[RADIOVANDEA] Dossier Omofollia (seconda parte)

 

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Siamo alla seconda scheda del dossier “Omofollia”,  oggi prenderemo in esame i diversi tipi di famiglie omosessuali nel caso in cui si ricorra all’inseminazione artificiale o alla pratica del cosiddetto  utero in affitto o, ancora peggio, nel caso di autorizzazione all’adozione di bambini alle coppie omosessuali.

Ci renderemo conto, di come si sia costruita una questione sul nulla, di come l’omofobia sia lo spettro agitato ad arte da chi vuole minare alla base la società tradizionale imperniata sulla famiglia, da chi, come nel recentissimo caso del Liceo Mamiani di Roma, vuole sostituire le figure di padre e madre con quelle  genitore 1 e genitore 2…..

La questione però, a mio avviso, più triste, è il rimbecillimento generale nei confronti dei cosiddetti “diritti civili”. Opinione largamente diffusa ormai, soprattutto tra i più giovani, grazie al massiccio ed incessante martellamento mediatico, è che le coppie gay abbiano il DIRITTO di sposarsi  e che  chi si oppone a ciò sia un becero clericofascista, un asino rimasto nel medio evo, schiavo dell’oscurantismo Cattolico….

 Personalmente,,  disegnerei questo esercito di lobotomizzati con le tre narici di Guareschiana memoria , ma forse, purtroppo, la realtà ha superato la fantasia del caro, vecchio Giovannino, quando i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno inscenato il bacio gay/lesbico in occasione della proposta di legge sull’omofobia.

 

 SCHEDA N.2

 

La famiglia “arcobaleno” 

Vi sono omosessuali che vivono con riservatezza la loro condizione, talora affidandosi alla psicoterapia per uscirne.

Altri, orgogliosamente gay, hanno trasformato la sodomia in una virtù incompresa, e con il supporto di sponsor politici rivendicano  la loro “emancipazione”. Da cosa?

Non vediamo oppressioni dalle quali gli omosessuali debbano liberarsi, visto che sono titolari degli stessi diritti che spettano ad ogni cittadino,come è ovvio  che sia. 

Se un diritto è stato calpestato su questo terreno, è stato quello dei minori, nei paesi dove è ormai legge il “matrimonio gay” con facoltà di adozione. Democrazie avanzate dove, al posto del solito padre e della solita madre, un bambino potrà avvalersi delle molte  opzioni previste dalla famiglia “arcobaleno”.

 

Caso A    Richiesta di adozione.  In questo caso il bambino ha a disposizione due padri pederasti o due madri lesbiche.

 

Caso B       Richiesta,  da parte delle coppie gay,  di un bambino non già fatto ma da fare: un bambino su ordinazione. La procedura prevista  è la fecondazione artificiale extracorporea in vitro,  cioè in provetta:  l’ovulo viene fecondato dallo sperma di un donatore e successivamente impiantato nell’utero dell’aspirante madre gay, o di altra donna che mette a disposizione il suo corpo per la gravidanza, dietro compenso (la maternità surrogata, diversamente detta “utero in affitto”).

Con questi presupposti, il caso “B”  presenta non poche variabili. La prima, nel caso di una coppia di gay maschi, prevede il risultato finale di due padri adottivi e una madre biologica sconosciuta.

La seconda variabile, nel caso di  sterilità di entrambi i partner maschi,  prevede l’utilizzo di seme anonimo fornito dalle banche dello sperma. In questo caso il bambino avrà tre padri (due adottivi e uno biologico, sconosciuto) e una madre biologica sconosciuta (l’utero in affitto).

Le opzioni variano anche nel  caso di coppie lesbiche.

La prima: se una delle partner decide di accettare la gravidanza, il suo ovulo, fecondato in provetta con seme fornito dalle banche dello sperma, le verrà  impiantato nell’utero. Il bambino potrà in questo caso  contare su due madri (una adottiva e una biologica, conosciute) e un padre biologico sconosciuto.

Diversamente, nel caso in cui  nessuna delle due donne voglia o possa  fornire l’ovulo, allora entra in scena un’altra figura fornita dalle agenzie che gestiscono le fecondazioni assistite richieste dalle coppie gay: la donatrice di ovuli, che si affianca alla portatrice di gravidanza (l’utero in affitto).

Allora  il bambino avrà a disposizione la bellezza di quattro madri (due adottive  e due biologiche sconosciute) e un padre biologico sconosciuto.

Non è follia, questa?

