Una riflessione cattolica sulla guerra

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Siamo vicini alla Terza Guerra Mondiale o “solo” all’ennesima scossa di assestamento del Nuovo Ordine Mondiale? Usraele attacca o sta per attaccare la Siria, Eurolandia agonizzante come sempre non pervenuta. ONU inutile da sessanta anni. Certo come in Libia, le Forze del Bene con ancora al petto le medagliette scintillanti della pace che si sono autocucite, avendo invano delegato ad una canaglissima congrega di tagliagole di depredare, distruggere e abbattere un regime laico e nazionalsocialista della tradizione baathista, ora inventano finte prove per condurre una guerra giusta. Ma che dico “guerra giusta”?! Una “missione umanitaria”, una interposizione rivolta ad un “keep-enforcing”, ma la guerra mai. Quella è roba barbarica tra eserciti che si guardano in faccia, mica una trovata sublime gestita con armi chimiche ed uranio impoverito, mani di velluto e testate nucleari. Il tronfio trionfo di madama Ipocrisìa, mentre ricorrenti tamburi echeggiano a stordire il placido e fallace progetto onusiano della Pace, quando la geopolitica mostra come nel caso specifico, le Forze del Bene non possono permettersi che vi sia uno Stato sovrano amico dell’Iran, con una Banca Centrale non in mano ai Rothshild, uno Stato finanziatore dei libanesi di hezbollah, uno Stato imminente hub di gasdotti sotto lo sguardo severo del risorto Zar, che a Tartus non può rinunciare essendo nel Mediterraneo, porto strategico.
 
I cristiani sono oggetto di pulizia etnica da quasi due anni, mentre in Vaticano ci si gingilla tra digiuni ed indifferenza equidistante, non come ai tempi delle Encicliche in difesa delle persecuzioni messicane. Ma come giudicare il fenomeno antico ma sempre attuale della Guerra? Guerra “sola igiene del mondo” come voleva Filippo Tommaso Marinetti in compagnìa di un variegato filone bellicista che abbraccia De Maistre ed Hobbes, oppure sciagura suprema “senza se e senza ma”, come vorrebbe il vastissimo mondo pacifista che va dagli anarchici ai cattogandhisti? La guerra è necessaria ed in guerra tutto è permesso oppure non esiste mai una guerra giusta? La Chiesa come si è posta in questo cruciale dilemma? Tra kantismo utopico e machiavellismo cinico, tra gli idealisti bellicosi e l’idealismo bellico, perché se è vero che i cristiani non sono “del mondo” è pur vero che devono vivere”nel mondo”. La tensione irriducibile tra le astrazioni di purezza e il cinismo amorale si risolve nel realismo cristiano: la guerra può e deve essere contenuta ed evitata ma non è estirpabile da questo mondo così imperfetto, caduco, abitato da persone tutte aventi il fardello del Peccato Originale. La guerra come extrema ratio e con modalità determinate, anche perché Gesù non solo venne a “portare la spada” ma a dare una Pace che non è “quella che dà il mondo”, promettendo beatitudine ai “pacifici”, non ai pacifisti oltranzisti. Vediamo in modo sintetico come il tema è stato trattato nel corso dei secoli.
 
Sant’Agostino nel De Civitate Dei (lib. 19) insegna come: “Il fine della guerra giusta è la pace e cioè la disposizione di ogni cosa secondo i principii della legge naturale e divina: la tranquillità nell’ordine, non solo quindi pace tra gli uomini ma soprattutto pace degli uomini con Dio (come ebbe ad insegnare lo stesso Pio XI: “Pax Cristi in Regno Cristi”) e deve essere dichiarata da una autorità competente a seguito di una colpa da punire e con una retta intenzione tesa ad evitare mali maggiori. Qualcosa mi suggerisce che il Vescovo di Ippona non avrebbe benedetto le guerre del Nuovo Ordine Mondiale, iniziate in pompa magna contro la Serbia nel 1999 ed ora dirette in Siria.
 
Il più santo tra i dottori e il più dottore tra i santi, cioè San Tommaso d’Aquino (II II q 40) si espresse sulla liceità anche della guerra offensiva, quando un male peggiore della stessa sia motivo della stessa o per legittima difesa, ma occorre che la guerra sia diretta alla sottomissione dello Stato in torto ma non alla sua distruzione o alla sua resa incondizionata. Se il fine della guerra è la pace, in buona sostanza, bisogna poi concluderla con Trattati il più possibile tesi ad armonizzare le volontà per evitare nuovi conflitti. Appare evidente invece come la sola volontà di potenza e di sopraffazione siano generatori di una guerra infinita. La guerra difensiva è giusta e moralmente lecita se diretta a tutelare un diritto minacciato o a difendere un diritto leso e in questo caso la guerra è solo in apparenza offensiva, ma sempre che siano state esaurite le vie politiche e diplomatiche per risolvere la questione o le questioni. Clemente IV, amico dell’aquinate, scomunicò Corradino di Svevia dalla Cattedrale di Viterbo, disponendo l’Interdetto per tutte le città che lo avrebbero accolto.
 
