ a questo punto l’immensa benignità di Dio verso il genere umano? Chi non sarà preso dallo stupore, considerando che Egli, non soltanto ha voluto subire per noi un’acerbissima morte, ma è ancor voluto scendere nei penetrali della terra, per toglierne le anime, a Lui tanto care, e portarle seco alla beatitudine?

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Cristo è risorto per virtù propria [9]

Con la parola “risurrezione” tuttavia non si deve intendere soltanto che Cristo risuscitò da morte, come avvenne a molti altri, ma che risorse per sua forza e virtù; cosa che fu esclusiva di Lui. La natura infatti non tollera, ne è stato mai concesso ad alcuno, di rievocare se stesso da morte a vita per propria virtù. Ciò era riservato all’infinita potenza di Dio, secondo la parola dell’Apostolo: “Se egli è stato crocifisso a causa della sua debolezza [umana], vive però per virtù di Dio” (2 Cor 13,4).

La quale divina virtù non essendo stata mai separata né dal corpo di Cristo nel sepolcro, né dall’anima durante la discesa negli Inferi, rimaneva sempre presente, sia nel corpo, per potersi ricongiungere all’anima, sia nell’anima, per poter ritornare nel corpo. Cosi poté ritornare a vita per propria virtù e risorgere dai morti.

Gesù fu sepolto, il mistero del Sabato Santo [10]

Per la grazia di Dio, egli” ha provato “la morte a vantaggio di tutti” ( Eb 2,9 ). Nel suo disegno di salvezza, Dio ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse “per i nostri peccati” ( 1Cor 15,3 ) ma anche “provasse la morte”, ossia conoscesse lo stato di morte, lo stato di separazione tra la sua anima e il suo Corpo per il tempo compreso tra il momento in cui Egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto è il Mistero del sepolcro e della discesa agli Inferi. E’ il Mistero del Sabato Santo in cui Cristo deposto nel sepolcro (cf. Gv 19,42) manifesta il grande riposo sabbatico di Dio (cf. Cf Eb 4,4-9) dopo il compimento (cf. Gv 19,30) della salvezza degli uomini che mette in pace l’universo intero (cf. Col 1,18-20).

La Persona unica non si è trovata divisa in due persone dal fatto che alla morte di Cristo l’anima è stata separata dalla carne; poiché il corpo e l’anima di Cristo sono esistiti al medesimo titolo fin da principio nella Persona del Verbo; e nella morte, sebbene separati l’uno dall’altra, sono restati ciascuno con la medesima ed unica Persona del Verbo. [11]

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Gesù’ Cristo discese agli Inferi, risuscitò dai morti il terzo giorno [12]

Gesù era disceso nelle regioni Inferiori della terra: “Colui che discese è lo stesso che anche ascese” (Ef 4,10). Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la discesa di Cristo agli Inferi e la sua Risurrezione dai morti il terzo giorno, perché nella sua Pasqua Egli dall’abisso della morte ha fatto scaturire la vita: Cristo, tuo Figlio, che, risuscitato dai morti, fa risplendere sugli uomini la sua luce serena, e vive e regna nei secoli dei secoli. [Messale Romano, Veglia Pasquale, Exultet].

Cristo discese agli Inferi, cosa sono gli Inferi? [13]

Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù “è risuscitato dai morti” ( At 3,15; Rm 8,11; 1Cor 15,20 ) presuppongono che, preliminarmente alla Risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti (cf. Eb 13,20). E’ il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli Inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri (cf. 1Pt 3,18-19).

La Scrittura chiama Inferi, shéol o ade [Cf Fil 2,10; At 2,24; Ap 1,18; Ef 4,9 ] il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio [Cfr. Sal 6,6; Sal 88,11-13 ]. Tale infatti è, nell’attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; [Cfr. Sal 89,49; 633 1Sam 28,19; Ez 32,17-32 ] il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel “seno di Abramo” [Cfr. Lc 16,22-26 ]. “Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all’Inferno” [Catechismo Romano, 1, 6, 3]. Gesù non è disceso agli Inferi per liberare i dannati [Cfr. Concilio di Roma (745): Denz. -Schönm., 587] né per distruggere l’Inferno della dannazione, [Cfr. Benedetto XII, Opuscolo Cum dudum: Denz. -Schönm., 1011; Clemente VI, Lettera Super quibusdam: ibid., 1077] ma per liberare i giusti che l’avevano preceduto [Cfr. Concilio di Toledo IV (625): Denz. -Schönm., 485; Cfr. anche Mt 27,52-53 ].

La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti […] ” (1Pt 4,6). La discesa agli Inferi è il pieno compimento dell’annunzio evangelico della salvezza. E’ la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell’opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della Redenzione.

Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte [Cfr. Mt 12,40; Rm 10,7; Ef 4,9 ] affinché i morti udissero la voce del Figlio di Dio e, ascoltandola, vivessero [Cfr. Gv 5,25 ]. Gesù “l’Autore della vita” (At 3,15) ha ridotto “all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” liberando “così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (Eb 2,14-15). Ormai Cristo risuscitato ha “potere sopra la morte e sopra gli Inferi” (Ap 1,18) e “nel nome di Gesù ogni ginocchio” si piega “nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,10).

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L’Inferno [14]

(per maggiori informazioni studiare: DEMONOLOGIA: LA SACRA SCRITTURA E IL DIAVOLO)

Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” (1Gv 3,15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da Lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli [Cfr. Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “Inferno”.

Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, [Cfr. Mt 5,22; Mt 5,29; 1034 Mt 13,42; Mt 13,50; Mc 9,43-48 ] che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo [Cfr. Mt 10,28 ]. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” (Mt 13,41-42), e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” (Mt 25,41).

