Pedofobia: la vera paura dei nostri tempi

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di Manuele Marini

Alla domanda scomoda e imponente su chi o che cosa sia più sotto attacco in questi tempi così caratterizzati da mutamenti sociali, di costume e di identità locale e globale molti di noi, in base al proprio sentire, potrebbero fornire risposte diverse e pertinenti. Qualcuno lamenterebbe il problema annoso e volutamente irrisolto dei poveri del mondo, altri punterebbero il dito sulle vittime delle innumerevoli guerre sparse per il globo, altri ancora, magari, si addentrerebbero nei meandri dell’economia, della globalizzazione, del lavoro che non c’è, dell’integrazione forzata a senso unico e, di certo, non mancherebbe chi ravvisa l’attuale crisi di valori che ammorba le nostre terre natie.

Tutto vero e condivisibile, ma il punto focale, oggi più che mai, andrebbe spostato più in basso, per l’esattezza verso chi è più piccolo di noi e non arriva, o ha da poco superato, il metro d’altezza. Mi riferisco all’infanzia, ai bambini, al loro mondo ormai perennemente e brutalmente sotto attacco. Più di ogni altro impegno o mestiere la vita possa portarci a condurre dovremmo porci come custodi dell’infanzia, protettori dei bambini, siano essi oppure no legati a noi da vincoli di sangue, perché i diritti e le prerogative dei nostri figli, a ben vedere, sono gli stessi di tutti i bambini. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo tacere oltre sullo scempio che le varie società occidentali stanno esercitando sul mondo dei bambini. Vangelo alla mano, Gesù ammoniva proprio sul fatto che l’autentica conversione e il premio dell’eterna salvezza passano, necessariamente, nel ‘diventare come bambini’. Ora appare fin troppo chiaro che nei piani dell’avversario di Cristo, nell’antico ‘principe di questo mondo’, l’attacco all’infanzia non possa che occupare un posto di assoluto privilegio nella sua strategia di distruzione dei piani di Dio. Le società umane rischiarate dalla tetra e fredda luce dell’Illuminismo, che è e rimane orgogliosamente ateo e razionalista, hanno cercato, purtroppo non senza un’abbondante dose di spaventosi risultati, prima di minare le fondamenta della famiglia, custode e depositaria delle leggi di Dio e dei valori cristiani per poi accanirsi finalmente sul vero obiettivo, quello più satanico ed indicibile, la corruzione dell’infanzia. Alle infauste, indigeribili leggi sul divorzio (che oggi si vorrebbe ancor più incentivare rendendolo ‘breve’) si è prontamente aggiunto l’olocausto abortista, responsabile di avere da un lato annientato le politiche demografiche di diversi Paesi e di avere dall’altro, più sottilmente, desacralizzato la vita umana, proprio nella sua più innocua e innocente espressione, quello che oggi viene freddamente chiamato ‘feto’ o, ancor peggio, ‘grumo di cellule’, ma che almeno per chi scrive è e resterà sempre un bambino ucciso dall’egoismo umano, una vita spezzata da un’alterazione preoccupante dei concetti di progresso, scelta e, soprattutto, libertà.

Non a caso, nella Francia di Hollande il governo si prodiga anima e corpo nel pubblicizzare l’aborto addirittura sfruttando un sito internet governativo. Non a caso, nel nostro Belpaese le veglie di preghiera organizzate di fronte alle cliniche abortiste vengono assaltate dalle orde femministe. Non a caso, in Spagna il gruppo delle cosiddette ‘Femen’ irrompe nel Parlamento al grido ‘l’aborto è sacro’. Perché l’aborto è divenuto, nel tempo, sacro per i dannati, un dogma, un comandamento, una legge giusta e imprescindibile per chi concorre alla dannazione degli uomini e delle società degli uomini. Ed è così che anche nella cattolica Irlanda la carovana della morte per scelta irrompe nella legislazione. Purtroppo, perÚ, come sempre avviene, il male non si placa, ma si organizza e diffonde come un contagio. Abbiamo parlato delle vittime per eccellenza, i bambini morti, ora dobbiamo parlare di quelli che sono vivi. Bambini che vivono in famiglie sempre più allargate, variegate e deformate al punto che non si possono neppure più definire tali, tant’é che cinicamente qualcuno vorrebbe sopprimere le parole a fondamento dell’idea stessa di famiglia, per non offendere nessuno e finendo, inevitabilmente, per insultare tutti.

