Il volto della Fraternità negli esercizi spirituali di S. Ignazio

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Passato qualche tempo, mi decido a buttar giù questo resoconto degli esercizi spirituali ignaziani svolti presso il priorato di Montalenghe della Fraternità San Pio X.

La mia consueta pigrizia, con annessa tendenza alla procrastinazione, per una volta si è rivelata provvidenziale: dopo i recenti avvenimenti di cronaca e conseguenti giudizi affrettati su una delle più importanti realtà tradizionali, risulta specialmente necessario mostrare il vero volto della pia associazione sacerdotale di cui trattiamo, ben distante da qualsivoglia strumentalizzazione ideologica proveniente dalla solita approssimazione giornalistica. E descriverne questo “servizio” offerto ai fedeli mi pare il miglior modo per riabilitarla, agli occhi di chi ne avesse bisogno.

Mi accingo però a scrivere questo articolo con una qualche incertezza. Non è facile riportare un’esperienza così personale e intimamente trasformante, anche se al contempo a suo modo “pratica” e con effetti permanenti, oltre che sull’anima, sulla vita quotidiana di chi ha la grazia di esserne coinvolto. Cercherò di esporre il tutto come riesco, nella speranza di invogliare il maggior numero di persone a profittare di una così enorme occasione di progresso verso l’imitazione di Nostro Signore.

Premetto che la spinta maggiore a partecipare agli esercizi è stata una situazione personale di vita in cui, purtroppo, oggi si possono ritrovare in molti. Un periodo di tendenza all’apatia, di tiepidezza a livello religioso, le cui cause si rifanno ad una serie di problemi irrisolti e ad una conseguente, sostanziale “sfiducia esistenziale”.

Come sarà successo, presumo, a non pochi, prima di partire per la “5 giorni” di ritiro mi sono lasciato un po’ prendere dallo scetticismo (che spesso è la più classica delle tentazioni del Nemico). “Sarà tempo sprecato?”, “Non farei meglio a dedicarmi ad altre cose che sto lasciando indietro?”, “e se poi torno uguale a prima, o persino peggio?”. Alla fine, mi ha spinto a buttarmi la paura di perdere una preziosa occasione di crescita spirituale (gli esercizi si sarebbero ripetuti solo mesi dopo), l’incoraggiamento di diversi amici che vi sono già andati, e la semplice considerazione che alla fine ne valeva la pena. Mai scelta fu più azzeccata.

Qual è l’aspetto maggiormente caratteristico di tali giornate? Secondo il sottoscritto è la cosiddetta “consegna del silenzio”: ci viene strettamente proibito di parlare, tranne che per la preghiera o per rivolgersi ai preti o ai loro assistenti. Si tratta dunque di cinque giorni nell’astinenza più assoluta dalla conversazione: solo esteriore però, dato che il pensare a Dio e il colloquiare intimamente con Lui è continuo, favorito dalla tranquillità immersa nel verde delle pacifiche colline torinesi di Montalenghe (o, per altri, dell’analogo ambiente di Albano). E’ vero pure che, ritrovandomi attualmente disoccupato, non ho in un certo senso potuto apprezzare come alcuni il “pieno distacco” dal vortice del mondo: per chi è preso in mille affari terreni (penso per esempio ai padri di famiglia, o a chi svolge incarichi che comportano una certa responsabilità), l’occasione di poter stare continuamente “a cuore a cuore” con Nostro Signore, senza altri stimoli di alcun tipo, può avere effetti ancora più profondi di quelli, seppur intensi, sperimentati dal sottoscritto.