La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’Inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente nell’Inferno, dove subiscono le pene dell’Inferno, “il fuoco eterno” [Cfr. Simbolo “Quicumque”: Denz. -Schnöm., 76; Sinodo di Costantinopoli: ibid., 409. 411; 274]. La pena principale dell’Inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’Inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Mt 7,13-14).

Siccome non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

Dio non predestina nessuno ad andare all’Inferno; [ Cf Concilio di Orange II: Denz. -Schönm. , 397; Concilio di Trento: ibid. , 1567] questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole “che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9): Accetta con benevolenza, o Signore, l’offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti [Messale Romano, Canone Romano].

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Ma liberaci dal Male [15]

L’ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: “Non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” (Gv 17,15). Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre “noi” a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell’intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continuamente alle dimensioni dell’Economia della salvezza. 

In questa richiesta, il Male non è un’astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” [dia-bolos, colui che “si getta di traverso”] è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo.

Omicida fin dal principio”, “menzognero e padre di menzogna” (Gv 8,44), “Satana, che seduce tutta la terra” (Ap 12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata “dalla corruzione del peccato e della morte” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV]. “Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno” (1Gv 5,18-19).

Il Signore, che ha cancellato il peccato e ha perdonato le colpe, è in grado di proteggere e di custodire contro le insidie del diavolo che è il nostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non ci sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31) [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 30].

La vittoria sul “principe del mondo” (Gv 14,30) è conseguita, una volta per tutte, nell’Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è “gettato fuori” (Gv 12,31) [Cfr. Ap 12,10 ]. Si avventa “contro la Donna”, [Cfr. Ap 12,13-16 ] ma non la può ghermire: la nuova Eva, “piena di grazia” dello Spirito Santo, è preservata dal peccato e dalla corruzione della morte (Concezione immacolata e Assunzione della Santissima Madre di Dio, Maria, sempre vergine). Allora si infuria “contro la Donna” e se ne va “a far guerra contro il resto della sua discendenza” (Ap 12,17). E’ per questo che lo Spirito e la Chiesa pregano: “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,17; Ap 22,20): la sua venuta, infatti, ci libererà dal Maligno.

Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l’artefice o l’istigatore. In quest’ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l’umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell’umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha “potere sopra la Morte e sopra gli Inferi” (Ap 1,18), “colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (Ap 1,8): [Cfr. Ap 1,4 ]

Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo [Messale Romano, Embolismo].

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SEMBRA ESSERCI POCA CHIAREZZA?

Come mai il Catechismo pubblicato dal Papa San Pio V per Decreto del Concilio di Trento, in maniera chiarissima dice:

Poi si dovrà‚ insegnare come Gesù Cristo nostro Signore disceso nel Limbo, per condurre seco in cielo i santi Padri e tutti gli altri uomini pii, liberandoli dal carcere, dopo aver strappato al demonio la sua preda; il che fu da lui compiuto in maniera ammirabile e con gloria grande“.

Mentre il Catechismo del 1999, in maniera apparentemente molto meno chiara, prima parla di Inferi intesi come “shéol o ade“, poi del “soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso“, successivamente di “attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti“, poi cita il “seno di Abramo“, in seguito afferma “furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all’Inferno“, ecc…

Insomma, tutte questi concetti potrebbero sembrare apparentemente confusionari. Come fare per chiarire?

Vediamo se il Compendio CCC del 2005 può schiarirci le idee.

Che cosa sono «gli Inferi», nei quali Gesù discese? [16]

Gli «Inferi» – diversi dall’Inferno della dannazione – costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che erano morti prima di Cristo. Con l’anima unita alla sua Persona divina Gesù ha raggiunto negli Inferi i giusti che attendevano il loro Redentore per accedere infine alla visione di Dio. Dopo aver vinto, mediante la sua morte, la morte e il diavolo «che della morte ha il potere» (Eb 2,14), ha liberato i giusti in attesa del Redentore e ha aperto loro le porte del Cielo.

In questo caso il Compendio sembra apparentemente fare maggior chiarezza però, se facciamo ben attenzione, parla di “Inferi” e dice che sono diversi non dall’Inferno, ma dall’ “Inferno della dannazione“.

Procediamo nella ricerca cercando di dare risposta definitiva alla questione teologicamente rilevante.

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Sul Limbo

Non per confondere ulteriormente le idee, ma a questo punto è opportuno introdurre il concetto di Limbo … il motivo è dato dal fatto che la Chiesa, per Tradizione, ha sempre ritenuto che gli Inferi corrispondessero al cosiddetto “Limbo dei Padri“.

Lo stesso termine Limbo, che deriva dal latino “limbus“, è quel lembo, inteso come zona estrema confinante con l’Inferno. La Tradizione suole distinguere il Limbo in 2 diverse tipologie:

1) “Limbo dei Padri“, ossia quel luogo – condizione di serena e fiduciosa attesa di tutti i giusti prima della risurrezione di Cristo;

2) “Limbo dei bambini” ossia quel luogo – condizione dove finivano i bimbi nati senza aver avuto il tempo di essere battezzati.

La Tradizione sul Limbo destinato ai bambini morti senza il Battesimo non è chiara: sembra più un’ipotesi teologica che una Verità di Fede. La sua esistenza era supposta dalla preoccupazione della necessità del Battesimo per tutti, contro l’eresia pelagiana che negava la trasmissione del peccato originale […] Quanto poi alla sua natura, Padri e Teologi non si sono pronunziati in modo concorde […] La Chiesa, infine, non ne ha fatto mai oggetto di un’esplicita e categorica dichiarazione dogmatica. [17] Oggi, piuttosto comunemente, si riconosce la serietà delle ragioni che escludono il Limbo come eterna condizione intermedia tra Paradiso ed Inferno, anche se la salvezza suppone necessariamente il Battesimo per tutti, compresi i bambini. [18] Io non condivido questa teoria, poiché a parer mio il Limbo si configura come verità implicitamente dogmatica, e lo spiegherò.

