NUOVO REPORT. I vegetariani sono insensibili alle condizioni penose di galline e mucche? E i vegani.. al massacro di roditori e insetti pericolosi per le colture?

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Ha già fatto molto discutere un nostro post di qualche giorno fa: Studio scientifico. L’alimentazione vegetariana uccide molti più animali di quella onnivora. Addirittura un sito della portata di GreenMe.it si è dovuto scomodare per tentare di arginare i danni, peccato però che nonostante il roboante titolo di risposta, il sito ambientalista abbia dovuto riconoscere la scientificità della ricerca e, pur riferendosi a presunti limiti, abbia voluto sottolineando alcuni pregi delle tesi di Archer anche agli occhi degli animalisti, citiamo testualmente: “un merito le va riconosciuto, ed è quello di aver sollevato la questione degli animali uccisi nella produzione alimenti di origine vegetale“.

La rete si è scatenata: veg in crisi di coscienza, arrampicate sugli specchi (questa volta non teologici), delirii assortiti e altro ancora.. ce lo aspettavamo.

Dopo aver messo in ridicolo le pretese etiche dei vegani che mangiano solo frutta e verdura (non curandosi della “strage” di insetti, roditori e altri animali coinvolti nella produzione del cibo veg), passiamo ai monarchi della contraddizione: i vegetariani (che ammettono il consumo di latte e uova).

La condizione degli allevamenti votati alla produzione di questi derivati è spesso disastrosa. Gli animani conducono una vita orribile: imparagonabilmente peggiore di quella di un cinghiale che passa tutta la sua esistenza libero e che viene cacciato negli ultimi istanti della sua vita.

Qualche mese fa usciva questa notizia:

La Commissione europea ha deferito Grecia e Italia alla Corte di Giustizia europea per non aver migliorato le condizioni di vita delle galline da uovo, che negli allevamenti vengono rinchiuse in gabbie strettissime. Ai due paesi erano stati concessi 12 anni per adempiere alle norme approvate nel 1999 proprio per gli allevamenti di pollame. ”Grecia e Italia, malgrado i ripetuti richiami della Commissione, non si sono adeguate alla legge dell’Unione europea”, si legge in un comunicato della Commissione. In base alle nuove regole, le galline allevate in batteria devono essere tenute in gabbie che siano grandi almeno 750 centimetri quadrati, con uno spazio extra per il nido. (fonte AFP).

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Ovviamente tutti i vegetariani si tengono la gallina in casa e l’accudiscono dalla nascita alla morte, figurarsi se han mai comprato un uovo al supermercato. Non parliamo poi delle condizioni di certi allevamenti bovini. Un sito animalista come TutelaFauna qualche anno fa aveva lanciato l’allarme:

“L’onda lunga della selezione genetica finalizzata alle elevate produzioni di latte è la causa principale nell’insofddisfaciente livello di benessere delle vacche da latte legato, in particolare, a problemi sanitari”. L’aumento della produzione di latte per vacca non conosce freno  e, per effetto di una selezione che insiste a concentrarsi sull’obiettivo di allevare animali sempre più lattiferi, ogni anno la media di produzione del ‘parco vacche’ allevate in condizioni intensive aumenta di più di un quintale di latte per lattazione. Il ‘parere’ per l’Efsa ricorda che “la produzione di latte delle vacche lattifere è aumentata costantemente negli ultimi trent’anni e per il 50% circa questo aumento è dovuto ai criteri di selezione genetica“.

Negli anni ’60 una mucca da latte delle zone più ‘specializzate’ della Bassa Lombardia produceva 3.000-3.500 kg di latte (ma in montagna la produzione non superava i 2000 kg). Oggi le vacche Frisone (la razza di bovini da latte più diffusa e a più elevata produttività) producono in media in Italia più di 9.000 kg di latte per lattazione (di 305 giorni secondo convenzione). In Israele si è vicini ai 12.000 kg (una produzione che è raggiunta da parecchi allevamenti anche in Italia).  Significa che una vacca all’inizio della lattazione produce 60 kg di latte al giorno, uno sproposito.

L’aumento spaventoso della produzione di latte che porta la mucca a produrre 10 volte tanto quello che è il fabbisogno del vitello (ovvero il livello ‘naturale’ di secrezione lattea) è stato ottenuto modificando l’anatomia, la fisiologia, il metabolismo dell’animale. Rispetto alle mucche ‘naturali’ le ‘macchine da latte’ sono bestie pelle e ossa, tutte sporgenze e senza arrotondamento da copertura di muscolo e grasso (molto suscettibili alle lesioni di un ambiente di allevamento artificiale con materiali artificiali). Inevitabilmente l’aumento della produzione del latte porta ad un aumento della taglia (mucche lunghe, alte e sottili) che fa si che le povere mucche siano sempre ‘alle strette’ nonostante ogni tot anni si rifacciano le stalle o, quantomeno, l’arredo zootecnico.

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Strepiti veg a parte, per quanto ci riguarda continuiamo a sostere un agricoltura basata sull’equilibrio con l’ambiente, il consumo di prodotti “tradizionali” e a km zero. Riteniamo che le sofferenze degli animali siano da minimizzare ma non paragoniamo i diritti degli animali a quelli dell’uomo. E oggi a pranzo ci mangiamo una bistecca.