Siria: una veglia di preghiera per arrestare la scia di sangue, dolore e morte

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Ci sono analisti che ritengono che le cosiddette “primavere arabe” siano state inficiate fin dall’inizio dall’Islam fondamentalista, altri che invece pensano che, almeno all’origine, parte dei manifestanti avesse dei genuini ideali di libertà e giustizia. Comunque tutti, tranne quelli in malafede, convergono sull’esito negativo delle “primavere” trasformate in inverni (o inferni, per dirla alla Quirico) islamici. Le piazze medio-orientali, spesso, hanno realizzato un’eterogenesi dei fini. In nome della libertà e della giustizia, sono cadute nelle mani dei Fratelli Musulmani, che hanno messo in opera l’esatto contrario della libertà e della giustizia.

Per quanto riguarda la Siria, il giornalista Quirico parla di “rivoluzione tradita” e di attuale realizzazione di un inferno islamico. Mario Villani dell’Osservatorio sulle comunità cristiane in medio-oriente invece dimostra come, fin dall’inizio, l’opposizione non si è impegnata tanto per la libertà e la democrazia, quanto per il “riscatto dei sunniti dall’oppressione alawita”. In realtà, la dittatura siriana, erede del partito baath (partito socialista-nazionalista), è di ispirazione laico-socialista e proprio per questo ha sempre vigilato sulla pax religiosa tra le diverse componenti della società. Quindi l’obiettivo dell’opposizione siriana (non quella in occidente che non ha alcun ruolo se non quello di catalizzare simpatie ed aiuti), ma quella sul campo in Siria, sarebbe stato, già dall’inizio, il rovesciamento di Assad per instaurare uno stato confessionale sunnita. Non a caso la struttura fondante dell’opposizione siriana è data, ahimè anche lì, dalla Fratellanza Musulmana.

Per raggiungere quel risultato si è formata una coalizione spuria e variegata in cui ognuno dei partner è mosso da propri obiettivi: Arabia Saudita, Turchia e Qatar da una strategia religiosa-politica-economica che prevede la “bonifica” di tutta l’area medio-orientale da ogni presenza sociale e organizzata di infedeli e la creazione di una grande federazione (neo-califfato) sunnita basata sulla sharia; Usa, Francia e GB animati da obiettivi geo-energetici e dal business sulle armi da vendere ai sauditi ed al Qatar (pare che gli Usa fossero anche spinti ad intervenire dal fatto che i Sauditi ed il Qatar si sarebbero accollati tutti i costi dell’operazione); Israele (in questo caso alleato con i sauditi) dal desiderio di vedere il tracollo di Assad, protettore di Hezbollah e alleato strategico dell’Iran, entrambi considerati da Israele nemici primari.
Dopodichè questa strana coalizione ha promosso o favorito la jihad contro Assad che sul campo è diventata pulizia etnico-religiosa contro alawiti, cristiani e sunniti (non allineati).

In nome della jihad sono entrati in Siria tagliagole, assassini e terroristi islamici provenienti da tutto il mondo che con le armi occidentali hanno iniziato a svolgere il compito a loro più consono, quello di macellai. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: milioni in fuga, quasi centomila morti; il martirio dei cristiani. Autobus fermati con selezione dei passeggeri: i sunniti lasciati andare, i cristiani e gli alawiti assassinati. Ricordiamo qualcuno dei tanti martiri cristiani – solo alcuni, in rappresentanza delle migliaia di cristiani uccisi in Siria: il giovane Ninar Odisho che, insieme a due amici musulmani, si trovava ancora nella città di al-Tabqah, da oltre un anno nelle mani dei ribelli, per controllare che la casa della sua famiglia non venisse distrutta. Nel pomeriggio di sabato 21 settembre, per strada, il cristiano e i suoi amici sono stati avvicinati da alcuni jihadisti, che dopo avergli puntato contro le armi hanno lasciato andare gli altri due uomini, perché musulmani, mentre hanno pestato fino a ucciderlo Ninar, dopo aver appreso che era un cristiano [fonte Tempi.it – Agenzia Fides].
Oppure la drammatica storia di Miriam di Qusair, quindicenne cristiana: quando sono arrivati i ribelli, la sua famiglia è fuggita, ma la ragazza è stata trattenuta a forza. Il comandante dei guerriglieri l’ha presa in sposa contro la sua volontà, poi l’ha violentata e il giorno dopo ripudiata. E per 15 giorni consecutivi Miriam è passata di mano tra i miliziani e ogni volta l’incubo si ripeteva: sposata, violentata e ripudiata dall’aguzzino di turno, e poi pronta per qualcun altro; alla fine, come un agnello sacrificale, è stata soppressa.

