“Caso” Gnocchi & Palmaro / 2. Un’analisi del pubblicista e scrittore Carlo Di Pietro

gnocchipalm

Tempo fa e con grande amarezza, scrivevo della tanta “Confusione e belligeranza nel «Cattolicesimo» contemporaneo” [1], parlavo di “zizzania”, di “tempi cattivi” (cit. Sant’Agostino, Discorsi, LXXX,8) e di “ignoranza vincibile”; nello scritto commentavo anche quel labile confine- purtroppo oggi strumentalizzato e/o male interpretato- che c’è fra la “resistenza all’errore” , che comunque mai può essere “in faccia a tutti” , e le ipotizzate procedure canoniche necessarie parimenti per “impedire l’esecuzione della volontà [di un eretico]”. La situazione attuale è degenerata con evidenza in ambienti laici a seguito del “Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata” di cui si era già parlato [1a].

Il 22 settembre 2013, il sito Radio Spada aveva sottoposto- a chi di dovere e pubblicamente- una serie di “quesiti che possano essere accessibili a tutti” [2] per capire se “per ottenere la grazia sovrannaturale della salvezza” è ancora “necessario rispettare i Comandamenti di nostro Signore ed i Precetti della Santa Chiesa”, o se diversamente è cambiato qualcosa. Interrogativi d’uopo poiché oggigiorno l’evangelizzazione “web” e/o “face to face” sembra essere gravemente lesa o compromessa, in quanto quello che “abbiamo sempre imparato e saputo” pare non avere più valore, sembra divenire “sciocchezza” e “pelagianesimo” dacché il “confronto” con l’infedele, con il giudeo, con l’eretico, con l’apostata, con lo scismatico e con lo scomunicato, si fa sempre più arduo ed improduttivo.

Il corretto e necessario “proselitismo”, come vedevamo nel “Breve studio sulla predicazione e sulla testimonianza” [2a], diviene difficilissimo, talvolta privo di immediata efficacia e, pare, contraddetto ed ostacolato nei contenuti e nel metodo da chi è “più in alto” del semplice catechista e dell’onesto parroco.

In un contesto così tumultuoso tutto può accadere, difatti anche la settimana appena conclusasi è stata caratterizzata da un episodio “forte” nei contenuti e “grave” nelle conseguenze. “Il Foglio” ha pubblicato un editoriale critico dal titolo “Questo Papa non ci piace” [3] recante la doppia firma di due fra i più noti e quotati cronisti della crisi etica e sociale contemporanea, gli stimati Gnocchi e Palmaro, ove gli autori denunciavano quel “campionario di relativismo morale e religioso” nell’operato concreto e nelle parole di mons. Bergoglio (Francesco) e la conseguente attenzione “del circuito mediatico-ecclesiale che va alla persona di Bergoglio e non a Pietro”. 

L’Agenzia di informazione settimanale “Corrispondenza Romana” ha rilanciato il “pezzo galeotto”, ha inoltre reso noto [4] che i due “arditi” sarebbero stati “epurati” da Radio Maria, emittente che da dieci anni trasmetteva: “Incontri con la bioetica” (Palmaro) e “Uomini e letteratura: incontri alla luce del Vangelo” (Gnocchi). 

Anni fa pubblicai un comunicato dal titolo “Lo sciacallaggio mediatico di Radio Maria” [5], in cui feci presente al lettore che già nel 2005 mons. Bertone, sottoposto a linciaggio radiofonico per una vicenda connessa a Medjugorje, “scomunicò” l’emittente che si dice cattolica usando frasi lapidarie. Ne cito due: “Sono state– si legge nel documento- reazioni scomposte e offensive di fedeli e sacerdoti che si definiscono «medjugorjani» e anche da parte della stessa Radio Maria, attacchi non certo compatibili con i fautori di un’autentica devozione mariana”; “deploro gli eccessi di fanatismo, come i manifestini distribuiti in diverse chiese, nei quali si assicura anche la possibilità di assistere a un’apparizione della Madonna”.

Peccato per Radio Maria, perde due voci importanti ed autorevoli perché- si legge- “Padre Livio ritiene che non si possa essere conduttori di Radio Maria e, contemporaneamente, esprimere critiche sul Papa” [v. 4]. Come possa poi essere compatibile una radio che si dice cattolica con le aspre critiche contro i vescovi mons. Zanic, mons. Peric, contro gli esperti della Prima Commissione (1982-1984), quelli della Seconda (1984-1986), quelli della Terza (1987-1990), contro la Conferenza Episcopale Juogoslava (1991) e contro la Santa Sede (4 interventi lapidari su Medjugorje) [6] … resta un mistero probabilmente “di iniquità”!

Ho letto attentamente le critiche mosse a mons. Bergoglio (Francesco) dagli editorialisti Gnocchi e Palmaro e devo dire che, specie nella seconda parte dello scritto, ho apprezzato l’analisi “al metodo”, evidentemente scorretto, di parte della stampa contemporanea: come dar loro torto? Oggi numerosi giornalisti e pubblicisti sembrano essere piuttosto edicolanti e pubblicitari. Mi rattrista tuttavia il titolo del pezzo incriminato, “Questo Papa non ci piace”, come mi addolora il messaggio, ciò che l’interessato percepisce leggendo: un papa può “relativizzare pubblicamente” e con grande enfasi mediatica “fede e costume”.

Questo- credo- sia un messaggio poco edificante (cf. Sant’Agostino, Contro Mani), d’altronde la Dottrina cattolica ci insegna che un Papa deve piacere anzitutto a Dio e solo dopo- se Dio lo ritiene opportuno- può piacere anche all’uomo; quanti Pontefici nella storia del cattolicesimo non piacquero agli uomini- per infiniti motivi- eppure furono molto graditi a Dio, lasciandoci documenti di inestimabile valore dottrinale e di importante edificazione per le anime?

Credo che questo sia il vero problema contemporaneo: “fede e costume” (propri della dogmatica) possono essere adulterati nella “Chiesa docente”?

