Frecce per Radio Spada (12): Miguel Ayuso

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Gratia naturam supponit

 Il cristianesimo, d’altra parte, non si sottrae alle esigenze dell’ordine naturale. Non solo, infatti, propone di coltivare le virtù teologali, ma altresì rafforza la pratica delle virtù naturali o morali.

L’ordine naturale… non è una sorta di base su cui si deposita qualcosa che le è estraneo, ma è esso stesso che si “sovranaturalizza” senza assolutamente perdere nessuna delle sue proprietà. Gratia naturam supponit.

Il sovrannaturale si eleva a partire dall’umano e s’incarna nel naturale (S. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2). In modo tale che le cose del cielo presentino per ciascun uomo un volto umano, una tenerezza ereditaria, una speranza trasmessa.

Charles Péguy lo ha espresso in alcuni versi lapidari del poema Eva[1], che sono rimasti come l’illustrazione poetica della filosofia cristiana tradizionale, che apre le sue braccia al dogma dell’Incarnazione:

Perché il soprannaturale stesso è carnale

e l’albero della grazia ha radici profonde

ed è immerso nel suolo e cerca fin in fondo

e l’albero della razza stesso è eterno.

Ed anche l’eternità è nel tempo

e l’albero della grazia ha radici profonde

ed è immerso nel suolo e tocca fin in fondo

e il tempo stesso è un tempo intemporale.

E l’albero della grazia e l’albero della natura

hanno legato i loro due tronchi con nodi così solenni,

hanno a tal punto unito i loro destini fraterni

da formare un’unica essenza e un’unica statura.

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E’ lo stesso destino che corre nelle due sorti

ed è la stessa morte che muore in entrambe le morti

ed è lo stesso terrore che corre in entrambe le angosce

e la stessa bonaccia in entrambi i porti.

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E l’albero della grazia e l’albero della natura

hanno legato i loro due tronchi con nodi così fraterni

che sono entrambi fatti d’anima e di carne

e sono allo stesso tempo carene e alberi maestri.

E sono entrambi creati ed entrambi creature

e tutti e due vascelli naviganti sullo stesso oceano,

ed entrambi armati con la stessa armatura

e tutti e due culle sospese sullo stesso nulla.

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E non potrà perire l’uno senza che l’altro perisca.

E l’uno non potrà sopravvivere senza che l’altro sopravviva.

E non resterà uno senza che rimanga anche l’altro

e l’uno non passerà sulla suprema riva.

Pertanto l’unione fra la sfera religiosa e quella politica che va prendendo forma con la civitas christiana non consiste solo “in un riconoscimento della dipendenza della società nei confronti di Dio, quale sommo legislatore e custode, ma anche nella ricerca del bene comune naturale in quanto ordinato al bene comune sovrannaturale, dal quale è distinto ma non separato”.

(Da: Miguel Ayuso, La costituzione cristiana degli Stati, ESI, Napoli 2010, pp. 14-16)

a cura di Marco Massignan


[1] Si ringrazia Vic per la traduzione in italiano.

 

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