Il Santissimo Sacramento e la devozione a Pio IX (seconda e ultima parte)

 

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Concludiamo la traduzione in due parti (opera di Matteo Luini e Roberto Marcante), di uno splendido sermone che Padre Frederick William Faber (28 giugno 1814 – 26 settembre 1863), sacerdote oratoriano inglese, pronunciò nella Chiesa dell’Oratorio di Londra, in occasione della Solenne Esposizione del Santissimo Sacramento per le intenzioni del Papa, il primo giorno dell’Anno 1860.

La conclusione che va tratta da tutto ciò è di grave importanza. E’ niente di meno che questo: la devozione al Papa è una parte essenziale di tutta la religiosità cristiana. Non è una questione distinta dalla vita spirituale, come se il Papato fosse solo l’esercizio di governo della Chiesa, un’istituzione appartenente alla vita esteriore, un interesse divinamente stabilito del governo ecclesiastico. E’ una dottrina e una devozione. E’ una parte integrante del progetto del nostro Santissimo Signore. Egli è nel Papa in un modo nondimeno più elevato di quanto è nei poveri o nei bambini. Quel che viene fatto al Papa, per lui o contro di lui, è fatto a Gesù stesso. Tutto ciò che è regale, tutto ciò che è sacerdotale nel nostro dilettissimo Signore è messo insieme nella persona del Suo Vicario, al fine di ricevere il nostro ossequio e la nostra venerazione. Un uomo potrebbe pure tentare di essere un buon cristiano senza devozione a Nostra Signora, così come senza devozione al Papa; e in entrambi i casi per la stessa ragione. Sia Sua Madre che il Suo Vicario sono parte del Vangelo di Nostro Signore.

Vi chiederei di prendervi ciò molto a cuore ora. Sono convinto che enormi conseguenze, per il bene della religione, seguirebbero da una chiara percezione del fatto che la devozione al Papa è una parte essenziale della religiosità Cristiana. Correggerebbe molti errori. Chiarirebbe molte incomprensioni. Eviterebbe molte calamità. Ho sempre detto che l’unica cosa per risolvere tutte le difficoltà è guardare le cose semplicemente ed esclusivamente dal punto di vista del nostro Santissimo Signore. Lasciamo che ogni cosa ci sembri com’è in Lui e per Lui. Ci sono molte complicazioni oggigiorno, molti intrecci confusi tra la Chiesa e il mondo; ma se noi restiamo saldi a questo principio, se con un coraggio fanciullesco siamo tutti per Gesù, ci apriremo con sicurezza un varco in tutti i labirinti e mai ci ritroveremo infelicemente, per codardia o per rispetto umano o per la volontà di un discernimento spirituale, dalla parte dove non c’è Gesù.

Se il Papa è la presenza visibile di Gesù, unendo in se stesso tutta la giurisdizione spirituale e temporale così come essa appartiene alla Sacra Umanità, e se la devozione al Papa è un elemento indispensabile in tutta la santità Cristiana, cosicché senza di essa nessuna religiosità è solida, ci riguarda davvero molto vedere cosa noi sentiamo nei confronti del Vicario di Cristo e se i nostri sentimenti abituali verso di lui sono adeguati a ciò che il nostro Santissimo Signore esige. Vorrei discutere della questione da un punto di vista devozionale perché considero questo un punto di vista molto importante. E’ proprio del mio ufficio e della mia posizione, così come dei miei gusti e impulsi, guardare a essa in questo modo. In tempi di pace è perfettamente concepibile che i cattolici possano difficilmente capire, come dovrebbero, la necessità della devozione al Papa come un elemento essenziale della pietà cristiana. Potrebbero in pratica arrivare a pensare che ciò che li riguarda sia andare in chiesa, frequentare i Sacramenti e adempiere i loro atti di pietà privati. Potrebbe sembrar loro che non siano interessati da ciò che potrebbero chiamare politica ecclesiastica. Questo è certamente sempre un triste errore, e uno a causa del quale sempre l’anima deve soffrire, così come per quanto concerne più grandi grazie e avanzamenti verso la perfezione. In ogni epoca è stata una caratteristica costante dei santi che essi avessero una profonda e sensibile devozione nei confronti della Santa Sede. Ma se la nostra sorte in tempi di afflizione è proiettata al Sovrano Pontefice, dovremo velocemente capire che un decadimento della pietà pratica segue rapidamente e infallibilmente ad ogni visione erronea del Papato, o ad ogni vile condotta nei confronti del Papa. Dovremo rimanere sorpresi di scoprire che stretta connessione c’è tra una grande fedeltà a lui e tutta la nostra generosità verso Dio, così come per la munificenza di Dio nei nostri confronti. Dobbiamo entrare, dev’essere parte della nostra devozione privata entrare, calorosamente nei sentimenti della Chiesa per il suo Capo visibile, altrimenti Dio non sarà in armonia con noi. In ogni tempo, come in ogni vocazione, la grazia è data a certe tacite condizioni. In futuro, quando Dio permetterà che la Chiesa venga assalita nella persona del suo Capo visibile, la sensibilità per la Santa Sede sarà una condizione implicita di tutta la crescita nella grazia.

