Bergoglio e la vertigine dell’abisso

VATICAN-POPE-AUDIENCE
Il rigore storico del professor Roberto De Mattei col suo “Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta” (Lindau), fa comprendere chiaramente, come sia stata proprio l’ignavia di una parte dei vescovi ad aver fatto vincere temporaneamente la rivoluzione nella Chiesa. Prima anomalìa dell’Evento? Un’ indizione improvvisata e vaga, senza un progetto chiaro e senza volontà definitorie apparenti, se non l’illusione che potesse rappresentare la chiusura del Primo CV interrottosi per i bersaglieri. Rotture o novità rispetto ai Concilii precedenti? Fase antipreparatoria per voti senza che la direzione fosse della Curia; ribaltamento delle indicazioni dei “vota” che già erano stati una novità assoluta; ribaltamento in corso d’opera delle procedure stabilite per la formazione delle commissioni; nomina di Moderatori in corso d’opera. In buona sostanza l’assemblearismo ‘russoviano’ e parlamentare che penetra nella Chiesa. Questo nel metodo. Nel merito un ribaltamento del Magistero bimillenario dissimulato abilmente da dichiarazioni fumose. Come è accaduto tutto ciò? Numerosi compromessi al ribasso del “Terzo Partito” moderato con la parte “girondina” del progressismo portarono a cedimenti su tutti i fronti, con l’approvazione di testi ambigui che avrebbero suscitato il caos del “postconcilio”. Il Terzo partito maggioritario dei moderati che cede quindi ai progressisti organizzati, combattivi e determinati, invece di confermare il Magistero di sempre difeso dai conservatori; ambiguità e debolezza del Card. Siri che pur potendo, non coagula e non organizza il fronte conservatore; debolezza psicologica dei conservatori, inibiti davanti alla volontà netta di Roncalli prima e di Montini poi di “apertura al mondo”.
Una mia recensione completa del libro leggibile su:  http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=8618
 