Posto che farò adesso un discorso meramente teorico, quindi mi slegherò per un tratto dalle vicende attuali, resta comunque evidente che quel “campionario di relativismo morale e religioso” di cui parlano Gnocchi e Palmaro va provato oltre ogni ragionevole dubbio. Cosa significa questo: il commentatore dovrebbe sottoporre i suoi studi “accusatori” ad una Autorità Ecclesiastica competente, la quale, se opportuno, dovrebbe attenzionare il presunto “reo” (che diviene “indagato” dapprima ed “imputato” poi) e dovrebbe richiederne il “ravvedimento” se sussistono i presupposti. L’“imputato” sarebbe così obbligato a decidere:

a) Prendo atto della “monizione” ma mantengo la mia posizione di “relativismo morale e religioso”, quindi escludo assolutamente un mio errore personale, un fraintendimento, una leggerezza, una follia, ecc…, sono convinto di ciò che insegno, dico e faccio;

b) Prendo atto della “monizione”, mi correggo e pongo rimedio allo scandalo.

(si studi il De Romano Pontifice di San Bellarmino, lib. II, cap. 30; cf. Che cosa succede quando muore il Papa, Piemme, 1997)

 Attenzione, non dimentichiamoci che tutto va provato con dovizie di particolari, altrimenti fa fede il concetto biblico di “accusatore” ovvero Satana.

San Tommaso d’Aquino nell’opera dal titolo “Contra impugnantes Dei cultum et religionem” [7], confutazione al libello dei persecutori in lotta ai “Frati Mendicanti”, difendendo i Frati dagli accusatori: 

… vediamo che per opera di questi religiosi è estirpata in molte parti l’eresia, non pochi infedeli sono convertiti alla fede, molti istruiti nella legge di Dio, moltissimi richiamati a penitenza, tanto che se qualcuno, mentendo, vuol sostenere che questa religione è inutile, può essere chiaramente convinto che – quasi invidioso delle grazie divine – fa peccato contro lo Spirito Santo”; “… se trovate conveniente che si siano fondati Ordini religiosi per i poveri e gli ammalati, fu molto più conveniente fondare un Ordine religioso per il bene delle anime”.

E la verità bisogna farla valere nel mondo contro i detrattori con la pazienza, ma anche con lo zelo della giustizia e della carità, perché dall’impunità alcuni sono resi insolenti e più proclivi al male; e chi – col pretesto della pazienza – non si oppone alla semina degli errori e della falsità, assomiglia al cane muto ricordato da Isaia, che non è capace di abbaiare; ed è quasi reo di rapina chi – per negligenza – permette il danno altrui; e soprattutto perché appartiene al dovere della carità vendicare gli oppressi contro gli oppressori

Nello stesso scritto il Dottore Angelico ricorda che “nel fondare una società” gli uomini si riuniscono “al fine di compiere una cosa in comune” e “questa cosa in comune” altro non è che “il bene comune della società stessa”. Scopo del capo di questa società è “guidare l’intera comunità ai fini che le sono propri, ossia al bene comune” e l’autorità di questo capo “ha il suo fondamento nell’autorità di Dio, nella stessa provvidenza di Dio” [8]. Si consideri che la Chiesa è quella “Società visibile e gerarchica fondata da Cristo e guidata da Pietro, che è Una, Santa, Cattolica ed Apostolica”: il fine della Chiesa è di salvare le anime. Non posso dilungarmi più del dovuto, ma per approfondimenti vi rimando alla lettura degli studi in nota 9.

Nel De Comparatione Auctoritatis papae et Concilii, Tommaso de Vio (noto card. Gaetano), studiando il Primato di Pietro e quindi il Primato di Giurisdizione del Papa [10], si trovava davanti ad un bivio:

a) un Papa divenuto eretico manifesto è deposto ipso facto, per diritto divino, da Cristo;

b) un Papa divenuto eretico manifesto ha sopra di sé un potere superiore in terra dal quale può essere deposto.

Il Gaetano- che comunque è corretto nella fase conclusiva da San Bellarmino- risolve la questione analizzando l’eresia manifesta che, di suo, è “separazione volontaria del soggetto dalla fede”, come ci ricorda anche Pio XII nella Mystici Corporis:

… così non si può avere che una sola Fede (cfr. Eph. IV, 5), sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa, deve, secondo l’ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano (cfr. Matth. XVIII, 17). Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito. 

In Verità della Fede, Sant’Alfonso Maria de Liguori condanna la cosiddetta “Collegialità” [11], secondo cui un presunto Collegio di vescovi avrebbe maggior potere del Pontefice arrivando fino a destituirlo, e “in contro” ci ricorda la Dottrina cattolica:

e lo stesso sarebbe nel caso, che il Papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il Papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio”.

 Nell’opera De Ecclesia Christi (Pontificia Università Gregoriana, 1927), il card. Billot a pag. 262: 

… notate che si parla della successione formale, distinta dalla successione meramente materiale che è compatibile con la mancanza dell’apostolicità. La successione materiale consiste nella nuda occupazione della Sede attraverso una serie continua di vescovi. La successione formale invece aggiunge l’identità permanente della medesima persona pubblica, cosicché nonostante la molteplicità dei titolari, non sarà mai intervenuto un cambiamento sostanziale nell’esercizio e nell’attribuzione dell’autorità”. 

Della stessa idea del Billot furono il card. Mazzella, Van Noort, Zubizareta, De Groot, Berry D.D., Cercià, Serapius ab Iragui, Palmieri S.S., De La Brière, MacGuinness C.M., Hurter S.J.Dorsch, Jugie, ma- in un certo senso e non forzando- anche lo stesso San Bellarmino quando individuava nel Papato tre elementi: il Pontificato stesso o Primato, il soggetto del Pontificato o persona, l’unione dell’uno con l’altro (De Romano Pontifice di San Bellarmino, lib. I, cap. 2, c. 17).  

Il discorso che segue è lungo e complesso, quindi eviterò di parlane anche solo in sintesi poiché potrei creare ulteriore confusione al già confusionario e talvolta “scismatico” contesto attuale, tuttavia -in coscienza- mi sento solo di aggiungere che la questione fu risolta in maniera astratta da mons. Michel Guérard des Lauriers O.P. [12] nella sua “Tesi di Cassiciacum”; il padre domenicano fu autore anche del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”, presentato a mons. Montini (Paolo VI) dai cardinali Antonio Bacci e Alfredo Ottaviani il 25 settembre 1969.

