DEMONOLOGIA: «GLI DÈI DELLE NAZIONI SONO DEMONI. PERCIÒ IL FIGLIO DI DIO LO CHIAMA PRINCIPE DEL MONDO»

DEMONOLOGIA: «GLI DÈI DELLE NAZIONI SONO DEMONI. PERCIÒ IL FIGLIO DI DIO LO CHIAMA PRINCIPE DEL MONDO»

«Crux Sancta Sit Mihi Lux, Non Draco Sit Mihi Dux. Vade Retro Satana, Numquam Suade Mihi Vana. Sunt Mala Quae Libas, Ipse Venena Bibas» (Crux Sancti Patris Benedicti) – «La Santa Croce sia la mia luce, Non sia il demonio mio condottiero. Fatti indietro, Satana, Non mi attirare alle vanità. Sono mali le tue bevande, Bevi tu stesso il tuo veleno» (Croce del Santo Padre Benedetto).

Danni che recano i demoni. «Dove trovare un essere più cattivo, più perfido, più maligno del nostro nemico – dice S. Agostino – Non è forse lui che introdusse la guerra nel cielo, la frode nel Paradiso? Che mise la discordia tra i primi fratelli e seminò il loglio in ogni opera nostra? Nel cibo nascose l’amo della gola; nella generazione, la lussuria; nel lavoro, la pigrizia; nel conversare, l’invidia; nell’amministrazione, l’avarizia; nella correzione, l’impeto dell’ira; nel comando, l’orgoglio. Sveglia nell’anima cattivi pensieri, pone su le labbra false parole, muove le membra ad azioni inique. Se siamo svegliati, ci spinge al male, se dormiamo, c’infesta con turpi sogni. Trascina alla dissolutezza i gioviali e alla disperazione i malinconici; insomma tutti i mali che si commettono nel mondo, derivano dalla sua malvagità».

Non avete voi seminato del buon grano nel vostro campo? Dicevano i servi al padrone evangelico; ora perché dunque è coperto di zizzania? Un uomo a me nemico ha fatto questo, rispose il padrone: «Inimicus homo hoc fecit» (Matth. XIII, 27-28). Sì, è il demonio, avversario di Dio e degli uomini, che ha seminato in ogni luogo e in ogni tempo il loglio in mezzo al grano: l’ha seminato nel cielo e su la terra, nel cuore dell’uomo e in mezzo alla famiglia e alla società;

Lo seminerà in eterno nell’inferno. E fino a quando, o spiriti di disordine, dice il profeta, vi getterete sull’uomo per togliergli la vita? Voi lo percuotete come un muro che pende, come un casolare in rovina; voi non mirate che a sbalzarlo dalla sua altezza, lo gonfiate con mentite parole per perderlo e lo maledite in segreto (Psalm. LX1, 3-4). I nemici dell’uomo divengono suoi dominatori, l’opprimono e gli fanno sopportare l’umiliazione della loro tirannica potenza (Psalm. CV, 39-40). O Dio, essi hanno invaso la vostra eredità, hanno macchiato il vostro santo tempio! (Psalm. LXXVIII, 1). E la Sposa dei Cantici si lagna che incontratasi nelle guardie che vanno attorno la città, fu da loro percossa e ferita  (Cant. V, 7).

Considerate i danni che reca il diavolo ai nostri progenitori. E attorno di loro: non appena hanno la sventura di dargli ascolto, ecco subito la nudità, la vergogna, il timore, la scusa, la concupiscenza, la schiavitù, i patimenti, la maledizione, la cacciata dall’Eden, la sterilità della terra, il lavoro, la tristezza, il rimorso, le lacrime, la penitenza, la morte temporale e spirituale, il cielo chiuso, l’inferno aperto. E queste disgrazie colpiscono a un tempo non solamente Adamo ed Eva, ma ancora tutta la loro posterità. Dopo aver gettato in quest’abisso i nostri primi padri, Satana scompare; non dice più a loro: Voi sarete simili a dèi; egli li ha resi simili a sé, questo gli basta, le sue crudeli brame sono soddisfatte… È naturale al serpente spandere il suo veleno e dare la morte. Fidandosi del serpente, Adamo divenne terreno e carnale, volto alla materia ed abbrutito: la stessa sorte tocca a coloro che ascoltano Satana. «Il diavolo, dice S. Gregorio, ci assedia con imboscate, ci atterrisce con minacce, ci lusinga con blandizie, c’inganna con promesse, ci abbatte con la disperazione, ci spoglia con la violenza».

