Commento critico all’articolo «Parlare o tacere? Questo è il dilemma»

bergoglio

Ho letto con interesse il breve studio di Tommaso Scandroglio su “Il Foglio”, rilanciato anche da “Chiesa e post concilio” [1] ed introdotto:

Dove sta andando la Chiesa cattolica? È vero che quella visibile (la Chiesa Una Santa è Viva e immacolata nel Suo Sposo) rischia di subire una ‘mutazione genetica’ o questa è già avvenuta nostro malgrado e ne vediamo solo ora gli effetti? Siamo in tempo per rimediare e come?

“Invidio” molto l’autore dello scritto specialmente per il dono della sintesi, capacità che a me purtroppo manca, difatti in passato fui invitato ad esprimere un’opinione sul clima di attuale “belligeranza e confusione” [2] e lo feci, forse, dilungandomi eccessivamente, d’altronde troppe sono le cose da dire ed è facile essere fraintesi se non ci si spiega bene.

L’articolo di Scandroglio si inserisce nel contesto “post-epurazione” degli stimati Gocchi e Palmaro da Radio Maria, per avere, al dire di alcuni, “giudicato il Papa”[3]; e nel contesto del “commissariamento dei Francescani dell’Immacolata” [4].

Vogliamo essere bugiardi? Non credo …

Ebbene come negare che oggigiorno ci sono- visibilmente- troppe divisioni all’interno della Chiesa stessa? (Chiesa divisa? Ma non era Una?) C’è una “Chiesa docente” che spesso contrappone opinioni ad altre, addirittura talvolta- nei suoi uomini- differenti insegnamenti su “fede e costume”; come c’è una “Chiesa discente”, divisa in migliaia di gruppi, più o meno “ortodossi”, evidentemente allo sbando e separata da odi ideologici e da inimicizie personali dei vari leader e portavoce.

Allora, mi unisco all’appello di Tommaso Scandroglio, impariamo a moderare i termini, proprio quello che purtroppo NON facevo io anni fa, quando in alcuni articoli pubblicati sul web mi sono spinto oltre, a metà strada fra l’imbestialito ed il saccente, sbagliando! Allora bisogna scusarsi, anche pubblicamente, e cercare di rimediare.

La giusta causa

Se dobbiamo perorare tutti la stessa causa, impariamo a farlo con carità, altrimenti accade esattamente quello che Sant’Agostino denunciava nella sua lettera Contro Mani: non ci preoccupiamo più di convertire l’ipotetico “eretico” ma ci facciamo portatori di ignoranza e di divisione, sbagliamo il messaggio: è il trionfo di Satana che usa noi come strumento per allontanare le persone dalla fede, per fomentare l’anticlericalismo, per diffondere strane idee dottrinali e per propagare ancor più le eresie.

Il demonio

Anche alla luce del rimprovero di Gesù: «Lungi da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mt 16,24) comprendiamo l’identità del maligno; egli è colui che, come in quell’occasione, spinge la persona a preservare sé stessa, colui che rifiuta quella gloria di Dio che è il dono per amore, fino alla morte ed alla morte in croce.

Satana è colui che rifiuta la Croce e la Passione. È il nemico (echtros) di Dio e degli uomini (cf. Mt 12,24-30; Lc 10,19), essendosi snaturato e resosi da sé poneros, «malvagio» (cf. Mt 13,19; 1 Gv 3,12; 5,18; Ef 6,16) e che come tale si oppone ai piani di Dio.

Il suo intento malvagio è di cercare di trasformare i figli di Dio in figli suoi: «Non vi ho scelto io voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo» (Gv 6,70); «Il diavolo è il padre da cui voi derivate e volete compiere i desideri del vostro padre» (Gv 8,44); «Anania, come mai Satana ti ha riempito il cuore, fino a cercare di ingannare lo Spirito Santo?» (At 5,3); «Simone, Simone: Satana ha ottenuto il permesso di passarvi al vaglio come il grano» (Lc 22,31).

Egli tenta di uccidere quelle anime così preziose e maggiormente amate della sua; cercò, cerca e cercherà, fino alla fine dei tempi, di dividere eternamente quello che Dio ha unito! Quale vendetta! Perché alla sofferenza si aggiungono ora presso Lucifero una collera furiosa che il suo spirito viziato non può più orientare solo contro se stesso, causa di ogni male; un odio così immenso parimenti come lo era il suo amore prima della caduta. Lucifero diviene Satana, il demonio!