A causa del peccato originale, i bambini morti prima del Battesimo, non avrebbero una visione di Dio ma solo una felicità derivante dalla natura. Tale dottrina prevalse in epoca medioevale, in particolare nella Scolastica e grazie a San Tommaso (1225-1274), e costituisce un addolcimento di quanto appunto si affermava in precedenza e di quanto sosteneva lo stesso Sant’Agostino (354-430) che collocava i bambini morti senza Battesimo nell’Inferno a causa del peccato originale, per quanto condannati a “fiamme mitissime“. [19]

Ben tre Concili Ecumenici, che secondo la Dottrina della Chiesa espressa particolarmente nel primo Concilio Vaticano godono dell’assistenza dello Spirito Santo e dunque dell’infallibilità, hanno definito solennemente che: “le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale o nel solo peccato originale scendono subito all’Inferno ma puniti con pene differenti“. [20] Tali definizioni non fanno che confermare quanto già si trova nella Scrittura, in particolare nei Vangeli, come ad esempio: “Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato […]”. [21]

San Pio X, nel Catechismo Maggiore, affermava che “I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non è premio soprannaturale né pena; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il Paradiso, ma neppure l’Inferno e il Purgatorio“. [22]

Sempre San Pio X, alla domanda “Dopo la morte, che fu di Gesù Cristo?“, rispose affermando “Dopo la morte, Gesù Cristo discese con l’anima al Limbo, dalle anime dei giusti morti fino allora, per condurle seco in Paradiso; poi risuscitò, ripigliando il suo corpo che era stato sepolto“. [23]

Ed ancora: “Sepolto il corpo, Egli [Gesù] coll’anima santissima discese al Limbo per liberar le anime dei giusti ivi trattenute in attesa della redenzione“. [24]

Nel 1984 l’allora Cardinale Ratzinger, nel libro “Rapporto sulla fede” scritto con Vittorio Messori, affermava che “il Limbo non è mai stato una verità definita di fede. Personalmente lascerei cadere quella che è sempre stata soltanto un’ipotesi teologica“.

Il 19 Aprile 2007, la “Commissione teologica internazionale“, in un documento approvato da Benedetto XVI, definiva la tradizionale “credenza” sull’esistenza del Limbo, più come “da un punto di vista teologico, lo sviluppo di una teologia della speranza e di una ecclesiologia della comunione, insieme al riconoscimento della grandezza della misericordia divina, mettono in discussione un’interpretazione eccessivamente restrittiva della salvezza. Di fatto la volontà salvifica universale di Dio e l’altrettanto universale mediazione di Cristo fanno ritenere inadeguata qualsiasi concezione teologica che in ultima analisi metta in dubbio l’onnipotenza stessa di Dio, e in particolare la sua misericordia“. [25]

La stessa “Commissione teologica internazionale” afferma che “La teologia ascolta la Parola di Dio espressa nelle Scritture, al fine di trasmetterla amorevolmente a ogni persona. Tuttavia sulla salvezza di coloro che muoiono senza Battesimo, la Parola di Dio dice poco o niente“.

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Come dice poco o niente?

Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato […]”. [26]

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»“. [27]

A questo punto la “Commissione teologica internazionale“, pone l’accento su una sorta di “contraddizione” e richiama, con un riferimento, 1Tm2,4; dice che “In breve, il problema, sia per la teologia sia per la cura pastorale, è come salvaguardare e riconciliare due gruppi di affermazioni bibliche: quelle che si riferiscono alla volontà salvifica universale di Dio e quelle che identificano nel Battesimo il mezzo necessario per essere liberati dal peccato ed essere resi conformi a Cristo“.

Leggendo 1Tm2,4, apprendiamo “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità“.

Leggendo integralmente 1Tm,2 possiamo notare: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo – dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese. Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d’oro, di perle o di vesti sontuose, ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà. La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia“.

Voi avete compreso la motivazione dell’abolizione del Limbo? Io ancora no e, dato che non è (probabilmente) Dogma di Fede, se ne può ancora parlare.

Nell’Istruzione sul Battesimo dei bambini del 1980 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ribadito che, “quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro“. [28]

L’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge che «la grande misericordia di Dio che vuole salvi tutti gli uomini [1 Tm 2,4], e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo». [29]

Ma come giustificare allora questa velata contraddizione con quanto affermava San Pio X nel suo Catechismo Maggiore, già confermando quanto definito nel Catechismo Tridentino o di Papa San Pio V?

San Pio X, confermando quanto espresso da San Pio V, nel Catechismo Maggiore, affermava che “I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non è premio soprannaturale né pena; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il Paradiso, ma neppure l’Inferno e il Purgatorio“. [30]