Crudele ma astuto conquistatore di anime. Così descrive S. Bernardo i demoni ed il loro carro: «Monta la malizia, che è il diavolo, un carro a quattro ruote, che sono la crudeltà, la collera, l’audacia, l’impudenza. Corre precipitoso questo carro a spargere sangue; l’innocenza non l’arresta, la pazienza non lo rallenta, il timore non lo frena, il pudore non lo trattiene. Lo tirano due focosi e sfrenati cavalli, la potenza e la pompa secolare, pronti sempre a portare dovunque la strage e la morte; lo guidano come cocchieri, l’orgoglio e l’invidia». Il demonio, dice Origene, ruba all’uomo la virtù dell’anima; lo priva della libertà e di molti vantaggi corporali; gli toglie i beni spirituali e temporali; estingue in lui il timore di Dio; lo abbandona alle passioni, lo precipita nelle miserie della vita presente e nei supplizi dell’eternità. Il pescatore coglie il pesce all’amo; il cacciatore prende le fiere al laccio e l’uccello al vischio; il demonio cerca d’impadronirsi del corpo e dell’anima per mezzo di dolori diversi, di cure, di noie, d’impacci, di scrupoli, di litigi, di cattive inclinazioni, ecc.; affinché nessuno gli sfugga e cadano tutti sua preda su la terra, e principalmente nell’inferno… Osservate, dice S. Basilio, con quanta malizia e perfidia tratta con noi il demonio: ci priva delle virtù che gli abbiamo dato e ci dà in cambio i vizi che noi non vorremmo. Noi sacrifichiamo a lui, ricco di malignità e di vizi, le virtù; e questo con nostro immenso danno, perché quanto più gli diamo, tanto più ci ferisce (In Deuter. XV). Uomini felici! esclama quindi S. Bernardo, e chi è mal colui che servite, al quale andate dietro? Non vedete Satana, precipitato nell’eterno abisso, cadere dal cielo con la rapidità della folgore? (Semi. XXXIX in Cant.).

Il corruttore e oppressore. Non appena Iddio inspira salutari pensieri di penitenza, di elemosina, di pietà, ecco che subito arriva il demonio per dissiparli e corromperli affinché non siano praticati o siano guastati da un fine cattivo o eseguiti male, con l’usare mezzi cattivi, o modi indiscreti, cioè siano eseguiti o con troppa o con troppo poca applicazione. «Come siede solitaria la città, pur testé piena di abitanti, lamentavasi Geremia; essa è stata presa da’ suoi persecutori in mezzo alle angosce. I suoi nemici l’hanno oppressa, i suoi fanciulli furono tratti in schiavitù, camminando innanzi sotto gli occhi del conquistatore. Ogni bellezza scomparve dal suo volto; i suoi prìncipi son diventati come arieti che non trovano pastura, e sono andati privi di forze innanzi a quelli che stavano loro alle spalle… I nemici videro Sionne e si burlarono dei suoi sabbati. I suoi piedi son lordi di sozzure ed essa non si ricordò del suo fine. Ora è profondamente depressa senz’aver chi la consoli… Il nemico ha steso la mano sua rapace, su quanto aveva di più caro… Essa può ben dire: tese un laccio ai miei passi, mi fece cadere all’indietro: mi ha posta in desolazione e fatta consumare d’angoscia» (Lament. I, 1, 3, 5, 6, 7, 9, 10, 13). «E divenuto per me come orso in agguato, come leone in luogo appartato; ha minato i miei sentieri, piombò sopra di me e mi ha straziata (lb. III,10-11). Mi ha colmata di amarezza, inebriata d’assenzio; mi ha spezzato ad uno ad uno tutti i denti, mi ha cibato di cenere, e bandita dall’anima mia la pace, non so più che cosa sia bene» (lb. III,15-17).

Questo orribile quadro. Delle stragi compiute su Gerusalemme dai suoi nemici, non è che una sbiadita immagine delle rovine e delle disgrazie che provoca il diavolo in un’anima dove regni e comandi. Non essendogli riuscito di vincere Dio, quando l’assalì nel cielo, il demonio si attacca alla terra, e tutto corrompe, perfino gli elementi; siccome non può creare nulla, tenta di distruggere tutto… È un vecchio adultero, dice S. Agostino, che volge ogni studio a sedurre.

Osservate in qual modo tratta Giobbe. Gli rapisce il gregge e ne sgozza i mandriani, adopera la folgore per incenerirgli le pecore e i guardiani; gli ruba i cammelli e uccide i custodi; solleva un uragano che abbatte la casa dove i figli di Giobbe banchettavano e tutti vi periscono sotto le rovine: colpisce di schifose ulceri Giobbe medesimo dalla testa ai piedi, sì che fu visto questo patriarca, seduto sulla cenere, nettare con un coccio di creta le sue piaghe (Iob. I, II). Più ancora avrebbe fatto, se Dio glielo avesse permesso…

E che cosa faceva degli ossessi? Citiamone un solo esempio ricavato dal Vangelo. Un popolano dice a Gesù: Ecco che vi ho condotto innanzi questo mio figlio posseduto da uno spirito muto il quale, quando se ne impadronisce, lo getta per terra, e il ragazzo mette bava e schiuma per la bocca, digrigna i denti, e resta tutto duro e contraffatto. Conducetemelo qua, rispose Gesù: e lo spirito maligno conturbò in sull’istante il giovane, il quale ruzzolò al suolo, e si dibatteva mandando fuori urla e bava. Ed avendo Gesù interrogato il padre da quanto tempo ciò avvenisse, questi rispose che fin dall’infanzia, e che lo spirito lo aveva gettato ora nell’acqua, ora nel fuoco, per togliergli la vita (Marc. IX). Ogni mezzo è buono per il demonio, purché abbatta e distrugga. «Tutto lo studio del diavolo, nota Tertulliano, si raggira nel trovar modo da far cadere l’uomo».