La lettura di Mons. De Castro Mayer (‘Lettera pastorale’ rip.da Sodalitium n. 10), Don Curzio Nitoglia (‘Per padre il diavolo’), di M. Pinay (‘Complotto contro la Chiesa’) e di C.A. Agnoli (‘La massoneria alla conquista della Chiesa’), arricchisce il dato storico ed induce OGGI a fare considerazioni ineludibili sul kaos che sta vivendo la Chiesa, specchio della sua privazione. Prima di chiederci il perché, vediamo di ribadire come è stato possibile tutto ciò, seguendo le tracce degli autori citati. La ‘quinta colonna’ della rivoluzione è rappresentata da tutti gli infiltrati, che da decenni anche tramite la giudeomassoneria fanno da avanguardia modernista nella Chiesa, senza essere più combattuti, come accadeva fino a Pio XII. Costoro spesso utilizzano una ‘terza colonna’ fatta da conservatori inconsapevoli e ‘papolatri’ o anche consapevoli e collusi, che dissimula amicizia con la ‘quinta colonna’, simulando di battersi (e neanche sempre) contro le idee (non gli esponenti) di essa. Molti tradizionalisti cattolici volenti o nolenti, fanno quindi da sponda al modernismo da almeno 50 anni e sono i cosiddetti ‘papolatri’, che soprattutto negli ultimi mesi con le loro arrampicate sugli specchi, ridicolizzano la Chiesa stessa. Oggettivamente codesti “conservatori del modernismo” sono ‘terze colonne’ di una rivoluzione in marcia. Nel concilio vi fu già un terzo partito moderato di maggioranza, che approvò la rivoluzione, sperando di contenerla (i ‘papolatri’ in buona fede) o di puntellarla favorendone il successo (i collusi). In buona sostanza coloro che dovrebbero battersi affinché gli esponenti del modernismo più viscerale, siano espulsi dalla Chiesa, preferiscono starci in comunione! Si dirà che la Chiesa è questa e “che le battaglie si fanno dall’interno”, come se la Chiesa fosse un partito politico e come se poi queste “battaglie” si facessero davvero. Come se fosse possibile poi, essere in comunione di fede con coloro contro i quali bisogna combattere in nome della Fede e che compiono spesso anche autentiche nefandezze! Emblematico il caso delle esequie rifiutate al centenario Priebke, che da anni si confessava e prendeva la comunione, un battezzato da Santa Romana Chiesa che mostrò dolore per aver dovuto eseguire un ordine legittimo in guerra, quando tutti i crimini dei vincitori sono rimasti impuniti. Un rifiuto che neanche sotto la vigenza del codex pio-benedettino avrebbe trovato fondamento (Can. 1240) e pertanto neanche oggi col ben più “tollerante” codice del 1983 se non tramite arzigogoli e forzature degne dei peggiori giocolieri del buon senso. Che il vicariato romano non abbia saputo dire alcunché, nei confronti di inedite ed illegittime azioni amministrative e di “civili” contro un feretro viaggiante e la sua sepoltura cimiteriale, già è infamante, ma che addirittura siano questioni di natura diplomatica con altre confessioni anticristiane a pesare più della misericordia e del diritto canonico sulla legittimità delle esequie, fa rabbrividire. Come hanno reagito i chierici e i vescovi davanti a questa prepotenza? Cosa hanno fatto e detto a seguito di questa ingerenza esterna, quando addirittura le esequie vengono concesse di fatto a chiunque? Nulla. Silenzio. Evidentemente per non rompere la popolarità crescente che tutti i sondaggi riconoscono alla Chiesa, da quando è arrivato il pontefice più gradito di tutti i tempi. Torna quindi la damnatio memoriae, la tenebrosa maledizione egizia farcita con odio talmudico e rabbia ideologica ma questa volta, col timbro ecclesiastico. Quando si è orfani di vere autorità, il Lebbroso torna ad essere un Mostro ed oggi è stato Priebke, ma domani sarà il “cattolico preconciliare e fariseo”, lo studioso “criminale e negazionista”, il giornalista “razzista e omofobo”.
Torniamo a noi e chiariamo un punto.
Come i cristiani sono “nel” mondo ma non sono “del” mondo, i neomodernisti sono “nella” Chiesa ma non sono “della” Chiesa. La Chiesa ha uno scrigno di tesori con la chiave a bella vista che basterebbe prendere ed usare, per farli tornare alla luce. Ma occorre farlo! Fanno sorridere codesti neomodernisti (theocon o theodem) quando cianciano (proprio loro!!!) di chi sta ‘dentro’ o ‘fuori’ la Chiesa, quando poi pregano con le varie comunità di Bose e di Taizè, con rabbini ed imam, comunisti scomunicati e massoni pure (prendendo ostie assieme a Vladimir Luxuria e mettendo pornoattori a parlare dai pulpiti), disobbedienti ai loro vescovi pur di seguire strani oracoli balcanici, ma poi trasformati in guardie svizzere in difesa di chi dona chiese e reliquie agli scismatici veri e mai ravveduti, per “rispetto verso l’autorità”. In comunione con la rivoluzione, si vergognano della Santa Inquisizione Cattolica o delle Crociate, ma poi ne improvvisano di farlocche contro chi ha la colpa di farli riflettere. Costoro potrebbero occupare anche tutta la gerarchìa e tutte le parrocchie, ma per loro stessa ammissione, al massimo “sussistono”, mentre i cattolici SONO. Quando i pastori insegnano false dottrine già condannate, non sono più degni di rispetto e non si devono seguire. Il dubbio se seguirli o meno può solo dipendere da quanto si è compresa la portata dell’apostasìa in atto. La Sacra Scrittura ci avvisa da duemila anni sulla necessaria immutabilità dottrinale, con questa maledizio0ne contro i falsi pastori: “Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!” (Galati 1,8). Oggi viene ricordato che “Il Papa da nessuno deve essere giudicato, a meno che egli non si allontani dalla fede” – Decretimi de Graziano (Pars. 1, diet. 40 Cap IV Canon “Si Papa”). Andrebbe chiarito però che un Papa abitualmente lontano dalla fede, stando alle parole di San Paolo dovrebbe essere “anatema”. Questo non dovrebbe scandalizzare nessuno, se anche San Francesco di Sales chiarì come il Papa fosse fatto per la Fede e non la Fede, dovesse essere fatta per esso – (Controversie, pp. 79, 279-280) : “La suprema carica che ha avuto san Pietro nella Chiesa militante, in ragione della quale è chiamato fondamento della Chiesa, quale capo e governatore, non va oltre l’autorità del suo Maestro, anzi ne è soltanto una partecipazione; di modo che san Pietro non è fondamento della gerarchia al di fuori di Nostro Signore, bensì in Nostro Signore, tanto che noi lo chiamiamo Santo Padre in Nostro Signore, fuori del quale non sarebbe nulla. [ …] Fondamento è dunque Nostro Signore, e così pure san Pietro, ma con una notevole differenza, che, a confronto dell’uno, si può anche affermare che l’altro non lo è. Infatti, Nostro Signore è fondamento e fondatore, fondamento senza altro fondamento, fondamento della Chiesa Naturale, Mosaica ed Evangelica, fondamento perpetuo e immortale, fondamento della militante e di quella trionfante, fondamento di se stesso, fondamento della nostra fede, speranza e carità e del valore dei Sacramenti. San Pietro è fondamento, ma non fondatore di tutta la Chiesa, fondamento, ma fondato su un altro fondamento che è Nostro Signore, fondamento della sola Chiesa Evangelica, fondamento soggetto a successione, fondamento della Chiesa militante, ma non di quella trionfante, fondamento per partecipazione, fondamento ministeriale, non assoluto; infine, amministratore e non signore e per niente fondamento della nostra fede, speranza e carità, né del valore dei Sacramenti.”
Tra le condizioni necessarie per assumere il pontificato è necessario: essere, battezzati, essere di sesso maschile, essere sani di mente ed essere cattolici, pertanto gli eretici e gli scismatici sono esclusi dal supremo pontificato. «Eligi potest masculum, usu rationis pollens, membrum Ecclesiae. Invalide ergo eligerentur feminae, infantes, habituali amentia laborantes, non baptizati, haeretici, schismatici» (S. SIPOS,  Enchiridion Iuris Canonici,  Pecs 1940, p. 191.). La Rivelazione ci insegna nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (cap.2): “Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, [2]di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. [3]Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, [4]colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.
[5]Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? [6]E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. [7]Il mistero dell’iniquità è gia in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. [8]Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, [9]la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, [10]e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. [11]E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna [12]e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità.”
La prospettiva sedevacantista spaventa parecchi cattolici, anche se la Seconda Lettera ai Tessaloncesi espressamente prevede l’eliminazione del Kathecon, come del resto la terza parte del segreto di Fatima, sulla quale rimangono punti oscuri, il dilemma di La Salette e le Rivelazioni di Santa Brigida confermano che l’ipotesi è in teoria, pienamente possibile. Ci sono persona in buona fede ed altre che hanno capito la situazione che stiamo vivendo, ma antepongono a questo esigenze di ordine pratico. Se però lo Spirito di Verità viene rifiutato o rigettato, resistendoGli, il frutto non potrà che essere l’accecamento dell’intelletto. Avendolo ricevuto, Esso non può essere tradito senza conseguenze, si abbiano parrocchie affrescate o meno. I cattolici che hanno avuto la grazia di capire cosa sta accadendo, sono oggi chiamati ad una scelta perché se la Verità stessa viene impugnata dopo essere stata conosciuta, vi sarà il castigo per aver peccato contro lo Spirito Santo. Cercare quasi esclusivamente rassicurazioni rimpicciolendo la verità per negare aprioristicamente l’ipotesi della Sede Vacante, rimpicciolire 260 Papi, due millenni di Magistero, il Concilio Vaticano I e la Verità stessa, non mette a repentaglio il dono della Fede? Se vi è un “nuovo magistero” in contraddizione con quello vero e tutto ciò viene dimostrato, che atteggiamento bisogna avere con la tale dimostrazione? Fastidio e avversione? Paura?
L’intellettuale Patricio Shaw indicò la soluzione in un passo di Sant’Agostino nel libro De doctrina christiana (libro IV):  “Può succedere infatti che nello stesso discorso divenga palese la verità, e fin qui si resta nell’ambito dell’insegnamento. Non si tratta quindi del modo di parlare, né si bada a che rechi gusto o la verità o il modo di porgerla, ma sono le cose che di per se stesse, una volta chiarite, recano diletto, per essere conformi a verità. Ecco perché capita, e di frequente, che piacciano anche le cose false, una volta chiarite e dimostrate. Non piacciono perché sono false ma, essendo vero che sono false, piace l’argomentazione per la quale si dimostra essere vera la loro falsità.”
 