San Pio V affermava, difatti, che: “La conoscenza di tutte queste verità senza dubbio utilissima ai fedeli. Ma nessun insegnamento è più necessario di questo: che la legge del Battesimo è prescritta dal Signore per tutti gli uomini, i quali, se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, son procreati dai loro genitori, siano questi fedeli o no, per la miseria e la morte eterna. Molto spesso i pastori dovranno commentare la sentenza evangelica: “Chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). L’universale e autorevole sentenza dei Padri dimostra che questa legge va applicata non solo agli adulti, ma anche ai fanciulli e che la Chiesa ha ricevuto simile interpretazione dalla Tradizione Apostolica. Come si potrebbe credere del resto che Gesù Cristo abbia voluto negare il sacramento e la grazia del Battesimo a quei bambini di cui disse un giorno: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19,14) e che abbracciava, benediva, accarezzava (Mc 10,16)? Inoltre, quando leggiamo che Paolo battezzò un’intera famiglia, appare chiaro che anche i fanciulli di quella furono bagnati al fonte della salvezza (1 Cor 1,16; At 16,33). Inoltre la circoncisione, simbolo del Battesimo, raccomanda fortemente tale consuetudine. E’ noto infatti che i fanciulli solevano essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla nascita. Nessun dubbio che se la materiale circoncisione, con l’eliminazione di un elemento corporeo, giovava ai bambini, ai medesimi dovrà recar giovamento il Battesimo, che è la circoncisione di Gesù Cristo, non operata da mano di uomo (Col 2,11). In fine se è vero, come proclama l’Apostolo, che la morte ha esteso il suo regno a causa della colpa di un solo individuo, a più forte ragione coloro che ricevono l’abbondanza della grazia, dei doni e della giustizia, devono regnare nella vita, per opera di uno solo. Gesù Cristo (Rm 5,17). Orbene, poiché a causa del peccato di Adamo i bambini contraggono la colpa originale, a più forte ragione, per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo, potranno essi conseguire la grazia e la giustizia, per regnare nella vita, cosa però impossibile senza il Battesimo. Perciò i pastori insegneranno che i bambini devono assolutamente essere battezzati. Poi, adagio adagio, la puerizia dovrà essere educata alla vera pietà, inculcandole i precetti della religione cristiana. Poiché disse il savio: “Quando l’adolescente abbia preso la sua via, non se ne allontanerà più neppure da vecchio” (Prv 22,6). E non è lecito porre in dubbio che i bambini battezzati ricevano realmente i sacramenti della fede. Se ancora non credono con adesione positiva del loro intelletto, si fanno forti però della fede dei genitori, se questi sono credenti; se non lo sono, supplisce, per usare le parole di sant’Agostino, la fede della Chiesa, ossia della società universale dei santi (Epist. ad Bonif. 98, 5). In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito Santo. Occorre esortare costantemente i fedeli perché portino i loro figli, non appena possono farlo senza pericolo, alla chiesa e li facciano battezzare con la solenne cerimonia. Si pensi che ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo. Quanto grave dunque è la colpa di coloro che li lasciano privi di questa grazia più del necessario, mentre la debolezza dell’età li espone a innumerevoli pericoli di morte“. [31]

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eretici

Giustificazioni

Il 19 Aprile 2007, la “Commissione teologica internazionale” giustificò questa velata contraddizione affermando che, alla luce di “un’antropologia della solidarietà“, “la Chiesa non può fare a meno di incoraggiare la speranza della salvezza per i bambini morti senza Battesimo per il fatto stesso che «essa prega perché nessuno si perda» , e prega nella speranza che «tutti gli uomini siano salvati» […]Il Vangelo di Marco descrive proprio un episodio dove la fede di alcuni è stata efficace per la salvezza di un altro (cfr Mc 2,5). Pur consapevole che il mezzo normale per conseguire la salvezza è il Battesimo in re, la Chiesa spera quindi che esistano altre vie per conseguire il medesimo fine“. [32]

La “Commissione teologica internazionale“, infine, dichiarò la non necessarietà del Battesimo per salvarsi, con le seguenti affermazioni: “Infine, nel riflettere teologicamente sulla salvezza dei bambini che muoiono senza Battesimo, la Chiesa rispetta la gerarchia delle verità e quindi comincia col riaffermare chiaramente il primato di Cristo e della sua grazia, che ha priorità su Adamo e il peccato. Cristo, nella sua esistenza per noi e nel potere redentore del suo sacrificio, è morto e risorto per tutti. Con tutta la sua vita e il suo insegnamento ha rivelato la paternità di Dio e il suo amore universale. Se la necessità del Battesimo è de fide, devono invece essere interpretati la tradizione e i documenti del Magistero che ne hanno riaffermato la necessità. È vero che la volontà salvifica universale di Dio non si oppone alla necessità del Battesimo, ma è anche vero che i bambini, da parte loro, non frappongono alcun ostacolo personale all’azione della grazia redentrice. D’altra parte il Battesimo viene amministrato ai bambini, che non hanno peccati personali, non solo per liberarli dal peccato originale, ma anche per inserirli nella comunione di salvezza che è la Chiesa, per mezzo della comunione nella morte e resurrezione di Cristo (cfr Rm 6,1-7). La grazia è totalmente gratuita, in quanto è sempre puro dono di Dio. La dannazione, invece, è meritata, perché è conseguenza della libera scelta umana 10. Il bambino che muore dopo essere stato battezzato è salvato dalla grazia di Dio e mediante l’intercessione della Chiesa, con o senza la sua cooperazione. Ci si può chiedere se il bambino che muore senza Battesimo, ma per il quale la Chiesa nella sua preghiera esprime il desiderio di salvezza, possa essere privato della visione di Dio anche senza la sua cooperazione“. [33]

Papa Pio VI, invece, nella bolla “Auctorem fidei“, definiva che “coloro che sono morti col solo peccato originale vengono puniti con l’assenza della visione beatifica (pena della privazione) ma non con sofferenze sensibili (pena del «fuoco»)“; in questo senso il Papa condannava la teoria di Sant’Agostino, secondo la quale senza Battesimo, comunque, si va sempre e solo all’Inferno. Il Papa condannò questa teoria, perché i pelagiani avevano estremizzato il concetto, dunque dichiarò che tale dottrina è «falsa, temeraria, offensiva per le scuole cattoliche» (quella dei pelagiani). [34]

La bolla Auctorem fidei di Papa Pio VI non è una definizione dogmatica dell’esistenza del limbo: si limita a respingere l’accusa giansenista secondo la quale il «limbo» insegnato dai teologi scolastici era identico alla «vita eterna» promessa dagli antichi pelagiani ai bambini non battezzati. Pio VI non ha condannato i giansenisti perché negavano il limbo, ma perché sostenevano che i difensori del limbo erano colpevoli dell’eresia pelagiana. Sostenendo la libertà da parte delle scuole cattoliche di proporre soluzioni diverse al problema della sorte dei bambini non battezzati, la Santa Sede difendeva l’insegnamento comune in quanto opzione accettabile e legittima, senza farlo proprio. [35]

Assodato che, secondo la “Commissione teologica internazionale” ma non secondo San Pio V, San Pio X e tutti gli altri Papi fino alla metà del XX secolo, il Limbo non esiste più, possiamo tornare a parlare degli Inferi, ossia di quello che è sempre stato definito come “Limbo dei Padri“.