Daimonion è la forma diminutiva di daimôn, che a sua volta deriva dal verbo daiomai, «dividere, suddividere», come traspare dal nome daimôn adoperato nella letteratura greca per il “dio dei morti” che decompone i cadaveri. Nel Nuovo Testamento troviamo 37 volte diabolos, 36 Satanas, 63 volte diamonion, 7 Beelzeboul. [cf. Stanzione – Di Pietro, Diavoli. Guida essenziale, Fede&Cultura, 2013]

Cosa accade e che bisogna fare in caso di divisioni nella Chiesa?

Hanno risposto molti autori del passato- alcuni nella morale, altri nella disciplina, ecc- ed io, forse per predilezione personale, di solito mi rifaccio al Dottore utilissimo, agli studi di Sant’Alfonso Maria de Liguori, tuttavia oggi vorrei citare San Vincenzo di Lerino ed il suo lavoro “Commonitorium” al capitolo IV:

Che farà pertanto un Cristiano cattolico, se qualche piccola porzione di battezzati siasi separata dalla comunione di tutti i fedeli? Che altro in vero avrà a fare, se non anteporre a un membro putrido e contagioso tutto il restante del corpo sano? E se qualche nuova infezione non contenta d’attaccare una sola piccola parte, tenti di dare il guasto a tutta la Chiesa, che farà egli allora? Avrà allora l’avvertenza di tenersi forte all’antichità, la quale non è più affatto soggetta alle fallaci seduzioni della novità. E se se in mezzo alla stessa antichità traviata rinvengasi qualche partita d’uomini, o qualche intera città, o tutt’anche una provincia, come s’avrà a contenere? In questo caso sarà sua cura di dare la preferenza sopra la temeriarità e l’ignoranza di pochi a’ decreti di tutta la Chiesa, quando ve n’abbia d’universalmente ab antico accettati …

San Vincenzo non fa altro che ricordare quello che già San Paolo (1Tm 6,20-21) diceva: “O Timòteo, custodisci il deposito; evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla fede”; per brevità ricorderemo adesso solo il concilio Vaticano I:

Quelli, infatti, che hanno ricevuto la Fede sotto il Magistero della Chiesa non possono mai avere giustificato motivo di mutare o di dubitare della propria Fede” [Sessione I, 8 dicembre 1869; Denzinger, 3008 e succ.];

ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della Fede” [De Eccl. Christi, cap. 4];

Se poi qualcuno —Dio non voglia!— osasse contraddire questa nostra definizione: sia anatema” [Sessione IV, 18 luglio 1870].

Infallibilità?

Ora, tutto verte sull’infallibilità e l’indefettibilità, sulla perpetuità e sulla immutabilità; e qui il discorso alcuni lo complicano: ci sono 3 o 4 correnti di pensiero differenti. Personalmente ne ho già parlato [5] in vari studi e quindi non mi ripeterò, tuttavia ho espressamente richiesto un contraddittorio al fine di implementare gli studi od anche di correggerli qualora errati, nulla è pervenuto di teologicamente fondato. Resto in attesa volentieri poiché c’è tanta voglia di confronto.

L’autore Tommaso Scandroglio, nel suo articolo, “liquida” la faccenda con un “… va da sé che al di fuori di queste materie e condizioni il Papa non è infallibile e dunque può sbagliare …”; ovvio che ogni autore agisce secondo coscienza, quindi parimenti io ho il dovere morale di ricordare al lettore che, secondo alcuni importanti teologi del passato e contemporanei, condivisibili o meno, qualsiasi documento (o legge, o riforma liturgica) post conciliare potrebbe non avere alcun valore sia dottrinale che giuridico, a prescindere dal suo  contenuto “buono” o “meno buono”, pertanto presupporre la verità partendo da un documento che l’autore cita, ma contestato- a prescindere- da alcuni validissimi teologi, mi sembra non proprio adeguato al “va da sé” usato. Secondo me, sarebbe stato più opportuno attingere al “deposito”, diciamo “ecumenicamente” per far contenti tutti!