Questa rabbia e queste stragi del demonio. Sono dipinte dal profeta Ezechiele, sotto il nome e la figura di Faraone: spettacolo spaventoso! Attorno a lui ci sono monti di cadaveri da lui crudelmente torturati. Là giace Assur insieme al suo esercito; là è caduto Elam con tutto il suo seguito; là boccheggiano nel loro sangue Mosoch e Thubal, e i principi e i capitani e i seguaci loro, turba innumerevole, truppa infinita, moltitudine immensa. Il Faraone sta in mezzo pascendo i suoi occhi della vista di così grande carneficina e consolandosi della sua perdita e della rovina dei suoi; il Faraone con la sua armata è Satana con i suoi angeli decaduti (Bòssuet, Sur les Démons). Ora se tanto danno reca al corpo il demonio, pensate quanto ne rechi all’anima del peccatore, quando vi regna! Se di tante stragi riempie la terra, a quali orribili torture sottoporrà i condannati nell’inferno! 0 Dio, non permettete che noi cadiamo giammai nelle mani di codesto feroce nemico.

Il diavolo è il dio del secolo. «Il Dio di questo secolo, scriveva S. Paolo, ha accecato la mente degli infedeli » (II Cor. IV, 4). Il dio di questo secolo è il demonio, perché dio di coloro i quali vivono secondo la corruzione del secolo. Egli è il dio di questo secolo non per diritto di creazione, ma per la sua malvagità, i suoi scandali, le sue suggestioni, il suo tirannico impero. È proprio dell’orgoglio, dice Bossuet, attribuire tutto a se stesso: perciò i superbi si fanno dèi a se medesimi, allontanando e negando il giogo dell’autorità sovrana. Per ciò, essendosi il diavolo gonfiato di straordinaria arroganza, le Scritture dicono che egli aspirò alla divinità. Io ascenderò, disse, porrò il mio trono al di sopra degli astri e sarò simile all’Altissimo (Isai. XIV,13-14).

Cacciato dal cielo e precipitato nell’abisso. Raccolse intorno a sé tutti i compagni dell’insolente sua impresa e cospirò con loro a ribellare a Dio tutte le creature. Ma non contento di sollevarle, concepì da quel punto l’audace disegno di soggiogare tutto il mondo alla sua tirannia: assalì Adamo e se lo fece schiavo. Insuperbito da questo avventurato successo e non dimenticando il primo suo disegno di uguagliarsi alla natura divina, si dichiarò apertamente il rivale di Dio, e nei suoi sforzi per vestire la maestà divina, siccome non era in suo potere far nuove creature per contrapporle al suo signore, prese il partito di adulterare tutte le opere di Dio, dice Tertulliano: insegna agli uomini a corromperne l’uso; e gli astri, e gli elementi, e le piante, e gli animali, tutto volge in oggetto d’idolatria; cancella la conoscenza di Dio, e si fa, per tutta la terra, adorare egli medesimo, invece di Dio, secondo il detto del Salmista: «Gli dèi delle nazioni sono demoni» (Psalm. XCV, 5). Perciò il Figliuolo di Dio lo chiama «principe del mondo» (Ioann. XIV, 30); e l’Apostolo (II Cor. IV, 4) lo chiama «governatore delle tenebre, Dio di questo mondo» (Serm. sur les Démons).

E fin dove non spinse la sua insolenza questo rivale di Dio? Fino a provare a fare quello che fa Dio, simulando la medesima potenza. Dio per esempio ha vergini a lui consacrate; e non ebbe il diavolo le sue vestali? Non ebbe forse e templi, e altari, e sacrifici, e misteri, o sacerdoti, e riti che egli ha cercato di colorire in modo da somigliare li quelli di Dio, perché è geloso di Dio, e vuole sembrare in tutto simile a lui? Quando Gesù venne su la terra, dice ancora Bossuet (Histoire Univers.), tutto era Dio, eccetto solo Dio, e l’universo non era che un vasto tempio d’idoli. Essendo le passioni e il peccato figli del demonio, questo padre fa odorare i suoi figli, meglio fa adorare se stesso per mezzo delle passioni o del peccato. Così l’avaro adora l’oro; il crapulone (chi è dedito alla crapula, mangiatore e bevitore) Bacco; il dissoluto Venere, ecc. Ecco tutti gli uomini amanti delle loro passioni depravate, adoratori dei demoni; essi sono idolatri: ed ecco il demonio adorato nelle passioni, negli scandali, nei delitti…

Adattamento da fonte: “I tesori di Cornelio ALapide“, Delitti (Progresso e numero dei delitti), Demonio, pp. 463-468, dagli scritti del Barbier

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

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