Quali sono allora le ragioni sulle quali la nostra devozione al Papa dovrebbe essere basata? Primo e più importante, sul fatto che egli è il Vicario del nostro amatissimo Signore. Il suo ufficio è il modo principale col quale Gesù si è reso visibile sulla terra. Nella sua giurisdizione egli è per noi come se fosse il nostro Beatissimo Signore stesso. Poi ancora, la spaventosità della funzione del Papa è un’altra fonte della nostra devozione per lui. Può qualcuno guardare a una responsabilità così enorme e non tremare? Milioni di conseguenze dipendono da lui. Moltitudini di appelli stanno aspettando la sua decisione. Gli interessi con i quali ha a che fare sono di un’importanza senza pari, perché influiscono sugli interessi eterni delle anime. Un giorno di governo della Chiesa è più ricco di conseguenze di un anno di governo dell’impero più potente sulla terra. Da quale importanza del Sovrano Pontefice deve dipendere Dio tutto il santo giorno! Quali infinite ispirazioni dello Spirito Santo deve aspettarsi senza ansia al fine di distinguere la verità nel clamore delle contraddizioni o nell’oscurità della distanza! La Colomba sussurrante all’orecchio di San Gregorio, – che cos’è se non un simbolo del Papato? Tra questi giganteschi sforzi, di tutti i lavori sulla terra, forse il più ingrato e il meno apprezzato, quanto commovente è l’impotenza del Sovrano Pontefice, così come l’utilità del suo amato Maestro. Il suo potere è la pazienza. La sua maestà è la sopportazione. Egli è la vittima di tutta l’impazienza e indecenza della terra nelle alte sfere. E’ veramente il servo dei servi di Dio. Gli uomini non possono riempirlo di oltraggi, come quando sputavano in faccia al suo Maestro. Lo possono annientare con le loro navi da guerra, come Erode con le sue navi da guerra annientò il Salvatore del mondo. Possono sacrificare i suoi diritti alle esigenze passeggere della loro cupidigia, come Ponzio Pilato un tempo sacrificò Nostro Signore. Ci può essere una cupidigia nei governi tanto profonda che nessuna cupidigia individuale può avvicinare; ed è soprattutto questa cupidigia che fa soffrire il Vicario di Cristo. Uomini che indossano corone d’oro invidiano lui che indossa la corona di spine. Essi gli invidiano la gravosa sovranità, per la quale egli deve sacrificare la propria vita, perché essa è il lascito del suo Maestro e non la sua propria eredità. In ogni successiva generazione Gesù, nella persona del Suo Vicario, precede nuovi Pilati ed Erodi. Il Vaticano è soprattutto un Calvario. Chi può contemplare questa commovente magnificenza e comprenderla come la comprende il cristiano, e non essere spinto a piangere?

Quando siamo malati, a volte a causa della collera abbiamo il triste pensiero che il nostro Beatissimo Signore non santificò mai quella croce con la Sua pazienza. Ma Egli sopportò e santificò ogni tipo di dolore fisico nelle innumerevoli sofferenze e ingegnose crudeltà della Sua Passione. Ma non ha mai patito la vecchiaia. Il peso degli anni non ha mai intaccato i Suoi bei lineamenti. La luce dei Suoi occhi non si è mai annebbiata. L’energica virilità della Sua voce non è mai svanita. Non poteva nemmeno essere che le onorevoli decadenze dell’età lo avvicinassero. Tuttavia Egli si degna di essere vecchio nei Suoi Pontefici. I Suoi Vicari sono per la maggior parte incurvati per gli anni. Io vedo in questo un altro esempio del Suo amore, un’altra disposizione per la nostra diversità d’amore per Lui. Nessuno in Giudea poteva mai onorarLo con quello speciale amore che gli uomini buoni si gloriano di pagare alla vecchiaia. Il rispetto per gli anziani è una delle più belle forme di generosità dei giovani; ma i giovani in Giudea non potevano gioire nel sottomettersi così pesantemente nei loro ministeri a Gesù. Ma ora, nella persona del Suo Vicario, le cui premure sono rese mille volte più toccanti e le sue indegnità più commoventi a causa dell’età, noi possiamo avvicinarci a Gesù con nuovi ministeri d’amore. Un nuovo tipo d’amore per Lui è aperto al fervore e all’appassionata lungimiranza del nostro affetto. Per questo fatto, nel conflitto di un vecchio uomo inerme con le grandiosità e le diplomazie e le false sapienze delle orgogliose giovani generazioni appena esse sorgono, c’è sicuramente un’altra fonte della nostra devozione al Papa.