Invece “va da sé”, per esempio, che secondo Pio VI (Auctorem Fidei) nel cattolicesimo è impossibile affermare che i documenti di un Concilio (anche di un Sinodo) debbano addirittura essere “riletti alla luce di”, poiché non sono una poesia di Ungaretti, di Montale o di Quasimodo; né sono scritti od opere del decadentismo francese o del surrealismo; né Cristo ha bisogno di essere ricondotto nel solco della Trazione da un chicchessia di uomo, o di essere riletto alla luce di … Ma anche di questo abbiamo già ampiamente discusso [6].

Il bene-fine e l’autorità

L’autore ricorda, e secondo me fa benissimo, che “ogni potestas – insegna Tommaso D’Aquino – riceve validità dall’ossequio al bene”, che la “suprema legge nella chiesa è salus animarum e il primo balsamo per le anime è la verità a cui è sottomesso lo stesso Vicario di Cristo”; prosegue con “quindi sì a obbedienza, ma non papolatria” difatti, dice, “nulla di nuovo sotto il sole. San Paolo criticò Pietro, primo Papa della storia”.

Per onestà, e diversamente da altri, Scandroglio specifica “il problema sta nel fatto che Paolo riprendeva Pietro per un aspetto pastorale e invece le recenti critiche mosse a Papa Francesco sono anche e soprattutto di carattere dottrinale”. E difatti, come già scrivevo nello studio sul “caso Gnocchi – Palmaro” è questo l’elemento di divisione: dove può spingersi un legittimo successore di Pietro, visibilmente “Chiesa docente”, su questioni di “fede e costume”?

Usiamo le stesse parole di Scandoglio per rispondere con delle domande: “chiesa è salus animarum”, ma l’attuale successore di Pietro “ossequia al bene”? Ed i suoi recenti predecessori, visto che tutta la Gerarchia sostiene la totale continuità nell’insegnamento sebbene cambino le strategie di comunicazione, “ossequiavano al bene”?  Erano sottomessi a quel “balsamo per le anime che è la verità” al quale, appunto, “è sottomesso lo stesso Vicario di Cristo”? Oggi “chiesa è salus animarum”?

Se la risposta è si, molti autori credono che c’è la “potestas”; se all’incontrario la risposta è no, molti autori credono che non c’è alcuna “potestas”. Poi ci sono altri che sostengono che il Corpo mistico possa essere eretico, scismatico e apostata, quindi che il Corpo mistico possa essere continuativamente peccatore blasfemo ostinato e “separato in casa”, ma ovviamente sono opinioni che non trovano alcuna conferma nella teologia cattolica, e lo spiegava anche San Pio X nel Catechismo maggiore

Le divisioni

Ed è proprio in questo contesto che si consumano le più grandi divisioni, l’odio, la ferocia, l’impossibilità anche di comunicare fra i vari autori; si impedisce, di fatto, che tutti gli studiosi contemporanei si uniscano per risolvere, insieme, un problema di impareggiabile gravità nella storia dell’umanità.

I casi precedenti, lontanamente simili ma non uguali, furono spiegati da molti autori, fra i quali spicca Sant’Alfonso Maria de Liguori in Verità della Fede. A detta di molti autori nulla è paragonabile ad oggi, e credo di dirlo anche io con cognizione di causa e con serenità di coscienza. Inoltre, proprio per tornare all’esempio di San Paolo, lo stesso Aquinate – esplicando il concetto di “correzione fraterna” – precisava [studiare per intero Summa Th., IIª-IIae q. 33]:

 “«Resistere in faccia davanti a tutti» passa la misura della correzione fraterna: perciò S. Paolo non avrebbe così ripreso S. Pietro, se in qualche modo non fosse stato suo pari rispetto alla difesa della fede. Ma ammonire in segreto e con rispetto può farlo anche chi non è pari.

Il sommo San Tommaso, tuttavia andava oltre:

Si noti però che quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente. Perciò S. Paolo, che pure era suddito di S. Pietro, per il pericolo di scandalo nella fede, lo rimproverò pubblicamente. E S. Agostino commenta: «Pietro stesso diede l’esempio ai superiori, di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capita di allontanarsi dalla giusta via»

Ma oggigiorno e secondo molti esperti, dopo e durante più di 50 anni non può più parlarsi di semplice ed unico “rimprovero”; inoltre, sempre secondo molti autori, “Pietro stessooggi non dà  “l’esempio”, mentre si sdegna “di essere corretto”. Praticamente è il contrario di quello che dicevano il Dottore angelico e Sant’Agostino.

(Ri)presentare i contenuti della fede?

