Nei secoli fedele… fino a che l’Europa non decide il benservito…

Venedig, Carabinieri

L’ennesimo e più grave atto di bullismo normativo inferto dall’Europa all’ordinamento italiano, è stata la ratifica del trattato di Velsen, siglato il 18 ottobre 2007, con il quale l’Italia ha aderito al progetto di costituire una forza di gendarmeria europea, l’EUROGENDFOR.

L’art. 3 della Legge n. 84 del 14 maggio 2010, con il quale l’Italia ha recepito tale trattato, ha stabilito che l’arma che dovrà contribuire agli organici ed alla logistica del nuovo Corpo di Gendarmeria Europea in Italia saranno i Carabinieri.
Proprio i Carabinieri, il corpo militare che più di tutti si è intrecciato nei suoi trionfi e nelle sue contraddizioni con la storia d’Italia degli ultimi due secoli. Dal Risorgimento, alle Guerre Mondiali, al dopoguerra dello scontro dei blocchi e della lotta a mafia e terrorismo, i carabinieri sono stati l’unico punto di riferimento, con il loro radicamento territoriale, con la loro riconoscibilità, vicinanza alla popolazione, a costituire l’affidabile immagine della Patria che difende con la forza i deboli dall’illegalità, che assicura ai suoi Cittadini il mantenimento dell’Ordine e la forza della Legge.
Si è assistito ad una progressiva mutazione dei Carabinieri, da specialità di cavalleria a forza di polizia militare, fino ad assumere l’attuale fisionomia eclettica, di forza armata autonoma, che molto spesso ha sovrapposto le sue funzioni con la Polizia di Stato, con la Guardia di Finanza e con le altre polizie, la cui pluralità non è segno di cattiva organizzazione, ma, al contrario, di attenzione alle differenti esigenze e delle differenti peculiarità applicative scaturenti dagli ambiti di operatività che coinvolgono l’azione dello Stato nel controllo di vigenza delle leggi.
Con un tratto di penna, il Presidente Napolitano ha deciso di dare inizio ad un processo di mutazione molto poco chiaro a questa storia secolare, dolorosamente sancendo ancora una volta l’abdicazione dell’Italia alle oscure necessità europee di uno dei pilastri della nostra identità patriottica.
A partire dall’anno 2014 l’Arma dei carabinieri sarà nei fatti (gli intenti sono quelli di mantenerne una identità, pur nella dipendenza organica più completa nell’EGF) smantellata, ma le avvisaglie si stanno percependo già da adesso con la riorganizzazione interna che il Comando generale dell’Arma sta perpetuando a tappe forzate. Riduzione di organici, soppressione di reparti… Insomma, se tali prassi riorganizzative dovessero proseguire, travalicando i confini dettati dalla “spendig rewiew”, si procederebbe ad una vera e propria eutanasia della Forza Armata, che potrebbe essere letteralmente sdoppiata. Una parte entrerebbe a far parte dei ranghi dell’EUROGENDFOR ed un’altra, quella che ha funzioni di Polizia Giudiziaria verrebbe (dando credito alle voci sempre più insistenti che si rincorrono, trapelano e creano un clima di inquietudine) assorbita dalla Polizia di Stato, a sua volta degradata a polizia locale di secondo livello. Con la solita scusa di uniformare la normativa italiana, che vedeva ben 7 forze di polizia a sovrapporre i propri compiti, avremmo invece la nascita di un corpo militare, indipendente dal controllo parlamentare, e che risponderà della sua attività al potere esecutivo europeo nemmeno direttamente, ma attraverso un Comitato Interministeriale di Alto Livello.
L’unica cosa assolutamente certa è infatti l’Eurogendfor (EGF), le cui funzioni sono state sancite dall’art. 4 del trattato di Velsen, ed hanno una tale ampiezza ermeneutica da dare all’EGF poteri di polizia quasi illimitati.
Avranno un potere sostitutivo sulle funzioni delle polizie locali (e presumibilmente anche sulle funzioni della Magistratura inquirente stessa), il ciò significa che quando dovesse ravvisarsi (o dovesse essere creata ad hoc) una situazione di criticità che dovesse richiedere l’intervento dell’EGF, tutte le istituzioni coinvolte dovrebbero letteralmente mettersi agli ordini dell’EGF.
Da un punto di vista organico-funzionale è prevista una elasticità di sottordinazione, indifferentemente all’autorità amministrativa e militare.