… Prendiamo atto della novità …

E’ bene ricordare, comunque, che non essendoci un Dogma esplicito a riguardo, è possibile tuttora (solo) discutere sull’argomento senza imbattersi in eresia; nel 1984 il Cardinal Ratzinger, pur esprimendo perplessità sull’idea di Limbo, la definì “un’ipotesi teologica“.

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cavalcoli

Gesù negli Inferi o all’Inferno?

E’ interessante riportare un vecchio articolo che fu pubblicato su Avvenire [36] e che tratta la vicenda in maniera non esaustiva al 100%, ma delinea 2 correnti di pensiero, una palesemente eretica (sostenuta da molti), ed una in Comunione con Cristo (quella di padre Cavalcoli OP).

Ma Cristo discese agli Inferi o all’Inferno? Dove e quando è nato l’Inferno? Tentano di rispondere a questi (e altri) quesiti due recenti volumi sul regno delle tenebre.

A fornire una panoramica diacronica in chiave teologica (e non solo: sono frequenti le incursioni in ambiti cinematografici e persino musicali) è […] il testo di Herbert Vorgrimler, Storia dell’Inferno (Odoya, pagine 606, euro 24). Dove si ricorda la certa fede nell’Inferno di George Bernanos («l’Inferno è non amare più» scrive nel suo Diario di un curato di campagna). Mentre […] Graham Greene, in un’intervista del 1989 diceva di «non credere, non aver mai creduto, nell’Inferno». Successore di Karl Rahner all’università di Münster, Vorgrimler attraversa l’intera storia del cristianesimo per mostrare origine, sviluppo e declinazioni del concetto di Inferno. E si scoprono non poche curiosità: che, ad esempio, nel quarto Vangelo, quello di Giovanni, «non c’è nessun Inferno»: tale testo evangelico «non presenta alcun tipo di minacce associate alla parola Inferno, né alcun riferimento a una qualche punizione da subirvi tra i tormenti».

Ma chi (e quando e dove) matura la concezione «classica» del regno negativo dell’Oltre tomba? Vorgrimler individua nella città di Alessandria d’Egitto «in quanto città di incontro tra greci, ebrei e cristiani» il luogo dove «i testi biblici venivano considerati insufficienti» e si arrivò «ad accettare espressioni improntate alla sete di sangue e a sentimenti sadici».

“L’Inferno esiste. La verità negata” del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli (Fede & Cul¬tura, pagine 96, euro 9,50) […] indirettamente polemizza con Vorgrimler su alcune posizioni. Ad esempio, il teologo Rahner: il domenicano ne è certo: «Per Rahner l’Inferno non esiste in quanto dovrebbe comportare l’assenza della grazia, che egli giudica inaccettabile». Ma Vorgrimler riporta un brano rahneriano di ben altra fattura: «Devo capire che l’Inferno non solo esiste come qualsiasi altra cosa nel mondo, ma costituisce la mia vera possibilità esistenziale». Ancora: i due testi si distanziano su un altro punto. Ovvero, la questione se Cristo sia disceso agli Inferi o all’Inferno. Cavalcoli propende per la prima: «Bisogna distinguere gli Inferi dall’Inferno. Cristo è disceso agli Inferi, non è disceso all’Inferno. Scende nell’Inferno chi muore in peccato mortale, ma essendo Cristo l’Innocentissimo, puro da ogni peccato, è assurdo e blasfemo, come sembra pensare Von Balthasar, che Cristo sia sceso all’Inferno». Vorgrimler invece sceglie la seconda: «Bisogna citare il Descensus Christi , la discesa di Gesù all’’Inferno’ nell’atto della sua morte. Esso viene inteso in senso spaziale per gli stessi spiriti come un carcere».

Inutile dire che padre Cavalcoli OP ha ragione, mentre le esposizioni di Herbert Vorgrimler, George Bernanos, Graham Greene sono eretiche; verrebbe da pensare: cosa ci si poteva aspettare da taluni discepoli di Karl Rahner? Solo eresie moderniste. Padre Cavalcoli giustamente espone una riflessione:

«Bisogna distinguere gli Inferi dall’Inferno. Cristo è disceso agli Inferi, non è disceso all’Inferno. Scende nell’Inferno chi muore in peccato mortale, ma essendo Cristo l’Innocentissimo, puro da ogni peccato, è assurdo e blasfemo, come sembra pensare Von Balthasar, che Cristo sia sceso all’Inferno». [37]

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Ma che cosa è l’Inferno? In che cosa consiste l’Inferno?

(per maggiori informazioni studiare: DEMONOLOGIA: LA SACRA SCRITTURA E IL DIAVOLO)

Consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio, nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41).

È il luogo di dannazione eterna. Esso non è altro che il rifiuto volontario dal profondo del proprio cuore a Dio. In esso si soffrono principalmente due tipi di pene:

1) La Poena Damni, che deriva direttamente dalla separazione da Dio;

2) La Poena Sensus, che è la pena dei sensi, spesso rappresentata dal fuoco eterno. Questa è collegata alla Poena Damni;

Ci sono poi anche le pene accidentali, ovvero possibili pene che i dannati o demoni, odiandosi tra loro si potrebbero infliggere.