Ecco perché i fedeli cattolici sono chiamati a scegliere, in questa tenebrosa epoca di tradimenti: Pietro o Giuda? La Fede o la passione disordinata? Disobbedire ai disobbedienti per rimanere Una Cum Christo, oppure cooperare alla demolizione del cattolicesimo? Obbedienza paradossale quindi, quella di molti tradizionalisti nei confronti del disobbediente in nome dell’obbedienza: per obbedirgli si diventa disobbedienti come lui e quindi, beffarda nemesi, per non opporsi a lui, in nome della obbedienza, non gli si crede in foro interno e quindi gli si disobbedisce non sentendosi vincolati a credergli, ma in silenzio continuando di fatto ad obbedirgli. Il caso del commissariamento e ribaltamento dei Francescani dell’Immacolata, appare emblematico in tal senso. Avevano torto a fare quello che facevano o invece avevano ragione? Occorre abiurare qualcosa o rivendicarla? Silenzio. Così si salva l’obbedienza verso il disobbediente al quale però si disobbedisce abitualmente in foro interno, rimanendo obbedienti in foro esterno: si rischia di perdere la Fede ma si conserva la parrocchia, scavandosi nicchie di comodo dove la Fede nella Chiesa viene distrutta o scomposta in tanti argomenti, che possono considerarsi a compartimenti stagni pigliando solo quelli sui quali ci si compiace e glissando, abilmente, sugli altri, come se non ci fosse alcuna trascendenza né fondamento divino nella Chiesa stessa. Posto che Scrittura e Tradizione sono Regola Remota di fede e il Papa invece Regola Prossima di fede e che pertanto il magistero si regge e si fonda su di Esse e non il contrario come credono i modernisti, COMUNQUE è il magistero a spiegarci ed esporci la Regola Remota. In buona sostanza non possiamo, come fa qualche “tradizionalista”, impugnare qualcosa che dice tal vescovo o lo stesso Bergoglio perché “contrario alla Tradizione” (anche se poi è realmente così) come se fosse nel giudizio di ognuno di noi stabilire cosa sia conforme o meno ad Essa. Possiamo e DOBBIAMO dirlo se GIA’ il magistero si è espresso in tal senso insegnandoci il contrario precedentemente. Fino a quando la Chiesa di Cristo sarà occupata fino ai vertici da “pastori”, che oggettivamente non perseguono il bene della stessa, saremo chiamati a rispondere: Non Possumus.
 
Pietro Ferrari

Rispondi