Persecuzioni anticristiane — II: India

India

In India sono stati condannati ingiustamente all’ergastolo sette cristiani, accusati nel 2008 dell’omicidio del leader indú Laxamananda Saraswati, la cui morte scatenò i violenti pogrom dell’Orissa. Sebbene i gruppi di guerriglia maoisti —molto attivi nell’Orissa— abbiano rivendicato sempre la loro responsabilità nell’assassinio, per quattro anni, questi uomini sono stati ingiustamente detenuti in condizioni precarie nelle carceri del Kandhamal, vittime di processi farsa, udienze rinviate di mese in mese, con giudici assenti e senza possibilità di difesa… e adesso, senza prove, sono stati condannati al carcere a vita.
Come detto sopra, l’assassinio del leader indú fece da pretesto ai gruppi induisti radicali per scatenare i violenti pogrom anticristiani del 2008. I pogrom dell’Orissa rappresentano una vicenda a tratti «unica» per il Paese. Anzitutto —spiega Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (GCIC)— «sono il piú grande caso di violenza contro i cristiani della storia indiana e il piú grande attacco per motivi religiosi avvenuto nello Stato». I numeri parlano chiaro: oltre 600 villaggi vennero saccheggiati; 5.600 abitazioni svaligiate e svuotate; 54mila persone persero la casa; 56 persone furono uccise (ma per la Chiesa Cattolica le vittime sono almeno 100); quasi 300 chiese sono state distrutte, oltre a numerosi conventi, scuole, ostelli e istituti d’assistenza. Oltre ai danni nell’immediato periodo, a rendere le violenze del 2008 un momento a sé stante è come ha agito negli anni successivi la macchina della giustizia. «Delle 3.232 denunce —sottolinea il presidente del Gcic— solo 828 sono state convertite in First Information Reports, fase che dà inizio alle indagini vere e proprie e che porterà poi il caso in tribunale». Di questi, solo 327 procedimenti sono finiti dinanzi a un giudice: 170 processi si sono conclusi con l’assoluzione piena e 86 con condanne, ma solo per reati minori. Novanta casi sono ancora in attesa di processo.
Contestualmente all’ingiusta sentenza di condanna dei cristiani innocenti, il 9 ottobre, una corte di Phulbani ha assolto per mancanza di prove cinque persone accusate di aver incendiato una casa durante le violenze di Kandhamal (sempre in Orissa).
Anche in altre regioni dell’India i cristiani sono sotto attacco. Nello Stato del Karnataka è in corso una violenza brutale contro i cristiani e le chiese da parte degli ultranazionalisti indú. Negli ultimi quattro mesi gli estremisti hanno compiuto 21 attacchi anticristiani, con aggressioni e incendi di Chiese e proprietà dei cristiani.
Anche in questo Stato la magistratura indiana omette di procedere contro i colpevoli.
Dopo la sentenza che ha condannato all’ergastolo i sette cristiani innocenti —mentre gli indú estremisti sono stati assolti— e a seguito del blocco sostanziale di ogni azione giudiziaria contro i gruppi induisti nazionalisti, molti esponenti cristiani hanno definito quella indiana come una «democrazia malata», inficiata da una «giustizia criminale».

A cura di Rodrigo Ottavio

[Fonti: Asianews e Agenzia Fides]