Siria: il carnevale tragico degli inganni

Barack Obama And George Bush Masks Are Shown At Angels Costumiers

E cosi la Gran Bretagna dice no all’attacco alla Siria. Non è una notizia di poco conto perché è stato il parlamento a votare contro la possibilità di intervento. E’ stato uno scontro duro e Cameron ha lottato fino alla fine per veder affermata la sua volontà di affiancare gli USA nella possibilità di una operazione militare. Qualcuno ha invitato il premier alle dimissione e i momenti di tensione non sono mancati , ma alla fine – accompagnato da un applauso esultante – la decisione contraria è stata presa. Certo, il popolo potrebbe essere scavalcato dalle prerogative reali che permetterebbero l’intervento nonostante la volontà del parlamento, ma al momento la decisione deve essere rispettata. E’ evidente che se il suddito-alleato storico degli USA è costretto a rimanere al palo per volontà del popolo rappresentato in parlamento significa che le falsità cominciano a stancare e il legittimo e doveroso dubbio sta diventando opinione comune.

Hollande si affretta a sottolineare come questa presa di posizione del popolo Britannico non cambi nulla sul piano dell’impegno Francese a riguardo. Bizzarramente, Hollande sottolinea anche come la Francia non agirà da sola senza gli USA, approfittando della situazione per elevarsi ad aquila d’Europa. In questo clima di corsa allo schieramento candidamente il portavoce del consiglio di sicurezza degli Stati Uniti Caitlin Hayden dichiara che Obama prenderà la decisione riguardo la Siria solo in base agli interessi USA. Questa dichiarazione, che suonerà scontata nell’opinione pubblica, sottolinea in effetti quanto pesi l’interesse strategico USA nei riguardi dell’area mediorientale. C’è anche da dire che in questi giorni è stato effettuato un test missilistico nel Mediterraneo, gestito congiuntamente da Israele e USA, anche se il portavoce del pentagono si è affrettato a specificare che questi test non sono inquadrabili nel contesto della crisi Siriana.

A stupire è ancora la volontà di consenso nonostante la capacità e volontà militare e politica di fare il bello e cattivo tempo in ogni potenziale area di influenza . A stupire è ancora la stucchevole immagine umanitaria di palesi operazioni militari mirate alla destabilizzazione di zone strategiche. Dopotutto allarmi umanitari nel mondo ce ne sono e anche reali, ma senza che l’interesse internazionale faccia saltare fuori armi chimiche ad attirare l’attenzione. Mentre scrivo queste parole, un’Ansa recita : “Obama, capisco i dubbi dopo Iraq“. Ovviamente non pone in questione le false prove che portarono all’attacco dell’Iraq ma piuttosto il pantano nel quale si trovarono poi le truppe. E’ strano vedere come la storia Usa diventi in qualche modo la storia di tutti. Ad ogni modo il premio Nobel per la pace più armato del mondo potrebbe decidere presto una azione unilaterale degli USA, contro una nazione sovrana, appoggiandosi al pretesto delle armi chimiche come minaccia per gli Stati Uniti (concetto quantomeno bizzarro), nonostante il pericolo per la popolazione USA sarebbe al massimo rappresentato da terroristi Jihadisti che guarda caso trovano come loro schieramento ideale proprio i Ribelli Siriani (o pseudo Siriani). A parlare in un certo modo sembra di fare retorica, o di sembrare vagamente complottisti, se non fosse di una tale evidenza da essere frustrante dover assistere al corso della storia come spettatori impotenti.

 

Federico Franzin

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