Posto che quel “campionario di relativismo morale e religioso” nell’operato di mons. Bergoglio (Francesco)- denunciato da Gnocchi e Palmaro- sia vero, reale, tangibile, di conseguenza il soggetto si sarebbe “escluso dalla Chiesa, dalla Comunione dei Santi” poiché “intento a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla chiesa stessa” [13]; nel caso concreto va rilevata tuttavia, benché ancora solo canonicamente, la PERTINACIA, ovvero l’OSTINAZIONE, come per esempio accade nei Protestanti; sarebbe tuttavia già teologicamente corretto ipotizzare che il soggetto in realtà sia un Papa detto “materialiter” e non “formaliter”, anche analizzato il cinquantennio passato (e lo stesso presente) che, in un modo o in un altro, ha visto levarsi decine di migliaia di critiche ed ovunque, anche molto autorevoli e rumorose, talvolta inviate materialmente alla Santa Sede alla c/a corretta. (Per capire bene si studi- non superficialmente- la vicenda: popolo di Costantinopoli vs Nestorio).

Attenzione a non farvi imbrogliare sul concetto di infallibilità [13a; 13b] solo quando fa comodo, io lo chiamo il metodo “all’uso gallicano”.

Ovvero, avendo rinunciato liberamente alla Fede cattolica, come sarebbe oltremodo evidente, sarebbe privato da Cristo del Primato di Giurisdizione, ma, in attesa di una Dichiarazione canonica di Sede Vacante, sarebbe ancora seduto sullo Scranno riservato ai Successori di Pietro, nel contempo sarebbe privato del “diritto di legiferare e di insegnare” (i suoi atti e fatti sarebbero nulli) ma potrebbe ancora “designare”.

Cosa significa? Sarebbe una sorta di “attore” che “occupa la Sede” per motivi a noi ignoti o per tentare di “distruggere la Chiesa dall’interno”, a cui Cristo impedisce comunque e sapientemente di “promulgare l’errore”, “promulgare leggi nocive” e “promuovere l’uso di un falso culto o il culto ad un falso Dio” appunto privandolo della Giurisdizione, quindi i suoi atti e fatti sarebbero totalmente nulli poiché questi, come il Liguori ci spiegava, avrebbe “vacato la sede”.

Lo stesso avverrebbe in caso di scisma, anche in presenza di due o più presunti “papi”, così come il Liguori ci ricorda:

così neppure importa che in caso di scisma siasi stato molto tempo nel dubbio chi fosse il vero pontefice; perché allora uno sarebbe stato il vero, benché non abbastanza conosciuto; e se niuno degli antipapi fosse stato vero, allora il pontificato sarebbe finalmente vacato”. [14]

Ma allora- il lettore potrà domandare- terminerebbe la perpetuità e l’invariabilità della Chiesa? Certo che no, difatti il Barbier spiega:

… La Chiesa cattolica, apostolica, romana rimase invariabile da Gesù Cristo in qua per la sua unità nella fede, nei sacramenti, nelle sue leggi, nel’ suo capo. Ella ha veduto succedersi alla sua testa una non interrotta genealogia di sommi Pontefici e di vescovi; noi ne siamo certi per le storie e per i monumenti autentici che ci notano la succes­sione dei primi pastori non solamente di secolo in secolo, ma di anno in anno. E non importa se si è talvolta protratta per mesi ed anche per anni l’elezione di un nuovo Papa, o se sorsero antipapi; l’inter­vallo non distrugge la successione, perchè allora il clero ed il corpo dei vescovi sussiste tuttavia nella Chiesa, con intenzione di dare un successore al defunto Pontefice non appena le circostanze lo permettano”. [15]

La situazione denunciata dagli stimati Gnocchi e Palmaro è certamente tanto confusionaria quanto complessa, pertanto io direi che sarebbe opportuno attendere; se effettivamente esiste un “campionario di relativismo morale e religioso” nell’operato di mons. Bergoglio (Francesco), bisognerebbe attendere che il “vincolo”, anche se evidentemente solo “materialiter”, venga “dichiarato nullo con una dichiarazione legale che spetta all’Autorità” [16].

Nel contempo, se è tutto vero e provabile, credo che il Cattolico- che ha conoscenza piena- sia autorizzato a “criticare” l’operato del soggetto, tuttavia facendo presente esplicitamente quello che la Dottrina cattolica prevede, ovvero che fra i casi di “privazione” da parte di Cristo del Primato di Giurisdizione al Pontefice, v’è anche la situazione di “aperto scandalo dottrinale della Chiesa universale” nel sedente [17]; ciò è confermato anche dal Magistero quanto all’incompatibilità esistente fra “eresia, scisma, apostasia” e “Corpo mistico”.

La mia sensazione, e concludo, è che molti malumori che covano nel sottobosco Cattolico da circa 50 anni, ora stanno emergendo con tracotanza poiché ci sarebbe una sorta di “ruota di scorta”, ovvero mons. Ratzinger o “papa emerito”; tutto questo, credo, qualora sia provabile la consapevolezza, oltre ad essere intellettualmente disonesto, denota la grande ignoranza vincibile che c’è sulla materia per vari motivi:

a) l’“emerito” non ha alcun “Primato di Giurisdizione”, di fatto- se mai lo avesse ottenuto- ha “rinunciato” [18];

b) l’“emerito” tuttora sarebbe reo di “tacito assenso” e mancata “correzione”, quindi “colpevole” anch’egli  (abbiamo visto in San Tommaso la definizione: “non si oppone alla semina degli errori e della falsità, assomiglia al cane muto ricordato da Isaia, che non è capace di abbaiare”);

c) potrebbe eventualmente ottenere la Giurisdizione (il discorso è molto complesso e ci sono numerosi ???) solo  a seguito di una sua libera e pubblica condanna lapidaria a quel famoso “campionario di relativismo morale e religioso”, all’uomo che ne è divulgatore ed alle cause prime qualora presenti (secondo alcuni il CV2);

d) la promessa “invisibilità al mondo” è venuta meno più volte ma, purtroppo, non per correggere l’ipotetico errante. Piuttosto per confermalo.

Credo che non accadrà mai [19; 20; 21]! Preghiamo.