Dicevo, il continuo raccoglimento. Esso viene alimentato, oltre che con le normali pratiche di pietà (Messa al mattino, S. Rosario, frequenti visite al SS. Sacramento comunitarie o personali, Via Crucis, ecc..), soprattutto da quello che costituisce il “nerbo” degli esercizi: le meditazioni in camera (un altro immenso vantaggio tra l’altro, per chi ancora non fosse allenato, è l’apprendere in queste giornate un corretto metodo di “orazione mentale”, una delle armi indispensabili alla vita spirituale del buon cristiano), precedute dalle “istruzioni” da parte dei bravissimi e preparati sacerdoti, nel nostro caso don Luigi Moncalero e don Giuseppe Rottoli.

I primi giorni sono dedicati alla preparazione a quello che sarà appunto il momento culminante del ritiro: la confessione generale. Specifico che essa non è obbligatoria e che volendo si potrebbe sostituire anche con la semplice contrizione… tuttavia, gli esercizi sono l’ambiente ideale per prepararla ed eseguirla al meglio.

Propedeuticamente dunque si riflette sul senso della vita, sulla natura del peccato, sul giudizio divino e l’inferno. In un clima di distacco, si ha la possibilità di rivedere sotto la luce dello Spirito Santo tutti propri trascorsi. Si comprende meglio la gravità delle nostre ingratitudini, del nostro cattivo vivere cristiano, delle nostre piccole o grandi offese a Dio… ottenendo una forte contrizione, che a sua volta conduce ad un vero pentimento e cambiamento di vita.

Un punto da sottolineare è la costante disponibilità dei sacerdoti per un confronto. Ci è stato inculcato fin dall’inizio che gli esercizi non si fanno da soli: una delle regole è andare a parlare con un sacerdote almeno una volta al giorno, aprendosi riguardo ai movimenti del proprio spirito, in particolare sulle consolazioni o desolazioni provate durante le singole meditazioni. Appoggio utilissimo nonché garanzia per un retto svolgimento del programma ignaziano.

Tornando alla struttura degli esercizi: alle lezioni illustrative dei vari argomenti da meditare, se ne alternano altre a carattere maggiormente “pratico-orientativo”, tendenti a fornire gli strumenti per la “buona battaglia” che ci attende una volta ritornati nel mondo. Oltre ai famosi punti per il “discernimento degli spiriti”, molto interessanti le conferenze sul “sentire cum Ecclesia” riferite però al giorno d’oggi, nei quali di fatto il Corpo Mistico è lacerato da una profonda crisi a tutti i livelli; in pratica due brevi ed essenziali excursus sui principali problemi che affliggono la Chiesa odierna: la nuova messa e il magistero conciliare e postconciliare. Utile studio per chi è già consapevole, punto di partenza per chi deve approfondire la situazione attuale della cattolicità.

Alla fine giunge il “gran momento”: la confessione generale di tutta la propria vita, preceduta da un’opportuna istruzione sul come fare l’esame di coscienza, con il supporto di uno schema e la disponibilità dei sacerdoti per un colloquio preparativo. E devo dire che in questo clima, un passo così decisivo e che in altri contesti può risultare difficile, viene compiuto con molta agevolezza. Personalmente, mi sono trovato assolutamente a mio agio. Dopo quella che è stata la mia prima confessione generale, ricordo di aver provato un senso di fervore pari all’inizio della mia conversione. Ancora adesso mi sovviene un sentimento di dolcezza interiore a riportare alla mente quei momenti di pace. E’ come il figliol prodigo che ritorna nuovamente tra le braccia del Padre Celeste, per riprendere il santo cammino…

Ovviamente, nei successivi momenti di “sazietà spirituale” veniamo subito messi in guardia sul rischio della “dissipazione”, ovvero della trascuratezza nello svolgimento della seconda metà degli esercizi: superata la prima parte, la pars destruens, la rinuncia all’uomo vecchio e ai propri peccati passati, non è il caso di adagiarsi sugli allori ma di dedicarsi intensivamente alla pars construens, ovvero (ri)edificare o arricchire le basi per il futuro progresso spirituale. Le meditazioni cambiano tono: quello su cui si va a focalizzarsi ora è la vita di Nostro Signore dalla quale prendere esempio, dalla nascita fino all’aspro Calvario.