Data la “fisicità” e “materialità tangibile” dell’argomento trattato, concentriamo la nostra attenzione sulla “Poena Sensum” e diciamo che la “pena dei sensi” è caratterizzata dal “fuoco eterno” menzionato nella Bibbia.

Il “fuoco” denota un fuoco vero e proprio e materiale. L’ultima persona ad esprimere, in realtà, che il fuoco infernale fosse solo una metafora fu Catharinus nel XVI secolo. Alcuni dei Padri della Chiesa hanno visto il fuoco eterno come metaforico, ma dato che sia la Bibbia che la tradizione parlano spesso e ripetutamente del “fuoco“, la maggior parte dei Padri e Dottori della Chiesa è d’accordo che tal fuoco è un fuoco vero e proprio, e noi sappiamo esserlo, anche se oggi qualcuno intende negarlo.

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Come fa tal fuoco a causar dolore ai demoni (che corpo non hanno) e ai dannati prima della Resurrezione della carne?

Ci sono diverse teorie sulla natura esatta del “fuoco eterno“. “Il fuoco eterno” è si materiale e vero, ma è totalmente differente dal fuoco che conosciamo noi sulla terra, dato che brucia all’infinito senza necessitare carburante e non consuma mai ciò che brucia. I demoni, per permissione divina, possono lasciare l’inferno (es. per possedere o tentare), ma si suppone che rimangano comunque legati al fuoco eterno. La Poena Sensus è la conseguenza naturale del disordine che spinge le creature a commettere peccati mortali.

La Sacra Scrittura ci insegna:

– Stando nell`inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell`acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura” (Lc16,23); 

– “chi dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt5,22);

– “Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue” (Mc9,47-48);

– Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo” (Mt13,40);

– e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt13,42);

– Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui” (Lc12,5).

Per completezza faccio presente ai lettori che l’Inferno è Dogma di Fede, così come ve lo ho presentato sinteticamente (l’ho copiato dal Catechismo), pertanto tutti coloro i quali – laici o religiosi – si ostinano a negare od a minimizzare l’esistenza dell’Inferno e la sua funzione, sono in eresia pubblica e dunque vanno considerati esclusi dalla Comunità dei fedeli (Chiesa Cattolica) che, nella massima ortodossia, rientra nella cattolicità; non date ascolto ai falsi profeti, costoro sono ispirati da Satana e vogliono corrompere la vostra anima.

Spesso i Padri della Chiesa collocano l’Inferno all’interno del globo terrestre, ed effettivamente il suo interno gli si addice, essendo stato visto l’Inferno sempre come un luogo colmo di fuoco (da vari santi, mistici e veggenti cattolici approvati).

Ed è Dogma di Fede che l’Inferno è un luogo, non solo uno stato interiore. Perciò se è un luogo da qualche parte deve essere; per un luogo come l’Inferno, sembra ragionevole dedurre che un posto molto “etereo” e “celestiale” anche a livello materiale (ad esempio nel cosmo) non gli si addica molto. Invece l’interno infuocato di un pianeta potrebbe essere una collocazione più consona.

Inoltre la Parola di Dio dice:

Mosè disse: «Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa. Se questa gente muore come muoiono tutti gli uomini, se la loro sorte è la sorte comune a tutti gli uomini, il Signore non mi ha mandato; ma se il Signore fa una cosa meravigliosa, se la terra spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro e se essi scendono vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini hanno disprezzato il Signore». Come egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si profondò sotto i loro piedi, la terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta la loro roba. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall’assemblea. Tutto Israele che era attorno ad essi fuggì alle loro grida; perché dicevano: «La terra non inghiottisca anche noi!». Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e divorò i duecentocinquanta uomini, che offrivano l’incenso […]” (Nm16,28-35).

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E gli Inferi cosa sono?

La discesa agli Inferi anzitutto “è una conferma che la sua (di Gesù) fu una morte reale, e non solo apparente. La sua anima, separata dal corpo, era glorificata in Dio, ma il corpo giaceva nel sepolcro allo stato di cadavere“. [37]

Durante i tre giorni (non completi) passati tra il momento in cui “spirò” (Cfr. Mc15, 37) e la Risurrezione, Gesù ha sperimentato lo “stato di morte”, cioè la separazione dell’anima dal corpo, nello stato e condizione di tutti gli uomini. Questo è il primo significato delle parole “discese agli Inferi”, legate a ciò che lo stesso Gesù aveva preannunziato quando, riferendosi alla storia di Giona, aveva detto: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt12, 40). [38]

Per comprendere definitivamente la differenza che v’è fra Inferi ed Inferno, ci viene in aiuto la Scrittura stessa:

C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi»“. [40]

E’ importante analizzare: “Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui“.

Gli Inferi ove Gesù discese dopo la morte, corrispondono ad un preciso lembo dell’Inferno, dove i giusti morti prima della “discesa agli Inferi“, sostarono in attesa di ricongiungersi al Padre.

E’ altresì fondamentale ricordare che assolutamente le pene e le sofferenze delle anime da sempre dannate, quindi situate nell’Inferno, sono differenti da quelle delle anime dei giusti che sostavano negli Inferi.

