Libro di Bergoglio e Scalfari con contributi di H. Küng, V. Mancuso, M. Cacciari, E. Bianchi, L. Boff

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Da www.einaudi.it/speciali/Papa-Francesco-Eugenio-Scalfari-Dialogo-tra-credenti-e-non-credenti:

La lettera di Papa Francesco a Eugenio Scalfari sulle pagine di «Repubblica» ha acceso un nuovo dibattito su fede e laicità. Questo libro contiene le lettere, gli interventi di teologi, filosofi, intellettuali e l’ultima esclusiva intervista di Scalfari al Santo Padre. «Un documento che non ha precedenti, perché è la prima volta che un Papa scrive a un giornale –. Spiega Ezio Mauro nell’Introduzione. – Ma più di questo conta la testimonianza che il Papa (stimolato dai temi di Scalfari) offre della sua fiducia negli uomini, nel valore della loro coscienza, nel riconoscimento dell’orizzonte umano, anche quando non è illuminato dalla fede».

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Ecco alcuni degli estratti dagli interventi che compongono il libro.

«Una lezione di laicità, una specie di “discorso sul metodo” su come incamminarsi veramente senza riserve mentali lungo i sentieri del dialogo alla ricerca del bene comune e della verità sempre più grande, cosa di cui l’Italia, e in particolare la Chiesa italiana hanno un enorme bisogno».
Vito Mancuso

«È giusto pensare al coraggio di questa lettera di Francesco come a una disponibilità che testimonia, per l’appunto, la saldezza e la apertura che la fede produce nel singolo credente, fosse anche il Papa in persona. La scelta di dialogare con tutti, specialmente con la gente comune, è l’opposto esatto, infatti, dell’assolutismo che impera nel nostro presente. Probabilmente per questo i comportamenti di papa Francesco scandalizzano il presente. Perché una messa in gioco così forte può farla solo chi non ha idoli da difendere, ma un amore assoluto da testimoniare. D’altra parte, è lo stesso scandalo che suscitava un suggestivo personaggio che viveva in Palestina duemila anni fa e il cui nome, guarda un po’, era Gesù di Nazareth».
Joaquín Navarro Valls

«Non esiste donna o uomo a cui non venga posta, da altri o dalla propria coscienza, la domanda: “E tu in che cosa credi?”. Io rispondo: “Credo non in Dio, ma nell’uomo”. E dopo aver letto attentamente la sua lettera, immagino che il Papa risponderebbe: “Credo in Dio e nell’uomo”. È quindi l’amore per l’uomo il punto di incontro fra Chiesa e laicità, ed è accanto all’uomo quel “tratto di strada insieme” che il Papa invita i laici a fare».
Umberto Veronesi

«Un non credente di convinzioni illuministiche e razionaliste ha invitato il Papa a un dialogo, a un confronto di idee e di convinzioni intellettuali; e lui ha accolto immediatamente e con grandissima disponibilità l’invito. Ma come ha risposto? Ha aperto il suo cielo cristiano senza limiti a chi segue la retta coscienza e così ha spostato il terreno dalla teologia e dai dogmi alla morale. E ha dato una bella lezione a questa Italia».
Adriano Prosperi

«L’augurio è che ciascuno di noi, nelle semplici realtà quotidiane in cui si ritrova, possa riprendere e proseguire questo dialogo: un confronto che non è riservato agli specialisti, perché riguarda la vita. E ciascuno di noi è uno specialista, un esperto della vita».
Enzo Bianchi

«Il documento straordinario di un incontro da uomo a uomo con un’intensa e profonda volontà reciproca di proseguire e approfondire il dialogo».
Hans Küng

«In che cosa consiste il valore di un dialogo “sincero e rigoroso”? Nel trovare un reciproco adattarsi delle posizioni? Minimi comuni denominatori? Ragionevoli mediazioni? No certo. Esso consiste nel pervenire alla massima chiarezza della distinzione – e nel riconoscerne la necessità».
Massimo Cacciari

«In ogni spirito che s’ispira alla laicità e, al contempo, crede all’utilità, anzi alla necessità che forze morali possano unirsi per combattere il materialismo nichilistico e autodistruttivo delle società basate sull’egoismo mercantile, l’invito a «reimpostare in profondità la questione» suscita non solo interesse, ma perfino entusiasmo. La premessa è che il vero, il bene, il giusto esistono, che dunque non è insensato cercarli e cercarli insieme, ma che nessuno li possiede da solo, unilateralmente, onde possa imporli agli altri. Il centro del discorso è la coscienza e la sua insopprimibile libertà».
Gustavo Zagrebelsky

«Con la sua lettera, Francesco ha mostrato che tutti cerchiamo una verità più piena e più ampia, una verità che ancora non possediamo. Per trovarla, non servono i dogmi e le dottrine, ma caso mai il presupposto che esistono ancora risposte da cercare, che esiste un mistero, e che questa ricerca è una forza che ci mette tutti sullo stesso piano, i credenti come i non credenti, i fedeli di chiese diverse, ognuno dei quali ha diritto di portare la sua visione del mondo».
Leonardo Boff

«È questa, a mio parere, la chiave del dialogo: parlare e ascoltare per imparare, non semplicemente per “segnare dei punti”. È questo che fa di papa Francesco una boccata d’ossigeno dopo trentaquattro anni di papi che sembravano più inclini a dettare le risposte e anche le domande, senza dare quasi mai la sensazione di avere qualcosa da imparare. La modestia del pontefice attuale è palese non solo dal suo rifiuto di trasferirsi nei palazzi pontifici, ma anche dalla sua disponibilità a prendere la penna in mano e rispondere con sincerità, dal profondo del cuore, alle domande poste da Scalfari».
Matthew Fox

3 Commenti a "Libro di Bergoglio e Scalfari con contributi di H. Küng, V. Mancuso, M. Cacciari, E. Bianchi, L. Boff"

  1. #Alvise D'Este   2 novembre 2013 at 2:44 am

    E dopo che avremo dialogato, ci saremo confrontati, avremo fatto un pezzo di strada insieme, lungo o corto, che fine farà Gesù, unica Verità che con la Rivelazione noi cristiani conosciamo molto bene? Rimarrà come Figlio di Dio “emerito”, ma la partita la giocheranno gli uomini con la pluralità di idee e opinioni che tutti avranno il diritto di vedere riconosciute democraticamente?

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  2. #Luca   2 novembre 2013 at 9:25 am

    Il dialogo è ormai l’unico dogma del cattolicesimo, più importante della divinità stessa di Cristo a quanto pare…

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  3. #Matteo   2 novembre 2013 at 10:31 am

    A me pare che (non che ce ne fosse troppo bisogno) un merito questo libro lo ha: sconfessa quelli che continuano a voler sostenere la errata contestualizazione del palese relatvismo di bergoglio che invece dimostra una volta di più in modo inequivoco e palese il suo incedere ad un relativismo modernista evidente.

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