Per tale scopo, molto utile e gradita risulta la possibilità di avere, nel tempo libero, il supporto di una variegata scelta di testi religiosi. Si va da quelli apologetici ai libretti polemici sulla chiesa attuale, ma soprattutto i libri sono volti ad approfondire la dottrina cristiana, sia illustrata che narrata negli esempi (o tramite divulgazioni) dei santi e testimoni della fede.

Ho avuto occasione di leggere e meditare diversi scritti… permettendomi una breve digressione, quelli che mi sono risultati più utili sono stati innanzitutto Cento problemi di fede, di mons. Landucci: un ottimo, e purtroppo introvabile, testo apologetico, che risponde in maniera puntuale ed ineccepibile alle maggiori contestazioni e dubbi sul cattolicesimo e argomenti connessi. Ha qualche decennio ma sembra scritto ieri, per l’attualità dei problemi posti. Per quanto riguarda il versante spirituale, molto edificanti sono state la consultazione di un libro riportante i famosi sogni di don Giovanni Bosco, e la lettura di un altro che svela uno dei tanti lati della intensissima vita di Padre Pio: il suo rapporto con i padri di famiglie numerose. Non sono genitore, ma è sempre bello poter di nuovo constatare la tenerezza del santo (che è stato alle origini della mia conversione) verso chi risponde con generosità al piano di Dio.

Anche in questo caso, la lettura mi ha riportato ai primi tempi del riavvicinamento alla fede, quando divoravo famelicamente gli scritti che mi parlavano in qualche modo di Nostro Signore…

Ci avviamo alla conclusione. Gli esercizi non sarebbero veramente tali se non terminassero con un fermo proposito di cambiamento pratico delle azioni concrete delle vita. In una delle ultime lezioni ci viene consegnato un foglio illustrato, con le indicazioni per una vera e propria riforma delle proprie consuetudini. I propositi si articolano in quattro direzioni principali: liberazione dalle schiavitù o cattive abitudini (che possono essere le più varie: il bere, fumare, ma anche le conversazioni troppo lunghe o sconvenienti, internet, l’apparire, ecc…), ristrutturazione della propria vita di preghiera, programmazione della propria formazione spirituale e dottrinale, intenzioni per l’apostolato e le opere di bene. E’ pure questo il momento in cui è possibile valutare opzioni determinanti per il proprio futuro, scrivendone i pro e i contro dal punto di vista della salute dell’anima, nel caso la partecipazione agli esercizi fosse servita a far discernimento davanti ad una decisione importante (vita religiosa o matrimonio, oppure scelta tra diversi posti di lavoro, o qualsiasi altro bivio cruciale).

Il programma va ovviamente discusso con uno dei sacerdoti.

L’ultima meditazione è sulla Resurrezione gloriosa di Cristo (che è pure il nostro fine ultimo, al quale ci debbono orientare tutti i nostri sforzi di santificazione), alla quale seguirà più tardi un fervorino finale di congedo, prima di abbandonare l’oasi e di riprendere il cammino nel proprio stato di vita. “I veri esercizi iniziano la fuori!”, ci avverte saggiamente don Luigi, come dandoci uno sprone alla vigilanza e a far tesoro di questi momenti per affrontare il futuro. Poi ci invita a ritornare, magari anche solo dopo un anno, per fare il punto della situazione sull’attuazione della nostra personale riforma e anche per fermarsi nuovamente a prender ristoro dalla corsa spirituale, raddrizzando quel che c’è da raddrizzare; infine ci invita a testimoniare i benefici di questa pratica ed invogliarvi gli altri, come nel mio piccolo tento di fare tramite questo articolo. Gli esercizi terminano ufficialmente quando ci viene ricordata la massima più importante: “qualsiasi cosa succeda, non scoraggiatevi mai!”.

