[RADIOVANDEA] Omofollia

omo

Iniziamo con il “dossier di Radiovandea” parlando di “Omofollia”; ovvero la scientifica  e martellante campagna di sensibilizzazione nei  confronti di un problema non problema, di un argomento non argomento… Mi spiego: quello che ora sembrerebbe  un grave  problema sociale, un argomento indifferibile, da risolvere il più velocemente possibile, è in realtà un non problema, un non argomento. In primis per l’esiguità del numero dei soggetti realmente coinvolti, in seconda battuta per la mancanza di una preordinata volontà repressiva nei confronti del mondo omosessuale. Insomma una questione creata ad arte ed ingigantita a tal punto da essere presa in considerazione con urgenza dalla classe politica Italiana, la quale, confermando, se mai ve ne fosse stato bisogno, la propria inarrivabile pochezza, legifera a tempo di record contro il reato di omofobia; il quale, in tempi non troppo lontani sarebbe stato trattato alla stregua di un ipotetico reato di” bassofobia”, cioè aria fritta….

 SCHEDA N.1 * 

Ciò che sta accadendo 

Tratto da “Omofollia” Ed. Jeanne D’Arc 

Da alcuni anni a questa parte la poco lodevole pratica della sodomia è diventata motivo di “orgoglio” (in inglese: pride) e fonte di diritti, quando essa è, più modestamente, una deviazione sessuale che si è trasformata infine in deviazione anche mentale.

 

E’ scesa in campo contro l’etica cristiana e il normale buon senso, un‘omosessualità “ideologica”  che obbliga a credere, pena la persecuzione giudiziaria (a questo servono le leggi contro la “omofobia”), che la pederastia sia cosa del tutto normale (persino salutare,  par di capire) quando l’evidenza mostra che, la pederastia, normale non è.

E’ stato detto che, nel folle, non è il cervello che impazzisce ma la realtà.

La manipolazione della verità delle cose, il rovesciamento della realtà per far quadrare i conti ideologici, ha avuto infine effetti letali sul cervello dei “progressisti”. Nel giugno di quest’anno il rettore dell’università di Lipsia (una donna, Beate Schuecking), ha stabilito che, nell’ateneo, qualunque titolo accademico sarebbe stato declinato al femminile. In pratica nelle comunicazioni personali, nei biglietti da visita, nelle carte intestate, nei siti web, vi sarebbe stato posto solo per le parole“Professorin”, ”Wissenschaftlerin”, “Assistentin” (Professoressa, Ricercatrice, Assistente) Quest’ultima qualifica solo al femminile, posto che, nella  lingua  tedesca, “assisten-

te” ha nomi diversi, secondo il sesso. Per intenderci: la norma prevedeva il titolo di “Professoressa” anche per i docenti maschi.

Il quotidiano “Spiegel /online” titolava infatti la notizia: “Guten Tag, Herr Professorin” ( Buongiorno, Signor  Professoressa).(1) Si noti che l’ideatore di questa idiozia sovrumana, che il senato accademico ha peraltro votato a maggioranza, non è stata il rettore donna, ma  un docente “uomo”.

 

Il docente  di fisica Josef Käs

L’omosessualità non è una “vergogna”: è una condizione. E’ una vergogna che tale condizione sia stata trasformata in “valore”.

Il  problema dell’omofobia  è stato costruito ad arte, la vacuità del dibattito è evidente: la categoria non corre rischi di sorta in Occidente, non vi sono drammi sociali in atto, né  esodi  di  gay che fuggono da paesi ostili. Nella nostra società, come è noto, i gay non sono affatto una “categoria debole”.

I rari quanto deprecabili episodi di violenza subita da omosessuali in quanto tali, sono presentati “in continuo aumento” quando tali episodi non sono neppure paragonabili, per numero e gravità, a quelli che interessano altre categorie di cittadini, quelle sì,deboli. Gli anziani  per esempio, obiettivi fissi di  truffatori e aggressori che cercano la preda facile.

Politici, giornalisti e opinion leaders non si curano però dei  vecchi, non vi sono proposte di legge all’orizzonte per tutelarli  e migliorare la qualità della loro vita, mentre l’intera classe politica progressista sembra perdere il sonno per i diritti degli omosessuali. Come se la sodomia fosse un “diritto”.

E’ puro teatro: in realtà siamo di fronte ad un’operazione culturale  preordinata. Una regia internazionale mira oggi a ripetere  in Italia ciò che è già stato realizzato in 14 paesi nel mondo, di cui 8 solo in Europa. Il copione,  sempre lo stesso: leggi contro una presunta omofobia, che criminalizzino chiunque si opponga all’operazione “unioni civili” e “matrimonio gay” corredato dall’adozione di bambini. 

E’ attiva una catena di comando, lungo l’asse “Liberal” New York-Bruxelles, che spinge incessantemente i governi occidentali a promuovere l’omosessualismo (la pederastia  elevata a valore) al solo scopo di distruggere il sistema di valori della civiltà cristiana, incompatibili con il nuovo ordine del mondo in via di formazione. Obiettivo ultimo:  ingabbiare  la coscienza collettiva nel “pensiero unico” predisposto per il mondo globalizzato.

 

Il Cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna: (2)

 

«Oggi è in atto una delle più gravi e ampie aggressioni al cristianesimo, e quindi alla realtà di Cristo, che la storia ricordi. Tutta l’eredità del Vangelo viene progressivamente ripudiata dalle legislazioni, irrisa dai “signori dell’opinione”, scalzata dalle coscienze specialmente giovanili»

 

La cancellazione del Cristianesimo costituisce il nucleo del pensiero unico: perché un nuovo ordine possa sorgere, quello vecchio deve essere distrutto. Non vi è altra questione nel mondo. La direttrice principale dell’operazione è il culto della trasgressione  sessuale, perché la sessualità sta alle basi del vivere.

Cancellare l’etica sessuale, promuovere deviazioni e perversioni, significa, per i poteri forti che lavorano nel cantiere del nuovo ordine, compiere la più radicale delle rivoluzioni contro la legge naturale, fondamento dell’ordine  sociale cristiano.

L’obiettivo è la promozione di una sessualità  sterile e trasgressiva. La sterilità serve il programma dello spopolamento, in ossequio al parametro  della “crescita zero”  che sta alla base  dello “sviluppo sostenibile” previsto del neocapitalismo; la trasgressività serve il programma della  scristianizzazione,  in ossequio alla massoneria che del capitalismo è l’anima.

Sotto entrambi i profili, demografico e culturale, l’operazione  gay pride si rivela quindi un’estensione dell’operazione aborto.

Stessa logica, stessa regia.

  • CIT. OMOFOLLIA, ed. Jeanne D’Arc