Nella conclusione dell’autore Tommaso Scandroglio mi trovo quasi d’accordo, tuttavia ho dei presupposti differenti che cambiano il tutto. Lui dice: allora forse la strada è quella della ripresentazione dei contenuti di fede e di morale contenuti nel Magistero ma usando la virtù della prudenza che indica gli strumenti più efficaci per raggiungere lo scopo prefissato…”; sostanzialmente, e sintetizzo l’intero articolo, bisogna evitare di essere brutali altrimenti noi popolani veniamo indotti a credere che il Papa possa essere un ignorante totale o pazzo; che possa essere corretto ogni giorno e disobbedito con costanza dal primo che capita. E fin qui ci siamo, ma …

Adottando le stesse parole dell’autore, io dico che “usando la virtù della prudenza” e della carità che non può sacrificare la verità, è necessaria “la strada … della (ri)presentazione dei contenuti di fede e di morale contenuti nel Magistero” come la Chiesa comanda e come anche San Vincenzo di Lerino, qui citato a titolo di  esempio ed educatore, consiglia.

Quindi lo “scopo prefissato” di cui parla Scandoglio è la difesa della fede cattolica o Depositum fidei da ogni deviazione, il problema è che lui sembra piuttosto parlare di ri-difesa: ma da che cosa? Oggi, quindi, come lo stesso autore dice, è necessaria la “ripresentazione dei contenuti di fede e di morale”. E siamo sempre al solito discroso: ri-presentazione ma per quale motivo?

E tutti gli uomini che, comunque in stato di ignoranza vincibile [7], sono morti peccando prima di questa fatidica “ripresentazione dei contenuti di fede e di morale”, erano forse meno importanti agli occhi di Dio? Assolutamente no: Dio è giusto …

Ma se “fede e morale” sono stati mal presentati, che in pratica significa insegnati male nei contenuti e non solo nell’esposizione, devo aggiungere un concetto alla frase conclusiva usata dall’autore “quindi un problema che attiene alle modalità di critica più che al merito della critica stessa”; secondo centinaia di autori, il problema che origina le divisioni contemporanee non è di “modalità” ma di “merito”, quindi si deve controbattere nel merito e con metodi veraci!

Servire la verità?

Contrappongo, in conclusione, alla frase dell’autore “non è questione di etichetta, bensì concerne il miglior modo di servire la verità”, in ultimo- e solamente perché più recenti ed in linea con la Tradizione- la Mystici Corporis e la Humani Generis di Papa Pio XII dove già si spiega “il miglior modo di servire la verità”: ovvero dicendo la verità perché “la carità … si compiace della verità”; “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità” (1Cor. 13).

Spiego meglio: se, per esempio, San Pio X nel suo Catechismo maggiore– e tutti prima di lui da Cristo in avanti- insegna che i giudei coscienti conoscitori di Cristo e della Chiesa o vengono convertiti o si dannano, poiché diversamente morirebbero fuori dalla comunione dei Santi … perché Nostra Aetate ed i papi che difendono tal documento, arrivano a dire- direttamente o indirettamente- che non è necessario convertire i giudei e che sono stirpe di Abramo? Non sono affatto antisemita io, ed appunto per questo mi preoccupo che anche loro si convertano. Quindi, come è evidente, c’è una frattura prolungata e gravissima NON nel metodo espositivo, ma nel merito … sembra che si giochi con la salvezza delle anime, ed anche con un certo sadismo pastorale. [8]

Quindi, chiudo con il Dottore angelico, “La correzione fraterna viene comandata in quanto è un atto di virtù. Ma un atto è tale in quanto è proporzionato al fine. Perciò quando essa dovesse impedire il fine, come nel caso che il colpevole divenisse peggiore, allora non appartiene più alla verità della vita, e non è di precetto” (Op. cit. IIª-IIae q. 33 a. 6 ad 2).

E’ evidente che fino a quando si glissa sul fattore “potestas” <–> “autoritas”, ovvero se c’è giurisdizione, ovvero se codesti papi “ossequiavano ed ossequiano al bene” (insegnamento <–> fede e costume; leggi canoniche; culto che si deve a Dio, prassi, ecc…) tutti i moti di rivolta oramai frequentissimi da 50 anni ad oggi, diventano praticamente un “Resistere in faccia davanti a tutti”, sembrano “impedire il fine”, “non appartenere più alla verità”, trasmettono un messaggio sbagliato!