San Tommaso a riguardo ci ricorda che: Esistono due specie di dolore. Il primo è dovuto alla sofferenza della pena, subita dagli uomini per il peccato attuale; ad essa si riferiscono le parole del Salmista: “I dolori dell’inferno mi hanno circondato”. – Il secondo è il dolore derivante dalla dilazione della gloria sperata, secondo l’allusione dei Proverbi: “La speranza differita affligge l’anima”. Codesto dolore era sofferto nell’inferno anche dai santi Patriarchi. E S. Agostino accennando ad esso afferma, che “pregavano Cristo supplicandolo con lacrime”. Ebbene, Cristo col discendere agli inferi mise fine a entrambe le specie di dolore: però in maniera diversa. Infatti pose fine ai dolori dei castighi preservando da essi: come di un medico può dirsi che mette fine a una malattia preservando da essa con l’opportuna medicina. E mise fine sull’istante ai dolori causati dalla dilazione della gloria, donando la gloria“. [41]

L’unico dolore che soffrivano i giusti negli Inferi, in attesa della “discesa” di Cristo, era dato dalla “dilazione della gloria sperata“, ossia dalla lontananza dalla visione beatifica di Dio. Nessun altro tipo di dolore essi patirono.

Ecco che gli Inferi o “Limbo dei Padri” o “Seno di Abramo” possono essere considerati sotto 2 aspetti:

– “Primo, per l’esenzione che vi si godeva dalla pena del senso. E sotto tale aspetto ad esso non si addiceva il nome d’inferno, né vi si riscontravano dei dolori. Secondo, si può considerare quale privazione della gloria sperata. E da questo lato esso presentava l’aspetto d’inferno e di dolore. Ecco perché adesso per seno di Abramo s’intende la sede dei beati: ma non può chiamarsi inferno, né si ammettono dolori nel seno di Abramo”. [42]

Gesù discese negli Inferi o “Limbo dei Padri” o “Seno di Abramo” ed ai giusti predicò la Buona Novella e aprì per loro le porte del Paradiso. L’inferno, che ha sempre accolto i dannati,  esiste quale momento in cui Satana si ribellò con gli altri angeli ribelli.

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Resta in forse la questione del Limbo?

Visto che si suole sostenere che non è dogma di fede, mi sono permesso di esprimere una mia opinione, che ho anche approfondito e motivato nel testo Inferi, Inferno e Limbo. La espongo sinteticamente precisando che ho attinto alle seguenti fonti: scritti di Sant’Atanasio, di San’Alfonso Maria de Liguori, di San Pio V, dagli Atti del Concilio di Trento, dai vari Catechismi della Chiesa cattolica, di San Giovanni Damasceno, dai vari Messali, dagli Atti del Concilio di Roma, di Papa Benedetto XII, di Papa Clemente VI, dagli Atti del Concilio di Toledo, dagli Atti del Sinodo di Costantinopoli, dagli Atti del Concilio di Orange, di Sant’Ambrogio, di San Tommaso, del passionista Padre Zoffoli, dagli Atti del Concilio di Firenze, di San Pio X, dalle disposizioni della Congregazione per la dottrina della fede, di Papa Pio VI, di Papa Paolo III, di Sant’Agostino, di Papa Eugenio IV, di Papa Benedetto XIV, di Papa Pio XI, di Papa San Zosimo, dagli Atti del Concilio di Cartagine, di Papa Innocenzo I, di Papa Pio XII, del Card. Charles Journet, di Mons. Pier Carlo Landucci, di Papa Gregorio IX, di Papa Martino V, di San Gregorio Naz., di San Giovanni Crisostomo, di San Cipriano, di Papa Pio IX, di Papa Innocenzo III, di Papa Eugenio IV, fino ai giorni nostri.

Se un presunto concetto di fede contraddice un dogma, è automaticamente dogmaticamente falso.

1) Eʼ dogma che non si può accedere alla visione Beatifica (in Paradiso, detta anche vita eterna) senza la grazia santificante. E su questo non si discute, è definito. E chi lo nega è eretico!

2) Eʼ dogma che il peccato originale è morte dellʼanima (per usare le parole del Concilio di Trento), cioè priva della grazia santificante; per cui se unʼanima ha ancora il peccato originale, non è in stato di grazia santificante. Ed anche su questo non si discute. Eʼ definito. E chi lo nega è eretico!

3) Eʼ dogma che anche con il solo peccato originale (cioè senza peccati personali) lʼanima non può accedere alla visione Beatifica, dato che non è in stato di grazia santificante. Ed anche su questo non si discute. Eʼ definito. E chi lo nega è eretico!

4) Però è anche dogma che Dio non sottopone nessuna persona alle pene dellʼInferno se questa non ha commesso colpe personali volontarie (dette colpe attuali). Ed anche su questo non si discute. Eʼ definito. E chi lo nega è eretico!

5) Ed è dogma che il peccato originale, sebbene privi lʼanima della grazia santificante, tuttavia non è una colpa volontaria, ma è una colpa trasmessa. Ed anche su questo non si discute. Eʼ definito. E chi lo nega è eretico!

Perciò chi muore con il solo peccato originale, sebbene non può accedere al Paradiso (il che è dogma e non si discute), tuttavia non può neppure finire nelle pene dellʼInferno (anche questo è dogma e non si discute), perché non ha commesso colpe volontarie; neppure può andare in Purgatorio, perché il Purgatorio è luogo ove purgare la pena dovuta alle colpe volontarie. Anche questo è dogma, non si discute.

Perciò, chi muore con il solo peccato originale, senza aver raggiunto lʼetà di ragione, e quindi senza aver avuto alcuna possibilità di commettere colpe volontarie:

1) Non può andare in Paradiso;

2) Non può andare in Purgatorio;

3) Non può andare allʼInferno.

Perciò dove va?

Per forza, per esclusione, esiste un luogo alternativo. Così sembra dogma (implicito) che le anime dei bambini non battezzati vanno in un altro luogo. Chiamiamolo come ci pare, ma la necessità di questo altro luogo pare essere proprio dogmatica. Questo luogo è sempre stato chiamato, appunto, Limbo dei bambini non battezzati.