Alla disumana logica della biologia, quella per cui un padre ed una madre sono tali in quanto riproduttori, bisogna per forza rilanciare il significato di questi ruoli, che sono essenzialmente di custodia, educazione ed accompagnamento alla maturità. E i genitori, che non si possono e non si debbono numerare come bestie da soma, devono riscoprire, se vogliono ritrovare se stessi e salvarsi, la gioia di imparare dai loro figli valori perduti e combattutti dal nostro mondo. Primo fra tutti, alla base di tutto, siede una parola oggi dimenticata, osteggiata, quasi divenuta tabù: l’innocenza. Quell’innocenza che, appunto, solo i bambini possono gustare e trasmetterci pienamente e che è tremandamente invisa ai piani diabolici del grande corruttore. La pansessualizzazione di massa, isterica, malsana e ossessiva, che caratterizza i nostri tempi non puÚ che indurci ad un serio ordine di riflessioni. Se fin dai suoi albori la propaganda omosessualista ha cercato di combattere il valore dell’innocenza, inserendo più o meno subdolamente anche i bambini nella pansessualizzazione, oggi assistiamo alla maturazione dei primi frutti di quella campagna. Mieli e Vendola, nei primi anni ottanta, aprivano pericolosamente le porte della cultura marxista e progressista a suggestioni pedofile, ipotizzando una deriva sociale in cui anche i bambini avrebbero potuto imparare e condividere con gli adulti l’amore fisico e sensuale, ponendo infanzia e pubertà come vittime sacrificali sul grande altare delle abiezioni umane. Oggi questi deliri sono penetrati nel substrato della coscienza civile. E i risultati, anche in questo caso, sono sconcertanti.

Si va dalla laica Svezia, in cui i bambini maschi devono orinare seduti e nelle scuole si fa propaganda omosessuale, alla devastata Spagna, dove le scuole vengono denunciate se rifiutano di far accedere bambini e bambine nei bagni riservati al sesso opposto, spingendosi fino al punto di pretendere che i maschietti indossino il grembiule delle bimbe e vicerversa. Di casi come questi, sempre più frequenti e sempre più disperanti, sono piene le piccole cronache di siti e blogs gestiti da chi non si sofferma alle grandi questioni economiche – che tanto grandi poi non sono – ma cerca di comprendere realmente dove ci stiamo dirigendo, come uomini, società degli uomini e figli di Dio. Se per la dominante cultura progressista, viziata e innaturale che oggi domina l’Europa e il mondo cristiano, il senso della vita umana, non più illuminata da Dio, ma dal soddisfacimento bestiale degli istinti perde ogni riferimento antropologico al sacro, allora nulla è più inviolabile. Nella corsa frenetica all’abbattimento o sostituzione di dogmi, sensibilità, senso del pudore, responsabilità, apprtenenza ed identità tutto diviene corruttibile, fruibile, sacrificabile. I soli valori di riferimento diventano quelli materiali, terreni e mortali e il tempo, per l’uomo, non è altro che un rimandare la propria inevitabile fine, senza dare frutto, perché se Eva fu colpevole di aver assaggiato una mela dell’albero proibito, oggi di quell’albero le nostre società si apprestano a divorare pure le radici. Nell’Olanda decristianizzata, faro di ogni libertà per gli allocchi, fece capolino, anni fa, un movimento politico di stampo pedofilo, mentre una nota casa di produzione di giocattoli vorrebbe introdurre una bambola transgender, per incoraggiare i più piccoli a meglio comprendere le diverse ‘opzioni sessuali’ e in Argentina perfino i bambini possono cambiare sesso come se fosse un giocattolo passato di moda.

Quanto all’identità, quella vera, non credo si possa continuare a ridurla su un piano sessuale. Se da un lato si esalta, in tempi di feroce globalizzazione, l’essere apolidi o cittadini del mondo, se ogni forma di identità che ha caratterizzato ciascun popolo dai primi vagiti dell’umanità ad oggi è messa all’indice e bollata come responsabile di ogni male e incomprensione, l’unica identità che oggi orgogliosamente si vuole rivendicare è proprio quella che non esiste: quella fondata sulla preferenza sessuale. Troppo spesso siamo incappati nell’errore di assorbire come un veleno letale il linguaggio mefitico di chi vuole annullare l’uomo, scendendo all’infimo livello di chi si caratterizza o definisce per l’orientamento sessuale. In una recente puntata di una squallida trasmissione televisiva veniva chiesto ad alcune persone se potevano ‘definirsi eterosessuali’; la risposta che ne è seguita è a dir poco curiosa, perché nessuno ha capito cosa significhi ‘essere eterosessuali’. Soltanto nella società pansessualizzata che esclude l’identità come fulcro di appartenenza, l’essere umano puÚ venire etichettato, più o meno favorevolmente, in base ai propri gusti sessuali, poiché il sesso, liberato dal mistero e da ogni richiamo alla sacralità del corpo, diviene il tutto, lo scopo ultimo dell’esistenza cui sacrificare ogni cosa. Per questa ragione si cerca di pervertire l’infanzia, per eliminare quel solco fondato sull’innocenza che separa il nostro sguardo corrotto, adulto e depotenziato da quello dei bambini, carico d’innocenza e mistero.

Per questo motivo ci siamo ammalati di una paura vera, non quella inesistente dell’omofobia che tutto ripone nella legge dello Stato e nulla nell’animo umano. Siamo carichi di paura per la macina che ci siamo stretti attorno al collo e lo siamo ogni volta che guardiamo i nostri bambini, senza più avere il supporto necessario, che è quello spirituale, per comprenderli, custodirli e proteggerli dal nostro essere adulti e parte di questo mondo materiale.

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