I responsabili di questo sconcio osano parlare di “omofobia”? 

In Italia questi traguardi non sono stati ancora raggiunti (quale inciviltà!), così i progressisti devono accontentarsi dei “registri civili” dei comuni nei quali le coppie gay sono socialmente equiparate alle coppie uomo-donna conviventi. Nella storia dell’Occidente non si era mai vista tanta attenzione per una categoria di cittadini – oltretutto numericamente assai esigua, nonostante gli sforzi delle democrazie – e tanta immaginazione nel sollevare problemi inesistenti, pari soltanto alla tenacia nell’ignorare i problemi reali: In Italia, tra pillole anticoncezionali e  aborti, dal 1993 i decessi superano le nascite (dati ISTAT): il popolo italiano si sta estinguendo. L’affermazione non è suggestiva: questo è ciò che  materialmente accadrà se non vi sarà controtendenza in tempo utile.

Ebbene, in questo scenario gli italiani attendono  ancora  politiche  di sostegno alla famiglia in genere ed alle famiglie  numerose in particolare. Accade così che i diritti di coloro che perpetuano la vita di una  società generando  figli, restano lettera morta, mentre intere classi politiche sono in agitazione per  i “matrimoni gay”.

In pratica i matrimoni veri non interessano nessuno, quelli finti appassionano tutti.

Tutto questo è troppo idiota per essere vero. Infatti, vero non è.

L’ansia per i diritti degli omosessuali è soltanto una menzogna, un  pretesto per campagne mediatiche che creano conformismo  distraendo il giudizio dalla sostanza  del problema: parlare di “diritti” dei gay da tutelare con una  legge, non ha senso.

Una pulsione sessuale non fonda il Diritto, diversamente dovremmo legalizzare  tutte le scelte erotico-sessuali dei cittadini. Domani un “registro civile” anche per le coppie sadomaso?

E’ ugualmente chiaro che la cosiddetta “affettività” non basta a configurare un’unione che lo Stato sia tenuto a riconoscere.  Come è noto vi sono pastori di greggi che hanno rapporti di intensa affettività con gli animali che custodiscono, fino ad avere con essi rapporti sessuali.

Questo fa di un uomo e di una capra, una “coppia di fatto”?

L’unione omosessuale non può  essere ammantata di normalità, quando normale non è. Meno ancora può essere trasformata in istituto giuridico, perché ogni legge dello Stato educa, e la collettività non deve essere educata a credere che l’unione uomo-donna e l’unione omosessuale si equivalgano, perché questo  equivarrebbe  a  promuovere la  dissociazione  mentale, posto che una cosa non può essere uguale al suo contrario.

Nessuna legge vieta di praticare la sodomia, come accadeva nel passato, ma nessuna legge deve promuoverla.

Uno Stato deve tutelare i diritti degli omosessuali in quanto cittadini, sulla base della carta costituzionale, non in quanto pederasti, sulla base delle loro pulsioni erotiche.

Il rifiuto del matrimonio gay non è quindi segno di discriminazione – termine molto vago e molto di moda – ma, più semplicemente, di  decenza.

I gay vivano come vogliono in privato, ma non trasformino il loro vizio in una pubblica virtù con il sigillo delle “unioni civili”, né  parlino di “matrimonio” che è ben altro, da che mondo è mondo, e stiano alla larga dall’adozione di bambini, trasformati in cavie per esperimenti ideologici. Proprio questa, del resto, è la vera posta in gioco. E’ ben chiaro come l’adozione sia il boccone più ghiotto per i  progressisti, sponsor politici dei movimenti gay, perché è il boccone più velenoso, la più radicale negazione che sia dato concepire della famiglia naturale, fondamento dell’odiato ordine sociale cristiano.

In quanto alla cosiddetta “omofobia”,  è solo una parola coniata dai progressisti, con stile furbetto,  per criminalizzare l’avversario.  

La verità è all’opposto. In Inghilterra e Stati Uniti chi dichiara pubblicamente il suo dissenso nei confronti del “matrimonio gay” deve vedersela con ostracismi politici, gogna mediatica, ritorsioni sul posto di lavoro, minacce di morte e  aggressioni fisiche (tutti fatti di cronaca). In Italia l’opposizione all’omosessualismo solleva crisi isteriche, sempre bene orchestrate, che partono dai giornali e attraversano le istituzioni, così chiunque esprima pubblicamente dissenso è sottoposto a censura e isolato politicamente.

Radio Vandea (fonte: “Omofollia” ed. Jeanne D’Arc)