 
La Chiesa, dopo anni di violenze da parte degli arabi mussulmani, benedisse e promosse le Crociate e gli ordini monastico-cavallereschi, per difendere i pellegrini dal diritto di visitare i Luoghi Santi, mentre San Bernardo di Chiaravalle così si esprimeva sulla loro liceità nel De Laude Novae Militiae: “ … i cavalieri di Cristo non peccano se uccidono il nemico ma ne ricevono gloria”. Insomma se la guerra è un male, può non essere il peggiore dei mali e può, anzi, deve essere combattuta se è giusta, necessariamente però e comunque a certe condizioni. La Legittima Difesa che vale per il singolo soggetto, nella medesima misura vale per lo Stato. San Pio V e Maria di Nazareth Regina delle Vittorie, infatti vollero il magnifico sacrificio di Lepanto, mentre Pio IX, definì sacrilega l’invasione della Città Santa e con l’Enciclica Respicientis dichiarò ingiusta, violenta, nulla e invalida, l’occupazione italianaerano incorsi nella maggiore scomunica e nelle altre censure e pene ecclesiastiche non solo coloro che avevano perpetrato l’invasione, l’usurpazione e l’occupazione dello Stato Pontificio, ma anche i loro mandanti, i loro fautori, i loro coadiutori, i loro consiglieri”. Tale dottrina che distingue la guerra giusta da quella ingiusta è confermata infallibilmente anche dal Catechismo di San Pio X – (spiegazione di C.T. Dragone S.S.P).: “Quando la guerra è giusta il soldato può uccidere il nemico senza peccato. Chi viene mobilitato non è tenuto a far ricerche se la guerra è giusta o meno ma ne è obbligato chi si arruola volontario”. Anche Leone XIII con il Magistero Ordinario della Quod Multum lodò gli ungheresi che guerreggiarono contro gli islamici per salvare la loro patria e con l’Enciclica Caritatis esaltò le “splendide battaglie” in cui i polacchi furono “difensori, e fedelissimi, della religione e della stessa civiltà”. Durante la Guerra Civile Spagnola, Pio XI, nella Allocuzione ai Rifugiati Spagnoli del 14 settembre 1936, esclamava: “La Nostra benedizione si volge in modo speciale a quanti si sono assunto il difficile e pericoloso compito di difendere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della Religione”. Il progresso tecnologico e la secolarizzazione hanno però trasformato la Guerra in qualcosa di diverso da quelle che venivano sospese dalle “tregue di Dio” o evitate dalla comune riverenza verso il Papa, padre dei Re cristiani che oggi viene scimmiottato dai Segretari dell’Onu.
 
Con la fine degli Stati Cattolici, anche la scomunica perde la sua vis deterrente essendo una pena rivolta a sovrani cattolici che teoricamente devono riconoscere una supremazia al Papa, anche indirettamente nel dominio temporale. Una scomunica sarebbe anche oggi sempre possibile per i soldati cattolici che partecipano ad una guerra ingiusta, ma evidentemente una tale pena metterebbe il cittadino che subisce una coscrizione obbligatoria, in condizioni di pericolo in quanto dovrebbe diventare disertore. L’eroismo non può essere imposto a tutti e probabilmente la presenza dei cappellani militari, viene incoraggiata dalla Chiesa proprio per salvare il salvabile nella coscienza dei soldati che a loro ricorrono.
 
Il coinvolgimento eccessivo rispetto al passato dei civili nei conflitti diventa un problema insormontabile, che fu denunciato da Pio XII in un  Radiomessaggio del 1943, definendo chiaramente come nefasta un’abitudine di tutte le guerre contemporanee: “Sono da condannarsi i bombardamenti aerei massicci, non limitati ad obbiettivi militari e strategici, come pure l’uso distruttore e indiscriminato della bomba atomica e di armi simili”. Pertanto anche una guerra giusta può essere combattuta in modo illecito e criminale, laddove una ingiusta lo rimane anche se combattuta in modo corretto. Nel Novecento, come ricordato anche da altri siti cattolici, il gesuita Angelo Brucculeri identificava cinque condizioni in base alle quali la guerra “può essere permessa ed avere un suo valore etico”: Auctoritas principis (solo il potere sovrano ha diritto di dichiarare la guerra), Iusta causa (ovvero la necessità di difendere un diritto di sommo rilievo, il diritto all’esistenza, alla libertà, al proprio territorio, ai propri beni, al proprio onore; la causa deve proporzionarsi ai gravi mali, che si affrontano nella guerra, deve essere certa, deve esservi fondata speranza che i vantaggi prevarranno sui danni), Ultima ratio (se sono falliti i mezzi pacifici di soluzione della controversia), Intentio recta (l’intenzione dei belligeranti, dice S. Tommaso, deve essere di fare il bene e schivare il male), Iustus modus (l’uso della violenza deve essere diretto contro le forze armate nemiche, tutto ciò che non è richiesto per la rivendicazione del diritto è illecito).  A questo punto le “guerre preventive”, per pericoli o minacce ipotetiche o quelle “umanitarie” per tutelare i “diritti dell’uomo”, rientrano nel novero delle guerre giuste? Vi è il rischio di valutazioni soggettive, capziose ed arbitrarie non conformi al diritto naturale ma al mero interesse egemonico o a costruzioni ideologiche. Quali (spesso supposti) diritti umani non possono essere calpestati e in che modo? Quale autorità morale e superiore è legittimata a decidere quando ciò avviene? Un mondo che ha rifiutato il Signore della Pace che è pure il Signore degli Eserciti, non troverà se non “pianto e stridore di denti”, terribilmente preannunciati dalle guerre ingiuste combattute in modo criminale.
                                                                                                                       

Pietro Ferrari

2 Commenti a "Una riflessione cattolica sulla guerra"

  1. #gianluca   16 giugno 2015 at 1:08 pm

    bellissimo e molto interessante.
    Però mi permetto di far notare un’apparente incongruenza tra quanto riportato dal catechismo di S. Pio X (opportunamente ben citato) al quinto capoverso 20-21° rigo e il sesto capoverso 5-10° rigo, supponendo io che l’appellativo di disertore possa esser dato solo ai mobilitati o ai volontari che abbiano ritenuto la guerra accettabile

  2. #Teofilatto Dei Leonzi   17 settembre 2016 at 10:52 pm

    Nel 43 era impossibile che si parlasse di bomba atomica