Czeslaw Milosz e il ketman — parte IV

—Pubblichiamo, a puntate, un capitolo del libro «The Captive Mind» di Czeslaw Milosz sul ketman, tecnica di dissimulazione molto attuale.—

Ketman

Il Ketman scettico è largamente diffuso nei circoli intel­lettuali. Si sostiene che l’umanità non sappia in qual modo impiegare le conoscenze acquisite o come risolvere i problemi concernenti la produzione e la suddivisione della ricchezza. I primi tentativi scientifici fatti nel diciannovesimo secolo per risolvere i problemi sociali sono interessanti, ma imprecisi. Nondimeno, finirono in mano ai Russi, i quali, incapaci di dare al loro pensiero un indirizzo che non fosse dogmatico, innalza­rono quei primi conati alla dignità di assioma. Ciò che sta accadendo in Russia e nelle nazioni satelliti rivela un certo grado di follia, ma non si può escludere che la Russia riesca a imporre la propria follia a tutto il mondo e che il ritorno alla ra­gione si verifichi soltanto fra due o tre secoli. Quando ci si trovi al centro di un ciclone storico, bisogna agire con la mas­sima prudenza, cedendo esternamente alle forze capaci di di­struggere i loro avversari. Questo non esclude che ci si possa intimamente compiacere nell’osservare uno spettacolo, che è davvero senza precedenti. È certo che l’uomo non ha mai subito simili pressioni, non ha mai dovuto strisciare e con­torcersi cosi abilmente per adattarsi ai modelli costruiti se­condo le istruzioni dei libri, ma in contrasto con la sua leva­tura. Questo processo di adattamento mette a dura prova tutte le sue capacità intellettuali ed emotive.
Chiunque abbia sotto gli occhi ogni giorno siffatto pano­rama di umiliazione e di autonegazione, conosce l’uomo me­glio degli Occidentali, che non subiscono nessuna pressione, tranne quella esercitata dal danaro. L’accrescimento del suo patrimonio di osservazioni somiglia all’attività dell’avaro che conta il suo tesoro in segreto. Poiché questa specie di Ketman si basa sulla totale mancanza di fede nel Metodo, la sua appli­cazione aiuta l’individuo a rispettare esteriormente la pre­fissa linea di condotta, mediante il più assoluto cinismo e l’elasticità morale necessaria per adattarsi a tattiche sempre diverse.
Il Ketman metafisico viene di solito adottato dalle nazio­ni che hanno un passato cattolico. I più numerosi esempi si hanno in Polonia. Esso si basa sulla credenza «in sospe­so» in un principio metafisico del mondo. L’individuo che pratica questo Ketman considera l’epoca in cui vive come anti-metafisica e ritiene che in essa non possa affermarsi nessuna fede metafisica. L’umanità sta imparando a pensare in categorie di razionalismo e materialismo, è schiacciata da urgenti problemi, è imprigionata in una guerra di classe. Le religioni trascendentali attraversano un periodo di crisi, cadono in fran­tumi, e, quel che è peggio, servono a difendere l’ordine supe­rato. Ciò non significa che il genere umano non debba in fu­turo ritornare a una religione più elevata e purificata. Forse la Nuova Fede costituisce l’inevitabile Purgatorio; forse, i fini di Dio verranno raggiunti mediante l’azione dei barbari — e cioè degli uomini dei Centro —, che costringono le masse a destarsi dalla loro letargia. Il viatico spirituale che codeste masse ricevono dalla Nuova Fede è insufficiente. Tuttavia, bisogna riconoscere al Centro il merito di avere spianato nuo­ve strade, e di aver demolito le splendide facciate di decrepiti edifici prossimi a crollare. Bisognerebbe cooperare in questo senso, senza per altro tradire il propria attaccamento al Miste­ro. E questo è tanto più indicato, in quanto il Mistero non ha, ad esempio, la possibilità di manifestarsi nella letteratura e perché né il linguaggio né le idee a disposizione dell’uomo contemporaneo sono abbastanza maturi per esprimerlo.