Poi, in cosa consista esattamente il Limbo dei bambini non battezzati è un altro discorso. Eʼ su questo argomento che la Chiesa non si è mai espressa definitivamente; quindi si può discutere liberamente senza cadere in eresia. Ma sui punti precedenti non si discute: chi ne mette anche solo in dubbio uno, si separa dalla fede cattolica.

E’ vero che Dio ha le Sue vie, anche extra-Sacramenti. Ebbene, queste vie che Lui ha ce le ha già dette! Siccome Dio non annulla mai il libero arbitrio, e non si adopera in giudizi ingiusti (né in un senso né in un altro), ci ha già fatto sapere chiaramente, per mezzo della Chiesa, quali sono queste altre vie.

Queste altre vie sono i Sacramenti in voto, cioè di desiderio (implicito o esplicito a seconda dei casi) e l’ʼatto volontario di vera contrizione dei propri peccati.

I bambini non battezzati che hanno raggiunto lʼetà di ragione, possono fare lʼatto di vera contrizione (se manifestano buona volontà nel loro piccolo, Dio sicuramente concede loro la grazia di riuscirci, almeno prima dellʼeventuale morte prematura), appunto perché hanno raggiunto lʼetà di ragione. Diversamente, i bambini molto piccoli, che non hanno ancora raggiunto la capacità di ragione, per tale motivo non sono proprio in grado di fare lʼatto di contrizione; neppure lʼatto di desiderio. Per loro questa via non esiste (come ribadisce Pio XII).

Quindi lʼunico modo che hanno per poter avere la grazia santificante è che, finché sono in vita, devono ricevere il Battesimo, non potendo avere il Battesimo di desiderioesplicitoimplicito, in quanto non sono ancora in grado di formulare desideri; né il generale desiderio di fare la volontà di Dio (Battesimo di desiderio implicito per chi ancora lo ignora), né il preciso desiderio di battezzarsi (Battesimo di desiderio esplicito per chi già lo conosce). In alternativa, possono salvarsi in caso di Battesimo di sangue, vedi i Martiri Innocenti, ma questo è un altro argomento.

Quindi per me l’esistenza del Limbo è una verità (forse implicitamente) dogmatica.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:

[1] Cfr. Gv 18, 1 -19, 42
[2] Ibid.
[3] Simbolo Atanasiano – “Quicumque vult”
[4] Simbolo apostolico
[5] Sant’Alfonso Maria de Liguori, Predica alla Passione, Sermoni compendiati – Secondo teatro del pretorio
[6] Ibid.
[7] Catechismo ad uso dei parroci, teologi, predicatori, insegnanti di religione. Pubblicato dal Papa San Pio V per Decreto del Concilio di Trento (1545-1563), C. 58
[8] Op. Cit., C. 71
[9] Op. Cit., Cfr. C. 73
[10] Catechismo della Chiesa Cattolica, Ed. Vaticana, 1999, C. 624
[11] San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 3, 27: PG 94, 1098A
[12] Catechismo della Chiesa Cattolica, Ed. Vaticana, 1999, C. 631
[13] Op. Cit., Cfr. C. 632 e succ.
[14] Op. Cit., Cfr. C. 1033 e succ.
[15] Op. Cit., Cfr. C. 2850 e succ.
[16] Compendio CCC, Ed. Vaticana, 2005, C. 125
[17] San Tommaso, Summa Theologiae, I-II, q. 89, a. 6, sed c.; Suppl., q. 69, a. 7, c.
[18] P. E. Zoffoli, D.d.C., Sinopsis, 1992, p. 284
[19] Cfr. La teoria del “Limbo” nella storia della Chiesa cattolica, Gazzetta del mezzogiorno, 20 aprile 2007
[20] Concilio di Firenze, Bolla Laetentur Coeli
[21] Mc. 16,15.16
[22] San Pio X, Catechismo Maggiore, d. 100
[23] San Pio X, Catechismo Maggiore, d. 90
[24] San Pio X, Catechismo Maggiore, VIII. GESÚ CRISTO: SUA VITA E PREDICAZIONE; SUA MORTE, RISURREZIONE E ASCENSIONE AL CIELO
[25] 19 Aprile 2007, Commissione teologica internazionale, “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo”
[26] Mc. 16,15.16
[27] Mt 28,18-20
[28] Congregazione per la Dottrina della Fede, Pastoralis actio, n. 13, in AAS 72 (1980) 1.144.
[29] Catechismo della Chiesa Cattolica, Ed. Vaticana, 1999, C. 1261
[30] San Pio X, Catechismo Maggiore, d. 100
[31] Catechismo ad uso dei parroci, teologi, predicatori, insegnanti di religione. Pubblicato dal Papa San Pio V per Decreto del Concilio di Trento (1545-1563), C. 177
[32] 19 Aprile 2007, Commissione teologica internazionale, “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo”
[33] Ibid.
[34] Pio VI, Bolla Auctorem fidei [DS 2626]
[35] 19 Aprile 2007, Commissione teologica internazionale, “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo”
[36] Avvenire 3.3.10, Due saggi, di Cavalcoli e Vorgrimler, presentano opzioni diverse su una delle verità «escatologiche» del cristianesimo
[37] Ibid.
[38] Giovanni Paolo II, Udienza Generale, Mercoledì, 11 gennaio 1989
[38] Ibid.
[39] San Tommaso, Summa Theologiae, IIIª q. 52 a. 1 ad 2
[40] Lc 16,19-31
[41] San Tommaso, Summa Theologiae, IIIª q. 52 a. 2 ad 2
[42] San Tommaso, Summa Theologiae, IIIª q. 52 a. 2 ad 4

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