Carlo Di Pietro per Radio Spada (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:
[1] http://radiospada.org/2013/10/confusione-e-belligeranza-nel-cattolicesimo-contemporaneo-la-zizzania/
[1a] http://radiospada.org/2013/09/sul-commissariamento-dei-francescani-dellimmacolata/
[2] http://radiospada.org/2013/09/domande-e-risposte/
[2a] http://radiospada.org/2013/08/breve-studio-sulla-predicazione-e-sulla-testimonianza/
[3] http://www.ilfoglio.it/soloqui/20109
[4] http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/la-nostra-epurazione-da-radio-maria/
[5] Sì, Sua Eminenza è furibondo. E risponde al fuoco. Perché a tirarlo per la veste fino a costringerlo a un comunicato ufficiale, quasi una diffida, non sono stati gli eretici o i tifosi. Sono stati proprio i fratelli di fede, gli ultrà della Madonna che qualche sera fa l’hanno sentito parlare da Bruno Vespa, a «Porta a porta», non hanno gradito il suo scetticismo sulle apparizioni di Civitavecchia e di Medjugorje e hanno sparato alzo zero, via mail o dai microfoni di Dio: «Reazioni scomposte e offensive — ha censurato lunedì il cardinale — di fedeli e sacerdoti che si definiscono “medjugorjani”», attacchi inaccettabili «anche da Radio Maria, non certo compatibili con i fautori di un’autentica devozione mariana». Della polemica forse non si sarebbe accorto quasi nessuno, se Bertone non avesse deciso di renderla pubblica. «E’ stato un sacerdote a segnalarci per primo quello che accadeva venerdì sera su Radio Maria» spiegano in Arcivescovado. Ore 21, novanta minuti in diretta con gli ascoltatori, a condurre negli studi di Erba il direttore della seguitissima emittente mariana, padre Livio Fanzaga. «Sconcerto», è la parola più frequente di chi interviene: com’è possibile che un arcivescovo vada su Raiuno a dire che per la Chiesa, al momento, non c’è stato nessun evento soprannaturale né a Civitavecchia, né a Medjugorje? In realtà, Bertone sa quel che dice: braccio destro di Ratzinger, accademico di diritto canonico ed ecclesiastico, inviato del Papa a Fatima per i funerali di suor Lucia, ha seguito tutta l’istruttoria sulle apparizioni in Erzegovina e conosce la storia della Madonnina che lacrima sangue nel Lazio. Non nega il diritto a pregare la Vergine in quei luoghi, ci mancherebbe, ma «deplora gli eccessi di fanatismo, come i manifestini distribuiti in diverse chiese, nei quali si assicura anche la possibilità di assistere a un’apparizione della Madonna, il 18 marzo, a ora stabilita». (di F. Battistini, dal Corriere della Sera del 24.02.2005).
[6] http://www.cbismo.com/index.php?mod=vijest&vijest=437
[7] Contra impugnantes Dei cultum et religionem, cap. 4; 15, 19
[8] cf. De papatu materiali, rev. D. Sanborn, CLS, 2002, p.45
[9] https://www.google.it/webhp?source=search_app&gws_rd=cr#q=%22carlo+di+pietro%22+site:radiospada.org
[10] http://radiospada.org/2013/09/dalla-chiesa-monarchica-alla-chiesa-conciliare-la-potesta-di-giurisdizione/
[11] http://radiospada.org/2013/08/sulla-necessita-dellinfallibilita-del-pontefice-e-sulla-condanna-della-collegialita/
[12] http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Gu%C3%A9rard_des_Lauriers
[13] Spiegazione del Catechismo di San Pio X, ai n° 125 e succ., di Padre Dragone, CLS, 2009, p.198 e succ.
[13a] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/
[13b] http://radiospada.org/2013/07/sullinfallibilita-nella-canonizzazione/
[14] Verità della fede, parte III, cap. VIII
[15] http://radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/
[16] cf. De papatu materiali, rev. D. Sanborn, CLS, 2002, p.73
[17] cf. http://radiospada.org/2013/10/confusione-e-belligeranza-nel-cattolicesimo-contemporaneo-la-zizzania/
[18] cf. Const. Ap. Vacante Apostolicae Sedis, Pio XII, 8 Dicembre 1945; http://www.conclave.name/documenti.php?id=vacantisapostolicaesedis#n91
[19] http://radiospada.org/2013/10/si-vede-subito-che-tali-teorie-sono-in-contrasto-con-la-fede-cattolica/
[20] http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/
[21] http://radiospada.org/2013/07/bendetto-xvi-rileggere-i-documenti-del-concilio-alla-luce-della-tradizione/

31 Commenti a "“Caso” Gnocchi & Palmaro / 2. Un’analisi del pubblicista e scrittore Carlo Di Pietro"

  1. #Gabriella Tescaro Coceri   13 ottobre 2013 at 8:42 pm

    Sì, lascio un commento: PREGO consapevole, tuttavia che non c’è perdono per i peccati contro lo Spirito Santo. Parola di Gesù che, sia i pro Bergoglio, sia i contra Bergoglio, possono usare per la loro causa, ma con un particolare che nel primo caso mi sento di più nei disegni di Dio. Io sono sempre stata accanto al Papa “di turno” nei miei quasi settanta anni di vita e questo lo ritengo atto di fede prioritario.

    Rispondi
  2. #Pro Roma Mariana   13 ottobre 2013 at 10:32 pm

    “… notate che si parla della successione formale, distinta dalla successione meramente materiale che è compatibile con la mancanza dell’apostolicità. La successione materiale consiste nella nuda occupazione della Sede attraverso una serie continua di vescovi. La successione formale invece aggiunge l’identità permanente della medesima persona pubblica, cosicché nonostante la molteplicità dei titolari, non sarà mai intervenuto un cambiamento sostanziale nell’esercizio e nell’attribuzione dell’autorità”.

    Non vedo come si possa «risolvere» la questione perorando che la successione materiale, per esempio di un antipapa, possa in seguito passare a formale. La prima era abusiva e il termine successione materiale non vale più che una figura di linguaggio, un «riconoscimento putativo», ossia di quanto è reale solo in apparenza. Ma nel caso presente – di Bergoglio – quello che più sorprende è che riguardo al “campionario di relativismo morale e religioso”, non lo si veda nella sua palese precedente «fede» conciliar-ecumenista, che lo rendeva ineleggibile da parte di veri cattolici. Infatti, poteva essere eletto solo da un apparato conciliare, il ché già spiega una «successione» soltanto materialiter-conciliare, mai cattolica. Il processo va fatto al Vaticano 2º, nella cui condanna sono compresi tanti figli e papi bastardini!