Concordo infine con Tommaso Scandoglio, termini quali “eretico”, “apostata”, “scismatico”, ecc … andrebbero usati sempre da chi di dovere e con maggior coscienza, criterio e moderazione, specie oggi, poiché vengono abusati spesso senza senso e da ignoti cittadini, ed in una situazione in cui chiunque potrebbe esserlo poiché si allontana, anche per semplice confusione ma con ignoranza vincibile, dal Depositum fidei o da parte di esso, quindi dalla stessa Chiesa di Cristo: facciamo attenzione.

Se proprio si vuol parlare [9] di certi argomenti: “sia invece il  [nostro] parlare sì, sì; no, no” !!!

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:
[1] http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/10/parlare-o-tacere-questo-e-il-dilemma.html
   http://www.ilfoglio.it/soloqui/20239
[2] http://radiospada.org/2013/10/confusione-e-belligeranza-nel-cattolicesimo-contemporaneo-la-zizzania/
[3] http://radiospada.org/2013/10/caso-gnocchi-e-palmaro-2-unanalisi-del-pubblicista-e-scrittore-carlo-di-pietro/
[4] http://radiospada.org/2013/09/sul-commissariamento-dei-francescani-dellimmacolata/
[5] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/
    http://radiospada.org/2013/08/sulla-necessita-dellinfallibilita-del-pontefice-e-sulla-condanna-della-collegialita/
    http://radiospada.org/2013/07/sullinfallibilita-nella-canonizzazione/
    http://radiospada.org/2013/09/dalla-chiesa-monarchica-alla-chiesa-conciliare-la-potesta-di-giurisdizione/
    http://radiospada.org/2013/09/sulla-perpetuita-ed-invariabilita-della-chiesa-anche-in-caso-di-sede-vacante/
[6] http://radiospada.org/2013/07/bendetto-xvi-rileggere-i-documenti-del-concilio-alla-luce-della-tradizione/
[7] In questa dinamica la cosiddetta “ignoranza vincibile” non scusa: – il peccatore vuole volontariamente ignorare qualcosa per non abbandonare il male che desidera; – trascura di informarsi; – desidera direttamente o indirettamente qualcosa che provoca l’ignoranza, ecc…; [cf. San Tommaso, Quaestio disputata de Malo]
[8] http://radiospada.org/2013/06/stirpe-di-abramo-un-altro-cattolicesimo-nel-post-concilio/
    http://radiospada.org/2013/06/il-papa-emerito-il-vescovo-di-roma-e-il-giudaismo/
[9] La legislazione ecclesiastica deve necessariamente avere un nesso di dipendenza dai principi morali rivelati, che la Chiesa ha il compito d’interpretare e applicare per tutti i fedeli; perciò ogniqualvolta il Codice o la Disciplina propone qualche dottrina riguardante la Fede e la morale come fondamento delle sue prescrizioni, questa dottrina va ritenuta come insegnata infallibilmente dal Magistero ordinario; quindi anche la Cum Ex Apstolatus di Papa Paolo IV, documento non abrogabile sicuramente nei suoi precetti dogmatici per dottrina implicita od esplicita: – non afferma che i laici devono attendere necessariamente i cardinali prima di giungere alla conclusione che il sedente non è Papa, ma anzi! Ribadisce che persino il laico può fare tale constatazione anche in caso di una accettazione di “TUTTA” la Chiesa, e per un tempo indefinito, presupponendo certamente la buona fede ed appunto il desiderio di non separarsi dalla Fede cattolica che va preservata; è chiaro che nel caso di una dichiarazione circa la vacanza della sede, essendo in questione appunto lo stato del sedente, non sarebbe mai possibile una dichiarazione “ufficiale” di sede vacante, in quanto il Papa – che non c’è – dovrebbe ufficializzare la detta dichiarazione. INFATTI, in quel singolo caso, non c’è bisogno di dichiarazione “ufficiale” (come ribadisce Paolo IV), e non si tratta di dichiarazione ufficiale ma di semplice costatazione: quando diviene pubblico che il sedente non è – evidentemente, visibilmente e con ostinazione – cattolico, di conseguenza se ne deduce che questi non è Papa, anche prima ed indipendentemente da qualsiasi dichiarazione.