Agli occhi della fede non ci può essere niente di più venerabile del modo in cui il Papa rappresenta Dio. E’ come se il Cielo fosse sempre aperto sopra la sua testa, e la luce lo illuminasse e, come Stefano, egli vedesse Gesù stare alla destra del Padre, mentre il mondo digrigna i denti contro di lui con un odio, il cui eccesso soprannaturale deve essere per se stesso un prodigio. Tuttavia, all’occhio incredulo, il Papato, così come la maggior parte delle cose divine, è una visione spregevole e miserabile, che provoca soltanto un disprezzo irritato. E’ l’oggetto della nostra devozione che ripara costantemente a questo disprezzo. Dobbiamo venerare il Vicario di Gesù con fede amorosa e con una fiduciosa, non biasimante riverenza. Non dobbiamo permetterci di abbandonarci a pensieri vergognosi, a vili sospetti e a una altrettanto vile incertezza riguardo a qualsiasi cosa concernente la sua sovranità, sia spirituale che temporale; giacché anche il suo potere sovrano fa parte della nostra religione. Non dobbiamo permetterci l’irriverente infedeltà di distinguere in lui e nella sua funzione ciò che possiamo considerare come umano da ciò che possiamo riconoscere come divino. Dobbiamo difenderlo con tutta la tenacia, con tutto l’ardore, con tutta l’integrità, con tutta la completezza, con cui solo l’amore sa come difendere le proprie cose sacre. Dobbiamo soccorrerlo nella preghiera fatta con abnegazione, con una totale, intima, viva, entusiasta sottomissione, e soprattutto, in questi abominevoli giorni di biasimo e blasfemia, con una fedeltà più aperta, cavalleresca e senza vergogna. Gli interessi di Gesù sono in gioco. Non dobbiamo né essere in ritardo, né stare dalla parte sbagliata.

Ci sono stati tempi nell’esperienza della Chiesa, in cui la barca di Pietro sembrava stesse per affondare nei mari oscuri. Ci sono pagine di storia che ci fanno trattenere il respiro quando le leggiamo, e fermare i palpiti del nostro cuore, anche se sappiamo molto bene che la prossima pagina registrerà la brillante vittoria che deriva dalla viva umiliazione. Ora siamo finiti in una di quelle epoche malvagie. E’ dura da sopportare. Ma la nostra indignazione non compie la giustizia di Dio e l’amarezza non ci da potere insieme a Lui. Tuttavia c’è un immenso potere nello scoraggiamento del Fedele. E’ un potere che il mondo potrebbe temere, se solo lo potesse discernere e capire. Il silenzio della Chiesa fa sì che i veri angeli guardino a Lei con speranza. Noi almeno dobbiamo attendere nella paziente tranquillità della preghiera. L’empietà del miscredente può risvegliare la nostra fede. L’incertezza dei bambini del Gregge può addolorare i nostri cuori. Ma non lasciamo che la sacralità del nostro dolore si mischi con l’amarezza. Dobbiamo fissare i nostri occhi su Gesù e compiere il doppio dovere che il nostro amore per Lui ci impone. Dico, il doppio dovere. Poiché questo è un giorno in cui Dio cerca aperte professioni della nostra fede, annunci senza vergogna della nostra fedeltà. E’ anche un giorno in cui il senso della nostra impotenza esteriore ci rimanda più che mai al dovere della preghiera interiore. Questo è l’altro dovere. L’aperta professione è di poco valore senza la preghiera interiore; tuttavia io penso che la preghiera interiore è quasi di minor valore senza la professione esteriore. Molte virtù crescono in segreto; ma la fedeltà può fiorire solamente all’aperta luce del sole e sulle aperte colline.

Come allora stiamo per inaugurare il nostro nuovo anno? Con l’inenarrabile permesso della Sua compassione, stiamo per innalzare sul Suo trono sacramentale il Capo Invisibile della Chiesa, cosicché possiamo venire in soccorso del nostro Capo Visibile, il Suo carissimo e sacratissimo Vicario, il nostro carissimo e venerabilissimo Padre. Non c’è bisogno che vi dica per cosa pregare, né come pregare; ma ho un pensiero, su cui ho riflettuto spesso, e col quale voglio concludere: – io ho un istinto irrefrenabile, che cioè il premio in paradiso sarà maggiore per coloro che in terra hanno amato specialmente il Papa che ha definito l’Immacolata Concezione.