A capo chino

Gay: Guido Barilla, mai spot con famiglia omosessuale

Credevamo il caso Barilla si fosse ingloriosamente chiuso con la pubblica abiura dell’industriale di Parma. Abiura che, peraltro, ha lasciato in tutti il dubbio che fosse “buona la prima”, ossia che quello che Guido aveva dichiarato di getto a La Zanzara fosse il suo reale pensare ed il suo reale sentire, e che le successive rettifiche / smentite / scuse / prostrazioni fossero un tributo all’imperante arrembante nullaggine della cultura gay.

Comunque, il nostro – “nostro” mica poi tanto – a capo chino aveva ammesso di avere ancora tanto da imparare, che era pronto a farsi ricondizionare psicointelletivamente e ad accettare l’idea che Ugo e Mario potessero preparare un bel piatto di cavatelli o tortiglioni dandosi bacini e pensando a come chiamare il bimbo in arrivo dall’India.

Insomma, pareva l’ennesima tragodìa paizùsa del dibattito culturale italiano, che dimostra una vitalità ed uno spessore pari a quelle di una sogliola pescata da tre settimane.

 

E invece no: la sogliola di tre settimane ha avuto un sussulto. Mefitico, ovviamente. E’ notizia di oggi 7 ottobre[1] che Guido Barilla ha incontrato Franco Grillini, rappresentante di alcune associazioni gay (quindi di tutte le associazioni gay, quindi di tutti gli omosessuali, quindi di tutti quelli che la pensano in un certo modo etc. etc.) e dinanzi a lui ha formulato promesse di sincera profonda definitiva redenzione. Magnanimo, Grillini ha accordato il perdono ma, si sa, quando si compie peccato mortale non è sufficiente il pentimento, non è sufficiente l’espiazione: bisogna anche porre rimedio al male cagionato.

E il male, si sa, è di gravissima specie: il Barilla, pur avendo asserito di essere a favore del matrimonio gay, aveva tremendamente sostenuto di essere contrario all’adozione e che negli spot della pasta e delle merendine ci sarebbe stato luogo solo per famiglie “tradizionali”, ossia quegli obbrobri deliranti e contronatura composti da un individuo di sesso femminile, uno di sesso maschile e loro plurime repliche concepite e messe al mondo addirittura per via naturale (solo pensarlo, fa ribrezzo…). Con ciò, chiaramente, le menti più deboli, ossia quelle dei pargoli che guardano gli spot delle merendine o delle massaie che non aspettano altro che la réclame del maccherone per dare un senso alla giornata (del resto, lo dice pure la Boldrini), sono rimaste gravemente impressionate e condizionate, e finiranno per pensare che nel XXI Secolo si può ancora nascere da un uomo e da una donna. Follia.

Ergo, il Barilla ha solennemente assunto l’impegno di “produrre proposte concrete in tempi certi, che saranno oggetto di un successivo incontro“. Ora, sarebbe bello che il Barilla affrontasse il predetto impegno con la stessa coerenza con la quale ha vissuto le proprie idee negli ultimi giorni, ma non può: le sue proposte saranno oggetto di un successivo incontro, quindi deve mantenere, non può fare il bucatino in barile e deve pure stare attento altrimenti volano le bacchettate. Chi esige tolleranza, si sa, non perdona.

 

Che ci insegna questa storia talmente ridicola da non poter essere definita triste, ma certo inquietante anzichenò?

Tante cose, ma mi preme rilevarne una, che è forse il capitolo più amaro di questa tragicomica lezione.

Molti cattolici si erano precipitati a da sostegno alla Barilla, a Guido Barilla, avevano pianificato scorte di pasta Barilla per mesi e mesi, prenotato quantità per esercito di merendine Mulino Bianco sorvolando sugli effetti sul metabolismo proprio e della prole, il tutto perché costui aveva detto che negli spot avrebbe usato – già usato – solo la famiglia vera. Barilla si era peraltro dichiarato a favore dei matrimoni gay – non delle unioni, proprio dei matrimoni – ergo tutto poteva dirsi di quelle dichiarazioni meno che fossero un esempio per il cattolico: potevano essere, al più, parole dettate da un minimale senso delle cose che suggeriva al nostro che un bambino non può essere oggetto e strumento della pretesa di uguaglianza di due persone. Già gran cosa, con i tempi che corrono, ma insomma prima di fare il rinfresco della Comunione con i tegolini pensiamoci un attimo. Eppure, è successo: il mondo cattolico era con Barilla. Questo significa una cosa sola: i cattolici hanno bisogno di qualcuno che dia loro coraggio in questa battaglia.

I cattolici hanno bisogno di qualcuno che ne porti il vessillo con coraggio e franchezza, senza violenza ma con decisione, qualcuno che ribadisca quel che il Cardinal Caffarra ha detto – sinora unico tra i Vescovi – ossia che il matrimonio è tra un uomo e una donna e doverlo spiegare fa venire da piangere. Ma la CEI tace, i Vescovi tacciono, ed i cattolici di buona volontà possono contare solo sulle parole di Papa Francesco (era ora, di grazia!) pronunciate all’incontro con i giovani di Assisi[2]: è poco, è pochissimo, se solo lo si paragona alla reazione accesa e forte con cui i Vescovi francesi hanno combattuto il matrimonio gay oltralpe, pur perdendo.

Abbiamo forse paura di perdere? Certo che perderemo, se non oggi, domani, tra qualche anno, quando i giovani, cresciuti da insegnanti che “il matrimonio gay che male c’è?” mentre la Conferenza Episcopale farfugliava di quoziente familiare ed i genitori erano su Sky Cinema o Sky Sport, andranno a votare ed eleggeranno cattolici “del dialogo e della tolleranza” o proprio gente che del cattolicesimo non si curerà un fico secco, tanto già oggi il voto cattolico non esiste più. Ma tanto, perderemo prima. Ma perderemo per un po’, poi la realtà riprenderà il sopravvento e quel che la Fede non sarà bastata a rinnegare basterà il buon senso a rifiutarlo, come sta accadendo nei Paesi del Nordeuropa sulle droghe, sulla fecondazione artificiale, sull’eutanasia. E se anche questo ravvedimento non accadesse, quando potremo dire di aver vinto? Quando da cattolici avremo testimoniato ed annunciato ciò in cui noi crediamo, perché è quella la vittoria della Sposa di Cristo.

Il Vangelo non ci è stato dato per cambiare la società, ci è stato dato per salvare anime. E le anime non si salvano con i profeti improvvisati, con i cattolici pluridivorizati, con i silenzi indecifrabili e le omelie a mezza bocca, con le esegesi delle interviste ma con la testimonianza e l’annuncio. Perciò sarebbe ora che la CEI dicesse qualcosa di fermo forte e chiaro, in risposta a questa offensiva martellante, indegna, sguaiata e pure un abbastanza cialtrona cui noi ed i nostri figli siamo sottoposti. La CEI, non Guido Barilla. Abbiamo bisogno di Pastori, non di pastari.

 Massimo Micaletti



[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-07/fine-pace-guido-barilla-144358.shtml?uuid=AbIqcppI

[2] http://www.tmnews.it/web/sezioni/politica/papa-francesco-incontra-giovaniin-tv-modelli-equivoci-matrimoni-PN_20131004_00227.shtml

3 Commenti a "A capo chino"

  1. #Alma   11 ottobre 2013 at 8:32 am

    Avete visto la pubblicità dei materassi Dorelan?

    Rispondi
    • #Davide Riccardi   25 novembre 2014 at 8:11 am

      E quella della Findus con il risotto e tagliolini alla norma al microonde?

      Rispondi

Rispondi