9 Commenti a "Commento critico all’articolo «Parlare o tacere? Questo è il dilemma»"

  1. #Timoteo   21 ottobre 2013 at 10:35 pm

    Seguo la vicenda un po’ superficialmente, ma mi sembra che, in relazione all’attuale crisi della Chiesa, per Gnocchi-Palmaro-Scandroglio il problema non sia il “Papa” ma il “dottore privato”. Il che, a mio avviso, li pone completamente fuori strada. Cordialmente

    Rispondi
    • #ricciotti   21 ottobre 2013 at 11:49 pm

      Difatti  si glissa sul fattore “potestas”, ovvero se c’è giurisdizione, ovvero se codesti papi “ossequiavano ed ossequiano al bene”  … dove ovviamente intendo –> potestas –> potere, abilità –> auctoritas –> autorità …

      Il “potere” si riferisce all’abilità nel raggiungere determinati scopi mentre il concetto di “autorità” comprende la legittimazione, la giustificazione ed il diritto di esercitare quel potere.

      In tutto questo marasma contemporaneo, la Chiesa docente, secondo alcuni, diviene tale solo se si pronuncia ex cathedra … e questo è gravissimo!

      Rispondi
      • #Timoteo   22 ottobre 2013 at 8:42 pm

        Caro ricciotti, la mia opinione è che loro non glissino (o almeno che cerchino di non glissare), perché, per come configurano la crisi, il problema dell’Auorità non se lo pongono nemmeno (è il “dottore privato” a comportarsi male). Glisserebbero se ammettessero che le critiche a Bergoglio riguardano l’esercizio dell’Ufficio papale con i connessi poteri, non occupandosi poi di spiegare com’è possibile che un Papa nell’esercizio del suo Ministero di Maestro di tutti i cristiani porti la Chiesa alla rovina. Insomma, costoro purtroppo hanno il grande limite di non vedere (o di non voler vedere) l’essenza del problema che pone l’attuale crisi ecclesiastica (concernente l’Autorità). Tanto è vero che sembrano rimpiangere Ratzinger come tutore dell’ortodossia. Probabilmente, per paura di dover constatare la vacanza della Sede, continueranno sempre a negare che Bergoglio nuoce alla Chiesa anche quando “esercita” (se se fosse possibile) i poteri di Capo visibile. In ogni caso, l’unico modo per dimostrare che la natura della loro protesta è sbagliata è, a mio avviso, mettere il più possibile in evidenza che gli atti nocivi di Bergoglio attengono (potenzialmente, non possedendo egli alcuna Autorità) anche e soprattutto l’esercizio del Ministero di Pastore universale e non la sua attività di “dottore privato”. Cordialmente

        Rispondi
  2. #Matteo   22 ottobre 2013 at 12:50 pm

    Per come la sviolina Bergoglio la chiesa non può permettersi di fare ingerenze nelle questioni di coscienza, quindi la chiesa in tali casi non è docente mai.

    Rispondi
    • #ricciotti   22 ottobre 2013 at 2:00 pm

      E’ invece è proprio la Chiesa che è l’unico Ente legittimato a parlare di fede e costume.
      Dove termina il confine della Chiesa docente?

      Rispondi
  3. #ricciotti   22 ottobre 2013 at 9:10 pm

    Gentile Timoteo,
    Glissano eccome …
    Sono persone molto colte!
    Molti sono gli stessi che dicono che durante il CV2 non si è discusso “il dogma” e non si è definita dottrina.
    Gli stessi esperti in seno al concilio parlano di “Magistero universale ordinario con documenti dogmatici e dottrinali, e qualche documento pastorale” v. Congar x esempio.
    Inoltre ogni volta che domando loro: quando la Chiesa è docente?
    Mi mo ma mu ….

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    • #Timoteo   23 ottobre 2013 at 11:45 am

      Questo non è glissare è travisare apertamente la realtà. Lo stesso Lefebvre (con tutte le differenze del caso) sosteneva che l’infallibilità non era chiamata in causa. Ad ogni modo, non ha importanza discutere sul loro glissare o non glissare. Ciò che è importante è studiare approfonditamente e mostrare come in realtà la questione capitale verta oggi sull’Autorità e che dissentire da Bergoglio quando scrive a Scalfari accettando, al contempo, le dottrine del “Concilio” o la prassi di questo “Pontefice” è ridicolo.

      Rispondi
      • #ricciotti   15 novembre 2013 at 4:53 am

        Esatto.
        Oltre che ridicolo, è diabolico se c’è consapevolezza.

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