    Rispondi
    • #ricciotti   13 ottobre 2013 at 11:16 pm

      Capisco il dubbio, tuttavia bisogna fare assoluta differenza fra il potere di insegnare, governare, emanare leggi … e la possibilità di designare gli elettori.
      Capisco, lei domanda: posto che il CV2 sia eretico, i conclavi possono essere legittimi, presupponendo che gli elettori sono nominati tali dagli antipapi, ed essi stessi sono eretici?
      Credo di aver capito bene. Giusto?
      A parte che lo spiega il qui citato sant’Alfonso dottore, comunque:
      L’Autorità ha un corpo ed un’anima, ossia una materia ed una forma, designazione alla giurisdizione e giurisdizione stessa.
      Oggetto secondario della giurisdizione è la disignazione per avere la successione, a prescindere dal buono o cattivo governo.
      La a designazione assegna difatti una mera carica.
      La facoltà di designare proviene dalla Chiesa, mentre quella di legiferare proviene da Dio e dobbiamo difendere questo dato.
      Daltronde gli elettori, anche se postconciliari, comunque manifestano l’intenzione di designare legalmente un papa, e questo dura fino a quando ci sarà questa intenzione e nell’eletto di designare altri elettori.
      In questo contesto meramente elettivo l’eresia non annulla la designazione poiché la designazione stessa non riguarda affatto la disposizione o non-disposizione del soggetto.
      La materia diventa solamente inadatta a ricevere l’autorità a causa delle esigente della forma.

      De papatu materiali!

      Esempio?
      Un laico designato al papato, per ottenere giurisdizione da Cristo, immediata facoltà di insegnare e legiferare, assistenza dello SS., ecc … deve manifestare intenzione a farsi ordinare e ricevere consacrazione episcopale.
      E se poi il tutto diventa invece una non-disposizione?
      Intanto resta papa materialiter e può designare, ma potrà insegnare e legiferare solamente quando verrà meno l’ostacolo, e solo allora sarà papa formaliter.
      Può essere totalmente svincolato, praticamente gli viene rimossa la designazione da chi ha il diritto di farlo, ma mai perché suo superiore (can 183). Informa!
      Spero di essermi spiegato bene.

      Rispondi
  3. #Pro Roma Mariana   14 ottobre 2013 at 11:22 am

    chi lascia la legge della Chiesa per seguire una «tesi» sofisticata non può trovare soluzioni nel caso presente, d’ordine apocalittico!

    Rispondi
    • #ricciotti   14 ottobre 2013 at 11:48 am

      Gentile commentatore,
      lei scrive:

      “chi lascia la legge della Chiesa per seguire una «tesi» sofisticata”

      Dovrebbe dimostrare:

      a) perché si sarebbe “lasciata la legge della Chiesa”;
      b) dove è scritto che si “segue una tesi”.

      Proseguo. Lei scrive:

      “non può trovare soluzioni nel caso presente, d’ordine apocalittico!”

      Le rispondo:

      a) grazie non ci interessano i millenarismi;
      b) menomale che lei è guidato dallo Spirito Santo ed individua nel presente riferimenti “apocalittici”, quando noi sappiamo l’uso che deve cattolicamente farsi del libro profetico di Giovanni. Ovvero in contrario del millenarismo;
      c) argomenti le sue affermazioni.

      Non credo che al lettore interessino le sue “sentenze”, dovrebbe cooperare nel dialogo.
      Un saluto.

      Rispondi
  4. #ricciotti   14 ottobre 2013 at 11:44 am

    Gentile Pro Roma Mariana,
    lei scrive: “una «spiegazione materialiter» che fa pena” …

    Degli appunti:

    a) le consiglio di risparmiarci i suoi giudizi praticamente temerari;
    b) ringrazi che qualcuno le risponde, nessuno ha firmato un contratto con lei;
    c) argomenti questa “pena” di cui parla.

    Qui non abbiamo bisogno di “critiche aprioristiche” ma di dialogo e collaborazione.
    Grazie.

    Rispondi
  5. #guelfonero   14 ottobre 2013 at 7:24 pm

    Ottime (e pacate) precisazioni, Ricciotti. Piergiorgio Seveso 🙂

    Rispondi
  6. #Matteo   14 ottobre 2013 at 8:21 pm

    Io non credo che la ragione per cui stia venendo a galla un forte senso di protesta dal mondo cattolico che ingoia bocconi amari da 50 anni sia la presenza del Papa Emerito, credo invece che siano le bergogliate continue e nefaste la causa prima di questo processo oramai avviato e temo difficilmente estinguibile.

    D’altro canto bisogna pur rilvare con onestà intellettuale e coerenza dottrinale che nessun Vescovo o Papa nell’esercizio del suo specifico
    agire pastorale non ricadente nell’infallibilità dogmatica deve piacerci per forza, nè è condannabile una affermazione magari dura ma legittima come quella di dire “questo papa non ci piace”. E’ stato detto tante volte
    di Benedetto XVI e nessuno si stracciò le vesti, non vedo quindi dove sia ora il problema. C’è anche una differenza aggiuntiva da sottolineare:
    Benedetto XVI non ha mai affermato eterodossie riguardo i gay, riguardo il concetto di verità assoluta, riguardo il proselitismo e la conversione etc.. etc.., e non ha neppure mai indossato rosari appendendoseli alle orecchie, non ha mai intronizzato palle di gomma sull’altare dove si è inginocchiato a pregare, non ha mai coperto il suo capo con piume di pappagallo, non ha mai
    offerto il trono di Pietro alle foto ricordo di giocatori di pallone, non ha mai lavato piedi a infedeli pregiudicate, non ha mai benedetto senza bendire, nè pregato in silenzio per non farsi sentire da chi prega falsi dei etc.. etc…

    Quindi affermare che questo papa non ci piace non è affatto un problema, sarebbe assai più complesso affermare il contrario, almeno per me.