Qualcuno a questo punto se ne è già andato, ma la maggior parte dei partecipanti rimane a cena al priorato, la prima nella quale possiamo in effetti parlare fra di noi e fare conoscenza in un momento di (passatemi il termine un po’ inflazionato dai modernisti) “fraterna condivisione”. Eppure, nonostante il silenzio, devo dire che non mi è mai capitato di sentirmi così unito a dei perfetti sconosciuti (che non ho in effetti più rivisto) come in quei cinque giorni. E’ una cosa che deve essere provata, per capirla.

E adesso che son passati più di due mesi, quali sono stati i frutti? Beh, per quanto mi riguarda, mentirei nel dire che sto rispettando i miei propositi alla perfezione… dopo il fervore iniziale, devo fare i conti con una seppur prevedibile parziale involuzione. Però… la linea di demarcazione nella mia vita c’è stata. Ho riscoperto l’utilità e la ricchezza della meditazione quotidiana. Ho un maggiore stimolo a lottare, per esempio contro la mia congenita pigrizia e la tendenza all’apatia di questo periodo, sono inoltre spinto a rimanere attivo per realizzare l’ideale quotidiano che ho scorto in quei cinque giorni di paradiso. Nel silenzio, ho avuto delle vere e proprie illuminazioni su me stesso che adesso mi è utilissimo ricordare, e per la vita di ogni giorno posso dire di avere la mia bussola di riferimento che mi mostra dove tendere per migliorarmi. Siccome una parte obbligatoria delle meditazioni è stata quella di segnarmi i lumi ricevuti, volendo posso tornare a consultarli e farne tesoro a distanza di tempo.

Certo, non sono diventato un santo e i momenti di forte difficoltà, tentazione e tristezza non sono spariti. Ma la consapevolezza di essere nel solco di una strada chiaramente tracciata è ben presente.

In definitiva, posso dire con ragionevole certezza che si è trattata della più bella esperienza religiosa che abbia mai vissuto dopo la conversione. E per questo mi sento di consigliarla a tutti: a chi è già ben avviato nel cammino cristiano, per rivedere un po’ il suo percorso e migliorare ancora grandemente nella sequela Christi;  a chi si trova in un momento di difficoltà nel progresso interiore, per ravvivare la propria fede e sperimentare la gioia di una novella conversione; a chi infine è cristiano da poco (o è poco cristiano) e sente l’esigenza di convertirsi seriamente a Cristo, per partire con un bagaglio completo e intraprendere il migliore degli inizi nella via di perfezione. Infine posso consigliarli anche a chi magari non è vicino alla Chiesa ma sta attraversando un periodo buio… chissà che non possa essere l’occasione per trovare un senso alla propria vita (ovviamente in questo caso si valuti bene con un sacerdote).

Non vi resta a questo punto che rimandarvi all’opportuna pagina informativa sugli esercizi, dove sono riportate date e luoghi per chi fosse interessato a vivere l’esperienza. I prossimi inizieranno il 4 novembre ad Albano per gli uomini, e l’undici dello stesso mese riservati alle signore presso Montalenghe. I 18 novembre iniziano quelli per i sacerdoti (sempre ad Albano). Non sono previsti particolari requisiti economici: basta portare vestiti e accessori per la cura quotidiana (prodotti per il bagno ecc…). Per coprire le spese di vitto e alloggio è richiesta, facoltativamente, un’offerta libera, secondo le disponibilità di ognuno.

Ho cercato di fare un resoconto, ma le parole sono un mezzo assai limitato per descrivere appieno la ricchezza dell’esperienza. Mi auguro solo che molti possano approfittare di questa occasione straordinaria, di intima unione con Nostro Signore all’insegna della più genuina spiritualità ignaziana.

C. F. G.

 

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Dalla redazione specifichiamo che gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio sono svolti anche presso l’Istituto Mater Boni Consilii. Tutte le informazioni in questa pagina.