Il Sacramento della Confessione e la Misericordia di Dio

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Il confessionale è un Tribunale che concede il perdono a chi è pentito del peccato commesso, un meraviglioso ed unico “luogo” da affrontare con timore e speranza, coscienti che di tribunale si tratta e che coi giudici non si scherza. Un bellissimo canto ci insegna che: «Siam peccatori ma figli tuoi, Immacolata prega per noi»… definirci umilmente peccatori come il pubblicano nel vangelo, è giusto perché lo siamo, ma bisogna stare attenti a questo: un conto è ammetterlo “in privato” davanti a Dio cercando di emendarci sempre grazie alla Confessione, altra cosa è lasciar quasi intendere pubblicamente e ripetutamente che lo stato di peccatore è quasi un carattere incancellabile e comunque costante, una malattia che obbliga ad una confessione scadenzata da assumere come i farmaci, che curano in modo palliativo ed inutile alla guarigione. J.M. Bergoglio spesso si è definito un peccatore e allora delle due l’una: o la confessione quindicinale non giova affatto perché dovrebbe essere quotidiana o mensile ma fatta meglio, oppure vuole intendere che saremo sempre peccatori nonostante la confessione. Il sacramento (al di là della questione se chi lo amministra è vero sacerdote o meno) sicuramente cancella i peccati accusati (non la pena temporale) di cui si ha almeno attrizione, sempre se vi sia però il proponimento di non ricommetterli e sempre che non si sia omesso con colpa di accusarne altri commessi. Il sacramento richia di essere non invalido ma inefficace o sacrilego se il proponimento è talmente blando da non essere vero, a tal punto che se il confessore se ne accorge non deve dare l’assoluzione. Ecco allora, se DOBBIAMO confessarci costantemente perché siamo talmente santi da vedere anche piccolissime manchevolezze in noi e quindi aneliamo al sacramento è un conto, ma se DOBBIAMO confessarci spesso perché commettiamo troppo spesso peccati mortali la cosa diventa molto delicata ed apre alle ironie dei dissacratori del confessionale: «È facile essere cattolici, fai quello che vuoi tanto poi ti confessi…». Sant’Alfonso ci insegna che se la misericordia di Dio è infinita, non sono però infiniti gli atti di misericordia. Il problema è che se uno muore in stato di peccato, è fregato per sempre perché il confessionale appena muore è chiuso. Probabilmente, al di là dello stato d’animo del confessore, la cosa più importante è che sappia adempiere al tremendo privilegio che Dio gli concede, quello di legare o sciogliere in terra quello che lo sarà anche in Cielo.

Pietro Ferrari

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