    Rispondi
  7. #Pro Roma Mariana   15 ottobre 2013 at 10:17 pm

    Caro Ricciotti, una discussione costruttiva si fa rispondendo alle questioni non «spiegando» in termini aprioristici sempre in base alla tesi mat-form., roba inesistente nella Dottrina della Chiesa. La questione era: come si possa «risolvere» la questione perorando che la successione materiale, per esempio di un antipapa, possa in seguito passare a formale. La prima era abusiva perché deviata ed eretica, quindi soggetta alla Legge della Chiesa, o no?
    Pensare che la Legge che deriva della Bolla «Cum ex» sia scaduta perché possa subentrare la «tesi» per «spiegarla», è più che sciocco, è temerario. Poi, non mi dirà che parlare di tempi apocalittici è millenarismo, perché lo stesso Card. Billot ha parlato e scritto di questi tempi.
    Per cooperare nel dialogo ci deve essere quell’amore per la Verità che manca nella pastorale del V2, nel verbo dei suoi «papi» e non risplende in quanti ritengono che siano veri papi quelli che insegnano errori ed eresie.
    Saluti

    Rispondi
    • #ricciotti   15 ottobre 2013 at 10:26 pm

      Bene,
      vedo che i toni sono stati moderati.
      Grazie.

      A Dio piacendo pubblicherò uno studio adeguato …
      Ripeto, sono ipotesi, non tesi, le mie !!!

      Rispondi
      • #Pro Roma Mariana   16 ottobre 2013 at 9:54 am

        Bene, pubblichi piuttosto la Legge che difende la Chiesa da modernisti infiltrati come Roncalli e Montini che la volevano cambiare. Grazie

        Rispondi
  8. #Matteo   16 ottobre 2013 at 12:05 pm

    Caro amico non mi pare che risponda, mi pare anzi che alle mie preoccupate esternazioni aggiunga anche le Sue.

    Come Lei giustamente dice in quell’articolo il modernismo è un’eresia
    e un modernista quindi non può essere papa.

    Detto questo ribadisco il concetto espresso: dire che un papa non ci piace è semplicemente una coraggiosa esternazione. Papa Borgia con i suoi eccessi poteva non piacere o doveva piacere comunque anche quando fornicava? E allora è ovvio che parimenti Francesco con le sue bergogliate può non piacere.

    Nessun dogma o legge della chiesa impone che un papa debba piacere per forza e se poi uno non può dirlo perchè lo ricatta radio maria, allora magari è proprio il caso di dirlo a voce alta.

    Rispondi
    • #ricciotti   16 ottobre 2013 at 12:45 pm

      Salve,
      purtroppo oggigiorno si parla di “campionario di relativismo morale e religioso” …
      La materia è grave, c’è incompatibilità con il papato.
      Bisogna distinguere la debolezza dell’uomo Simone con l’insegnamento di Pietro.
      La questione tocca nel vivo il dogma.
      E’ ben diverso dal caso di Borgia.
      Buon pranzo.

      Rispondi
  9. #ricciotti   16 ottobre 2013 at 12:46 pm

    Salve Pro Roma Mariana.
    Questo estratto dovrebbe rendere bene l’idea:

    “Un Nunzio amico della Massoneria.Si è visto che il professore modernista Angelo Roncalli, da quanto scrisse Andreotti, aveva molto imparato da don Ernesto [Buonaiuti, che fu scomunicato], che ebbe l’unico torto di non aver saputo aspettare l’evolversi dei tempi [«A ogni morte di Papa», Rizzoli, 1982].Roncalli imparò allora ad aspettare la sua ora lavorando per la propria carriera.Ciò perché doveva superare la tappa di professore di storia a lui interdetta in quanto sospetto di modernismo.Era risaputo e Benedetto Croce lo conferma che i «modernisti, simpatizzando con i positivisti, con i pragmatisti e con gli empiristi di ogni risma, addurranno che essi non credono al valore del pensiero e della logica, cadranno di necessità nell’agnosticismo e nello scetticismo. Dottrine, queste, conciliabili con un vago sentimentalismo religioso, ma che ripugna affatto ad ogni religione positiva».Che i modernisti simpatizzino anche coi massoni e coi comunisti, condividendo con essi idee umanitariste, è un fatto ricorrente nella vita politica del passato come del presente; essi osteggiano solo la tradizione.Dovevano, quindi, rovesciare il «Syllabus» di Papa Pio IX attraverso un concilio pastorale come il Vaticano II; rivoluzione religiosa nata dalle utopie prodotte dalla teoria dell’evoluzione dell’umana coscienza che, una volta matura (vedi il cristiano adulto di Karl Rahner), si svincolerebbe dalle autorità gerarchiche legate alla tradizione biblica.Così il mondo moderno passerebbe finalmente dal principio di trascendenza a quellodell’ immanenza, professando la religione antropocentrica in prospettiva di un umanitarismo globale; ideale che affratella massoni, socialisti, liberali e democristiani modernisti del Vaticano II.Questa mentalità, condannata dal magistero cattolico, dominava la mente di molti infiltrati nella Chiesa per aggiornare la fede e le autorità cattoliche al progresso del mondo moderno.Era il pensiero di Roncalli, la cui religiosità seguiva un profetismo evocante i segni dei tempi, non riferiti alla spiritualità cristiana, ma alla chimera di un nuovo ordine.Tale piano, modernista e massonico, si doveva realizzare operando la mutazione della Chiesa dal suo interno, attraverso una nuova classe clericale con nuovi poteri gerarchici, fino ad arrivare a un nuovo Papato.Questo nuovo potere gerarchico avrebbe allora operato per aggiornare la tradizione ai bisogni dei tempi col potere delle chiavi, cioè in nome di Dio stesso, e perciò contando dell’appoggio di un mondo cattolico pronto a giustificare ogni idea e gesto dei Papi finalmente «buoni».Il canonico Roca descrive il programma massonicoIl piano in causa era segreto, ma è stato descritto esplicitamente da un suo araldo, il canonico Roca che, nel centenario della Rivoluzione Francese, col suo scritto «Glorieux centenarie», ha dato fiato alle trombe annunciatrici dell’ammirabile nuovo mondo religioso che sorgeva.Dal libro «Le infiltrazioni massoniche nella Chiesa» del P. E. Barbier, edito nel 1910 e favorito da molte approvazioni episcopali, abbiamo il brano: «La Massoneria ha concepito il proposito infernale di corrompere insensibilmente i membri della Chiesa, anche del clero e della gerarchia, inoculando in essi, sotto forme seduttrici e di apparenza inoffensiva, i falsi principi con i quali pianificava di sovvertire il mondo cristiano».Nei documenti dell’Alta Vendita poi, si legge: «Per ottenere un Papa nella misura richiesta, si tratta, per primo, di preparargli una generazione all’altezza del regno che ci prefiggiamo…; si lasci da parte la vecchiaia e anche l’età matura; andate alla gioventù…: è questa che va convocata senza che sospetti di essere sotto la bandiera delle Società Segrete… Non abbiate nemmeno una parola d’ empietà o d’impurità … Una volta assodata la vostra reputazione nei collegi, nelle università e nei seminari… questa reputazione aprirà l’accesso alle nostre dottrine nel clero giovane come nei conventi… E’ necessario perciò diffondere i germi dei nostri dogmi».Naturalmente tale piano non teneva conto che la mutazione di quanto procede da Dio è impossibile. Perciò il risultato reale di tale processo non sarà mai cambiare, ma devastare il cristianesimo che, come hanno sempre insegnato i Papi, non potrà mai essere né liberale, né socialista, né associato a un altro ordine che quello suo, cristiano.Voler battezzare con immensa simpatia l’umanesimo laico, il culto dell’uomo che si fa Dio, come detto da Paolo VI alla chiusura del Vaticano II (7 dicembre 1965), non è solo empietà, ma un’impossibilità alla luce della fede e pure del buon senso.Tra la religiosità umanitarista e la religione cristiana non vi è alcun accordo, ma i modernisti vantano la bontà della riconciliazione totale, idea che comporta, in extremis, quella tra bene e male! Ecco il profetismo ecumenista per servire i bisogni del nuovo ordine mondiale che pervase tanti chierici modernisti fautori del Vaticano II.Qui si inquadra l’oscuro enigma del modernista Roncalli, professore, nunzio, patriarca…L’ apparato modernista interno alla Chiesa in ItaliaChierico di Bergamo, con ampie aperture mentali, Roncalli fu inviato nel 1901 dal suo vescovo progressista, Camillo Guindani, per studiare e far carriera a Roma.Nel 1904 in una conferenza di Marc Sangnier (il fondatore del Sillon che, con l’occhio fisso ad una chimera, preparava il socialismo e fu poi condannato da san Pio X), consolidò le sue visioni moderniste.Roncalli nel 1950 a Parigi confesserà alla vedova del Sangnier che quel ricordo è il più vivo della sua formazione sacerdotale.Le amicizie moderniste si estendevano in tutta Europa e Roncalli è presto entrato in contatto coi pezzi grossi di tale processo, come il cardinale belga Mercier, i cardinali Ferrari di Milano e Maffi di Pisa (il Mercier italiano), oltre a Radini Tedeschi di Bergamo.Tutti operatori di quella svolta epocale di cui la Chiesa aveva bisogno per adeguarsi ai tempi.Allora Roncalli insegnava storia nel seminario locale, seguendo l’«Histoire» del Duchesne e collaborando con le iniziative progressiste.Ma alla sua nomina per la cattedra di storia scolastica nel seminario romano fu posto il veto nel 1912 perché di dubbia ortodossia (Lorenzo Bedeschi, in Paese Sera, 13 dicembre 1972).Chiusa la porta romana, il vescovo modernizzante di Bergamo, Radini Tedeschi, riaprì la sua porta per farlo segretario e insegnante nel locale seminario.Dopo la guerra e sotto un nuovo vescovo, Luigi Marelli, la carriera romana di Roncalli ricominciò nel novembre 1919 con una prima udienza col Papa Benedetto XV, e un anno dopo il cardinale olandese von Rossum, Prefetto della Propaganda Fide invitò Roncalli a presiedere il Consiglio centrale di quella Congregazione per riorganizzare le opere missionarie nelle diocesi italiane. Roncalli parte per Roma e il 12 febbraio 1921.Viene ricevuto dal Papa che lo nominerà poi monsignore.La promozione di un professore sospettato di modernismo poteva solo avvenire nel giro delle influenze di Radini Tedeschi, uomo di Rampolla (loggia P1?), presso i suoi successori Della Chiesa e Gasparri.Infatti, durante il Pontificato di Della Chiesa, Benedetto XV, gli ecclesiastici apprezzati da san Pio X furono emarginati mentre per altri si aprirono le porte vaticane.E’ il caso del giovane Giovanni Battista Montini che stabilì a Roma dal 1924 una lunga amicizia con Roncalli.Morto Benedetto XV, fu eletto Papa Achille Ratti, Pio XI, che confermò come Segretario di Stato il rampolliano Gasparri, e proseguì la linea diplomatica del predecessore molto vicina alla sua.Pio XI, riguardo ai rapporti internazionali, fu il Papa dei Concordati, ma riguardo alla rampante tendenza interreligiosa, ne fu strenuo oppositore.In vista della deviazione pancristiana promossa da don Lambert Beauduin OSB, ha scritto la sua enciclica «Mortalium animos».Per Roncalli il piano ecumenista in questione, base del piano massonico, era quello buono.Non sorprende, quindi, che a lui si attribuisca l’iniziazione rosacrociana e massonica (Pier Carpi, «Le profezie di Papa Giovanni», Mediterranee, 1976, Roma).Sapeva il Santo Ufficio che Roncalli aveva una visione massonica?I documenti che potevano registrare le sue deviazioni e spergiuri sono spariti dall’archivio vaticano (confronta Nichita Roncalli, pagina 4l).Anche il dossier di Montini, parimenti sospetto, è stato ritirato dallo stesso Giovanni XXIII, per farne regalo all’interessato.Ad ogni modo, in Vaticano si sapeva abbastanza sui rapporti negativi riguardo alla dottrina di Roncalli, ragion per cui solo con una forte raccomandazione egli avrebbe potuto accedere alla carriera diplomatica.L’ operato ecumenista di Roncalli in BulgariaSulla relazione di Roncalli con le deviazioni ecumeniste del pancristianesimo, vediamo un’occasione in cui esse si palesarono in contrasto con le direttive dottrinali della Chiesa e del Papa.Quando Roncalli nel 1925 fu nominato arcivescovo di Areopoli con l’incarico di Visitatore Apostolico in Bulgaria, il suo caro amico don Lambert Beauduin, in vista di ciò disse che la missione di Roncalli in Bulgaria poteva assumere un risultato [ecumenistico] molto positivo, opinione condivisa da Montini.L’ importante Enciclica «Mortalium animos» del 1928 fu scritta proprio in vista delle deviazioni ecumenistiche di don Beauduin, l’ uomo di fiducia del cardinale Mercier, che in seguito si è visto costretto a dare le dimissioni da priore del monastero di Amay.Ma mentre Pio XI accusava gli errori del metodo Beauduin, Roncalli lo applicava.Per spiegare i particolari della vicenda ci sarebbe da dilungarsi troppo.In Bulgaria ed in Turchia, lo strano nunzio operò proprio al contrario di quanto allora era insegnato nell’ Enciclica «Quas primas», sulla regalità sociale di Gesù Cristo: la peste che infetta la società, la peste del nostro tempo, è il laicismo.Ma Roncalli era per il «principio basilare» della laicità dello stato: la Chiesa si guarderà bene dall’intaccare o discutere questa laicità .«Io cerco in ogni cosa di sviluppare più ciò che unisce, che ciò che ci divide».E’ curioso che mentre difende il laicismo della nuova Turchia Roncalli si impegna ad aiutare i sionisti di passaggio per la Palestina che volevano far rinascere una nazione ebraica.Il Vaticano, già dal tempo di san Pio X, si era dimostrato contrario a quest’ impresa che avrebbe creato un conflitto insanabile con gli arabi e innescato, per ragioni evidentemente religiose, una graduale ma inarrestabile esclusione dei cristiani dalla Terra Santa.Tale era la preoccupazione di Roma, altra la visione e probabilmente l’ interesse verso nuove amicizie di Roncalli.Quindi, siamo davanti a questioni di fede e di diritto divino, disprezzate da un nunzio per ragioni ecumenistiche.In quest’ottica arrivò perfino a far cancellare in Turchia il «Filioque», che in aperta polemica con gli ortodossi, era scritto a grandi lettere sull’ ingresso della delegazione apostolica (Spinelli, Biblioteca Sanctorum, voce: Giovanni XXIII, Prima Appendice, Città Nuova, Roma, 1987).In Turchia Roncalli aveva fatto la sua pubblica professione di fede nella fraternità universale dicendo nella cattedrale di Istanbul: «Noi siamo tutti fratelli senza distinzione di religione, di legge, di tradizioni e di classe». (P. Tanzella, Papa Giovanni, edizioni Dehoniane, 1973, pagina 140).Nella Pentecoste del 1944 disse in un’ omelia: «I cattolici, in particolare, amano distinguersi dagli altri: fratelli ortodossi, protestanti, ebrei, mussulmani, non credenti e credenti di altre religioni… Devo dirvi che nella luce del Vangelo e del principio cattolico questa è una logica falsa. Gesù è venuto ad abbattere tali barriere; egli è morto per proclamare la fraternità universale».Si tratta della fraternità massonica, al disopra delle religioni; fraternità dell’ ONU, della «Nostra aetate» del Vaticano II, dei suoi successori e del nuovo ordine mondiale.Questo programma fraterno imponeva il concetto: cercare in ogni cosa più ciò che unisce, che ciò che divide.Quindi, bisognava lasciar da parte i dogmi cattolici, la necessità di conversione, l’ autorità del Vicario di Cristo, insomma Gesù Cristo stesso.Roncalli sistematicamente rifiutò aiuto a quanti volevano avvicinarsi alla Chiesa di Roma: lo ha sempre fatto con tutti i giovani ortodossi.Ciò implica anche il rifiuto del Papato.Che idea aveva Roncalli sulla missione e il potere del Papa?”