A sua volta, il Ketman metafisico presenta numerosissime varietà. Alcuni cattolici praticanti giungono sino a prestar servizio nei ranghi della Polizia, sospendendo il loro cattoli­cesimo durante l’esecuzione dei loro inumani doveri. Altri, nel tentativo di mantenere viva la comunità cattolica in seno alla Nuova Fede, si rivelano pubblicamente per cattolici e spesso riescono a salvare le istituzioni cattoliche, poiché i dialettici sono sempre pronti ad accogliere i cattolici «progressivi» e «patriottici» che obbediscono ai loro dettami politici. Il gio­co reciproco è alquanto ambiguo. I governanti tollerano codesti cattolici come un male inevitabile, ma passeggero, perché Ì tempi non sono ancora maturi per una completa elimina­zione della religione, e, nell’attesa, trattare con dei bigotti ac­comodanti è più facile che reprimere le intemperanze dei ri­belli. Tuttavia, i cattolici «progressivi» capiscono di essere relegati in una posizione non del tutto onorevole, come stre­goni di tribù selvagge, cui si faccia qualche concessione diver­siva, sin quando venga il momento di fare infilar loro i pan­taloni per mandarli a scuola. Essi vengono esibiti in vari spettacoli di Stato ed inviati all’estero, come lampante prova della tolleranza adottata dal Centro nei confronti delle razze barbariche. Si potrebbe paragonare la loro funzione a quella dei «nobili selvaggi» importati nelle metropoli civili dai funzionari coloniali, a scopo dimostrativo. La loro difesa contro la degradazione totale è il Ketman metafisico: essi ingan­nano il diavolo che crede di ingannarli. Ma il diavolo conosce esattamente il loro pensiero ed è soddisfatto.
Ciò che vale per codesti cattolici può venire applicato ai membri di altre religioni, oltre che a persone estranee ad ogni denominazione. Uno dei peggiori rimproveri che possano ve­nir lanciati contro uno scrittore è l’accusa che i suoi versi, le sue commedie o i suoi romanzi contengono un «residuo me­tafisico». Poiché lo scrittore è un civilizzatore cui manca l’ardire di divenire stregone, i minimi indizi di tendenza meta­fisica che vengano scoperti in lui sono imperdonabili. La let­teratura dei paesi che sino alla Seconda Guerra Mondiale rimasero liberi dal giogo di Mosca, tradiva una forte inclina­zione in questo senso, di modo che per il legislatore il devia­zionismo metafisico costituisce una costante e imperativa preoc­cupazione. La commedia, ad esempio, che presenti qualche «singolarità», rivelando l’interessamento dell’autore per la tragedia della vita, non ha speranza di venir rappresentata, in quanto la tragedia del fato umano induce a riflettere sul mistero dell’umano destino. A certi autori come Shakespeare si condonano codeste inclinazioni, ma è inammissibile che esse alberghino in uno scrittore moderno. Proprio per questo mo­tivo le tragedie greche non possono trovar posto nei repertori teatrali. Marx amava i tragici greci, ma è inutile rammentare ancora una volta che il nesso fra la Nuova Fede e Marx è al­quanto superficiale.
La Nuova Fede è una creazione russa, e l’intelligentsia russa, che le diede forma e indirizzo, nutriva il più profondo disprezzo per qualsiasi genere d’arte non adatto a conseguire immediati fini sociali. Le altre funzioni sociali dell’arte —probabilmente le più importanti— trascendevano le sue fa­coltà di comprensione. Singolarmente esposta alla persecu­zione è la poesia, in quanto è difficile distinguere le sue sor­genti dalle sorgenti di tutte le religioni. È vero che il poeta ha libertà di descrivere colline, alberi, fiori, ma, se gli accadesse di sentire quella incontenibile esaltazione di fronte alla natura che animò Wordsworth durante la visita alla Abbazia di Tintern, diverrebbe subito sospetto. Questo è un eccellente siste­ma per eliminare la legione di mediocri poeti che amano confessare pubblicamente i loro voli panteistici, ma è anche un ottimo sistema per distruggere senza scampo la poesia, sostituendole cattivi versi, di poco superiori alle canzonette che negli Stati Uniti vengono radiotrasmesse per il lancio propa­gandistico di certi prodotti. Il pittore, a sua volta, può venir attaccato con la stessa facilità appena impieghi uno stile ab­breviato e sintetico (formalismo), oppure appena dimostri un eccessivo amore per la bellezza del mondo, cioè un atteggiamento contemplativo, chiaro indizio del suo temperamento metafisico. Il musicista dovrà fare in modo che le sue compo­sizioni siano facili a tradursi nel linguaggio delle manifesta­zioni comuni (entusiasmo per il lavoro, festività popolari, ecc), e che non vi rimanga nessun elemento indecifrabile e quindi pericoloso. Il Ketman metafisico è tollerato nei «selvaggi»; ad esempio quelli che professano la regione cristiana, ma ne­gli artisti, che sono considerati educatori della società, viene severamente proibito.

A cura della redazione

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