Lo zio Sam ci prova ancora

 

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Dunque, pare proprio che ci siamo. A dodici anni dalla guerra in Afghanistan e a soli dieci da quella all’Iraq lo zio Sam ha deciso di provarci ancora. La scusa per l’aggressione, pure quella, risuona nelle nostre orecchie come un disco rotto. Un tempo l’amico divenuto nemico si chiamava Saddam, manteneva da decenni in Iraq un deciso equilibrio tra le fazioni sunnite e sciite, ma, secondo l’ex alleato statunitense aveva armi di distruzione di massa. Si venne poi a sapere, come tutti dovremmo ricordare, che tali armi non furono mai a disposizione del Rais iracheno, ma ormai il dado era tratto e la macchina da guerra a stelle e striscie aveva spaccato in due un Paese irriconoscibile, dilaniato non solo dal conflitto, ma dalle nefaste conseguenze sociali che all’aggressione seguirono. Da Paese sostanzialmente laico e civile, rappresentato non a caso anche e soprattutto dal cattolico caldeo Tareq Aziz, l’Iraq si trasformò in un teatro di morte, sempre più povero e isolato. Tuttora, a dieci anni dall’intervento, la situazione non appare affatto migliorata: morto il dittatore e consegnati i poteri ad un governo fantoccio le telecamere di tutto il mondo hanno spento i riflettori e voltato le spalle, volendo persuaderci non con la verità, ma con il silenzio che si sia costruito un Iraq migliore.

Oggi come allora, dicevo, la scusa è nota: il nuovo tiranno da abbattere avrebbe fatto uso di gas non convenzionale sui civili e, pertanto, provocato l’ira umanitaria del codiddetto mondo libero e civile. Gli Stati Uniti, capeggiati non più dalla dinastia Bush, ma dal rampollo del progressismo e del pacifismo Barack Obama, incomprensibilmente insignito del Nobel proprio per la pace, scelgono di raccogliere una sfida inesistente, messa in piedi ad arte, nell’esatto momento in cui la soldataglia dei ‘ribelli’ venuti dall’estero per soggiogare la Siria stava battendo in ritirata. Come sempre è d’obbligo registrare, non possiamo godere di un’informazione vera e facilmente fruibile, per ottenere le risposte che ci servono a capire la reale portata di ciò che succede nel mondo dobbiamo prima sfuggire alla fitta coltre di propaganda dei media tradizionali. Se così non fosse tutto tornerebbe, facile e comodo: Assad è un dittatore, i ribelli sono i buoni perseguitati, l’America libererà la Siria e la democrazia trionferà anche lì.

Peccato che così non sia. Mai. In quanto cattolici siamo innamorati della Verità e se questa ci viene preclusa dobbiamo cercarla, corteggiarla e, infine, trovare un modo per conquistarla. Altrettanto bene sappiamo come specialmente nel mondo attuale, tanto moderno quanto artificiale, la Verità è sempre scomoda, ma proprio per questo irrinunciabile. L’asse franco-statunitense è palesemente guerrafondaio, non cerca le vie diplomatiche, è unicamente votato alla vendetta armata, pronto a spargere sangue per rovesciare Assad e controllare direttamente la Siria. Del resto Obama e Hollande non si pongono come uomini di buona volontà e per questo non cercano la pace in Terra. Il mondo intero attende con il fiato sospeso questo attacco rinviato da giorni, l’inizio di una nuova catastrofe, l’ennesimo bagno di sangue nella regione medio-orientale. In campo bellico gli scenari sono molteplici, le conseguenze difficilmente ipotizzabili. Ma dobbiamo comunque interrogarci e far sorgere domande, scuotere finalmente le coscienze intorpidite di un’Europa alla deriva. Negli scorsi mesi proprio Obama ed Hollande si sono distinti come campioni dell’omosessualismo dilagante, Francia ed Usa hanno approvato quasi sottobanco il matrimonio gay ed entrambi hanno avuto dispute con il presidente russo Putin, reo di aver invece serrato le fila identitarie del suo Paese. In poche settimane siamo passati dall’approvazione delle sciagurate leggi che umiliano la famiglia, degradata allo stesso livello delle unioni sensuali, alle minacce di guerra contro un Paese non allineato. In poco tempo la bandiera arcobaleno dei diritti omosessuali, la stessa che ha contribuito all’elezione tanto di Obama quanto di Hollande, si è trasformata nella bandiera degli invasori, dei repressori, dei guerrafondai. Non possiamo, scomodamente, ignorare questa analogia. Il ‘Nuovo Ordine Mondiale’, opportunamente rievocato proprio da Obama nella sua grottesca dichiarazione di guerra, prevede dunque tutto questo. Le primavere arabe salutate con avventata stoltezza in gran parte dei salotti buoni d’Occidente si sono rivelate gelidi inverni per i popoli, in cui l’unica erba in grado di spuntare è quella del fondamentalismo islamico, buona solo per tenere sotto lo scacco della paura un’Europa sempre più sterile e pigra. Se così non fosse, come potrebbero i ‘ribelli siriani’ trovare armi e protezione dall’estero? Mentre in rete spuntano video delle atrocità commesse da questi briganti contro la popolazione civile, nella totale indifferenza delle nostre fonti d’informazione, Usa e Francia si apprestano a rovesciare un regime per gettare la nazione siriana nel caos della guerra civile, dove bande di delinquenti acquisiranno potere sotto le bombe alleate. In un’intervista dello scorso anno, Mimmo Srour, ingegnere siriano prestato alla politica italiana, sottolineava già tutte queste storture, facendo un quadro preciso della situazione. Presagiva già l’inevitabilità del conflitto, lamentava il censorio silenzio dei nostri media sulla realtà della crisi siriana e poneva questioni scoperte: “Addirittura noi che difendiamo le minoranze, in Siria abbiamo abbandonato anche i cristiani.

Bisogna ricordare a tutti che il cristianesimo è nato in Siria seicento anni prima dell’Islam. La Siria non è un paese qualsiasi, ha una storia alle spalle. Ha dato alla Chiesa cattolica quattro Papi, ha dato imperatori all’Impero Romano. Io dico che quanto sta accadendo non è comprensibile.” Sono, queste, argomentazioni che non possono e non debbono lasciarci indifferenti. Sotto la minaccia delle bombe targate Usa e Francia non si trova solo la Siria di Assad, ma la custodia stessa della Verità. Chi si appresta ad offendere militarmente la Siria sta già, ripetutamente e da sempre, colpendo al cuore anche la nostra Civiltà, il bene da salvaguardare della Pace che non può essere ipocritamente circoscritto nelle brutte bandiere arcobaleno che l’hanno deformata, depotenziata e infine snaturata nel suo contrario. Dinanzi a questa nuova, ma in realtà vecchia come il mondo ‘asse del male’ non ci resta, da cattolici e in quanto cattolici, che sfoderare la nostra unica arma, la più importante e la più decisiva, l’arma senza la quale tutto cadrebbe nell’abisso. Da cattolici non ci resta che pregare. E scusate se è poco…

 

Manuele Marini