    tratto da Escogitur

    Rispondi
    • #Pro Roma Mariana   16 ottobre 2013 at 3:58 pm

      Se il testo è buono ed è piaciuto perché documentato, va pubblicato al più presto.
      Poi vi dirò chi é il suo autore, che attende un vero Editore e vi saluta.

      Rispondi
      • #ricciotti   18 ottobre 2013 at 2:04 am

        Credo che se ne debba parlare.
        Il testo è interessante e, mi sembra, comprivato da fonti varie.
        Saluti.

        Rispondi
  10. #Matto   18 ottobre 2013 at 5:14 am

    Le dò ragione: il caso va distinto.

    Se un papa si comporta male (Borgia ad esempio) è più che lecito dichiarare che non ci piace ovvero non ci piace per ciò che fa.

    Se un Papa afferma una eresia e la sostiene con atti di magistero decade dalla carica di papa.

    Ora a prescindere però se il papa afferma una eresia o se si comporta male (come borgia) non è mai illecito per il cattolico affermare la verità e sostenerla nè può essere negato al fedele di ottemperare al dovere che ha di correggere il fratello in errore, anche con ammonizioni e critiche.

    Ribadisco: un papa può commettere peccati, può persino finire all’inferno, ma non può essere eretico, perchè il suo essere papa viene meno.

    Ora quindi ritengo assolutamente consono criticare ed ammonire un papa che dovesse agire in modo sbagliato (è una opera di carità ovvero di amore spirituale ammonire chi sbagli).

    Se siamo convinti che dire cose che confondono i fedeli, che mettono in forse i dogmi e la sana dottrina, che facilmente si prestano a relativizzazioni e strumentalizzazioni improprie, è sbagliato, allora per dovere di carità dobbiamo dirlo forte e chiaro, anche e forse soprattutto al papa.

    Certamente bisogna distinguere dalle debolezze di Simone rispetto all’insegnamento di Pietro, ma se Paolo rimproverò Simone perchè Pietro non sbagliasse, allora se non vogliamo che francesco decada dalla carica di papa credo sia bene non far mancare abbondanti critiche al Simone-Bergoglio, perchè al momento il Pietro che rischia è lui e se ben ci riflette il papato quale istituzione rischia meno che con il Borgia che non si sognò mai di affermare o propagare dottrine eterodosse.

    Rispondi

Rispondi