Tra i compiti che le attribuisce la legge c’è quello, amplissimo di “poter condurre missioni di sicurezza e di ordine pubblico” non solo a sostegno delle forze di polizia ad essa sottordinate, ma autonomamente, con la più completa discrezionalità.
Possono condurre opere di monitoraggio dell’ordine pubblico, formare ed istruire le altre polizie, avere funzioni antisommossa e di gestione di disordini, gestione del traffico stradale, controllo delle frontiere, ma anche (e dico io soprattutto) assolvere funzioni di intelligence. Solo la SD di Heidrich e l’NKVD di Beria avevano, nell’ambito della storia delle polizie, pari poteri e attribuzioni.
Per di più l’EGF potrà, sempre in piena autonomia e discrezionalità “svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti”.
Il medesimo Trattato di Velsen attribuisce inoltre ai membri dell’EGF una totale immunità penale, amministrativa, da responsabilità civile, per qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle loro funzioni, un’inviolabilità degli edifici, dei locali e degli archivi di EGF (inviolabilità intesa nell’accezione più estesa), nell’inintercettabilità delle conversazioni tra gli ufficiali di EGF, ed una sostanziale impunità per danni che l’EGF dovesse procurare a beni pubblici e privati nel corso delle sue operazioni. Una gamma così estesa di poteri ed immunità da travalicare gli intenti di tutte le riforme che si sono succedute in Italia dal dopoguerra ad oggi e che avrebbero voluto una democratizzazione delle Forze Armate e di Polizia.
Ma come l’esperienza insegna, il livello più alto della democratizzazione è la negazione della libertà e della democrazia, ammantata da istanze di tutela della stessa.
Se il risultato dello svuotamento dell’autorità delle Forze di Polizia, accusate di essere retaggio di concezioni autoritarie e militariste, deve essere l’EGF, l’aporia che ne deriva raggiunge vette di paradosso oltre ogni ragionevolezza.
E i carabinieri cosa dicono di tutto questo, usi obbedir tacendo e tacendo morir? Inutile negare che un provvedimento che influisce in maniera così incisiva sull’organizzazione e sulla natura stessa della Forza armata, possa provocare fondati malumori. Ma tali malumori non possono certo imputarsi al consueto fastidio per il cambiamento, per le nuove funzioni che i carabinieri dovrebbero assumere, alla prassi italiana che in fondo fa in modo che tutto cambi affinchè nulla cambi. Questa volta i motivi di disagio sono molto più profondi, e a farsene portavoce è il generale Giovanni Antolini, delegato alla rappresentanza militare, che accusa di scarsa trasparenza il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri nella gestione della transizione all’Eurogendfor, “con norme e procedure criptate che poco si attagliano a quelle di un’Amministrazione dello Stato che dovrebbero essere improntate a criteri di equità e di limpidezza, per non parlare del Fondo di Assistenza la cui trasparenza è più opaca di una lastra di piombo”.
La preoccupazione per lo smantellamento dei carabinieri, negato recisamente dal Comando generale dell’Arma, investe non soltanto i carabinieri, ma tutti i cittadini italiani, preoccupati di ritrovarsi al posto degli amati carabinieri, una forza percepita come esterna, come strumento esecutivo e repressivo del potere sovranazionale. Non un corpo a servizio dei cives, che ne hanno delegato le funzioni ai fini di essere protetto, ma uno strumento di salvaguardia di un apparato svincolato dal mandato democratico, che serve funzioni esterne ad esso ed opera in funzione di interessi ed in obbedienza ad indirizzi politici che vengono assunti indipendentemente dalla volontà popolare.
Occorre essere a fianco, in questo momento così delicato, ai nostri uomini e donne in divisa, che portano con sacrificio gli alamari di una Storia sulla quale non possiamo e non dobbiamo permettere che la burocrazia europea faccia calare il sipario e pretendere soprattutto chiarezza, perché, qualora compiti e funzioni dell’EGF non dovessero essere ridimensionati, le nostre libertà costituzionali e naturali, a servizio delle quali le istituzioni europee dovrebbero essere funzionali, correrebbero il rischio di essere significativamente compresse.

Vincenzo Scarpello