O ancora Yohannes, un cristiano della comunità armena apostolica che è stato ucciso a bruciapelo da terroristi ed è “un martire del conflitto siriano, perché ucciso in odium fidei”. L’uomo si trovava in un convoglio diretto ad Aleppo. Il pulimino su cui trovava è stato fermato per strada da un gruppo di miliziani islamisti che hanno chiesto le carte di identità dei viaggiatori. Avendo notato che il cognome di Yohannes terminava con il suffisso “ian”, lo hanno identificato come un armeno. Lo hanno dunque fermato e perquisito, scoprendo che portava una grande croce al collo. A quel punto uno dei terroristi ha sparato sulla croce, dilaniando il petto dell’uomo [fonte Agenzia Fides].
Ricordiamo anche Padre Murad e gli altri sacerdoti uccisi, i tre cristiani di Malula assassinati per aver rifiutato di convertirsi all’Islam, i cristiani assassinati negli autobus che si allontanavano da Aleppo, i Vescovi e sacerdoti rapiti e di cui non si ha più notizia . Gli ostaggi cristiani rapiti a Maloula e mai più tornati. Le Chiese devastate, i simboli cristiani cancellati [fonte Ora pro Siria].

Una lunga scia di sangue, dolore e morte.
Ma, nonostante l’inferno messo in atto dai ribelli islamici, lo stato siriano non si è dissolto. L’esercito lealista composto da alawiti, cristiani e sunniti ha reagito. I soldati lealisti hanno iniziato a combattere non tanto per Assad, quanto per le loro famiglie, i loro villaggi e la loro vita. Le comunità cristiane siriane, con la forza dei loro martiri, guidate da vescovi, sacerdoti e laici stanno dando prova di grande coraggio e abnegazione, organizzando centri di solidarietà aperti a tutti i profughi. In alcuni casi, come ad Aleppo e a Sednaya, le comunità cristiane hanno organizzato comitati di difesa in appoggio all’esercito.
Sembrava che tutto fosse perduto che gli Usa spinti dalla coalizione stessero per intervenire in favore dei ribelli islamici provocando il collasso del governo e dell’esercito siriano. Si aprivano così scenari apocalittici che avrebbero comportato la distruzione dell’intera cristianità siriana.
Poi è sopraggiunta la veglia mondiale di digiuno e preghiera indetta da papa Francesco. Dopo pochi giorni la liberazione di Quirico, la cui testimonianza sull’inferno islamista ha provocato scalpore in tutto il mondo. Infine l’apertura degli Usa alla proposta di pace russa.

E così un’umile e apparentemente (per gli occhi del mondo) impotente veglia di preghiera ha cambiato il corso della storia. Come ben dice Fady Noun su Asianews: “È possibile influenzare la storia con delle cose passive come la preghiera e il digiuno? Evidentemente no, e bisogna rilevarlo; con l’appello del Papa noi non siamo nel pacifismo, ma in un’altra dimensione della realtà. In questa dimensione non è Obama, né Putin, né Bashar al-Assad e nemmeno l’industria degli armamenti, né l’industria petrolchimica, ma è Dio che è il supremo attore della storia. Chiedendo di pregare e digiunare per la Siria, Francesco ha posto la Chiesa e il mondo intero in piena teologia della storia”.
Le comunità cristiane in Medio-Oriente, ma in particolare quelle in Siria sono un grande patrimonio dell’intera cristianità. La loro origine risale ai primi anni della predicazione cristiana. A Malula e Sednaya si parla (o si parlava, tenuto conto che i cristiani di Malula sono oramai fuggiti a Damasco) ancora l’aramaico, la lingua con cui si esprimeva nostro Signore Gesù Cristo. Anche per questo motivo c’è chi cerca di cancellare la loro e la nostra storia. La fine della cristianità siriana significherebbe recidere una parte importante delle nostre radici . Per questo a noi cristiani del dormiente occidente viene richiesta penitenza, preghiera e aiuto per la salvezza dei nostri fratelli cristiani in Siria.

Rodrigo Ottavio

3 Commenti a "Siria: una veglia di preghiera per arrestare la scia di sangue, dolore e morte"

  1. #Luce, Signore   26 ottobre 2013 at 9:14 pm

    La tregua era sicuramente già da tempo in elaborazione da parte di America, Russia e Iran.
    Che qualcuno abbia “passato” l’informazione a tempo giusto?

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  2. #Emilio   27 ottobre 2013 at 2:40 pm

    come è possibile che una veglia di preghiera ecumenica e digiuno fatto con ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE che rinnegano Gesù Cristo o la Sua Divinità, sia ascoltata da Dio Uno e Trino? Sarebbe un ottimo escamotage per validare il falso ecumenismo conciliare e medjugoriano (tutte le religioni sono valide ed egualmente buone, siete voi a creare divisioni).
    Come mai papa Francesco prima proclama che “chi non prega Cristo, prega il demonio” e poi indice una veglia ecumenica stile postconcilio V2?
    Facciamo molta attenzione a ciò che pubblichiamo, e approfondiamo i gravissimi problemi che stanno attanagliando la Chiesa a causa del nero desiderio di noi occidentali, riguardo novità e nuove ideologie. (ci stiamo forse annoiando troppo?)

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    • #guelfonero   27 ottobre 2013 at 5:55 pm

      Non tema, gentile Emilio: i problemi da Lei sollevati sono comunque molto sentiti in Radio Spada. Per il resto ci è anche molto chiaro chi sono gli aggrediti e gli aggressori (stranieri) in Siria: pregare per la pace, per noi, significa pregare anche per la sconfitta di chi semina morte e distruzione nella pacifica Siria.

      Piergiorgio Seveso

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